Metrica barbara
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La metrica barbara consiste nel cercare di applicare l'andamento ritmico tipico della metrica latina alla metrica italiana.
[modifica] Cenni generali
Venne utilizzata per primo da Giosuè Carducci, conscio dell'impossibilità di riportare in vita il latino ma comunque mirante a ripristinare un classicismo in letteratura per opporsi ad altre correnti a lui contemporanee o comunque immediatamente precedenti, come il romanticismo o il positivismo etc.
La poesia italiana fino ad allora era fondata sul sillabismo, cioè su schemi obbligati (il sonetto), semiliberi (la ballata e la canzone) o liberi (la canzone "libera"), formate da versi definiti in base al numero di sillabe. Alla fine dell'Ottocento due sono i metri che si propongono come alternativi al metodo tradizionale: la metrica libera e la metrica barbara appunto.
Come già detto si definisce "metrica barbara" quella che tenta di imitare tramite la metrica sillabica e accentuativa (quale quella italiana) le regole della versificazione classica (cioè una metrica di tipo quantitativo, non fondata sulle sillabe o sugli accenti, ma sull' alternanza di vocali brevi e lunghe). Venne chiamata "Barbara" dal Carducci perché, come osserva egli stesso, un tentativo del genere sarebbe parso barbaro agli orecchi dei Romani o dei Greci.
[modifica] I precursori
Gli esperimenti di metrica barbara però vennero fatti anche prima di Carducci, specialmente nel periodo dell'Umanesimo, quando gli intellettuali ed i poeti scoprirono la poesia classica ed iniziarono a studiarne la metrica.
I poeti del "Certame coronario" (un concorso organizzato da Leon Battista Alberti a Firenze nel 1441), ad esempio, tentarono di scrivere esametri italiani, alternando vocali considerate brevi o lunghe in base ad un complesso sistema di regole: queste regole vennero in seguito codificate da Claudio Tolomei nel 1500, attraverso un opuscolo di Regolette della nuova poesia toscana.
Abbiamo poi tentativi di Chiabrera, Fantoni, Rolli; tuttavia nessuno riuscì a stendere un programma sistematico di versificazione sul modello classico quale quello fatto da Carducci.
Inoltre le prime esperienze di Gabriele D'Annunzio nel campo della letteratura all'età appena di 19 anni, vedono l'applicazione di questo principio alla sua raccolta lirica Canto Novo, del 1882
[modifica] La Metrica Barbara di Carducci
Egli non tentò di trasferire dal latino all' italiano il sistema delle vocali lunghe e brevi; decise di imitare i principali versi latini dal punto di vista ritmico e accentuativo. Per riprodurre l' esametro, ad esempio, accoppiò un settenario e un novenario, o un senario e un novenario; per riprodurre l' adonio usò il quinario e così via: ad ogni verso "classico" fece corrispondere uno (o due affiancati) versi della tradizione italiana.
Il metro barbaro più fortunato fu la strofe saffica, metro usato da Catullo e Orazio, basato sulla successione di tre versi lunghi e uno breve; la trasposizione italiana si compone di tre endecasillabi (in Carducci non rimati) e un quinario (corrispondente, come già detto, all' adonio latino).
Ecco un esempio:
| « Corron tra ’l Celio fosche e l’Aventino Le nubi: il vento dal pian tristo move |
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(G. Carducci - Dinanzi alle terme di Caracalla, vv. 1-4, in Tutte le poesie: 451)
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La fortuna della metrica barbara Carducciana fu però limitata, con varie correzioni fu recuperata da Pascoli, Thovez e altri; si trattava perlopiù di esperimenti metrici, non riuscirono a sopravvivere al nuovo corso metrico che vedrà la vittoria del verso libero.


