Gea

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Atena riceve il piccolo Erittonio dalle mani della madre Gaia, dettaglio di uno stamnos attico a figure rosse, 470-460 a.C., Monaco, Staatliche Antikensammlungen.

Gea (in greco attico: Γῆ) o Gaia (in greco ionico e quindi in omerico: Γαῖα) è, nella religione e nella mitologia greca, la dea primordiale, quindi la potenza divina, della Terra.

Gaia (Gea) nella Teogonia di Esiodo[modifica | modifica sorgente]

La Teogonia di Esiodo[1] racconta come, dopo Chaos (Χάος), sorse l’immortale Gaia (Γαῖα), progenitrice dei titani e degli dei dell’Olimpo.

Da sola, e senza congiungersi con nessuno, Gaia genera Urano (Οὐρανός, Cielo stellante) pari alla Terra[2], generò quindi, sempre per partenogenesi, i monti, le Ninfe (Νύμφη nymphē) dei monti[3] e il Ponto (Πόντος, il Mare)[4].

Unendosi a Urano, Gaia genera i Titani (Τιτάνες): Oceano (Ὠκεανός)[5], Coio ( Κοῖος, anche Ceo), Creio (Κριός, anche Crio), Iperione (Ύπέριον), Iapeto (Ιαπετός, anche Giapeto), Theia (Θεία, anche Teia o Tia)[6], Rea (Ῥέα), Themis (Θέμις, anche Temi), Mnemosyne (Μνημοσύνη, anche Menmosine), Phoibe (Φοίϐη, anche Febe), Tethys (Τηθύς, anche Teti) e Kronos (Κρόνος, anche Crono).

Dopo i Titani, l'unione tra Gaia e Urano genera i tre Ciclopi (Κύκλωπες: Brontes, Steropes e Arges[7])[8]; e i Centimani (Ἑκατόγχειρες , Ecatonchiri): Cotto, Briareo e Gige dalla forza terribile[9].

Urano, tuttavia, impedisce che i figli da lui generati con Gaia, i dodici Titani, i tre Ciclopi e i tre Centimani, vengano alla luce. La ragione di questo rifiuto risiederebbe, per Cassanmagnago[10], nella loro "mostruosità". Ecco che la madre di costoro, Gaia, costruisce dapprima una falce e poi invita i figli a disfarsi del padre che li costringe nel suo ventre. Solo l'ultimo dei Titani, Kronos, risponde all'appello della madre: appena Urano si stende nuovamente su Gaia, Kronos, nascosto[11] lo evira. Il sangue versato dal membro evirato di Urano goccia su Gaia producendo altre divinità: le Erinni (Ἐρινύες: Aletto, Tesifone e Megera[12]), le dee della vendetta[13], i terribili Giganti (Γίγαντες)[14] e le Ninfe Melie (Μελίαι)[15][16].

Ponto (Πόντος, il Mare) genera[17] Nereo (Νηρεύς) detto il "vecchio", divinità marina sincera ed equilibrata; poi, sempre Ponto ma unitosi a Gaia, genera Taumante (Θαῦμας)[18], quindi Forco (Φόρκυς)[19], Ceto (Κητώ)[20] dalle belle guance, ed Euribia (Εὐρύβια)[21].

Infine Gaia e Tartaro[22] generano Typheo (υφωεύς, anche Tifeo) "a causa dell'aurea" di Afrodite. Questo essere gigantesco, mostruoso, terribile e potente viene sconfitto dal re degli dèi, Zeus, e relegato nel Tartaro insieme ai Titani, da dove spira i venti dannosi per gli uomini.

Altri miti riguardanti Gea[modifica | modifica sorgente]

  • Apollodoro (Biblioteca I,1) sostiene che Gea abbia dapprima partorito i Centimani (Ecatonchiri) e poi i Ciclopi, Urano, loro padre, gettò questi ultimi nel Tartaro; allora Gea gli partorì i sei Titani (Oceano, Ceo, Iperione, Crio, Giapeto e, per ultimo, Crono) e le sette Titanidi (Tethys, Rea, Temi, Mnemosyne, Febe, Dione e Tia). Irata con Urano che aveva gettato nel Tartaro i precedenti figli, Gea incita i Titani a sopraffare il padre: tutti accolgono l'invito di Gea tranne Oceano. Aggredito il padre, Crono lo evira.
  • Apollodoro (Biblioteca I,6), ci dice che Gea partorì i Giganti, in quanto adirata per la sorte subita dai Titani; sapendo Gea che nessuno degli dèi dell'Olimpo poteva ucciderli ma solo un mortale andò alla ricerca di una pianta magica che impedisse loro di morire anche per mano degli uomini. Saputo ciò, Zeus colse per primo la pianta.
  • Eratostene (Catasterismi XIII), ci dice che Museo raccontò che Gea nascose in un antro la spaventosa capra, figlia del dio Elios, affidandola poi alla ninfa Amaltea (Ἀμάλθεια)[23] la quale con il suo latte nutrì Zeus infante.

Zeus celò Elara, una delle sue amanti, dalla vista di Hera nascondendola sotto terra. Talvolta viene quindi riportato che il gigante Tizio, il figlio che Zeus ebbe da Elara, sia stato in realtà figlio di Elara e di Gea.

Gea concesse l’immortalità ad Aristeo.

Alcuni studiosi credono che Gea fosse la divinità che originariamente parlava per bocca dell’Oracolo di Delfi. Ella passò i suoi poteri, a seconda delle versioni, a Poseidone, Apollo o Temi. Apollo è il dio a cui più di ogni altro è collegato l’Oracolo di Delfi, esistente da lungo tempo già all’epoca di Omero, perché in quel luogo aveva ucciso il figlio di Gea Pitone, impossessandosi dei suoi poteri ctonii. Hera punì Apollo per questo gesto costringendolo a servire per nove anni come pastore presso il re Admeto.

Nell’antica Grecia i giuramenti fatti in nome di Gea erano considerati quelli maggiormente vincolanti.

Gea nell'arte[modifica | modifica sorgente]

Nell’arte classica Gea poteva essere rappresentata in due modi diversi:

  • Nelle decorazioni vasali ateniesi veniva ritratta come una donna dall’aspetto matronale che emergeva dalla terra soltanto per metà, spesso mentre porgeva ad Atena il piccolo Erittonio (futuro re di Atene) perché lo allevasse.
  • Nei mosaici di epoca successiva appare come una donna che si sta stendendo a terra, circondata da un gruppo di Carpi, divinità infantili che simboleggiano i frutti della terra.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Esiodo, Teogonia 116 e sgg.
  2. ^ Si riferisce all'estensione, il Cielo stellante, semisferico, finisce là dove finisce Gaia, la linea di orizzonte indica sia la fine del Cielo stellante che della Terra (Arrighetti, p.326; Cassanmagnago p.929)
  3. ^ Quindi le Oreadi (Ὀρεάδες)
  4. ^ Distinto quindi da Oceano (Ὠκεανός)
  5. ^ In Iliade, XIV 201, Oceano è detto «padre degli dèi». Aristotele, in Metafisica I (A) 3,983 intende questo, «Oceano e Teti genitori del divenire», come anticipazione delle teorie di Talete.
  6. ^ Pindaro Istmica V la canta; da intendere come divinità della luce (cfr. Colonna p.83)
  7. ^ Dèi con un "occhio solo", i loro nomi richiamano rispettivamente il "Tonante", il "Fulminante" e lo "Splendente".
  8. ^ Da notare la differenza con l'Odissea, IX 187, dove i Ciclopi risultano dei giganteschi e selvaggi pastori e in cui, uno di questi, Polifemo,è figlio di Posidone. Qui, nella Teogonia esiodea, sono invece tre, dèì figli di Urano e Gaia, costruttori di fulmini che poi consegneranno a Zeus; in Callimaco, Inno ad Artemide, sono gli aiutanti di Efesto, costruttori delle fortificazioni delle città dell'Argolide, ma lo scoliaste (Esiodo Theog., 139) indica questi ultimi come una "terza" categoria di Ciclopi: «perché di Ciclopi ci sono tre stirpi: i Ciclopi che costruirono le mura di Micene, quelli attorno a Polifemo e gli dèi stessi.»
  9. ^ Così lo scoliaste (148): «Costoro sono detti venti che prorompono dalle nubi, e sono di sicuro devastatori. Per questo miticamente sono provvisti anche di cento braccia perché hanno pulsionalità guerresche. Cotto, Briareo e Gige sono i tre momenti (dell'anno): Cotto è la canicola, cioè il momento dell'estate, Briareo è la primavera in rapporto con il fiorire ('bryein') e crescere le piante; Gige è il tempo invernale.» (Trad. Cassanmagnago, p. 503).
  10. ^ Cassanmagnago Op.cit. p.929
  11. ^ Nella vagina della madre, locheòs, ( così legge Shawn O'Bryhim, Hesiod and the Cretan Cave in "Rheinisches Museum fuer Philologie" 140: 95-96, 1997.)
  12. ^ Questi nomi sono tuttavia di origine ellenistica, mentre la loro presenza è ternaria a partire da Euripide; nell' Iliade il nome è plurale (ad es. XIX, 418) che singolare (ad es. XIX, 87).
  13. ^ Queste dee rappresentano lo spirito della vendetta nei confronti di chi colpisce i parenti o i membri del proprio clan. Sono anche le divinità che sorvegliano il rispetto degli impegni presi sotto giuramento e che impongono il rispetto del corso "naturale" degli eventi (in quest'ultima accezione cfr. Iliade XIX, 418 ed Eraclito fr. 94 Diels-Kranz).
  14. ^ Nell'Odissea (VII, 59) sono una tribù selvaggia che perisce insieme al loro capo Eurimedonte.
  15. ^ Le Ninfe dell'albero di frassino. Anche queste divinità sono strettamente connesse con la guerra essendo il frassino l'albero con cui si costruivano le lance.
  16. ^ Lo scoliaste (187) sostiene che da queste Ninfe viene la prima generazione degli uomini.
  17. ^ Non è chiaro se per partenogenesi, o come gli altri successivi a lui, per mezzo dell'unione con Gaia, cf. Arrighetti p.294, Cassanmagnago p.931 (46).
  18. ^ L'aspetto meraviglioso del mare, cfr. Arrighetti p.294.
  19. ^ L'aspetto mostruoso del mare, cfr. Arrighetti p.294.
  20. ^ Anch'esso aspetto mostruoso del mare, cfr. Arrighetti p.294.
  21. ^ L'aspetto violento del mare, cfr. Arrighetti p.294.
  22. ^ Cfr. vv. 820-885.
  23. ^ Amaltea è invece il nome stesso della capra in Apollodoro I, 1, 6-7; Callimaco Inno a Zeus 46-9; Diodoro Siculo V, 70,3

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