Bacchilide

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Musicista (forse Bacchilide) con ascoltatrici

Bacchilide (in greco Βακχυλίδης; Iuli, 516 a.C.451 a.C.) è stato un poeta greco antico, del genere lirico, nipote di Simonide e coetaneo di Pindaro, suo rivale in poesia.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Ha compiuto numerosi viaggi: prima in Tessaglia e in Macedonia, poi ad Atene. A Siracusa è ospite del tiranno Gerone, dove contende a Pindaro i favori del protettore; viene in seguito esiliato nel Peloponneso probabilmente per motivi politici, infine ritorna nella sua patria. Ha scritto: epinici, ditirambi, inni e parteni, che sono stati successivamente raccolti e divisi in dieci libri dai filologi alessandrini.

Di tutta la sua vasta produzione poetica rimanevano solo pochi frammenti sparsi, ma nel 1897 furono ritrovati due papiri egiziani, che ci hanno restituito gli epinici e i ditirambi; così oggi possiamo leggere 14 epinici e 5 ditirambi (alcuni frammentari).

Bacchylides, Encomia fr. 5, papiro di Ossirinco 1361 fr. 4).

Epinici[modifica | modifica sorgente]

La struttura dei suoi epinici è simile a quella di Pindaro: il mito occupa la parte centrale; l'occasione per la composizione del canto è data da una vittoria di un atleta alle Olimpiadi. La vittoria dell'atleta è inserita in un mito, che ha tre funzioni: dare solennità all'evento, rendere eterno quel momento e emettere una sentenza morale. L'evento particolare oltrepassa così i limiti temporali e si innalza a modello esemplare per tutti. La parte iniziale e finale degli epinici è invece rappresentata dalle lodi dell'atleta vincente, e anche della sua famiglia, della sua città e dei suoi dèi protettori.

Da ricordare è l'epinicio a Gerone, vincitore a Olimpia nel 470 a.C., e i due ditirambi dedicati alla saga di Teseo.

L'epinicio a Gerone, inviato al potente protettore tramite Ceo, si apre con la celebrazione della vittoria olimpica di Gerone e del suo cavallo Ferenico, quest'ultimo definito impetuoso come il vento del nord, e prosegue con l'auspicio di ottenere dal cielo ricchezza e gloria contemporaneamente; l'aggancio con il mito viene effettuato descrivendo la sfortunata sorte di Meleagro, su cui si accanirono Artemide e Altea, e la pietà di Eracle, che ottenne in sposa Deianira, sorella del morto; l'ultima parte del carme è dedicata all'invocazione della Musa, affinché celebri le gesta del vincitore e dei suoi luoghi.

La rivalità con Pindaro traspare anche in alcune opere, e comunque la critica moderna, quasi all'unanimità, attribuisce a Pindaro una maggiore originalità e ispirazione oltre ad una maggiore altezza lirica, mentre Bacchilide era apprezzato soprattutto dagli antichi per la grazia dei suoi versi e per una maggiore fluidità e trasparenza.[1]

Ditirambi[modifica | modifica sorgente]

Il mito di Teseo

Anche i ditirambi contengono elementi storici letterari di una notevole importanza, come nel caso de I giovani, in cui Teseo trasporta a Creta quattordici maschi e femmine vergini da sacrificare al Minotauro e dimostra, grazie da una prova pericolosa, la sua origine familiare risalente a Poseidone. [2] Invece Teseo è un dialogo fra il coro di ateniesi ed il re di Atene Egeo, che assume una notevole importanza, in quanto viene considerato da alcuni critici, tra i quali Aristotele, un intermedio fra il dramma e la lirica corale, da cui sbocciò la tragedia, mentre secondo altri ritengono che Bacchilide sia stato inlfuenzato dalla tragedia, che quindi, in questo caso, era già formata e diffusa a quei tempi.[3]
I ritmi usati nei ditirambi sono giambico-trocaici e dattilici, mentre lo stile e il dialetto sono influenzati dal modello omerico.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ "Le muse", De Agostini, Novara, 1964, Vol.I, pag.502-503
  2. ^ testo in greco
  3. ^ "Le muse", De Agostini, Novara, 1964, Vol. I, pag.502-503

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

in lingua originale s:el:Βακχυλίδης

Controllo di autorità VIAF: 261224558 LCCN: n50058180