Strofe saffica

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Nella metrica classica, e in particolare della metrica eolica greca e latina, per strofa saffica si intende una strofa composta da tre endecasillabi saffici e da un adonio.

È attribuita alla celebre poetessa di Lesbo, Saffo. Secondo la tradizione, il primo dei nove libri composti da Saffo e custoditi nella biblioteca di Alessandria era interamente scritto in strofe saffiche per un totale di 1320 versi. La "saffica" fu ampiamente ripresa anche nel mondo latino, in particolare da Catullo.

(LA)
« Ille mi par esse deo videtur,
ille, si fas est, superare divos,
qui sedens adversus identidem te
spectat et audit. »
(IT)
« Egli mi sembra essere simile ad un Dio,
egli, se è possibile mi sembra superare gli Dei,
che sedendoti davanti allo stesso tempo
guarda e ascolta. »
(Carme LI)

La strofe saffica è anche uno dei metri classici più ripresi nell'Ottocento italiano dalla Metrica barbara, in particolare da Giosuè Carducci[1] e Giovanni Pascoli.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dinanzi alle terme di Caracalla: Corron tra ’l Celio fosche e l’Aventino Le nubi: il vento dal pian tristo move Umido: in fondo stanno i monti albani Bianchi di neve.
  2. ^ Novembre
    Gemmea l'aria, il sole così chiaro
    che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
    e del prunalbo l'odorino amaro
    senti nel cuore...

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