Tizio

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Tizio, dipinto di Tiziano Vecellio, 1548-1549, Madrid, Museo del Prado

Nella mitologia greca, Tizio (o Titio) era uno dei Giganti, figlio di Zeus ed Elara[1].

Nel mito[modifica | modifica sorgente]

Nascita[modifica | modifica sorgente]

Zeus, timoroso della vendetta di Era, decise di nascondere l'amante Elara, figlia di Orcomeno, nelle viscere della terra della Beozia: qui nacque il gigante Tizio. Secondo Omero, invece, quest'ultimo sarebbe stato figlio di Gea;[2] Apollonio Rodio cerca di mediare tra le due tradizioni, facendo di quest'ultima la balia del Gigante.[3]

Morte[modifica | modifica sorgente]

Era, per vendicarsi di Latona, che aveva dato alla luce i figli di Zeus Apollo ed Artemide, ispirò un violento desiderio al gigante. Tizio andò alla ricerca di Latona e la trovò nel bosco di Panopeo. Ella si trovava lì per adempiere ad un rito, quando il gigante Tizio irruppe, cercando di violentarla. Le sue grida furono udite da Artemide e Apollo, che uccisero il gigante con una moltitudine di frecce.[4] Secondo Pindaro e Callimaco, fu la sola Artemide ad ammazzarlo;[5] secondo Apollonio Rodio e Quinto Smirneo invece fu il solo Apollo. Zeus considerò quest'uccisione un atto di giustizia dovuta, nonostante Tizio fosse suo figlio. Secondo un'altra versione, fu lo stesso Zeus ad ucciderlo.

Supplizio nel Tartaro[modifica | modifica sorgente]

Giunto nel Tartaro, Tizio fu condannato ad un'orribile tortura: il suo gigantesco corpo, che copriva due acri (o piuttosto nove, secondo Properzio e Claudiano)[6], venne immobilizzato a terra costringendone braccia e gambe, mentre due avvoltoi,[7] due aquile o un serpente avrebbero per l'eternità divorato il suo fegato.[8]

Progenie[modifica | modifica sorgente]

Secondo una versione del mito, Tizio ebbe per figlio Taso, mentre dalla figlia Europa[9] nacque Eufemo, uno degli Argonauti.

Alcune interpretazioni del mito[modifica | modifica sorgente]

Il nome del gigante (che in greco è Τιτύος, Tityos) potrebbe derivare dalla parola "tisis" oppure essere legata ai "Tityroi", una parola beotica per indicare i satiri che suonano il flauto. Ciò spiegherebbe come mai egli assomigli tanto ad un altro dei rivali di Apollo, Marsia. In effetti, alcuni elementi della storia, in particolare il supplizio cui Tizio è condannato nel Tartaro, ricordano da vicino la vicenda del gigante beotico Orione o quella del titano Prometeo.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Esiodo, Catalogo delle donne fr. 25.
  2. ^ Omero, Odissea 7.324; 11.850; cfr. anche Quinto Smirneo 3. 390 ss. e Nonno, Dionysiaca 4. 331 ss.
  3. ^ Apollonio Rodio 1.758ss.; cfr. anche Virgilio, Eneide 6. 595 ss.
  4. ^ Pausania 3. 18. 15; 10. 11. 1.
  5. ^ Pindaro, Pitica 4, ep. 4; Callimaco, Inno 3 ad Artemide, 109.
  6. ^ Properzio, Elegie 3. 5; Claudiano, De raptu Proserpinae, II, 339-340.
  7. ^ Omero, Odissea 11.580; Ovidio, Metamorfosi 4. 453 ss.; Properzio, Elegie 2. 20. Secondo Virgilio, Eneide 6. 595 ss., l'avvoltoio sarebbe uno solo; allo stesso modo, Seneca, Hercules Furens 747 ss. e Phaedra 1229 ss.
  8. ^ Igino Astronomo, Fabulae, 55 {{citazione : Poiché Latona si era data a Giove, Giunone aveva ordinato a Tizio, figlio della Terra (un essere di dimensioni enormi), di possederla con la forza; ma quando Tizio ci provò, fu ucciso da Giove con un fulmine. Pare che negli Inferi, disteso, occupi lo spazio di nove iugeri; accanto a lui è stato posto un serpente perché gli divori il fegato, che poi ricresce a ogni luna.| *Igino Astronomo, Fabulae 153}}
  9. ^ Omero, Odissea 8.324; Pseudo-Apollodoro1.4.1; Scoli ad Apollonio Rodio 1.181,761; Pindaro Pitica 4.81.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti antiche[modifica | modifica sorgente]

Letteratura secondaria[modifica | modifica sorgente]

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