Saffo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Saffo (disambigua).
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
(GRC)

« Οἱ μὲν ἰππήων στρότον οἰ δὲ πέσδων
οἰ δὲ νάων φαῖσ' ἐπ[ὶ] γᾶν μέλαι[ν]αν
ἔ]μμεναι κάλλιστον, ἔγω δὲ κῆν' ὄτ-
τω τις ἔραται. »

(IT)

« C'è chi dice sia un esercito di cavalieri, c'è chi dice sia un esercito di fanti,
c'è chi dice sia una flotta di navi sulla nera terra
la cosa più bella, io invece dico
che è ciò che si ama »

(Frammento 16, incipit)
Dipinto pompeiano detto Saffo

Saffo (in greco antico Σαπφώ, traslitterato in Sapphó; Ereso, 640 a.C. circa – Leucade, 570 a.C. circa) è stata una poetessa greca antica vissuta tra il VII e il VI secolo a.C. Di famiglia aristocratica, nacque a Mitilene, nell'isola di Lesbo, dove trascorse la maggior parte della propria vita, attorno al 640 a.C. (secondo il lessico bizantino Suda, nel quale si parla di due Saffo, nei lexica 107 e 108) o al 626-623 a.C. (secondo la testimonianza e gli studi di San Girolamo, il quale pone il punto di maggior successo della poetessa, ἀκμή, all'epoca della 45ª Olimpiade, 596-593 a.C., e tale punto era solitamente individuato con il culmine della vita e della produzione letteraria, e cioè mediamente intorno ai trenta anni di età)..

Non si conoscono né la data della sua morte (anche se da un suo componimento[1] si può desumere che abbia raggiunto la tarda età), né le circostanze in cui avvenne. Dato leggendario, ripreso dagli antichi commediografi, è che si sia gettata da un faro sull'isola di Lefkada, vicino alla spiaggia di Porto Katsiki, per l'amore non corrisposto verso il giovane battelliere Faone, che in realtà è un personaggio mitologico. Tale versione è ripresa anche da Ovidio, nelle Eroidi, e da Giacomo Leopardi (Ultimo canto di Saffo).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Testa di Saffo, copia romana da originale di età ellenistica, da Smirne, Museo archeologico di Istanbul
Busto di Saffo conservato nei Musei capitolini a Roma

Saffo era originaria di Ereso, città dell'isola di Lesbo nell'Egeo; le notizie riguardo alla sua vita ci sono state tramandate grazie al Marmor Parium, al lessico Suda, all'antologista Stobeo, a vari riferimenti di autori latini (come Cicerone e Ovidio), e alla tradizione dei grammatici. Di famiglia aristocratica, per motivi politici da bambina[senza fonte] seguì la famiglia in esilio in Sicilia, probabilmente a Siracusa o ad Akragas[2], per una decina d'anni, a causa delle lotte politiche tra i vari tiranni che vi erano allora a Lesbo (ricordiamo tra i tanti Mirsilo, Pittaco e Melancro) ma poi ritornò a Ereso dove curò l'educazione di gruppi di giovani fanciulle, incentrata sui valori che la società aristocratica richiedeva a una donna: l'amore, la delicatezza, la grazia, la capacità di sedurre, il canto, l'eleganza raffinata dell'atteggiamento. Nel quadro dell'eros omosessuale dell'epoca, diverso da quello delle epoche successive e dettato da un preciso contesto culturale, scrisse liriche che alludono a rapporti di tipo omosessuale con le sue giovani studenti (dedicò a una di loro la poesia "A me pare uguale agli dei").

Ebbe tre fratelli, Larico, coppiere nel pritaneo di Mitilene, Erigio, di cui si conosce solo il nome, e Carasso, un mercante, che, durante una missione in Egitto, pare, dalle poesie di Saffo, si fosse innamorato di un'etera, Dorica, rovinando economicamente la sua famiglia. In alcuni versi Saffo prega affinché sia garantito un ritorno sicuro al fratello per poter essere riammesso in famiglia e lancia una maledizione alla giovane donna. Secondo leggende legate ad alcuni versi del poeta lirico Alceo, ancora una volta per autoschediasmo questi fu ritenuto il suo amante; ma gli stessi poeti antichi smentirono questa ipotesi, ritenendo che i versi in questione erano da interpretare come un'idealizzazione non autobiografica. Da riconoscere è però che Alceo conobbe la poetessa, prima che questa fuggisse a causa delle guerre dei tiranni, e la ritrae, in uno dei suoi componimenti, come una donna bella e piena di grazia, dal fascino raffinato, dolce e sublime, sfatando così le leggende che aleggiavano intorno alla sua non avvenenza fisica, tanto da portarla a togliersi la vita per amore, non corrisposto, nei confronti del giovane Faone.

La Suda dice che Saffo sposò un certo Cercila di Andros, nota probabilmente falsa e tratta dai commediografi, dal marito ebbe comunque una figlia di nome Cleide a cui dedicò alcuni splendidi e teneri versi.

Alcuni versi proverebbero che la poetessa raggiunse un'età avanzata ma il dato non giunge a sicurezza poiché era usanza comune tra i poeti lirici di utilizzare la prima persona in modo convenzionale.

Gli antichi furono concordi nell'ammirare la sua maestria. Solone, suo contemporaneo, dopo aver ascoltato in vecchiaia un carme della poetessa, disse che a quel punto desiderava due sole cose: impararlo a memoria e morire. Strabone, a distanza di secoli, la definì: "un essere meraviglioso".

Il poeta Anacreonte, vissuto una generazione dopo Saffo (metà del VI secolo a.C.), accreditò la tesi che la poetessa nutrisse per le fanciulle che educava alla musica, alla danza e alla poesia un amore omosessuale: tale pratica non è incredibile né immorale peraltro in un contesto storico e sociale in cui vigevano una stretta separazione dei sessi e la visione della donna quasi unicamente come fattrice di figli e signora del governo domestico; inoltre, per gli antichi Greci l'erotismo - che si teneva strettamente lontano dalla pedofilia tutelando i bambini d'ambo i sessi che non avessero compiuto una certa età e da figure estranee - si faceva canale di trasmissione di formazione culturale e morale nel contesto di un gruppo ristretto, dedicato all'istruzione e alla educazione delle giovani, qual era il tiaso femminile. I

Nel corso dei secoli scrittori e uomini di cultura, cui sfuggiva come peraltro in gran parte oggi la diversa natura dell'amore omosessuale nella cultura greca antica rispetto alle epoche successive, con il fine di non snaturare la grandezza poetica di Saffo con ipotesi scandalose ai loro occhi, intesero piuttosto che tale amore fosse solo affetto puro esasperato fino all'iperbole (figura retorica) per fini poetici. Alla luce di un'evoluzione delle conoscenze in proposito, si indicano tali amori omosessuali vissuti nel contesto formativo come normale percorso educativo che le adolescenti intraprendevano quando facevano parte del tiaso (ricordiamo i nomi di alcune allieve di Saffo: Archianassa, Arignota, Attis, Dica, Eirana, Girinno, Megara, Tenesippa e Mica). Il tiaso di Lesbo aveva come maestra proprio Saffo e alla luce di una formazione culturale completa (artistica, musicale e sociale) in Grecia era contemplata di norma anche l'iniziazione all'amore e al rapporto sessuale mediante il rapporto omosessuale. Il ruolo di Saffo in proposito, quale evinto (con possibile autoschediasmo) dalle sue liriche, frainteso ed estrapolato dal contesto storico-culturale, ha dato origine ai termini "lesbico" e "saffico", che designano l'omosessualità femminile.

Sessualità e comunità[modifica | modifica wikitesto]

La poetica di Saffo s'incentra sulla passione e sull'amore per vari personaggi e per tutti i generi. La parola "lesbico/a" deriva dal nome della sua isola natale, Lesbo, mentre il nome della poetessa ha dato origine alla parola "saffico"; tale termine non è stato applicato all'omosessualità femminile prima del XIX secolo[3][4]. Le voci narranti di molte delle sue poesie parlano di infatuazioni e di amore (a volte ricambiato, a volte no) per vari personaggi femminili, ma le descrizioni di atti fisici tra donne sono poche e oggetto di dibattito[5][6].

Le opere[modifica | modifica wikitesto]

Saffo mentre legge una sua poesia. Vaso attico, 440-430 a.C.

Gli studiosi della biblioteca di Alessandria suddivisero l'opera della poetessa in otto o forse nove libri, organizzati secondo criteri metrici: il primo libro, ad esempio, comprendeva i carmi composti in strofe saffiche, ed era composto da circa 1320 versi.
Di questa produzione ci rimangono oggi pochi frammenti: l'unico componimento conservatoci integro dalla tradizione è il cosiddetto Inno ad Afrodite (fr. 1 V.), con cui si apriva il primo libro dell'edizione alessandrina della poetessa. In questo testo, composto secondo i criteri dell'inno cletico, Saffo si rivolge alla dea Afrodite chiedendole di esserle alleata riguardo a un amore non corrisposto.
Tra gli altri componimenti che ci sono noti in maniera frammentaria si può ricordare almeno il fr. 31 V., Phainetai moi kenos isos theoisin, cui si fa spesso riferimento come "ode della gelosia". Il contenuto di questo carme, in realtà, ci sfugge in larga parte, dato che non ne conosciamo la conclusione; nella parte conservata, Saffo descrive le reazioni dell'io lirico al colloquio tra una delle ragazze del tiaso e un uomo, presumibilmente il promesso sposo di costei. La vista della ragazza suscita in chi dice 'io' una serie di sintomi (sudore, tremito, pallore) che sembrano adombrare un vero e proprio attacco di panico[7]. Questo componimento fu imitato da Catullo nel suo carme 51 (Ille mi par esse deo videtur).

Tipologia lirica[modifica | modifica wikitesto]

Si possono sostanzialmente distinguere due tipi di liriche[8], quella corale, caratterizzata da un rapporto professionale tra il poeta e un committente[9], normalmente celebrativa e quella intimista in cui il poeta esprime uno stato d'animo che riflette

« assilli e sconvolgimenti che partono da un io autobiografico. »
(U. Albini, op. cit. in bibliografia)

I canti corali composti prevalentemente per rispondere a esigenze di ufficialità pubblica[9] possono assumere anche il carattere di epitalami[10]. Il tema di questi ultimi è la cerimonia nuziale e la forma in cui sono composti prevede un racconto in prima persona impostato in forma dialogante. Sono presenti inoltre immagini semplici ed evocative, spesso ilari e malinconiche.

La lirica di Saffo, assieme a quella di Alceo e di Anacreonte, rientra nella melica monodica[11], dove la poetessa esprime le proprie emozioni a divinità o ad altri esseri umani.

Saffo offre un'immagine semplice ma appassionata dei sentimenti dell'[io lirico], equilibrata ma coinvolgente, dove l'amore ha un ruolo da protagonista con tutta una serie di riflessioni psicologiche e in cui il ricordo e l'analisi delle emozioni passate ne suscita nuove altrettanto forti. Molto forti e precisamente enumerate sono le ripercussioni fisiche del sentimento amoroso[12].

Più di ogni altro poeta prima di lei, Saffo indaga sulle emozioni provate da una persona innamorata, in particolare nella focalizzazione femminile.

Saffo scrisse in dialetto eolico di Lesbo, caratterizzato dalla psilosi e dalla baritonesi: la psilosi consiste nell'assenza dell'aspirazione iniziale di parola; la baritonesi evitava che ogni parola del dialetto avesse l'accento sull'ultima sillaba. La sua poesia, nitida ed elegante, si espresse in diverse forme metriche tutte tipiche della lirica monodica, fra cui un nuovo modello di strofe, dette "saffiche", composte di quattro versi ciascuna (tre endecasillabi saffici e un adonio finale). Tale forma metrica fu ripresa da molti poeti, fino alla "metrica barbara" di Carducci. Una curiosità consiste nel fatto che la strofa non è chiamata saffica perché fu la poetessa di Lesbo ad inventarla; la nascita è da attribuire ad Alceo ma la denominazione deriva dal fatto che fu la poetessa ad utilizzarla maggiormente, ispirando anche Catullo nel carme 51 (Ille mi par esse deo videtur, ispirato al fr. 31 V). Caratteristica di Saffo è anche il frequente e non meno importante uso dei distici elegiaci, un tipo di versi molto comune allora, formati da un esametro ed un pentametro. I distici elegiaci erano frequenti nella lirica non solo amorosa, brevi ma allo stesso tempo essenziali e forti; ne abbiamo alcuni esempi palesi non solo nella poetessa greca, ma anche nel suo successore latino Catullo.

L'inno ad Afrodite[modifica | modifica wikitesto]

Nell'inno ad Afrodite, forse una delle più belle e delicate liriche pervenuteci, Saffo esprime la pena e l'ansia per l'amore non sempre corrisposto e il penoso tormento che questo le dà.

Questa lirica assume la forma di una preghiera in cui, con il richiamo di un incontro precedente[13], cerca di coinvolgere la dea in suo favore ed ella pronta interviene in maniera diretta[14] con la promessa che Saffo si aspetta[15].

In questa poesia la forza emotiva si coniuga con l'eleganza e la dolcezza delle espressioni che raggiungono l'acme nella sesta strofa in cui la parola della dea diventa impegno, conciso e perentorio.

Ippolito Pindemonte, nella sua mirabile traduzione, è riuscito a cogliere e a rappresentare lo stato d'animo che la poetessa ha trasfuso nell'ode, mantenendo al contempo la potenza della passione e la soavità del tono poetico.

(GRC)

« ποικιλόθρον' ἀθανάτ' Αφρόδιτα,
παῖ Δίος δολόπλοκε, λίσσομαί σε,
μή μ' ἄσαισι μηδ' ὀνίαισι δάμνα,
πότνια, θῦμον,

ἀλλὰ τυίδ' ἔλθ', αἴ ποτα κἀτέρωτα
τὰς ἔμας αὔδας ἀίοισα πήλοι
ἔκλυες, πάτρος δὲ δόμον λίποισα
χρύσιον ἦλθες

ἄρμ' ὐπασδεύξαισα, κάλοι δέ σ' ἆγον
ὤκεες στροῦθοι περὶ γᾶς μελαίνας
πύπνα δίννεντες πτέρ' ἀπ' ὠράνωἴθε-
ρος διὰ μέσσω.

αἶψα δ' ἐξίκοντο, σὺ δ', ὦ μάκαιρα,
μειδιαίσαισ' ἀθανάτωι προσώπωι
ἤρε' ὄττι δηὖτε πέπονθα κὤττι
δηὖτε κάλημμι

κὤττι μοι μάλιστα θέλω γένεσθαι
μαινόλαι θύμωι. τίνα δηὖτε πείθω
ἄψ σ' ἄγην ἐς σὰν φιλότατα;τίς σ', ὦ
Ψάπφ', ἀδικήει;

καὶ γὰρ αἰ φεύγει, ταχέως διώξει,
αἰ δὲ δῶρα μὴ δέκετ',ἀλλὰ δώσει,
αἰ δὲ μὴ φίλει, ταχέως φιλήσει
κωὐκ ἐθέλοισα.

ἔλθε μοι καὶ νῦν, χαλέπαν δὲ λῦσον
ἐκ μερίμναν, ὄσσα δέ μοι τέλεσσαι
θῦμος ἰμέρρει, τέλεσον,σὺ δ' αὔτα
σύμμαχος ἔσσο. »

(IT)

« Afrodite eterna, in variopinto soglio,
Di Zeus fìglia, artefice d'inganni,
O Augusta, il cor deh tu mi serba spoglio,
Di noie e affanni.

E traggi or quà, se mai pietosa un giorno,
Tutto a' miei prieghi il favor tuo donato,
Dal paterno venisti almo soggiorno,
Al cocchio aurato

Giugnendo il giogo. I passer lievi, belli
Te guidavano intorno al fosco suolo
Battendo i vanni spesseggianti, snelli
Tra l'aria e il polo,

Ma giunser ratti: tu di riso ornata
Poi la faccia immortal, qual soffra assalto
Di guai mi chiedi, e perché te, beata,
Chiami io dall'alto.

Qual cosa io voglio più che fatta sia
Al forsennato mio core, qual caggìa
Novello amor ne' miei lacci: chi, o mia
Saffo, ti oltraggia?

S'ei fugge, ben ti seguirà tra poco,
Doni farà, s'egli or ricusa i tuoi,
E s'ei non t'ama, il vedrai tosto in foco,
Se ancor nol vuoi.

Vienne pur ora, e sciogli a me la vita
D'ogni aspra cura, e quanto io ti domando
Che a me compiuto sia compi, e m'aita
meco pugnando. »

L'inno, composizione in onore di una divinità, recitata davanti alla sua statua in quanto considerata sua incarnazione terrena, è da dividersi in tre parti.

La prima parte, epìklesis, nella quale la poetessa invoca la divinità ed esprime le sue principali invocazioni utilizzando l'imperativo e forme esortative.

La seconda parte, omphalòs, la parte narrativa dell'inno, in cui la divinità viene presentata nel contesto di un'azione della quale è protagonista, di solito di carattere mitico.

La terza parte, euchè, la preghiera vera e propria, la cui metrica è simile alla epìclesis.

Questa poesia può essere considerata una Ring Komposition, in quanto al termine del componimento sono inseriti elementi che fanno riferimento alle prime strofe.

Asteroidi dedicati[modifica | modifica wikitesto]

A lei è dedicato un asteroide battezzato 80 Sappho.

Opere musicali dedicate a Saffo[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Frammento 32.
  2. ^ Un frammento di Saffo citato in Strabone, Geografia, I,2,33, menzionerebbe la città di Palermo (ἤ σε Κύπρος ἢ Πάφος ἢ Πάνορμος); cfr. Enciclopedia della Sicilias.v. Saffo, p. 850. Ciononostante, alcuni filologi vi leggono πάνορμος, 'dal grande porto', aggettivo da riferire a Pafos; cfr. (EN) Geography of Strabo, nota 246. URL consultato il 29 dicembre 2012.
  3. ^ lesbian (adj.) in Online Etymology Dictionary. URL consultato il 13 settembre 2012.
  4. ^ Sapphic in Online Etymology Dictionary. URL consultato il 13 settembre 2012.
  5. ^ Denys Page, Sappho and Alcaeus, Oxford University Press, 1959, pp. 142-146.
  6. ^ Campbell 1982, p. XI-XII
  7. ^ F. Ferrari, Una mitra per Kleis. Saffo e il suo pubblico, Pisa, Giardini, 2007, pp. 159-163.
  8. ^ Lirica, ossia composizione poetica accompagnata da uno strumento a corda come la lira o la cetra.
  9. ^ a b U. Albini, Lirici greci, op. cit. in bibliografia, p. VIII.
  10. ^ Gli epitalami come gli imenei sono componimenti che celebrano le nozze.
  11. ^ Melica monodica, ossia canto a solo.
  12. ^ Giuliana Lanata, Il linguaggio amoroso di Saffo, in Quaderni urbinati di cultura classica, Urbino, 1966, rivista diretta dal grecista Bruno Gentili
  13. ^ Verso 7.
  14. ^ Verso 18.
  15. ^ Verso 21

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • D. A. Campbell (a cura di), Greek Lyric 1: Sappho and Alcaeus (Loeb Classical Library No. 142), 1982, Harvard University Press, Cambridge, Mass. ISBN 0-674-99157-5
  • Giuliana Lanata, Il linguaggio amoroso di Saffo, citato alla nota 11
  • Raffaele Cantarella. La letteratura greca classica. Milano, Rizzoli, 2002. ISBN 88-17-11251-8.
  • Umberto Albini, traduzione Gennaro Perrotta. Lirici greci. Milano, Garzanti, 1978.
  • AA. VV., Lirici greci. Milano, Mondadori, 2007.
  • Liriche e frammenti (2002), SE (ISBN 88-7710-517-8)
  • Frammenti (1997), Giunti (ISBN 88-09-21032-8)
  • Frammenti (2000), Demetra (ISBN 88-440-1624-9)
  • Finché ci sia respiro (2001), Interlinea (ISBN 88-8212-256-5)
  • Frammenti d'amore (2005), BUR (ISBN 88-17-00519-3)
  • Caterina Napoleone (a cura di), Enciclopedia della Sicilia, 2ª ed., Franco Maria Ricci Editore, 2007.ISBN non esistente
  • Silvio Zenoni, L'onda di Saffo, in Le parole lontane (2012) ISBN 978-88-91035-14-1 oppure in "Rivista italiana di Gruppoanalisi" n.1/2006, Franco Angeli, Milano

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 78770488 LCCN: n50047921