Atena

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Atena Contemplativa, Museo dell'acropoli di Atene
Atena osserva Teseo uccidere il Minotauro nella cosiddetta Coppa di Esone (Museo Arqueológico Nacional de España, Madrid)

Nella mitologia greca, Pallade Atena (in greco antico Ἀθηνᾶ, traslitterato in Athēnâ; ionico Ἀθήνη, Athénē; dorico: Ἀσάνα, Asána), figlia di Zeus e della sua prima moglie Metide, era la dea della sapienza, della saggezza, della tessitura e in generale dell'artigianato e degli aspetti più nobili della guerra (come ad esempio una guerra difensiva o fatta per giusta causa), mentre gli aspetti più crudeli e violenti della guerra rientravano nel dominio di Ares. La sapienza rappresentata da Atena comprende le conoscenze tecniche usate nella tessitura, nell'arte di lavorare i metalli, ma anche nel campo agricolo, navale e in generale in tutti i vari tipi di artigianato. I suoi simboli sacri erano la civetta[1] e l'ulivo. In tempo di pace gli uomini la veneravano poiché a lei erano dovute le invenzioni di tecnologie agricole, navali e tessili, mentre in tempo di guerra, fra coloro che la invocavano, aiutava solo chi combatteva con l'astuzia (Metis) propria di personaggi come Odisseo. L'astuzia e la furbizia erano delle doti che Atena poteva donare ai suoi protetti. In generale Atena era una divinità molto amata dal popolo.

Atena ha spesso con sé la sua civetta, indossa una corazza, realizzata con la pelle della capra Amaltea, chiamata Egida (per alcuni storici l'Egida è in realtà uno scudo magico) donatale dal padre Zeus[2]. Spesso Atena è accompagnata dalla dea della vittoria Nike. Quasi sempre viene rappresentata mentre porta un elmo e uno scudo cui è appesa la testa della Gorgone Medusa, dono votivo di Perseo, ma rappresentazioni antiche la ritraggono anche come una dea alata (simile nell'aspetto a Nike o a un Angelo). Atena è una dea guerriera e armata: nella mitologia greca appare come protettrice di eroi quali Eracle, Giasone e Odisseo. Non ebbe mai alcun marito o amante, e per questo era conosciuta come Athena Parthenos (la vergine Atena); da questo appellativo deriva il nome del più famoso tempio a lei dedicato, il Partenone sull'acropoli di Atene. Dato il suo ruolo di sacra protettrice di questa città, è stata venerata in tutto il mondo greco anche come Athena Polis (Atena della città), e in generale era considerata come protettrice della Grecia. Il suo rapporto con Atene era davvero speciale, come dimostra chiaramente la somiglianza tra il suo nome e quello della città[3].

Il culto della dea Atena nell'area Egea risale probabilmente a epoche preistoriche[4]. Si sono trovate prove del fatto che nell'antichità Atena fosse vista essa stessa come una civetta, o comunque si trattasse di una Dea-uccello o una "dea alata": nel terzo libro dell'Odissea assume la forma di un'aquila di mare. La sua egida decorata potrebbe rappresentare ciò che rimane delle ali di cui era dotata[5], dal momento che sulle decorazioni di antichi vasi in quel modo viene ritratta.

Etimologia e origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Copia moderna in scala 1:1 e policroma della colossale Atena Parthenos crisoelefantina di Fidia, Nashville.
Questa statua marmorea firmata da Antioco è una copia del I secolo a.C. dall'originale di Fidia del V secolo a.C. che si trovava sull'Acropoli

È possibile che il nome 'Athena' sia di origine Lidia[6]. Potrebbe trattarsi di una parola composta, derivata in parte dal tirreno ati, che significa "madre", e in parte dal nome della dea hurrita Hannahannah che spesso è abbreviato in Ana. Sembrerebbe fare la sua comparsa in una singola iscrizione in lingua micenea nelle tavolette in scrittura Lineare B: in un testo facente parte del gruppo delle "Tavolette della stanza del carro" rinvenute a Cnosso, la più antica testimonianza di scrittura lineare B, si trova "A-ta-na-po-ti-ni-ja", "/Athana potniya/"[7]. Sebbene questa frase venga spesso tradotta come "Padrona Atena", letteralmente significa "la potnia di At(h)ana", che probabilmente vuol dire "La dama di Atene"[8]: non è comunque possibile stabilire con certezza se vi sia una connessione con la città di Atene[9]. Si è rinvenuta anche la forma "A-ta-no-dju-wa-ja", "/Athana diwya/", la cui parte finale è la scomposizione in sillabe in Lineare B di quella che in greco è conosciuta come Diwia (in miceneo di-u-ja o di-wi-ja), ovvero "divina"- Atena, attributo della dea della tessitura e delle arti.

Nel suo dialogo Cratilo, Platone fornisce un'etimologia del nome di Atena basata sul punto di vista degli antichi Ateniesi[10], sostenendo che derivi da "A-theo-noa" (A-θεο-νόα) o "E-theo-noa" (H-θεο-νόα), che significa "la mente di Dio". Platone ed Erodoto notarono anche che in Egitto, nella città di Sais, si adorava una dea il cui nome in egiziano era Neith[11] e la identificano con Atena.

I nomi e gli appellativi di Atena[modifica | modifica wikitesto]

Atena glaukopis (glaucopide)[modifica | modifica wikitesto]

Da Omero in poi, l'epiteto di Atena più comunemente usato in poesia è ”glaukopis” (γλαυκώπις),[12] che viene solitamente tradotto come con lo sguardo scintillante o dagli occhi lampeggianti. Il termine è una combinazione di glaukos (γλαύκος, che significa "lucente", "argenteo" e, in epoche più tarde "blu-verdognolo" e "grigio") e ops (ώψ, "occhio" o talvolta "viso"). È interessante notare che glaux (γλαύξ,[13] civetta) deriva dalla medesima radice, probabilmente per i particolari occhi di cui è dotato l'animale. La figura di quest'uccello capace di vedere di notte è strettamente legata alla dea della saggezza: a partire fin dalle prime raffigurazioni è dipinta con la civetta appollaiata sulla testa. In epoca arcaica Atena potrebbe essere stata una dea-uccello simile a Lilith o alla dea raffigurata con ali e artigli da civetta sul Rilievo Burney, un rilievo in terracotta mesopotamico degli inizi del secondo millennio a.C.

Rilievo di Burney

Atena Tritogenia[modifica | modifica wikitesto]

Nell'Iliade (4.514), negli Inni omerici, nella Teogonia di Esiodo e nella Lisistrata di Aristofane viene attribuito ad Atena il singolare epiteto di Tritogeneia. Il significato di questo termine non è chiaro: sembrerebbe voler dire "nata di Tritone", forse riferendosi al fatto che secondo alcuni antichi miti suo padre era il dio del mare[14] o, ipotesi ancor più dubbia, che fosse nata nei pressi del lago Tritone che si trova in Africa. Un altro possibile significato è tre volte nata o terza nata, riferendosi a lei come terza figlia di Zeus oppure alludendo al fatto che era nata da Zeus, da Metide e anche da sé stessa; varie leggende la indicano infatti come figlia successiva rispetto ad Artemide e Apollo, al contrario di altre che ne parlano come della primogenita.

Pallade Atena[modifica | modifica wikitesto]

Un suo appellativo molto frequente è Pallade Atena (Παλλάς Αθηνά). L'epiteto deriva da un'ambigua figura mitologica chiamata Pallade, maschio o femmina che, al di fuori della sua relazione con la dea, è citata soltanto nell'Eneide di Virgilio. Secondo alcune versioni della leggenda Atena uccise Pallade per errore, come ad esempio in una versione Pelasgia secondo la quale Pallade era una compagna di giochi della giovane Atena che uccise per sbaglio mentre simulavano un combattimento: Atena prese quindi il nome di Pallade in segno di lutto per dimostrare il suo rimorso.[15] Nell'Inno omerico a Ermes, Pallade era invece il padre della dea della luna Selene. In altre versioni ancora si trattava di uno dei Giganti che Atena uccise nella Gigantomachia. Le cose però potrebbero essere andate in maniera ancora diversa, e Atena avrebbe soppiantato una precedente mitica Pallade assorbendola nella sua figura in modo meno "traumatico", quando questa divenne dapprima Pallas Athenaie, Pallade di Atene (come Hera di Argo era Here Argeie), e infine Pallade Atena, cambiando lentamente ma completamente identità.[16] Per gli Ateniesi, d'altronde, ella era semplicemente La Dea (è thèa), senz'altro un epiteto molto antico.

Altri epiteti[modifica | modifica wikitesto]

  • Atena Ergane (industriosa) – Come patrona di artisti e artigiani e ideatrice dei lavori femminili come la filatura, tessitura, ecc.
  • Atena Parthenos (vergine) – Il nome con cui veniva adorata sull'Acropoli, specialmente durante le celebrazioni per lo svolgimento delle Panatenee.
  • Atena Promachos (prima in battaglia) – Come condottiera di eserciti in battaglia.
  • Atena Polias – Ovvero "Atena della città", come protettrice di Atene ma anche di altre città tra le quali Argo, Sparta, Gortyna, Lindos e Larissa. In tutte queste città il tempio di Atena era il più importante dell'acropoli.[17]
  • Atena Areia – Per il suo ruolo di giudice al processo di Oreste (che viene assolto) per l'assassinio della madre Clitennestra nonché per l'istituzione del tribunale per giudicare il comportamento degli uomini.
  • Atena Itonia - Detta così da Itono, figlio di Anfizione. Le era dedicato un tempio a Coronea (Beozia) abbellito con statue di Agoracrito. In onore di Atena Itonia si celebravano le Pambeozie[18].
  • Atena Atritonia - Dal verbo greco tryo, "logorare", "distruggere", più alfa privativo e quindi "l'instancabile" (cfr. per esempio[19]"Ascolta anche me ora, figlia di Zeus, Atritonia [...]")

Atena nell'arte classica[modifica | modifica wikitesto]

L'Atena Giustiniani, copia romana di una statua greca di Pallade Atena – Musei Vaticani

L'iconografia classica di Atena prevede che sia ritratta in piedi mentre indossa l'armatura e l'elmo, tenuto alto sulla fronte; porta con sé una lancia e uno scudo sul quale è fissata la testa della Gorgone Medusa. Proprio in questa posizione è stata scolpita da Fidia nella sua famosa statua crisoelefantina[20], alta 11 metri – ora perduta – l'Athena Parthenos che si trovava nel Partenone. Spesso, poggiata sulla sua spalla, si trova la civetta, simbolo di saggezza.

A prescindere dagli attributi tipici, a partire dal V secolo a.C. sembra esserci stata una sostanziale uniformità di vedute tra gli artisti su quale dovesse essere l'aspetto della dea. Un naso importante con un alto ponte che sembra essere la naturale continuazione della fronte, occhi profondi, labbra piene, una bocca stretta e appena più larga del naso, il collo allungato ne tratteggiano una bellezza serena ma un po' distaccata.

La nascita di Atena[modifica | modifica wikitesto]

Tra gli dei dell'Olimpo Atena viene ritratta come la figlia prediletta di Zeus, nata già adulta e armata, dalla testa del padre o dal polpaccio secondo altri, dopo che egli ne aveva mangiato la madre Metide. Varie sono le versioni riguardo alla sua nascita; infatti una versione dice che Atena è solo figlia di Zeus. Quella più comune dice che Zeus si coricò con Metide, dea della prudenza e della saggezza, ma subito dopo ebbe paura delle conseguenze che ne sarebbero derivate: una profezia diceva che i figli di Metide sarebbero stati più potenti del padre,[21] fosse stato anche lo stesso Zeus. Per impedire che questo si verificasse, subito dopo aver giaciuto con lei, Zeus indusse Metide a trasformarsi in una goccia d'acqua oppure, a secondo della tradizione, in una Mosca o in una cicala e la inghiottì, ma era ormai troppo tardi: la dea aveva infatti già concepito un bambino. Metide cominciò immediatamente a realizzare un elmo e una veste per la figlia che portava in grembo, e i colpi di martello sferrati mentre costruiva l'elmo provocarono a Zeus un dolore terribile. Così Efesto o Prometeo aprì la testa di Zeus con un'ascia bipenne e Atena ne balzò fuori già adulta e armata e Zeus in questo modo uscì, malconcio ma vivo, dalla brutta disavventura.

Alcuni frammenti attribuiti alla storia dal semi-leggendario Sanchuniathon, che si dice essere stata scritta prima della guerra di Troia, suggeriscono che Atena sia invece la figlia di Crono, il re dei Titani, padre di Zeus, dio del cielo, Poseidone, dio del mare, e di Ade, dio degli inferi, fatto a pezzi dalla sua stessa arma per mano dei figli e gettato nel Tartaro (la parte più profonda degli Inferi).

Leggende e racconti relativi ad Atena[modifica | modifica wikitesto]

Erittonio[modifica | modifica wikitesto]

Atena con la cesta ed Erittonio sotto forma di serpente. Statua romana 1° sec. d.C. Museo del Louvre

Secondo quanto racconta lo Pseudo-Apollodoro, Efesto tentò di fare l' amore con Atena ma non riuscì nell'intento. Il suo seme si sparse al suolo e dalla Terra nacque Erittonio. Atena decise comunque di allevare il bambino come madre adottiva. Una versione alternativa dice che il seme di Efesto cadde sulla gamba della dea, che se la pulì con uno straccetto di lana che gettò poi a terra: Erittonio sarebbe così nato dalla terra e dalla lana. Un'altra leggenda narra che Efesto avesse voluto sposare Atena ma che la dea scomparve all'improvviso dal talamo nuziale, cosicché lo sperma di Efesto finì per cadere a terra. Atena affidò poi il bambino, che aveva la parte inferiore del corpo a forma di serpente a tre sorelle – Herse, Pandroso e Aglauro figlie di Cecrope - chiuso dentro a una cesta, avvisandole di non aprirla mai. Agraulo, curiosa, aprì ugualmente la cesta, e la vista dell'aspetto mostruoso di Erittonio fece impazzire le tre sorelle che si uccisero lanciandosi giù dall'Acropoli.

Una versione diversa di questa leggenda dice che, mentre Atena era andata a prendere una montagna per usarla per costruire l'Acropoli, due delle sorelle aprirono la cesta: un corvo vide la scena e volò a riferirlo alla dea che accorse infuriata lasciando cadere la montagna, che ora è il Monte Licabetto.[22] Herse e Pandroso impazzirono per la paura e si uccisero lanciandosi da una scogliera, e neppure il corvo fu risparmiato dall'ira di Atena che, si narra, fece diventare da allora nere le piume di quest'animale.

Erittonio diventò in seguito re di Atene, e introdusse molti cambiamenti positivi nella cultura ateniese. Durante il suo regno Atena fu frequentemente al suo fianco per proteggerlo.

Achille[modifica | modifica wikitesto]

Nella guerra di Troia Atena combatte dalla parte dei Greci, nonostante i Troiani custodiscano il Palladio, un simulacro ligneo della dea a protezione della loro città. L'intervento di Atena, invisibile a tutti tranne che ad Achille, impedisce all'eroe, che viene trattenuto per i capelli dalla dea, di uccidere Agamennone in un impeto d'ira.

Aglauro[modifica | modifica wikitesto]

In un'altra versione del mito di Aglauro, narrata nelle Metamorfosi di Ovidio, Hermes si innamora di Herse. Quando le tre sorelle si recano al tempio per fare un'offerta sacrificale in onore di Atena, Hermes si avvicina ad Aglauro e le chiede il suo aiuto per sedurre Herse. Questa in cambio chiede a Hermes dei soldi e il dio le dà il denaro che avevano sacrificato ad Atena.[23] Atena, per punire l'avidità di Aglauro, ordina all'Invidia di possedere Aglauro: questa obbedisce e Aglauro ne resta pietrificata.[24]

Poseidone[modifica | modifica wikitesto]

Poseidone sfida Atena per il controllo dell'Attica, dal cortile di palazzo Medici a Firenze
Statua di Pallade Atena di fronte al parlamento Austriaco a Vienna

Atena era in competizione con Poseidone per diventare la divinità protettrice della città che, all'epoca in cui si svolge questa leggenda, ancora non aveva un nome. Si accordarono in questo modo: ciascuno dei due avrebbe fatto un dono agli Ateniesi e questi avrebbero scelto quale fosse il migliore, decidendo così la disputa. Poseidone piantò al suolo il suo tridente e dal foro ne scaturì una sorgente. Questa avrebbe dato loro sia nuove opportunità nel commercio che una fonte d'acqua, ma l'acqua era salmastra e non molto buona da bere. Atena invece offrì il primo albero di ulivo adatto a essere coltivato. Gli Ateniesi scelsero l'ulivo e quindi Atena come patrona della città, perché l'ulivo avrebbe procurato loro legname, olio e cibo. Si pensa che questa leggenda sia sorta nel ricordo di contrasti sorti nel periodo Miceneo tra gli abitanti originari della città e dei nuovi immigrati. Alcuni credono che Atena avesse addirittura condiviso una relazione con Poseidone precedentemente alla contesa per la città.

Una diversa versione della leggenda dice che Poseidone offrì in dono, anziché la sorgente, il primo cavallo, ma gli Ateniesi scelsero comunque il dono di Atena. Si può tra l'altro supporre che uno dei motivi per cui la scelta dei cittadini si orientò in questo senso, fu che Poseidone era considerato una divinità molto difficile da compiacere, che spesso aveva causato distruzioni anche nelle città delle quali era patrono. Atena rappresentava quindi un'alternativa migliore per il suo carattere meno violento.

Aracne[modifica | modifica wikitesto]

Una donna di nome Aracne un giorno si vantò di essere una tessitrice migliore di Atena, che di quest'arte era la dea stessa. Atena andò così da lei travestita come una vecchia e consigliò Aracne di pentirsi della sua arroganza (hybris), ma la donna invece la sfidò a una gara. Atena allora riassunse le sue vere sembianze e accettò la sfida. La dea realizzò un arazzo che rappresentava lo scontro tra Poseidone e la città di Atene, mentre Aracne ne fece uno in cui si derideva Zeus e le sue numerose amanti. Atena, vista la sua effettiva grande abilità e a causa del soggetto che aveva scelto (dopotutto era la figlia prediletta di Zeus), andò su tutte le furie. Distrusse il lavoro di Aracne e la trasformò in un ragno obbligandola a tessere la sua tela per l'eternità.[25] Un'altra versione è quella in cui Atena furiosa distrugge la tela di Aracne e lei scappa nel bosco impiccandosi. La dea si pentì e la trasformo in un ragno per farla continuare a tessere le sue bellissime tele.

Giudizio di Paride[modifica | modifica wikitesto]

Eris, dea della discordia, gettò una mela d'oro nell'Olimpo con incisa sopra la scritta "Alla più bella". Per evitare contese fra le dee, Zeus mandò Ermes con Atena, Afrodite ed Hera sulla terra dove il giovane pastore Paride dovette fare da giudice su chi fosse la dea più bella tra loro. Ogni dea promise un dono a Paride in caso di vittoria: Hera di renderlo ricco e potente, Atena di farlo il più saggio degli uomini (o, secondo una versione diversa, di renderlo invincibile in guerra) e Afrodite di dargli in sposa la donna più bella del mondo. Paride scelse Afrodite, causando la guerra di Troia.

Perseo e Medusa[modifica | modifica wikitesto]

Atena aiutò Perseo a uccidere Medusa, e le fu così data, per decorare il suo scudo o la sua egida come un orribile trofeo, la testa della Gorgone, capace di pietrificare chi l'avesse guardata. Era stata tuttavia Atena stessa a rendere Medusa ciò che era. Originariamente Medusa era soltanto la più bella delle tre sorelle Gorgoni, ma Medusa fece l'amore con Poseidone all'interno del tempio di Atena. Quando scoprì che il suo tempio era stato così profanato, Atena per punirla ne mutò l'aspetto rendendola mostruosa come le sue sorelle Steno ed Euriale: i loro capelli si trasformarono in serpenti e qualsiasi creatura vivente ne avesse incrociato lo sguardo sarebbe stata mutata in pietra. Atena trasformò anche la parte inferiore del loro corpo in modo tale da renderle impossibilitate ad avere rapporti sessuali con un uomo.

Ercole[modifica | modifica wikitesto]

  • Atena spiegò a Ercole come scuoiare il leone di Nemea usando i suoi stessi artigli per tagliare la spessa pelle dell'animale. La pelle del leone, da lui successivamente indossata, diventò uno dei tratti caratteristici dell'eroe, insieme con la clava di legno di ulivo che aveva usato durante la lotta.

Tiresia e Cariclo[modifica | modifica wikitesto]

In una versione del mito, Atena accecò il giovane Tiresia dopo che l'aveva sorpresa mentre faceva il bagno nuda. Sua madre, la ninfa Cariclo, la supplicò di ritirare la sua maledizione, ma Atena non aveva il potere di farlo e decise, come riparazione, di dotarlo del dono della profezia.[26]

Odisseo[modifica | modifica wikitesto]

L'indole astuta e scaltra di Odisseo lo aiutò a conquistare rapidamente la benevolenza e la protezione di Atena, che però non fu in grado di aiutarlo nel viaggio di ritorno verso Itaca fino a quando giunse sulla costa dell'isola dove Nausicaa stava lavando i suoi panni. Atena entrò nei sogni di Nausicaa per spingerla a soccorrere Odisseo e a rimandarlo quindi a Itaca. Dopo il suo arrivo sull'isola Atena va da Odisseo sotto mentite spoglie e gli dice, mentendo, che sua moglie Penelope si era risposata e che si crede che Odisseo sia morto, ma Odisseo le mente a sua volta, dato che è riuscito a capire con chi ha a che fare nonostante il travestimento. Compiaciuta dalla sua risolutezza e sagacia, Atena rivela la propria natura a Odisseo e gli spiega tutto quello che ha bisogno di sapere per riconquistare il suo regno. Muta le sembianze dell'eroe in quelle di un vecchio in modo che non venga riconosciuto dai Proci e lo aiuta a sconfiggerli, intervenendo a risolvere anche la disputa finale con i loro parenti.

Psicologia[modifica | modifica wikitesto]

Atena, la guerriera saggia e forte, rappresenta le qualità intellettuali, sia dell'uomo che della donna (infatti la dea era la protettrice delle arti femminili). Nella città di Atene erano gli uomini a prendere ogni decisione (anche riguardo alla vita delle proprie mogli o figlie), tuttavia la dea Atena era considerata la custode del Tribunale, colei a cui spettava l'ultima parola, in caso di parità di voti. Tale prerogativa veniva fatta risalire al mitico giudizio di Oreste, accusato di matricidio. Forse, il carattere della dea va collegato all'idealizzazione delle donne di Sparta di condizione sociale elevata: dovevano essere atletiche, combattive, forti e sagge. Il culto femminile di Atena è attestato dai numerosi ex voto ritrovati presso i templi; la dea viene anche invocata come protettrice delle nascite e dei bambini, in collegamento con il mito di Erittonio, suo figlio adottivo. Ad Atene, nella processione annuale delle feste Panatenaiche veniva donato alla statua della dea un prezioso peplo tessuto dalle fanciulle della città.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Thompson, D'Arcy Wentworth. A glossary of Greek birds. Oxford, Clarendon Press 1895, p 46.
  2. ^ Zeus è chiamato anche "Zeus portatore di Egida"
  3. ^ Sin dai tempi antichi si dibatte se sia stato dato per primo il nome alla dea e poi alla città o sia successo l'inverso (Burkert, p. 139).
  4. ^ Per sapere se il suo nome fosse già presente nella lingua Eteocretese o meno, si dovrà attendere la decifrazione della scrittura lineare A
  5. ^ (EN) Frederick John Kluth, "The Role of Athena in Ancient Greek Art" (Il ruolo di Atena nell'antica arte greca)
  6. ^ G. Neumann (manca il nome dell'articolo) in "Kadmos" n.6 (1967)
  7. ^ Kn V 52 (testo 208 in Ventris e Chadwick).
  8. ^ Palaima, p. 444.
  9. ^ Burkert, p. 44.
  10. ^ "Questo è più difficile, amico mio. Pare che gli antichi riguardo ad Atena la pensassero allo stesso modo di come oggi fanno i bravi critici di Omero. Infatti la maggior parte di loro, studiando il poeta, sostengono che in Atena abbia voluto personificare il “nous” e la “dianoia”, ovvero la mente e il pensiero, e similmente sembra aver ragionato colui che le assegnò i nomi.; addirittura, appellandola con ancor maggiore solennità “theou nesis” (mente del dio) dice che è la “theonoa”, ovvero la “mente divina”, servendosi della lettera “alfa” al posto della lettera “eta” come fanno gli stranieri, ed eliminando “iota” e “sigma”. Era assai poco distante dal chiamarla “Ethonoe”, dato che è colei che come indole ha il pensiero “en thoi ethei noesis”. Ma alla fine o lui stesso o altri, per renderne il nome più bello, la chiamarono Atena." (Cratilo 407b)
  11. ^ ”I cittadini ritengono che la fondatrice della città sia una dea: in lingua egiziana si chiama Neith e dicono che è la stessa che i greci chiamano Atena: sono grandi ammiratori degli Ateniesi e dicono di essere in qualche modo simili a loro.” Timeo 21 e Erodoto, Storie 2:170-175.
  12. ^ γλαυκῶπις, Liddell & Scott
  13. ^ γλαύξ, Liddell & Scott
  14. ^ Karl Kerenyi suggerisce che "Tritogeneia" non significhi che essa sia nata da qualche particolare fiume o lago, ma che sia invece nata dall'acqua in quanto tale, dato che il nome Tritone sembrerebbe essere associato all'acqua in generale. (Kerenyi, p. 128).
  15. ^ R. Graves, I miti greci.
  16. ^ Burkert, p. 139.
  17. ^ Burkert, p. 140.
  18. ^ Leonhard Schmitz, "Pamboeotia" in William Smith (a cura di), A Dictionary of Greek and Roman Antiquities. London : John Murray, London, 1875, pp. 854-855 (on-line)
  19. ^ Iliade, X, v. 284, trad. it. di Maria Grazia Ciani, Marsilio, Venezia 2007
  20. ^ Realizzata in oro e avorio.
  21. ^ Da confrontare con la profezia riguardo a Teti
  22. ^ R. Graves, I miti greci, "The Nature and Deeds of Athena" (trad. l'indole e le imprese di Atena) 25.d.
  23. ^ Ovidio, Metamorfosi, X. Aglauro, Libro II, 708-751.
  24. ^ Ovidio, Metamorfosi, XI. L'Invidia. Come Aglauro a causa di questa diventò una statua, Libro II, 752-832.
  25. ^ Ovidio, Metamorfosi, I. Pallade e Aracne, Libro VI, 1-145.
  26. ^ R. Graves, I miti greci, "The Nature and Deeds of Athena" (trad. l'indole e le imprese di Atena) 25.g.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Burkert, Walter, 1985. Greek Religion (la Religione Greca) (Harvard).
  • Graves, Robert, (1955) 1960. The Greek Myths (I miti Greci) edizione riveduta.
  • Harrison, Jane Ellen, 1903. Prolegomena to the Study of Greek Religion (Prolegomeni allo studio della religione Greca).
  • Kerenyi, Karl, 1951. The Gods of the Greeks (Gli dèi degli antichi Greci) (Thames and Hudson).
  • Palaima, Thomas, 2004. "Appendix One: Linear B Sources." (Appendice 1: fonti della scrittura lineare B) In Trzaskoma, Stephen, et al., eds., Anthology of Classical Myth: Primary Sources in Translation (Antologia dei miti classici: fonti primarie per la traduzione) (Hackett).
  • Ruck, Carl A.P. e Danny Staples, 1994. The World of Classical Myth: Gods and Goddesses, Heroines and Heroes (Il mondo dei miti classici: Dei e Dee, eroi ed eroine) (Durham, NC).
  • Telenius, Seppo Sakari, 2005 e 2006. Athena-Artemis (Atena-Artemide).
  • Ventris, Michael e John Chadwick, 1973. Documents in Mycenaean Greek (Documenti in lingua Micenea) (Cambridge).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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