Atreo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Tieste e Atreo, dipinto di Giovanni Francesco Bezzi

Atreo è una figura della mitologia greca, figlio di Pelope e di Ippodamia, fratello di Tieste e padre di Agamennone e Menelao.

Il mito[modifica | modifica wikitesto]

Atreo, insieme a suo fratello Tieste, uccise il fratellastro Crisippo, attirandosi la maledizione paterna. Atreo e Tieste si rifugiarono presso i Danaidi che regnarono a Micene (Stenelo e poi Euristeo) e succedettero a essi dopo che furono sterminati dagli Eraclidi.

Una versione vuole che Euristeo, re di Micene e nipote di Atreo, delegasse a quest'ultimo la reggenza durante la sua spedizione contro gli Eraclidi. Euristeo però morì in battaglia, e Atreo venne nominato re dai notabili della città. Un'altra versione racconta invece di un oracolo che avrebbe invitato i Micenei a scegliere un nuovo sovrano, dopo che Stenelo - il quale aveva fatto chiamare i cognati Atreo e Tieste - ed Euristeo erano morti.

A questo punto Atreo dovette rispettare la promessa fatta ad Artemide di sacrificarle « il più bel capo del suo gregge ». Tuttavia, dopo aver ucciso l'agnello, ne nascose il vello dorato, vantandone pubblicamente il possesso. La dea, adirata, maledisse l'animale, suscitando un'illegittima passione tra Erope, moglie di Atreo, e Tieste. Questi approfittò dell'occasione per farsi consegnare il vello d'oro e così, quando nella Sala del Concilio Atreo era ormai sicuro di sedere sul trono, poiché il regno spettava al possessore del prezioso membro, si scoprì ingannato, perse la corona e concepì una tremenda vendetta.[1]

Siccome Zeus nutriva un predilezione nei confronti del fratello defraudato, imbastì un nuovo trabocchetto per permettere ad Atreo di diventare re. Gli mandò infatti Ermes per consigliargli di chiamare Tieste e promettergli il trono qualora il sole avesse mutato il proprio corso. Convinto di non dovere temere nulla, il sovrano accettò la proposta, ma quando Eris aiutò Giove ad operare il prodigio, Tieste fu costretto a cedere lo scettro.[2] Divenuto finalmente re di Micene, Atreo prima bandì Tieste, poi, richiamatolo, si vendicò dell'adulterio facendo con l'inganno mangiare al fratello i tre figli da lui avuti con una ninfa.

Fuggito a Sicione, Tieste generò da Pelopia, propria figlia, Egisto; poi Pelopia sposò lo zio Atreo, che allevò anche Egisto (credendo fosse figlio suo e della seconda moglie) finché non lo inviò a uccidere Tieste; ma il giovane, scoperto che la vittima designata era suo padre, uccise lo zio e patrigno.[3]

Agamennone e Menelao erano figli di Atreo e Aerope o, secondo un'altra versione, di Plistene, figlio di Atreo a lui premorto.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome potrebbe derivare dalle parole greche ateirés = "indomabile", àtreston = "intrepido", o ateròn = "accecato dal male". Il personaggio compare nell'Iliade.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ R. Graves, I miti greci, Milano, Longanesi, 1955, pp. 505-506; per la prima versione confrontare lo scolio a Euripide, Oreste, 813, per la seconda Pseudo-Apollodoro, Biblioteca, II, 4, 6 ed Epitome, II, 11
  2. ^ Pseudo-Apollodoro, Epitome, II, 12; scolio ad Euripide, Oreste, 812
  3. ^ Igino, Fabulae 87 e 88, Pseudo-Apollodoro, Epitome, II, 14

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]