Alceo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Alceo (disambigua).
Alceo

Alceo (in greco Ἀλκαῖος, Alkâios; Mitilene, 630 a.C. circa – 560 a.C. circa) è stato un poeta greco antico, vissuto tra il VII e il VI secolo a.C..

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Di famiglia aristocratica, fu implicato nelle vicende politiche della propria terra, che, uscita dal periodo monarchico, si vide al centro di lotte interne fra eterìe rivali di case gentilizie, favorendo in tal modo l'ascesa al potere di tiranni. Questi ultimi furono osteggiati da Alceo, che si oppose soprattutto a Melancro e a Mirsilo, tanto da essere costretto a recarsi in esilio. Tornato in patria, combatté in Troade contro gli Ateniesi per il possesso del Sigeo, ma anch'egli, così come Archiloco, fuggì gettando lo scudo. Nuovamente in esilio in seguito all'ascesa di Pittaco, uno dei Sette Sapienti, per il quale inizialmente aveva combattuto, ma dal quale si sentì profondamente tradito al punto da definirlo una volpe astuta e "colui che divora la città", tornò a Lesbo grazie all'amnistia del 580 a.C., vivendo in patria fino alla morte.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Alceo e Saffo in un vaso a figure rosse

I temi delle sue opere sono la passione politica, l'amore, l'occasione conviviale, la battaglia e la precarietà della vita e sono trattati con tono decisamente aristocratico commisto ad una vivacità di espressione. La sua poesia rispecchia le idee della propria eterìa. Inoltre scrisse poesie dedicate a fanciulli e tenne alto la missione della propria stirpe, ossia di liberare il popolo dalle difficoltà.

I versi di Alceo furono raccolti in età alessandrina da Aristofane di Bisanzio ed Aristarco di Samotracia in dieci libri, che comprendevano:

  • Inni: "Inno ad Apollo" ( di cui rimane solo il primo verso, ma possiamo ricavare la parafrasi da un'orazione di Imerio), "Inno ad Hermes" ( di cui rimane solo la prima strofa) e "Inno ai Dioscuri" ( che ha un precedente nel XXXIII inno omerico e un seguito nel XXII idillio di Teocrito);
  • Peana;
  • Carmi della lotta civile (στασιωτικὰ μέλη, stasiotikà mèle), cioè canti politici e d'indole battagliera (celebre l'immagine nella quale si paragona Mitilene ad una nave, il mare alle alterne vicende, e la tempesta alle battaglie, poi ripreso da Orazio, Carm. I,14);
  • Canti conviviali (συμποσιακὰ μέλη, symposiakà mèle), nei quali si celebrano i lieti banchetti e i convitti dell'eterìa, ossia del ristretto circolo aristocratico (noto l'invito alla baldoria in seguito alla morte del tiranno Mirsilo, poi in Orazio, Carm. I, 37: Nunc est bibendum);
  • Canti erotici (ἐροτικὰ μέλη, erotikà mèle), poesie a carattere erotico, aventi come destinatario non solo donne ma spesso anche fanciulli (amore paideutico).

Di Alceo restano circa 400 frammenti, anche se numerose citazioni si ritrovano in Orazio. Il dialetto utilizzato da Alceo è l'eolico misto ad alcuni ionismi. È una lingua poco letteraria, infatti si trovano pochi omerismi, ed è più simile alla lingua parlata e vi si riscontra spesso una funzione conativa. Anche per quanto riguarda i ritmi, è stata rilevata una certa varietà: si passa dalle strofe alcaiche, che prendono il nome proprio da lui, a quelle saffiche.[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ "Le muse", De Agostini, Novara, 1964, Vol. I, pag.104-105

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Marzullo, Benedetto. Il "miraggio" di Alceo. Berlin; New York: Walter de Gruyter, 2009. xxxix, 171 p. (Beiträge zur Altertumskunde, 252).

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 228050642 LCCN: n81024909