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Callimaco

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un papiro contenente un testo degli Aitia di Callimaco

Callimaco (in greco antico Καλλίμαχος ὁ Κυρηναῖος, traslitterato in Kallímachos o Kyrenaíos; Cirene, intorno al 310 a.C. – Alessandria d'Egitto, intorno al 240 a.C.) fu un poeta e filologo greco antico d'età ellenistica.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Batto e Mesatma[1], Callimaco apparteneva alla dinastia dei Battiadi, il cui capostipite era Batto I, fondatore della città, del quale il padre portava il nome. Trascorsi i primi anni nella terra nativa, Cirene, fu costretto a recarsi in Egitto, ad Alessandria, dove fu prima allievo di Ermocrate di Iaso, per poi assumere l'incarico di maestro di scuola. Successivamente ad Atene fu discepolo del peripatetico Prassifane di Mitilene.

Incominciò a frequentare la corte di Tolomeo II Filadelfo, dove gli fu conferito il delicato compito di catalogare i testi della Biblioteca di Alessandria, fondata dallo stesso re. Da questa esperienza nacquero i Pinakes (o Tavole) della storia letteraria dei Greci: si tratta di una bibliografia a carattere enciclopedico di tutti gli scrittori in lingua greca, suddivisa a seconda del genere; questo genere verrà ripreso anche da Varrone Reatino nelle sue Imagines. Gli autori erano qui catalogati in ordine alfabetico; ogni nome era accompagnato da una sintetica biografia, seguita dai titoli delle opere, corredati dall'incipit di ciascun testo. L'opera comprendeva 120 volumi ed era certamente un testo imponente.

Successivamente entrò nelle grazie di Tolomeo III Evergete, poiché la moglie Berenice II era concittadina di Callimaco. Da poeta di corte esaltò con carmi encomiastici entrambi. In particolare compose La chioma di Berenice, elegia in cui si narra dell'assunzione in cielo, sotto forma di costellazione, del ricciolo sacrificato dalla regina in voto per il ritorno del marito da una campagna militare in Siria.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Callimaco, secondo le fonti, scrisse moltissimo, sia in versi sia in prosa, tanto che, secondo la tradizione, avrebbe pubblicato 800 libri.

Tra le opere erudite spiccavano i citati Pinakes e una serie di opere di erudizione sui più disparati argomenti, dalla storia alla geografia, dalla etnografia alle paradossografie (in greco παραδοξογραφία, cioè "testi sulle cose meravigliose"). Tra i carmi vanno ricordati quattro libri di elegie intitolati Aitia (Aἴτια, ossia "origini" o "cause"), diciassette Giambi, sessantatré Epigrammi [2], sei Inni e un epillio, l'Ecale.

Stile[modifica | modifica wikitesto]

Amante della ricerca erudita e del labor limae, ovvero la curata elaborazione formale, Callimaco influenzò la poesia ellenistica e quella romana, in special modo le opere di Ennio, Catullo, di Virgilio, di Tibullo, di Properzio. Callimaco si eleva tra i contemporanei per l'efficace brevità e concisione dei suoi carmi nonché per la levigatezza formale. Pratica con sistematicità la polyèideia [3] e la poikilìa (in greco ποικιλία, la contaminazione di generi, in latino contaminatio). Nel giambo XIII afferma, per esempio, che non esiste nulla che obblighi il poeta a seguire un solo genere letterario. D'altra parte spesso sente la necessità di giustificarsi per le sue scelte e per la sua metaletteratura perché consapevole di essere incredibilmente sperimentale e innovatore.

Contrario alla concezione platonica dell'arte, propone una poesia non didascalica, ma piuttosto orientata al diletto; è arguta, ironica, elegante, con uno stile vivace, conciso ed espressivo. Non manca una certa prolissità, propria dell'epica antica, né infrequente è il ricorso a giochi di parole, neologismi ed etimologie.

Partecipò attivamente alle polemiche letterarie del suo tempo, attaccando i suoi rivali e critici denominati "Telchini" (nell'introduzione degli Aitia), ovverosia i fautori di poemi epici e di ideali letterari da lui considerati superati.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ma il nome, corrotto nei manoscritti, va letto Megatima.
  2. ^ Confluiti nella Antologia Palatina.
  3. ^ In greco πολυείδεια, la mescolanza di generi.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Callimaco di Cirene, Inni e Epigrammi, trad. Laura Oliveri, Collana Biblioteca di Letteratura, Carlo Signorelli Editore, Milano, 1929, pp. 64.
  • Id., Gli Epigrammi di Callimaco scelti e commentati, trad. Sergio Chiappori, Milano, 1953, (edizione limitata).
  • Id., Inni - Chioma di Berenice, con testo a fronte, trad. Valeria Gigante Lanzara, Collana i grandi libri n. 308, Garzanti, Milano, 1984, pp. LXXIX-134.
  • Id., Opere. Inni - Epigrammi - Ecale. Testo a fronte, 2 voll., trad., introduzione e note di G. B. D'Alessio, Collana Classici Greci e Latini, BUR, Milano, 1996-2007, ISBN 978-88-17-17071-0, pp. 789.
  • Id., Epigrammi, Traduzione di Alceste Angelini, Collezione di Poesia n. 214, Einaudi, Torino, 1990, ISBN 978-88-06-11762-7, pp. 169.
  • Callimaco - Catullo, La chioma di Berenice. A cura di Pietro Tripodo, Collana Minima n. 47, Salerno Editrice, 1995, pp. 144.
  • Callimaco, Epigrammi, testo a fronte, trad. Giuseppe Zanetto, introd. e commento di Paola Ferrari, Collana Classici Greci e Latini, Oscar Mondadori, Milano, 1992, ISBN 978-88-04-36125-1; Collezione I Classici n. 63, Mondadori, Milano, 2008.
  • Id., Aitia. Libro Primo e Secondo, Collana Biblioteca di studi antichi, Fabrizio Serra Editore, 1996.
  • Id., Iambi. XIV-XVII, a cura di Emanuele Lelli, Edizioni dell'Ateneo, 2005, ISBN 978-88-47-6018-0, pp. 224.
  • Id., Aitia. Libro Terzo e Quarto, a cura di G. Massimilla, Collana Biblioteca di studi antichi, Fabrizio Serra Editore, 2010, ISBN 978-88-62-27282-7, pp. 616.
  • Id., Inno ad Apollo e altre poesie. Prefazione, traduzione e note di Maria Paola Funaioli, Collana Diamante, Giuliano Ladolfi Editore, 2012, ISBN 978-88-66-44066-6, pp. 82.
  • Id., Inni di Callimaco tradotti da Dionigi Strocchi, Collana Hellenica, Edizioni dell'Orso, 2014, ISBN 978-88-62-74530-7, pp. 380.
  • Id., Aitia, Ecale, Giambi, Inni, Collana Oscar classici greci e latini, Mondadori, Milano, 2015, ISBN 978-88-045-7777-5.

Studi[modifica | modifica wikitesto]

  • R. Pretagostini, Ricerche sulla poesia alessandrina. Teocrito, Callimaco, Sotade, Edizioni dell'Ateneo, 1984, pp. 176.
  • L. Lehnus, Nuova bibliografia callimachea (1489-1998), Alessandria, Edizioni dell'Orso, 1998.
  • E. Lelli, Critica e polemiche letterarie nei Giambi di Callimaco, Collana Hellenica, 2004, ISBN 978-88-76-94745-2, pp. 172.

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