Ebe

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Ebe nella mitologia greca è la divinità della gioventù, figlia di Zeus e di Era . La sua figura appare più volte nei poemi omerici e viene citata anche da Esiodo.

Nel monte Olimpo Ebe era l'enofora, l'ancella delle divinità, a cui serviva nettare e ambrosia (nell'Iliade, libro IV). (Il suo successore fu il giovane principe troiano Ganimede.) Nel libro V dell'Iliade è anche colei che immerge il fratello Ares nell'acqua, dopo la battaglia con Diomede.

Nell'Odissea (libro XI) è la sposa di Eracle (anche se l'autenticità del brano non è certa). Euripide comunque la cita nelle Eraclidi.

Non sono sopravvissuti miti relativi a Ebe.

In arte, è una famosa statua di Antonio Canova, di cui esistono quattro versioni: oltre a quella conservata a Forlì, nel Museo di San Domenico in una sala appositamente dedicata, è possibile ammirarne un superba versione in gesso alla Galleria d'Arte Moderna di Milano.

La dea corrispondente nella mitologia romana è Iuventas, mentre il suo opposto nella mitologia greca è Geras.

Mito[modifica | modifica wikitesto]

È citata nella Teogonia come figlia di Zeus e di Era come Ilizia e Ares. Eppure, una tradizione vivida vuole che lei sia figlia solamente di Era - sedendosi su una lattuga precisa una fonte tarda. Olen fa di Era la madre di Ebe e di Ares, senza menzionare il padre; Pindaro fa lo stesso per Ebe e Ilizia.

Nell'Iliade, dove la sua ascendenza, è citata tre volte: serve agli Dèi da coppiera, versando loro l'ambrosia ed il nettare; cura le ferite che Diomede ha inflitto a suo fratello Ares; aiuta Era ad agganciare il suo carro. Il primo ruolo di coppiera non sembra essere la sua attività principale: è menzionato solo una volta, l'Iliade menziona anche Efesto a questo ufficio. Iris è più frequentemente associata a questo ruolo, sia nei testi che nell'iconografia, prima di essere sostituita da Ganimede.

Secondo l'Odissea, la Teogonia e Il catalogo delle donne, ella sposa Eracle dopo l'apoteosi di questo. Ne ha due figli Alessiare e Aniceto. Nonostante ciò, il tema della salita al Cielo dell'eroe, che può essere datato dal VI secolo a.C., sembra far ipotizzare che queste citazioni siano interpolate. Aristarco di Samotracia aveva già smentito il passaggio incriminato dell'Odissea, considerandolo come contraddittorio con quello dell'Iliade in cui Ebe fa il bagno ad Ares, dicendo che il fatto di bagnare qualcuno è dovere delle giovani ragazze - a torto poiché il bagno è preparato piuttosto dalle serve domestiche.

Considerando che l'eterna giovinezza è una delle caratteristiche degli Dèi dell'Olimpo è difficile valutare esattamente il suo ruolo. Forse in un periodo arcaico del mito la sua presenza era necessaria per conferire agli dèi la loro perenne giovinezza.

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Ad Ebe era dedicato un famoso tempio a Corinto ed era particolarmente venerata a Sicione, a Flio e ad Atene dove vi era un altare a lei dedicato, nel ginnasio Ateniese di Cinosarge vicino a quello di Eracle.

Rappresentazioni[modifica | modifica wikitesto]

Nell'arte greca, Ebe è la maggior parte delle volte rappresentata in compagnia di Eracle. Un ariballo di Corinto e qualche vaso attico, dalle figure nere o rosse, dipingono anche le sue nozze con un eroe sull'Olimpo. Appare ugualmente come coppiera di Zeus o di Era su dei vasi attici dalle figure rosse, ma senza che la sua identificazione sia certa. Inoltre, è spesso dipinta come compagna della Dèa Afrodite. La si vede spesso come una dolce giovane ragazza.

Evocazioni artistiche[modifica | modifica wikitesto]

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