Artemide

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Artemide (disambigua).
Statua in marmo pario della dea greca Artemide (Ἄρτεμις) rinvenuta a Delo e oggi conservata presso il Museo archeologico nazionale di Atene. La dea indossa un chitone, un peplo e un himation. La cinghia indossata diagonalmente sul petto indica che portava una faretra piena di frecce. Artemide è una dea molto antica, forse attestata in Lineare B e comunque presente nei culti di Lidia e di Licia. Nell'Iliade è appellata come Pótnia therôn (Πότνια θηρῶν; Signora degli animali) ed è la dea della caccia e il suo culto risale al Paleolitico. È dunque la dea di ciò che si pone fuori della città o del villaggio e anche dei campi coltivati, ma anche la dea delle iniziazioni femminili. La sua natura è sacra, virginale e inviolabile (Ἁγνὴ hagné).
Artemide Efesia risalente al II secolo d.C. La statua rappresenta l'immagine cultuale presente nel tempio di Artemide a Efeso. Originariamente l'immagine cultuale era in ebano, ricoperta di vesti preziose e gioielli periodicamente rinnovati per mezzo di elaborate cerimonie. Qui l'immagine veste un chitone (χιτών) stretto sotto un grembiule (ἐπενδύτης) legato da una cintura. Sul busto propendono un insieme di "mammelle", che in realtà intendono rappresentare gli scroti di toro offerti alla dea: la castrazione di questi animali a lei sacrificati indica il potere che la dea ha sugli uomini e la garanzia che essa offre sulla loro fertilità. La corona cilindrica (πόλος) e l'aureola sono in alabastro, frutto del restauro di Alberto Albacini; la testa, i piedi e le mani sono in bronzo, opera del restauro di Giuseppe Valadier. È conservata presso il Museo archeologico nazionale di Napoli.

Artemide (in greco antico: Ἄρτεμις) è, nella religione dell'antica Grecia, la dea della caccia e di ciò che si pone al di fuori della città o del villaggio e anche dei campi coltivati; è anche la dea delle iniziazioni femminili.

Fu una tra le più venerate divinità dell'Olimpo e la sua origine risale ai tempi più antichi[1].

In epoca romana fu associata alla figura di Diana, mentre gli Etruschi la veneravano con il nome di Artume. Il cervo e il cipresso erano fra i suoi simboli sacri.

Il culto di Artemide[modifica | modifica sorgente]

Artemide era adorata e celebrata allo stesso modo in quasi tutte le zone della Grecia, ma i più importanti luoghi di culto a lei dedicati si trovavano a Delo (sua isola natale), Braurone, Munichia (su una collina nei pressi del Pireo) e a Sparta. Era la dea della caccia, della selvaggina, dei boschi, del tiro con l'arco, della verginità e anche una divinità lunare personificazione della "Luna crescente". Era, per sua espressa richiesta, vergine ma era adorata anche come dea del parto e della fertilità perché si diceva avesse aiutato la madre a partorire il fratello Apollo. A riprova di questo aspetto in Grecia era frequente il nome Artemidoro (dono di Artemide).

Durante l'epoca classica ad Atene veniva erroneamente identificata con Ecate.

Nella Ionia la "Signora di Efeso", una dea che viene identificata con Artemide, era oggetto di uno dei culti più importanti: Il Tempio di Artemide a Efeso, una delle sette meraviglie del mondo, fu probabilmente il più conosciuto centro dedicato al suo culto all'infuori di Delo. Negli Atti degli Apostoli i fabbri efesini, quando sentono la loro fede minacciata dalla predicazione di San Paolo si levano a difenderla con fervore gridando: "Grande è Artemide degli efesini!!".[2]

Le fanciulle ateniesi di età compresa tra i cinque e dieci anni venivano mandate al santuario di Artemide a Braurone per servire la dea per un anno: durante questo periodo le ragazze erano conosciute come "arktoi" (orsette). Una leggenda spiega le ragioni di questo periodo di servitù narrando che un orso aveva preso l'abitudine di entrare nella cittadina di Braurone e la gente aveva cominciato a nutrirlo, in modo che in breve tempo l'animale era diventato docile e addomesticato. Una giovinetta prese a infastidire l'orso che, secondo una versione la uccise, secondo un'altra le strappò gli occhi. A ogni modo il fratello della ragazza uccise l'orso, Artemide andò per questo in collera e pretese che le ragazze prendessero il posto dell'orso nel suo santuario come riparazione per la morte dell'animale.

Artemide nell'arte[modifica | modifica sorgente]

La Signora di Efeso, che I greci identificano con Artemide - Museo archeologico di Efeso, Turchia

Le più antiche rappresentazioni di Artemide nell'arte greca dell'età arcaica la ritraggono come "Potnia Theron" (La regina degli animali selvatici): una dea alata che tiene in mano un cervo e un leopardo, qualche volta un leone e un leopardo. Nell'arte classica greca era abitualmente ritratta come vergine cacciatrice, con una gonna corta, gli stivali da caccia, la faretra con le frecce d'argento e un arco. Spesso è ritratta mentre sta scoccando una freccia e insieme a lei vi sono o un cane o un cervo. Il suo lato oscuro viene mostrato nelle decorazioni di alcuni vasi, dove è rappresentata come una dea portatrice di morte, sotto le cui frecce cadono giovani vergini e donne. Gli attributi caratteristici della dea variano spesso: l'arco e le frecce sono talvolta sostituiti da lance da caccia. Vi sono rappresentazioni di Artemide vista anche come dea delle danze delle fanciulle, e in questo caso tiene in mano una lira, oppure come dea della luce mentre stringe in mano due torce accese e fiammeggianti.

Solo nel periodo post-classico si possono trovare rappresentazioni di un'Artemide che porta la corona lunare, simbolo della sua identificazione con la dea Luna, mentre nei tempi più antichi, sebbene questa identificazione fosse già presente, questo tipo di iconografia non fu mai usata.

La Signora di Efeso[modifica | modifica sorgente]

Il Tempio di Artemide a Efeso era considerato una delle Sette meraviglie del mondo. In questa regione era adorata soprattutto come dea della fertilità, una figura simile alla dea Frigia Cibele. Mentre le statue greche la ritraggono come una giovane con arco e frecce, le statue provenienti da questa zona la mostrano con il busto coperto di protuberanze rotondeggianti che sono state interpretate sia come seni che come testicoli di toro.[3]

Epiteti[modifica | modifica sorgente]

  • Agrotera – che significa "Campestre". Agrotera è un'incarnazione di Artemide che la rappresenta anche come dea della guerra: gli Spartani celebravano sacrifici in suo onore prima di iniziare una nuova campagna militare;[4]
  • Afea – per assimilazione con l'omonima dea dell'isola Egina;
  • Amarisia – dal santuario di Amarynthos, sull'isola di Eubea, presso il quale si celebravano le feste Amarisie;
  • Cynthia – con riferimento al Monte Cinto (Kynthos) suo luogo natale;
  • Delia - nata nell'isola di Delo (greco Δῆλος). Sorella di Delios (Apollo o Febo);
  • Phacelitis (Fascelide) – venerata a Rhegion (Reggio Calabria);[5]
  • Potnia Theron – patrona degli animali selvatici. Appellativo usato da Omero;
  • Kourothrophos – protettrice dei giovani;
  • Locheia – dea della nascita e patrona delle levatrici;
  • Orthia - dea adorata a Sparta, dove era situato un importante santuario a lei dedicato.
  • Ortigia - derivato dall'antico toponimo di Delo o dall'isola di Ortigia[6] o da altra località, sulla base di una controversa lettura di Omero[7]. La dea portava questo nome in vari posti, ma sempre in riferimento al luogo in cui era nata[8];
  • Phoebe – versione femminile dell'appellativo del fratello, Febo Apollo.

Artemide nella mitologia[modifica | modifica sorgente]

La nascita[modifica | modifica sorgente]

Marcantonio Franceschini, Nascita di Apollo e Diana, Liechtenstein Palace Vienna

Artemide è figlia di Zeus e Leto, figlia dei Titani Ceo e Febe, e sorella gemella di Apollo[9]. Al momento dell'unione il Re degli Dei trasformò Leto e se stesso in quaglie. Era, Regina degli Dei e moglie di Zeus, ordinò a Pitone di perseguire la donna, che non avrebbe potuto partorire su nessuna terra dove avesse brillato il sole. Leto riuscì a partorire sull'isola vagante di Delo, che non era altro che sua sorella Asteria tramutata in isola in quanto aveva rifiutato l'amore di Zeus. La prima a nascere fu Artemide, che aiutò la madre a partorire il fratello Apollo.

L'infanzia[modifica | modifica sorgente]

Il poeta Callimaco, nel suo Inno ad Artemide, ci racconta che la dea, a tre anni, sedutasi sulle ginocchia di Zeus, chiese al padre: di rimanere sempre vergine e di avere molti nomi, come suo fratello Apollo; di avere un arco ricurvo forgiato dai Ciclopi; di concederle sessanta Oceanine di nove anni come ancelle e venti ninfe figlie del fiume Amnìso perché si curino dei suoi calzari e dei suoi cani quando non caccia; di darle tutti i monti e quante città vorrà lui dedicarle, dal momento che la dea abiterà sui monti e raramente andrà in città[10]. Zeus accontentò la figlia e inoltre le donò tre città che avrebbero onorato soltanto lei e la nominò custode delle strade e dei porti[10].

Atteone[modifica | modifica sorgente]

Un giorno Artemide stava facendo il bagno nuda in una valle sul monte Citerone quando arrivò il principe tebano Atteone, che stava andando a caccia. Si fermò a guardarla e ne fu talmente incantato che, senza accorgersene, calpestò un ramo e per il rumore Artemide si accorse di lui. Restò così disgustata dal suo sguardo fisso sul suo corpo nudo che decise di lanciargli addosso dell'acqua magica e trasformarlo in un cervo: in questo modo i suoi cani, scambiandolo per una preda, lo uccisero sbranandolo[11]. Una versione alternativa della storia narra che Atteone si fosse vantato che la dea si fosse a lui mostrata nuda e per questo la dea lo trasformò in cervo, facendolo divorare per vendetta[12].

Adone[modifica | modifica sorgente]

Secondo alcune leggende Adone era uno degli amanti di Afrodite, così Artemide lo uccise per rendere la pariglia ad Afrodite per la morte di Ippolito, uno dei suoi favoriti.

Siproite[modifica | modifica sorgente]

Anche un cretese, Siproite, fu trasformato in cervo da Artemide per averla vista nuda. La storia completa non è sopravvissuta in alcuna opera scritta originale, ma è riportata di seconda mano da Antonino Liberale, il che suggerisce che l'aneddoto fosse abbastanza noto.

Orione[modifica | modifica sorgente]

Omero racconta che la ninfa Calipso, lamentando che gli dèi sono invidiosi quando una dea è innamorata di un mortale, narra dell'uccisione di Orione, compagno della dea dell'aurora Eos, da parte della dea Artemide[13]. Apollodoro racconta invece che Orione fu ucciso dalla dea Artemide mandandogli contro uno scorpione perché il cacciatore aveva tentato di insidiare le Pleiadi.

Chione[modifica | modifica sorgente]

Artemide uccise Chione per punirla del suo orgoglio e della sua vanità.

Callisto[modifica | modifica sorgente]

Una delle ninfe compagne di Artemide, Callisto, perse la verginità per mano di Zeus, che andò da lei trasformato in Artemide stessa: infuriata, la dea la trasformò in un'orsa. Il figlio di Callisto, Arcade, per poco non uccise la madre durante una battuta di caccia, ma fu fermato da Zeus che li pose entrambi nel cielo sotto forma di costellazioni, l'Orsa maggiore e l'Orsa Minore. Altre versioni riportano invece che Artemide uccise l'orsa con una freccia.

Ifigenia in Aulide[modifica | modifica sorgente]

Artemide volle punire Agamennone per aver ucciso un cervo sacro oppure, secondo un'altra versione, per essersi vantato di essere un cacciatore migliore di lei. Quando la flotta greca si stava preparando per salpare verso Troia per portare la guerra, Artemide fece sparire il vento. L'indovino Tiresia disse ad Agamennone che l'unico modo per placare la dea era sacrificare sua figlia Ifigenia. Quando il re era sul punto di farlo, Artemide la portò via dall'altare e la sostituì con un cervo. La fanciulla fu trasportata in Crimea e nominata sacerdotessa del tempio della dea a Tauride, nel quale gli stranieri le venivano offerti come sacrifici umani. In seguito suo fratello Oreste la riportò in Grecia dove, in Laconia, istituì il culto di Artemide Tauridea. Secondo le cronache spartane il legislatore Licurgo sostituì l'usanza del sacrificio umano con la flagellazione.

L'uccisione dei figli di Niobe[modifica | modifica sorgente]

Niobe, regina di Tebe e moglie di Anfione, si vantò di essere migliore di Latona perché mentre lei aveva avuto quattordici figli, sette maschi e sette femmine, detti i Niobidi, Latona ne aveva avuti soltanto due. Quando Artemide e Apollo vennero a saperlo si affrettarono a vendicarsi: usando delle frecce avvelenate, Apollo le uccise i figli mentre stavano facendo ginnastica, badando che soffrissero molto prima di morire, mentre Artemide colpì le figlie, che si accasciarono all'istante senza un lamento. Anfione, vedendo i suoi figli morti, decise di togliersi a sua volta la vita. Niobe, distrutta, quando iniziò a piangere fu trasformata in pietra da Artemide. Secondo alcune versioni della leggenda fu scagliata in qualche luogo sperduto del deserto egiziano. Un'altra sostiene che le sue lacrime formarono il fiume Acheloo. Dato che Zeus aveva trasformato in statue tutti gli abitanti di Tebe, nessuno seppellì i Niobidi per nove giorni, quando furono gli dèi stessi a provvedere a calarli nella tomba.

Taigete[modifica | modifica sorgente]

Meleagro e Artemide cacciano il cinghiale di Calidone - sarcofago romano - Palazzo dei Conservatori Roma

Taigete, una delle Pleiadi, era una delle compagne di caccia di Artemide. Quando si accorse che Zeus tentava con insistenza di insidiarla, la ninfa pregò Artemide di aiutarla e la dea la trasformò in una cerva. Zeus però la possedette ugualmente mentre si trovava in stato di incoscienza, e dall'unione nacque Lacedemone il mitico fondatore di Sparta.

Oto ed Efialte[modifica | modifica sorgente]

Oto ed Efialte erano due fratelli giganti che un giorno decisero di assaltare il Monte Olimpo e riuscirono a rapire Ares e a tenerlo richiuso in un grosso vaso per tredici mesi. Artemide si trasformò in un cervo e si mise a correre tra di loro: i due giganti, per non farsela sfuggire dato che erano esperti cacciatori, le lanciarono contro le loro lance, ma finirono per uccidersi l'un l'altro.

Le Meleagridi[modifica | modifica sorgente]

Dopo la morte di Meleagro, Artemide trasformò le sue inconsolabili sorelle, le Meleagridi, in galline faraone.

Atalanta ed il cinghiale calidonio[modifica | modifica sorgente]

Artemide salvò la piccola Atalanta dalla morte per assideramento, dopo che suo padre l'aveva abbandonata, mandando da lei un'orsa che la allattò finché non venne raggiunta da alcuni cacciatori. Tra le sue avventure, Atalanta partecipò alla caccia al Cinghiale calidonio che Artemide aveva mandato per distruggere Calidone, dato che il re Eneo si era dimenticato di lei durante i sacrifici per celebrare il raccolto.

Agrio e Orico[modifica | modifica sorgente]

La leggenda di Agrio e Orico narra che la dea Afrodite ordinò ad una giovane fanciulla di innamorarsi, ma ella, per salvarsi, chiese aiuto alla dea Artemide. La dea la protesse, facendola diventare una Cacciatrice. Ma Afrodite si vendicò di Artemide: fece innamorare la fanciulla di un orso, con il quale ella ebbe dei rapporti sessuali. La dea Artemide rimase disgustata del fatto che la ragazza avesse perso la verginità. La abbandonò, ed ella partorì i due gemelli, che hanno sembianze per metà umana e per metà di orso.

Nella guerra di Troia[modifica | modifica sorgente]

Durante la decennale guerra di Ilio, Artemide si schierò dalla parte dei Troiani contro i Greci. Si azzuffò con Era quando i divini alleati delle due parti si scontrarono tra loro: Era la colpì sulle orecchie con la sua stessa faretra e le frecce caddero a terra mentre Artemide fuggì da Zeus piangendo[14]. Pare che Artemide sia stata rappresentata come sostenitrice della causa troiana sia perché il fratello Apollo era il protettore della città sia perché essa stessa nell'antichità era molto venerata nelle zone dell'Anatolia occidentale.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Burkert 1985:149
  2. ^ Atti degli apostoli 19.28
  3. ^ (EN) "In Search of Diana of Ephesus" (Alla ricerca di Diana di Efeso), New York Times, 21 agosto 1994.
  4. ^ Salmonson, Jessica Amanda.(1991) The Encyclopedia of Amazons (Enciclopedia delle Amazzoni). Paragon House. Page 5. ISBN 1-55778-420-5
  5. ^ Artemide Fascelide era venerata a Rhegion da tempi immemorabili, anche ben prima dell'arrivo dei greci. Inoltre sulla Punta Calamizzi, fuori dalle mura, sorgeva un grande tempio dedicato alla dea; presso tale tempio sostarono gli ateniesi, alleati dei reggini, durante la seconda spedizione in Sicilia della Guerra del Peloponneso.
  6. ^ Ovidio, Metamorfosi I 694.
  7. ^ Michele Vargas Macciucca, Dell'antiche colonie venute in Napoli, Volume 1, 1764, p. 129sgg.
  8. ^ Strabone, X.
  9. ^ Esiodo, Teogonia, v. 918
  10. ^ a b Callimaco, Inno ad Artemide
  11. ^ Pausania, IX 2 3
  12. ^ Igino, Fabula 181
  13. ^ Omero, Odissea, Libro V, vv. 121-124.]
  14. ^ Omero, Iliade 20,470 ff

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Burkert, Walter, 1985. Greek Religion (La religione greca) (Cambridge: Harvard University Press)
  • Graves, Robert (1955) 1960. The Greek Myths (I miti greci) (Penguin)
  • Kerenyi, Karl, 1951. The Gods of the Greeks (Le divinità del popolo Greco)
  • Telenius Seppo Sakari, 2005 e 2006. Athena-Artemis (Atena-Artemide) (Helsinki: Kirja kerrallaan)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Era · Atena · Demetra · Afrodite · Artemide · Estia (successivamente sostituita da Dioniso)
mitologia greca Portale Mitologia greca: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di mitologia greca