Orfeo
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Orfeo è una figura della mitologia greca. Su di lui si basa la religione orfica.
Indice |
[modifica] La storia
Il potere della parola, capace di indurre l'uomo ad azioni gravide di conseguenze, ha condotto all'elaborazione di un mito attorno alla figura storica di Orfeo: un prodigioso cantore, semidivino, in grado di smuovere col proprio canto la natura; una figura complessa e poliedrica in quanto archetipo dell'artista, ma anche fondatore di una religione, l'orfismo, con una propria teologia, cosmologia ed escatologia.
Nella personalità di Orfeo si fondono poesia, musica e retorica; da qui la capacità di coinvolgere in modo così profondo l'uditorio.
I poteri di cui è investito Orfeo sono da attribuire al ruolo che ha il poeta in una società in cui il canale di circolazione della cultura è ancora prevalentemente orale: attraverso la voce e la musica nasce un rapporto mimetico tra il poeta e l'uditorio che segue con il corpo, consapevolmente o inconsciamente, il ritmo e la cadenza del canto; un pubblico semplice ed illetterato avverte ciò come una magia.
Secondo le più antiche fonti Orfeo è nativo della Tracia, oggi geograficamente suddivisa tra la Bulgaria la Grecia e la Turchia, terra lontana e misteriosa nella quale fino ai tempi di Erodoto era testimoniata l'esistenza di sciamani che fungevano da tramite fra il mondo dei vivi e dei morti, dotati di poteri magici operanti sul mondo della natura, capaci di provocare uno stato di trance tramite la musica.
Figlio della Musa Calliope e del sovrano tracio Eagro, o, secondo altre versioni, del dio Apollo, appartiene alla generazione precedente l'epoca della religione greca classica.
Gli è spesso associato, come figlio o allievo, Museo.
Egli fonde in sé gli elementi apollineo e dionisiaco: come figura apollinea è il figlio o il pupillo del dio Apollo, che ne protegge le spoglie, è un eroe culturale, benefattore del genere umano, promotore delle arti umane e maestro religioso; in quanto figura dionisiaca, egli gode di un rapporto simpatetico con il mondo naturale, di intima comprensione del ciclo di decadimento e rigenerazione della natura, è dotato di una conoscenza intuitiva e nella vicenda stessa vi sono evidenti analogie con la figura di Dioniso per il riscatto dagli inferi della Kore.
La letteratura, d'altra parte, mostra la figura di Orfeo anche in contrasto con le due divinità: la perdita dell'amata Euridice sarebbe da rintracciarsi nella colpa di Orfeo di aver assunto prerogative del dio Apollo di controllo della natura attraverso il canto; tornato dagli inferi, Orfeo abbandona il culto del dio Dioniso rinunciando all'amore eterosessuale, "inventando" così per la prima volta nella storia l'amore omosessuale. In tale contesto si innamora profondamente di Calais (Calaide?), figlio di Borea, e insegna l'amore omosessuale ai Traci. Per questo motivo, le baccanti della Tracia, seguaci del dio, furenti per non essere più considerate dai loro mariti, lo assalgono e lo fanno a pezzi (vedi: Fanocle). Nella versione del mito contenuta nelle Georgiche di Virgilio la causa della sua morte è invece da ricercarsi nella rabbia delle baccanti per la sua decisione di non amare più nessuno dopo la morte di Euridice.
[modifica] Orfeo come artista
La storia di Orfeo è espressione della condizione dell'artista: la creazione poetica, più in generale artistica, richiede un atto individuale e asociale. Per questo Orfeo è solo (diviene vedovo, ritorna dagli inferi solo e muore solo).
Orfeo esprime inoltre due diverse ed opposte concezioni dell'arte, immanentistica e trascendente. Da una parte lo vediamo soffrire nella sua carne, prender parte alla lotta contro la morte. Il suo scacco esprime allora l'incapacità dell'arte di svuotarsi della soggettività dell'artista, di trascendere il sentimento, di conformarsi alle leggi di una realtà obiettiva. Dall'altra, il canto di Orfeo è imperituro, riflette la realtà naturale ed è in grado di dominarla.
Le ambiguità delle versioni del mito sono dovute alle contraddizioni e ai paradossi insiti nel linguaggio poetico: la poesia comprende in sé l'ineffabile, ma è anche incapace di esprimere l'ineffabilità del sentimento; ha la capacità di chiarire e deformare.
[modifica] Le imprese di Orfeo
Secondo la mitologia classica, Orfeo prese parte alla spedizione degli Argonauti: quando la nave Argo passò accanto all'isola delle Sirene, i marinai furono irretiti dal loro canto, ma Orfeo li salvò intonando un canto ancora più melodioso che ruppe l'incantesimo.
Ma la sua fama è legata soprattutto alla tragica vicenda d'amore che lo vide unito alla ninfa Euridice: Aristeo, uno dei tanti figli di Apollo, amava perdutamente Euridice e, sebbene il suo amore non fosse corrisposto, continuava a rivolgerle le sue attenzioni fino a che un giorno ella, per sfuggirgli, mise il piede su un serpente, che la uccise col suo morso. Orfeo penetrò allora negli inferi incantando Caronte con la sua musica. Sempre con la musica placò anche Cerbero, il guardiano dell'Ade. Persefone, commossa dal suo dolore e sedotta dal suo canto, persuase Ade a lasciare che Euridice tornasse sulla terra. Ade accettò, ma ad un patto: Orfeo avrebbe dovuto precedere Euridice per tutto il cammino fino alla porta dell'Ade senza voltarsi mai all'indietro. Esattamente sulla soglia degli Inferi, e credendo di esser già uscito dal Regno dei Morti, Orfeo non riuscì più a resistere al dubbio e si voltò, per vedere Euridice scomparire all'istante e tornare tra le Tenebre per l'eternità. Orfeo, secondo il mito, da allora rifiutò il canto e la gioia, offendendo le Menadi, seguaci di Dioniso che lo uccisero e lo dilaniarono, si nutrirono di parte del suo corpo e ne gettarono la testa nell'Erebo. La testa scese fino al mare e da qui all'isola di Lesbo, dove fu sepolta nel santuario di Apollo. Il corpo venne seppellito dalle Muse ai piedi dell'Olimpo. La sua lira venne invece infissa nel cielo, e formò una costellazione.
Un'altra versione, più drammatica e commovente, parte dalle stesse premesse: Euridice muore uccisa da un serpente mentre scappa dalle grinfie di Aristeo. Orfeo decide allora di andarla a riprendere. Dunque, trova a Cuma la discesa per gli Inferi. Giunto lì incanta Caronte, Cerbero e Persefone. Ade acconsente a patto che egli non si volti fino a che entrambi non siano usciti dal regno dei morti. Insieme ad Hermes (che deve controllare che Orfeo non si volti), si incamminano ed iniziano la salita. Euridice, non sapendo del patto, continua a chiamare in modo malinconico Orfeo, pensa che lui non la guardi perché è brutta, ma lui, con grande dolore, deve continuare imperterrito senza voltarsi. Appena vede un po' di luce, Orfeo, capisce di essere uscito dagli Inferi e si volta. Purtroppo, però, Euridice ha accusato un dolore alla caviglia morsa dal serpente e, dunque, si è attardata... Quindi, Orfeo ha trasgredito la condizione posta da Ade. Solo ora Euridice capisce e, all'amato, sussurra parole drammatiche e struggenti: «Grazie, amore mio, hai fatto tutto ciò che potevi per salvarmi». Si danno poi la mano, consapevoli che quella sarà l'ultima volta. Drammatica anche la presenza di Hermes che, con volto triste ed espressione compassionevole, trattiene Euridice per una mano, perché ha promesso ad Ade di controllare ed è ciò che deve fare. Orfeo vede ora scomparire Euridice e si dispera, perché sa che ora non la vedrà più. Decide allora di non desiderare più nessuna donna dopo la sua Euridice. Un gruppo di Baccanti ubriache, poi, lo invita partecipare ad un'orgia dionisiaca. Per tener fede anche lui a ciò che ha detto, rinuncia, ed è proprio questo che porta anche lui alla morte: le Baccanti, infuriate, lo sbranano e gettano la sua testa in un fiume, insieme alla sua lira. La testa cade proprio sulla lira e galleggia, continuando a cantare soavemente. Zeus, toccato da questo evento commovente, prende la lira e la mette in cielo formando una costellazione.
[modifica] Evoluzione del mito
Il mito di Orfeo nasce forse come mito di fertilità, come è possibile desumere dagli elementi del riscatto della Kore dagli inferi e dello σπαραγμος che subisce il corpo di Orfeo, elementi che indicano il riportare la vita sulla terra dopo l'inverno.
I riferimenti al mito nella letteratura greca arcaica e classica sono pochi, tanto che alcuni degli elementi essenziali della vicenda compariranno e verranno approfonditi solo dalla letteratura latina in poi. Due autori greci che si sono occupati del mito di Orfeo proponendo due diverse versioni di esso sono il filosofo Platone e il poeta Apollonio Rodio.
Nel discorso di Fedro, contenuto nell'opera "Simposio", Platone inserisce Orfeo nella schiera dei sofisti, poiché utilizza la parola per persuadere, non per esprimere verità; egli agisce nel campo della doxa, non dell'episteme. Per questa ragione gli viene consegnato dagli dei degli inferi un phasma di Euridice; inoltre, non può essere annoverato tra la schiera dei veri amanti poiché il suo eros è falso come il suo logos.
La sua stessa morte ha carattere anti-eroico poiché ha voluto sovvertire le leggi divine penetrando vivo nell'Ade, non osando morire per amore. Il phasma di Euridice simboleggia l'inadeguatezza della poesia a rappresentare e conoscere la realtà, conoscenza che può essere conseguita solo tramite le forme superiore dell'eros.
Apollonio Rodio inserisce il personaggio di Orfeo nelle Argonautiche presentandolo come un eroe culturale, fondatore di una setta religiosa. il ruolo attribuito ad Orfeo esprime la visione che del poeta hanno gli alessandrini: attraverso la propria arte, intesa come abile manipolazione della parola, il poeta è in grado di dare ordine alla materia e alla realtà; a tal proposito è emblematico l'episodio nel quale Orfeo riesce a sedare una lite scoppiata tra gli argonauti cantando una personale cosmogonia.
[modifica] Opere in cui appare o è trattata la sua figura
[modifica] Letteratura
- Simposio (discorso di Fedro) - opera filosofica di Platone.
- Argonautiche - poema epico di Apollonio Rodio.
- Elegia n.1 Powell - Orfeo e Calais - elegia contenuta ne Gli amori o i belli di Fanocle.
- Georgiche (libro IV) - poema di Virgilio.
- Metamorfosi (libro X) - poema di Ovidio.
- Fabula di Orfeo - Opera teatrale di Angiolo Poliziano.
- Orfeo - idillio di Giovan Battista Marino.
- Euridice ad Orfeo - Epistola lirica di Antonio Bruni.
- Orfeo, Euridice, Hermes - poesia di Rainer Maria Rilke.
- L'inconsolabile- uno dei "Dialoghi con Leucò" di Cesare Pavese.
- Il ritorno di Euridice (da l'uomo invaso) - poesia di Gesualdo Bufalino.
- Eurydice to Orpheus - poesia di Robert Browning.
- Eurydice (da Collected Poems) - poesia di Hilda Doolittle.
- Orphèe - opera teatrale di Jean Cocteau.
- Orfeo - Poema di Juan Martinez Jáuregui.
- Racconto di Orfeo - Poema di Robert Henryson (o Henderson).
- Bestiaire ou Le cortège d'Orphée - Poesie di Guillaume Apollinaire.
- La presenza di Orfeo - Raccolta di Poesie di Alda Merini.
[modifica] Saggi critici
- Orfeo, variazioni sul mito - a cura di Maria Grazia Ciani e Andrea Rodighiero.
- Orfeo, il mito del poeta - di Charles Segal.
[modifica] Musica
- Euridice - opera teatrale. Libretto di Ottavio Rinuccini e musica di Iacopo Peri (1600).
- L'Orfeo - Opera lirica di Claudio Monteverdi (1607).
- Orfeo dolente - Opera musicale di Domenico Belli (1616).
- La morte di Orfeo - Tragicommedia pastorale di Stefano Landi (1619).
- Orfeus und Euridice - Opera-ballo di Heinrich Schütz (1638).
- Orfeo - Opera musicale di Luigi Rossi (1647).
- Orfeo - Opera musicale di Jean-Baptiste Lully e Louis Lully (1690).
- Orfeo ed Euridice - Opera musicale di Christoph Willibald Gluck (1762).
- Orfeo ed Euridice - Ballo di Florian Johann Deller (1763).
- Orfeo ed Euridice - Opera lirica di Johann Gottlieb Naumann (1786).
- L'anima del filosofo ossia Orfeo ed Euridice - Opera musicale di Franz Joseph Haydn (1791).
- Orpheus - Poema sinfonico di Franz Liszt (1853-54).
- Orfeo all'inferno - Operetta di Jacques Offenbach (1858).
- Orfeo - Mimodramma di Roger Ducasse (1913).
- Orpheus und Eurydike - Opera lirica di Ernst Krenek (1926).
- Orpheus - Balletto di Igor Stravinskij (1947).
- Orfeu da Conceiçāo - Dramma musicale di Vinicius de Moraes (1947).
- Orfeo 9 - Opera rock di Tito Schipa Jr. (1970).
- Orpheus - Canzone di David Sylvian (1987) contenuta nell'album Secrets of the beehive
- Orfeo - Opera musicale di Carmen Consoli (2000).
- Orfeo a Fumetti - Opera da camera di Filippo del Corno (2001).
[modifica] Pittura
- Orfeo - Dipinto di Tintoretto.
- Orfeo all'inferno - Dipinto di Rubens.
- La leggenda di Orfeo - Trittico di Luigi Bonazza.
[modifica] Scultura
- Orfeo, Euridice ed Hermes - Rilievo fidiaco
- Orfeo, formella di Luca della Robbia per il Campanile di Giotto
- Orfeo ed Euridice scultura di Auguste Rodin, New York, The Metropolitan Museum of Art, 1893
[modifica] Cinema
- Orfeo negro , di Marcel Camus; dal dramma di Vinicius de Moraes.
- Le sang d'un poète, mediometraggio (1930), di Jean Cocteau
- Orfeo (Orphée) (1949), di Jean Cocteau
- Le Testament d'Orphée, ou ne me demandez pas pourquoi! (1960), di Jean Cocteau
[modifica] Fumetto
- Sandman - di Neil Gaiman
- Poema a fumetti - di Dino Buzzati
- I Cavalieri dello zodiaco - Saint Seiya - Hades - di Masami Kurumada
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Orfeo

