Eris (mitologia)

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Eris, pittura vascolare greca

Eris (dal greco antico Ἔρις, «conflitto, lite, contesa», in italiano Eride) è una figura della mitologia greca, è una dea minore, per essere precisi "la dea della discordia". È legata ad Ares, cui spesso si accompagna, e secondo alcuni faceva da guardia al palazzo del dio della guerra, in Tracia[1].

L'episodio più significativo cui la dea è legata è quello della mela della discordia: furiosa per l'esclusione dal banchetto nuziale di Peleo e Teti, Eris giunse perfino a contemplare l'idea di scagliare i Titani contro gli altri Olimpi, che erano stati tutti invitati, e detronizzare Zeus[2]. Poi, però, scelse una via più subdola per compiere la sua vendetta. Giunta sul luogo in cui si teneva il banchetto, fece rotolare una mela d'oro, secondo alcuni presa nel giardino delle Esperidi, dichiarando che era destinata "alla più bella" fra le divine convitate. La disputa che sorse fra Era, Atena e Afrodite per l'assegnazione del frutto e del relativo titolo, condusse al giudizio di Paride e in seguito al ratto di Elena che originò la guerra di Troia[3][4][5]. Inizialmente la scelta spettava a Zeus, ma egli non voleva scegliere, perché avrebbe scatenato le ire delle dee "perdenti" in eterno. Decise quindi di affidare il compito a un mortale. Scelse Paride, perché, come avevano testimoniato eventi passati, il giovane era abile e giusto nel giudicare.

Natura di Eris[modifica | modifica wikitesto]

Tutti i mitografi convengono nel descrivere Eris come una dea spietata, animatrice dei conflitti e delle guerre tra gli uomini, delle quali gode.

Omero ne offre un illuminante ritratto, descrivendola come «una piccola cosa, all'inizio» che cresce fino ad «avanzare a grandi falcate sulla terra, con la testa che giunge a colpire i cieli», seminando odio fra gli uomini e acuendone le sofferenze. Forse per questo il poeta le attribuisce anche l'epiteto di “signora del dolore”[6]. Una simile rappresentazione si ritrova anche in Quinto Smirneo: mentre Eris cresce a dismisura, la terra trema sotto i suoi piedi, la sua lancia ferisce il cielo, dalla sua bocca si sprigionano fiamme spaventose, mentre la sua voce tonante accende gli animi degli uomini[7].

Lo stesso tema viene ripreso in una delle favole di Esopo: Eracle sta attraversando uno stretto passaggio, quando nota una mela che giace sul suolo. La colpisce ripetutamente con la sua clava, ma ad ogni percossa la mela raddoppia le sue dimensioni, fino a ostruire completamente il cammino dell'eroe. Atena, avvedendosi della cosa, spiega allora a Eracle come quella mela sia in realtà Aporia ed Eris: se lasciata a sé stessa, rimane piccola, ma a combatterla si ottiene solo di ingigantirla[8].

Esiodo rammenta comunque come la dea abbia, oltre a quella violenta, anche un'altra natura, che se compresa può essere d'aiuto ai mortali: quando si presenta nella forma della competizione, la dea è di stimolo agli uomini, spingendoli a superare i propri limiti e permettendo loro di conseguire risultati che la loro innata pigrizia renderebbe altrimenti irraggiungibili[9].

Origine, stirpe e progenie[modifica | modifica wikitesto]

4 sono i miti sulle sue origini:

- Stando a Omero e Quinto Smirneo, Eris era sorella minore di Ares, e dunque figlia di Era e Zeus[10][11].

- Un altro mito, riportato da Ovidio e dal Primo Mitografo Vaticano, vuole che Eris sia stata concepita da Era semplicemente toccando un fiore, senza che la dea giacesse con il divino consorte Zeus[12][13].

- Per Esiodo invece sua padre fu la Notte, che la generò senza bisogno di accoppiarsi.

- Secondo Igino la Notte la concepì con Erebo[14][15].
In quest'ultimo mito Eride risulterebbe allora appartenere all'era preolimpica, e in effetti il suo ruolo nel mito è frequentemente quello tipico delle altre personificazioni di concetti: la dea è un'incarnazione di una delle forze cui sono soggetti i mortali e le stesse divinità, ma non ha una storia propria né caratteristiche che la individuino, oltre a quelle strettamente legate alla sua funzione.

Sono fratelli e sorelle di Eris[16]:

A questo elenco, Igino aggiunge:

Sempre secondo Esiodo, Eris diede alla luce[17]:

  • Disnomia, la disobbedienza alle leggi, il malgoverno
  • Ate, l'errore, la rovina
  • Le Makhai, spiriti delle battaglie
  • Ponos, il travaglio, la fatica
  • Lethe, l'oblio, la dimenticanza
  • Limos, la fame
  • Algea, i dolori
  • Isminai, i combattimenti
  • Fonoi, gli omicidi
  • Androktasiai, le stragi
  • Neikea, i litigi
  • Pseudo-logoi, le bugie
  • Amfilogie, le dispute
  • Horkos, il giuramento. Per quest'ultimo figlio fu assistita nel parto dalle Erinni, cui sarebbe poi spettato il compito di puzzare e uccidere chiunque non tenga fede ai propri voti

Il ruolo di Eris nel mito[modifica | modifica wikitesto]

Pur essendo una divinità, il ruolo di Eris nella mitologia greca è marginale, limitato per lo più a brevi apparizioni sui campi di battaglia, specie durante la guerra di Troia. La dea vi è sovente appositamente inviata da Zeus per aizzare con le sue grida gli spiriti dei combattenti: non solo quelli dei greci, per i quali parteggia al pari di Ares, ma anche quelli dei troiani. Il suo accanimento supera però quello del fratello, al punto che Eris spesso rimane a gioire del sangue versato dagli uomini anche dopo che gli altri dei si sono ritirati, e ama passeggiare fra i corpi dei morti e dei morenti quando lo scontro si è già concluso[18][19][20].

Di lei sappiamo che forgiò l'alabarda con cui l'amazzone Pentesilea, figlia di Ares, combatté nella guerra di Troia[21], e che apparve in sogno a Dioniso, sotto le mentite spoglie di Rea per rimproverare al dio i suoi ozi ed esortarlo a riprendere la battaglia con il re d'India, allettandolo con la prefigurazione della sua prossima ascesa all'Olimpo[22]. Aiutò Efesto a forgiare la collana di Armonia, che svolse il suo ruolo funesto nelle vicende dei Sette contro Tebe e dei loro Epigoni[23].

Stando a Nonno, fu l'ancella di Tifone durante la battaglia del mostro con Zeus, che invece era fiancheggiato da Nike[24].

Eris ebbe un ruolo anche nella vicenda del vello d'oro, nell'epoca in cui questo era entrato in possesso di Tieste, consentendogli di diventare re di Micene, ai danni dell'altro pretendente al trono, Atreo. Zeus, che prediligeva quest'ultimo, ottenne da Tieste la promessa che avrebbe ceduto il trono se il sole avesse cambiato il suo corso. Quindi, il dio inviò Eris sul cammino del carro di Elio, e la dea pose il sentiero della sera sotto gli zoccoli del cavallo dell'alba, di modo che il sole quel giorno, giunto a metà della volta celeste, invertì il suo normale tragitto e tramontò a oriente[25].

Infine, quando Politecno e Aedona di Colofone vantarono di amarsi più di Zeus e Era, la dea infuriata inviò Eris fra di loro per far nascere una disputa, il cui esito finale fu l'assassinio del marito da parte di Aedona[26].

Rappresentazioni di Eris[modifica | modifica wikitesto]

Eris era raffigurata sullo scudo di Eracle, nell'atto di volteggiare intorno a Phobos (la paura), e la sua immagine terrificante era riprodotta anche sullo scudo di Achille[27][28].

Virgilio la pone all'ingresso dell'Ade, con serpi in luogo dei capelli, che tiene annodate con bende intrise di sangue[29].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Stazio, La Tebaide, VII.64.
  2. ^ Colluto, Il ratto di Elena, vv. 30-50.
  3. ^ Apollodoro, Epitome, III.1-2.
  4. ^ Igino, Fabulae, 92.
  5. ^ Fulgenzio, Mythologiarum libri, III.7.
  6. ^ Omero, Iliade, IV.440-445, XI.70-75.
  7. ^ Quinto Smirneo, Posthomerica, X.59-71.
  8. ^ Esopo, Favole, 534 (indice Oxford-Gibbs).
  9. ^ Esiodo, Le opere e i giorni, vv. 10-25.
  10. ^ Omero, Iliade, IV.440-445.
  11. ^ Quinto Smirneo, Le postomeriche, X.59-71.
  12. ^ Ovidio, Fasti, V.253-258.
  13. ^ Primo Mitografo Vaticano, v. 204.
  14. ^ Esiodo, Teogonia, vv. 210-226.
  15. ^ Igino, Fabulae, proemio.
  16. ^ Esiodo, Teogonia, 210-226.
  17. ^ Esiodo, Teogonia, vv. 226-234; Le opere e i giorni, vv. 800-804.
  18. ^ Omero, Iliade, XI.1-5.
  19. ^ Quinto Smirneo, Le postomeriche, VIII.324, IX.145, IX.324, XI.151.
  20. ^ Triflodoro, La presa di Ilio, v. 560.
  21. ^ Quinto Smirneo, Le postomeriche, I.155-160.
  22. ^ Nonno, Dionisiache, XX.20-40.
  23. ^ Stazio, La Tebaide, II.286.
  24. ^ Nonno, Dionisiache, II.356-363.
  25. ^ Euripide, Oreste, vv. 1000-1005.
  26. ^ Antonino Liberale, Metamorfosi, 11.
  27. ^ Esiodo, Lo scudo di Eracle, v. 139-151.
  28. ^ Quinto Smirneo, Le postomeriche, V.23-27.
  29. ^ Virgilio, Eneide, VI.280.

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