Lingue romanze

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Lingue romanze o neolatine
Parlato in Originariamente: Europa meridionale; attualmente: anche America Latina, Canada, Libano (parzialmente), la maggior parte dell'Africa occidentale, quasi tutto il Nordafrica, parte del Corno d'Africa e dell'Africa meridionale
Classifica 2[1]
Scrittura Alfabeto latino
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Lingue italiche
  Lingue romanze
Suddivisioni Orientale
Italo-occidentale
Meridionali
Codici di classificazione
ISO 639-2 roa
Romance Languages-World-Map.png
Paesi in cui una lingua romanza è lingua nazionale (arancione) o in cui viene parlata comunemente (giallo chiaro).
Estratto dai Sacramentā Argentariae (842) altrimenti noti come Serment de Strasbourg o Giuramento di Strasburgo (vedi nascita lingue romanze)

Le lingue romanze o lingue latine o lingue neolatine[2] sono le lingue derivate dal latino. Sono parlate nel mondo come primo idioma da oltre un miliardo di persone, numero che arriva al miliardo e mezzo di individui (oltre un sesto dell'umanità) considerando anche i loro parlanti come seconda o altra lingua. Esse sono l'evoluzione diretta non del latino classico ma del latino volgare a seguito dell'espansione dell'impero romano.

Tali varietà linguistiche vennero inizialmente definite come volgare, ossia popolare nel senso etimologico del termine (da vulgus, "popolo" in latino). La parola volgare non va dunque intesa come dispregiativa, ma semplicemente come riferimento alla lingua vernacolare, quella cioè impiegata - nella sua forma prevalentemente orale - nella vita quotidiana, in distinzione rispetto a quella della tradizione letteraria e ufficiale dello stato romano.

Il termine “romanzo” deriva dall'avverbio latino Romanice riferito al parlare vernacolo (romanice loqui) rispetto al parlare in latino (latine loqui). Da Romanice deriva la forma francese romanz, da cui l'italiano romanzo. Tali parlate formano quello che in dialettologia viene chiamato continuum romanzo.

L'area in cui si sono sviluppate - e sono ancora parlate nelle loro versioni contemporanee - viene chiamata Romània e corrisponde in linea di massima alla parte europea occidentale dell'impero romano, esclusa la Britannia, con l'aggiunta del territorio corrispondente alla Dacia e di altre isole linguistiche neolatine minori diffuse nei Balcani (lingue romanze balcaniche).

Nel Nordafrica l'invasione araba (VIII secolo) ha cancellato ogni volgare latino che vi si era sviluppato, mentre la persistenza dell'impero nella sua porzione orientale, con l'impiego prevalente della lingua greca a livello ufficiale, ha impedito la diffusione popolare del latino, prevenendo sviluppi linguistici analoghi a quelli occorsi nella porzione occidentale.

I latini volgari, come del resto il latino classico e le lingue romanze, vengono classificati nelle ramificazioni delle lingue italiche, nell'albero delle lingue indoeuropee.

Le lingue romanze oggi[modifica | modifica wikitesto]

Principali differenze tra lingue romanze e latino[modifica | modifica wikitesto]

Le lingue romanze in Europa

Le lingue romanze moderne differiscono dal latino classico per vari aspetti:

  • Mancano i casi (ad eccezione del romeno che ne conserva alcuni tratti);
  • Manca il neutro, quindi esistono solo due generi grammaticali, a differenza del latino classico (fanno eccezione il romeno, il napoletano, i "plurali sovrabbondanti" italiani e pronomi neutri in siciliano, catalano, italiano, portoghese e spagnolo);
  • Uso degli articoli grammaticali, a partire dai dimostrativi latini;
  • Introduzione di nuovi tempi (passato prossimo) e modi verbali (condizionale);
  • Sostituzione del tempo perfetto con nuove forme composte dal verbo "essere" o "avere" più il participio passato (ad eccezione del portoghese, in cui si trova una forma verbale derivata dal latino).

Il sardo è una delle lingue più isolate e, come tale, ha conservato una maggiore somiglianza con il latino. Anche il toscano (da cui deriva l'italiano) è molto conservativo. Il francese è la lingua più innovativa e la più discosta dal latino (essendo notevolmente influenzata dalle lingue germaniche parlate dagli antichi Franchi), mentre il romeno è una sintesi che affianca ad una forte conservazione della base latina elementi innovativi d'origine slava, daca, greca e turca.

Grado di evoluzione secondo gli studi effettuati dal linguista di origini italiane Mario Pei rispetto al latino:

Legenda:

██ spagnolo

██ portoghese

██ francese

██ italiano

██ romeno

(il colore scuro indica che la lingua è ufficiale; il colore chiaro indica che la lingua è di uso comune o amministrativo).

Dialetti e lingue romanze[modifica | modifica wikitesto]

A rigore il numero delle lingue romanze dovrebbe corrispondere a quello di tutte le varietà neolatine (dette dialetti romanzi) parlati all'interno della Romània; solo alcune di queste lingue però hanno subito nel corso del tempo delle normalizzazioni (per il lungo uso, l'opera delle Accademie e dei grammatici nonché il peso della tradizione letteraria) e godono di uno status di ufficialità: il portoghese (con 364 milioni di parlanti)[3], lo spagnolo (con 500 milioni di parlanti)[3], il francese (con 500 milioni di parlanti)[3], l'italiano (con quasi 200 milioni di parlanti)[3], il romeno (con quasi 27 milioni di parlanti) e il catalano (con quasi 10 milioni di parlanti). A queste possiamo aggiungere le lingue alle quali è stato riconosciuto uno status di ufficialità in ambito locale, sebbene non abbiano ricevuto una normalizzazione o l'abbiano ricevuta incompleta o non unanimemente accettata dai locutori: il galiziano, il mirandese[4], l'occitano, il franco-provenzale o arpitano, l'aromeno, il sardo, il corso e il ladino nelle tre tipologie del friulano, del ladino dolomitico e del romancio.

Vi sono poi lingue che sono state riconosciute come tali dall'UNESCO ma che spesso non godono di alcuna forma effettiva di tutela o non hanno ancora subito alcuna normalizzazione: l'asturiano, l'aragonese, il leonese, il limosino, il piccardo, il vallone, il normanno, il gallo, il ligure, il piemontese, il veneto, il lombardo, l'emiliano, il romagnolo, il napoletano, il siciliano, l'istrioto, il morlacco, l'istroromeno, il meglenoromeno e il giudeo-spagnolo. Ci sono anche dialetti che non hanno avuto alcuna normalizzazione, perché sono parlate da un numero molto ristretto di persone, per esempio la lingua moesorumena.

Analogie tra alcune parole in diverse lingue romanze
Latino Sardo (Logudorese) Italiano Còrso Castigliano(Spagnolo) Portoghese Occitano Catalano Friulano Francese Romeno (Româna)
caseus casu formaggio/cacio casgiu/furmagliu queso queijo formatge formatge formadi/çuç fromage caş
cantare cantare cantare cantà cantar cantar cantar cantar cjantâ chanter a cânta
capra craba capra capra cabra cabra cabra cabra cjare chèvre caprǎ
clavis/clave crae chiave chjave llave chave clau clau clâf clé cheie
ecclesia cresia chiesa chjesa iglesia igreja glèisa església glesie église biserică
hospitalis ispidale ospedale ospidale hospital hospital espitau hospital ospedâl hôpital spital
lingua limba lingua lingua lengua língua lingua llengua lenghe langue limbă
platea pratza piazza piazza plaza praça plaça plaça place place piaṭǎ
pons/pontis ponte ponte ponte puente ponte pònt pont puint pont pod
nox/noctis note notte notte noche noite nuèit/nuèch nit gnot nuit noapte

N.B. Questa tabella ha uno scopo puramente esemplificativo e pertanto contiene un numero limitato di lingue. Le lingue sono state scelte per il loro discostarsi progressivo dal latino, da sinistra a destra, ponendole tanto più a destra quanto più sono discoste dal quest'ultimo. Occitano e Catalano sono incluse entrambe allo scopo di mostrare la transizione tra due lingue assai prossime tra loro.

Problemi di riconoscimento[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene tra i linguisti sia comunque prevalente la tendenza a non distinguere tra dialetto e lingua da un punto di vista sostanziale, l'attribuzione dello status di lingua piuttosto che di dialetto a questa o quella parlata risulta sempre essere problematica e gravida di polemiche, in quanto le lingue sono quasi sempre sentite come intimamente legate al concetto di nazione e, per questo, la loro categorizzazione risente notevolmente di spinte socio-politiche che talvolta tengono in poco o nessun conto criteri filologici o sociologici di classificazione.

Un esempio esplicativo può essere il seguente: istroromeno, meglenoromeno e macedoromeno non hanno status ufficiale di lingua (da un punto di vista politico) pur essendo più discoste dal romeno del moldavo (lingua ufficiale della Repubblica moldava).

Un altro esempio è quello della lingua corsa, riconosciuta come lingua dalla legge francese (che la considera una lingua regionale sin dal 1974) e dalla classificazione ISO 639 sebbene (in quanto parte del gruppo toscano) sia ben più vicina all'italiano letterario di quanto non lo siano, ad esempio, i dialetti italiani mediani come quelli marchigiani, che invece non godono di alcun riconoscimento.

Va inoltre segnalato che le varietà romanze formano un continuum dialettale; questo implica che a livello dialettale la transizione da una parlata all'altra sia quasi sempre appena avvertibile, senza distinzioni nette. È dunque impossibile dare un esauriente e definitivo elenco delle parlate romanze, in quanto i caratteri identificativi di una parlata sfumerebbero inevitabilmente in quelli delle parlate vicine; dunque a formare un'identità locale concorrono fattori di coscienza e di storia comune più che di effettiva differenza linguistica.

Per questo motivo istanze di natura sociale, culturale, politica ed economica giocano un ruolo fondamentale nei dibattiti se considerare un dato idioma come "lingua" o "dialetto", nonostante tale distinzione non trovi alcun supporto solido da un punto di vista strettamente linguistico. Idiomi che non hanno ottenuto lo status di "lingua ufficiale", o che non possiedono una tradizione letteraria significativa, o che non hanno sviluppato una forma standard su base almeno regionale, sono spesso andati incontro a frammentazioni o persino all'estinzione. D'altra parte, alcuni idiomi che pure vantano produzioni letterarie anche notevoli e che sono parlati da milioni di locutori (ad esempio il napoletano), non hanno mai ottenuto uno status di lingua ufficiale per motivazioni storiche e socio-economiche (e non certo linguistiche).

Classificazione delle lingue romanze[modifica | modifica wikitesto]

L'unità linguistica, intesa come conformità di usi linguistici all'interno di ampie comunità di parlanti, non è la condizione naturale della lingua. La variazione è del tutto normale e non solo tra le diverse comunità, ma all'interno di ciascuna di esse ed è limitata soltanto dalla contingente necessità di comunicare. Già Dante aveva osservato che in una stessa città non si parla allo stesso modo in tutti i rioni. Esistono quattro tipi di variazione: la variazione diatopica, che si realizza nello spazio, ed è la variazione più evidente; la variazione diastratica, che si realizza in una comunità tre le condizioni sociali che concorrono a formare la comunità; la variazione diafasica, che si registra in rapporto ai registri espressivi (solenne, formale, familiare…); infine la variazione diacronica, che è quella che avviene nel tempo, che è ritenuta la più importante. Naturale dunque che il mondo romanzo si sia frazionato nella molteplicità di varietà che chiamiamo lingue romanze.

Distinzioni tra le lingue romanze[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito sono riportati alcuni dei criteri usati per distinguere le lingue romanze.

Problemi di classificazione[modifica | modifica wikitesto]

La classificazione delle lingue è, in generale, problematica. In particolare le lingue romanze (così come altre famiglie diffusesi su aree non molto frazionate) formano un vasto continuum dialettale attraversato da numerosi e divergenti fenomeni lessicali, strutturali e fonetici. Questa continuità linguistica tra le varie parlate implica necessariamente, oltre alla succitata difficoltà nell'identificare una precisa realtà linguistica locale distinta dalle circostanti, che sia sempre difficile (se non in certi casi impossibile) dare una precisa classificazione di tutte le parlate romanze. Infatti, anche raggruppando queste parlate per analogie basandoci su criteri unicamente glottologici, non si possono tracciare confini netti e dunque trovare un criterio linguistico che possa distinguere senza sfumature o transizioni delle sotto famiglie della famiglia romanza. Per queste ragioni già H. Schuchardt (Über die Klassification der romanischen Mundarten, 1900) mostrò l'impossibilità di dare una classificazione del tutto scientifica dei dialetti romanzi.

Nelle zone di transizione tra una famiglia all'altra si ricorre dunque a criteri di tipo culturale o sociolinguistico (come i concetti di “orbita culturale” o “lingua tetto”), che però possono variare a seconda degli autori. Dunque possono coesistere classificazioni divergenti delle lingue di uno stesso continuum dialettale senza che queste sia fra loro in contraddizione, poiché basate su diversi criteri. Ad esempio, alcuni tendono a voler considerare occitano e catalano come varianti prossime di una stessa lingua, osservando che il guascone, considerato afferente all'occitano, sembra essere più discosto da quest'ultimo di quanto non lo sia il catalano; mentre altri classificano l'occitano come galloromanzo e il catalano come iberoromanzo. Le lingue italiane settentrionali presso molti linguisti sono incluse nel gruppo italoromanzo mentre altre classificazioni (ad esempio quelle di Ethnologue o dell'UNESCO) le includono nel galloromanzo in virtù dei fenomeni di transizione con le parlate occitane. In questo quadro, nessun linguista, oggi, si avventura - su basi scientifiche - nell'affermare che il gallurese (alquanto affine alla variante meridionale della lingua còrsa) sia afferente alle lingua sarda, dalla quale (variante logudorese) pure ha subito qualche contaminazione. Esempi notevoli di dialetti (o lingue) di transizione sono il sassarese, l'istrioto, il nizzardo.

Criteri di classificazione[modifica | modifica wikitesto]

Poiché due varietà linguistiche geograficamente vicine hanno in comune una gran parte del lessico, che è il settore di ogni lingua più soggetto alla variazione, per la classificazione delle lingue è opportuno fondarsi su altri criteri. Si tiene in particolare conto della tipologia linguistica: le lingue romanze sono, entro un certo grado, tipologicamente diverse tra loro; vale a dire, bisogna tener conto di una loro diversa base tipologica. A tal fine vengono messi a confronto fenomeni (fonetici, morfologici, sintattici, lessicali) di conservazione con i rispettivi fenomeni di innovazione. Questi fenomeni si presentano perlopiù indipendentemente gli uni dagli altri, dunque le loro distribuzioni spesso non coincidono. Di conseguenza, nel redigere una classificazione, gli autori devono stabilire una gerarchia tra i fenomeni linguistici.

La maggior parte degli autori (ad esempio C. Tagliavini, W. von Wartburg, A. Vàrvaro, M. Dardano) danno maggiore importanza ai livelli morfologico e sintattico, che rappresentano le strutture fondamentali di una lingua in quanto strutture interne, nelle quali dunque i fenomeni di conservazione e innovazione assumono maggior rilievo. Altri autori invece (ad esempio P. Bec) prediligono la fonetica; intesa, in quanto settore più conservativo di una lingua, come strumento di indagine sul sostrato e sullo stato più antico dello sviluppo della lingua.

Sostrato[modifica | modifica wikitesto]

Il latino, estendendosi nel vasto territorio della Romania, venne a contatto con lingue diverse. Questo stato linguistico preesistente è detto sostrato o substrato (dal latino substratum), concetto introdotto dal dialettologo Graziadio Isaia Ascoli che studiò approfonditamente questo fattore.

La lingua dei romani si impose sulle lingue dei popoli vinti, sostituendosi ad esse. Tuttavia, durante il progressivo tracollo politico e militare dell'Impero romano, cominciò a risentire variamente del loro influsso, soprattutto nella fonetica. La nozione di sostrato ci aiuta a spiegare quei fenomeni (soprattutto fonetici ma anche, in misura minore, morfosintattici e lessicali), che non possono ricondursi ai caratteri strutturali del latino. Per questo ci si riferisce alle lingue di sostrato considerandole propriamente come la piattaforma del ceppo neolatino. È stata attribuita al sostrato etrusco la cosiddetta gorgia toscana. Il sostrato celtico invece sarebbe responsabile del passaggio /u/</y/ e dell'evoluzione -CT- > -it- avvenuti in certe lingue galloitaliche.

Strettamente connesso al concetto di sostrato è il concetto di superstrato. Il superstrato è rappresentato da una lingua che non s'impone sulla lingua parlata in una determinata area linguistica, ma la influenza variamente soprattutto nella fonetica e nel lessico. Abbiamo per esempio un superstrato germanico in Francia e arabo in Spagna. Il valore esplicativo della teoria del sostrato è stato contestato negli ultimi decenni sia dalla linguistica strutturale (che, come cause del mutamento linguistico ha posto in primo piano fattori interni e sistematici) sia dalla sociolinguistica, che ha approfondito il concetto di interferenza linguistica.

Schemi di classificazione[modifica | modifica wikitesto]

Vi sono vari schemi di classificazione. Il più usato viene ad essere quello del Tagliavini[9].

Schema del Tagliavini[modifica | modifica wikitesto]

† = Lingue estinte

È il più usato. Predilige, come detto, criteri morfologici e sintattici per la definizione dei gruppi, associati a criteri sociolinguistici.

  • gruppo ibero-romanzo
    • iberico occidentale
    • iberico orientale (dati i molti fenomeni di transizione con il galloromanzo meridionale è da molti studiosi ritenuto facente parte di quel gruppo)
      • gruppo catalano
        • catalano occidentale
        • catalano nordoccidentale
        • ribagorsano (variante con tratti aragonesi)
        • valenzano (insieme al catalano di Barcellona e al balearico è la base della norma letteraria catalana unificata)
        • catalano orientale
        • catalano centrale
        • catalano settentrionale o rossiglionese (parlato nel Rossiglione francese)
        • balearico
        • algherese (variante parlata ad Alghero in Sardegna)
Dialetti parlati in Italia.png

Schema del Bec[modifica | modifica wikitesto]

Basato su comunanze fonetiche ed indagini sostratiche, interessante per la filologia romanza.

Schema Ethnologue[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Ethnologue (16ª ed.) le lingue neolatine (che sarebbero 41) si differenziano in tre rami principali, a loro volta ancora sottolivellati:[11]

(tra parentesi tonde il numero di lingue di ogni gruppo e la zona dove vengono parlate) [tra parentesi quadre il codice di classificazione internazionale linguistico]

Gruppi di classificazione incerta[modifica | modifica wikitesto]

  • romanzo meridionale (forse legato al gruppo ibero-romanzo)
  • gruppo pannonico (classificazione incerta, non ne è attestata l'esistenza)

Storia delle lingue romanze[modifica | modifica wikitesto]

Le lingue vive sono organismi in continua evoluzione: quando una lingua smette di evolversi e resta fissata nel suo lessico e nella sua struttura, generalmente si ha che fare con una lingua morta, come è oggi il latino.

È difficile stabilire una regola attraverso la quale si può individuare il momento preciso nel quale una lingua muore e nasce un nuovo idioma. In assenza di una documentazione sufficiente, come nel caso della nascita delle lingue romanze, occorre ricorrere, come vedremo, a date convenzionali, coincidenti con quelle dei documenti più antichi pervenutici nei quali appare per la prima volta la testimonianza scritta di una lingua abbastanza discosta, per lessico e struttura, da quelle precedentemente note.

Sul processo che ha portato alla nascita di queste lingue è pertanto possibile fare soprattutto ipotesi e la carenza di dati certi lascia aperto il dibattito e le interpretazioni, contribuendo al sorgere di differenti e a volte confliggenti scuole di pensiero sulle dinamiche che hanno dato origine le lingue romanze. Tali differenti punti di vista risentono a volte anche del tentativo di dare maggiore legittimazione a posizioni politiche contemporanee andandone a cercare basi e motivazioni nei processi che, parallelamente al sorgere delle lingue, hanno generato anche i popoli e gli stati nazionali poi divenuti attori del continente europeo.

Alcune linee guida sono comunque identificabili con sufficiente certezza ed attorno ad esse vi è largo consenso nella comunità scientifica.

Dai volgari latini alle lingue romanze[modifica | modifica wikitesto]

Attraverso un processo durato secoli e avviatosi, a seconda delle regioni, in epoche diverse (soprattutto a partire dal IV secolo e poi proseguito, come vedremo, sino al X secolo), dall'incontro tra il latino diffuso dall'autorità Romana a livello politico, culturale e etno-sociale (portato cioè dalla migrazione dei coloni di lingua latina o latinizzati) con le diverse lingue impiegate dalle popolazioni incluse nei confini dell'impero romano, soprattutto nella sua porzione occidentale, hanno preso a svilupparsi, in germe, quelle che poi diventeranno le lingue più propriamente definite come romanze.

Inizialmente vi fu una contaminazione del latino parlato dai funzionari, dai soldati e dai mercanti Romani che risiedevano in una certa provincia, da parte degli idiomi (quasi tutti celtici) parlati in quella regione dalle popolazioni autoctone. Il latino parlato da questi Romani, a propria volta, risentiva delle loro origini, sia dal punto di vista regionale (ossia dalla provincia di provenienza, con inevitabili differenze di accenti e lessico, derivate a propria volta dalla latinizzazione più o meno intensa di quelle province; la stessa lingua etrusca impiegò alcuni secoli a scomparire ed era ancora viva sebbene in grave declino agli inizi dell'Impero), sia dal punto di vista culturale (i soldati solitamente non parlavano una lingua altrettanto ricca e normalizzata quanto quella dei funzionari statali). Tali contaminazioni non furono mai decisive sino a che l'impero restò unito come entità politica, per l'enorme influenza culturale che esso recava con il proprio dominio: ne è prova sufficientemente valida la relativamente scarsa sopravvivenza di termini di sicura e schietta origine celtica nelle lingue romanze.

Alcuni, tuttavia, ipotizzando - più in base a ricerche di carattere speculativo che a dati certi - una notevole affinità tra latino e lingue celtiche (nell'ambito della comune eredità indoeuropea), avanzano l'ipotesi che lo sviluppo delle lingue poi dette convenzionalmente romanze, sia partito soprattutto dalle lingue indoeuropee parlate dalle popolazioni presenti nell'impero, sulle quali il latino (che ne condivideva comuni origini) avrebbe avuto un'influenza più limitata di quanto generalmente accettato. Tali ricerche tendono a valorizzare il più possibili determinati caratteri linguistici che costituirebbero i sostrati non prettamente latini (soprattutto celtici, ma anche affini seppur non coincidenti con il latino) delle lingue romanze, in opposizione ai superstrati intervenuti nella formazione delle nuove lingue successivamente alla caduta dell'Impero romano, ad opera dell'influsso delle lingue (soprattutto germaniche, anch'esse di ceppo indoeuropeo) parlate dai popoli invasori comunemente individuati come Barbari.

Va però osservato che tali ipotesi, per quanto talvolta affascinanti, mancano a tutt'oggi del sostegno di un corpus di testimonianze linguistiche e letterarie abbastanza vasto che consenta loro di uscire dall'ambito delle speculazioni.

Il meccanismo di genesi delle nuove lingue si mise in ogni caso in moto con una brusca accelerazione con il crollo dell'impero e la migrazione massiccia e molto concentrata nel tempo di popolazioni generalmente germanofone (Invasioni barbariche). A seguito delle invasioni in molte regioni dell'ex-impero venne persino sconvolto l'equilibrio etnico e linguistico esistente, mentre le popolazioni più schiettamente latine e latinizzate furono a volte quasi del tutto spazzate via dalla scena senza mai più essere sostituite, come avvenne in Britannia, totalmente evacuata all'inizio del V secolo da militari e funzionari per tentare di far fronte, con il loro contributo, alle minacce frattanto subite da Gallia e Italia.

Date di nascita delle lingue romanze[modifica | modifica wikitesto]

La nascita delle diverse lingue romanze è variamente individuabile e documentata, ed avviene - nella maggior parte dei casi - nei secoli immediatamente successivi alla caduta dell'Impero romano d'Occidente, che causò la perdita dell'unità linguistica, oltre che politica, garantita dalle sue istituzioni.

La prima attestazione del termine romana (romana lingua, da cui il termine romanza nel senso di lingua derivata dal latino), risale al Concilio di Tours (813), durante il quale così ci si riferisce alla lingua comunemente parlata all'epoca in Gallia, in opposizione alla lingua germanica parlata dai Franchi invasori.

Il Serment de Strasbourg o Giuramento di Strasburgo (842) è indicato come il primo documento ufficiale in cui si impieghi un antenato del francese (e del tedesco, essendo stato redatto in due copie da Carlo il Calvo e Ludovico il Germanico, una latinizzante e l'altra germanizzante).

Tra i rari documenti pervenuti della lingua protofrancese, (fase iniziale del passaggio dal latino ad una forma precoce di francese) è rilevante il Glossario di Reichnau, redatto nel IX sec (880 d.C.) ed avente varie colonne riguardanti lemmi latini e loro definizioni, insieme ad altre concernenti le lingue dell'area francese.

Il primo documento ufficiale giunto sino ai nostri tempi che attesta l'uso del volgare in Italia è il celebre placito capuano, databile al 960 (anche se esistono attestazioni precedenti che, pur senza valore di ufficialità, testimoniano il distacco dal latino in corso almeno dall'VIII secolo, come ad esempio l'indovinello veronese).

Sono del X secolo le Glosse silensi e le Glosse emilianensi, più antiche testimonianze esplicite dell'esistenza dell'antico castigliano: si tratta di annotazioni aggiunte a testi latini da monaci Benedettini dei monasteri di San Millán de la Cogolla o di Suso. Tali note costituiscono vere e proprie traduzioni dello scritto originale. Tra esse, ad esempio, si può leggere "quod: por ke" oppure "ignorante: non sapiendo".

Risale invece a poco prima del 1175 il più antico documento del volgare portoghese pervenutoci: si tratta di una sorta di patto di non aggressione tra due fratelli, Gomes Pais e Ramiro Pais, recentemente scoperto dal ricercatore José António Souto. Prima di tale scoperta si reputavano più antichi alcuni testi con datazione oscillante tra il 1192 e il XIII secolo, come l'Auto de Partilhas e la Notícia de Torto.

La scarsità di reperti antichi rende difficile non solo stabilire la "data di nascita" del romeno (una delle lingue romanze balcaniche), ma persino incerta la sua evoluzione, a dispetto delle teorie, tuttora largamente condivise, che lo vogliono discendente più o meno diretto della comunità latinofona dell'antica Dacia romana. Il più antico documento che fa certamente capo ad un antenato dell'attuale romeno è una lettera scritta nel 1521 al giudice di Kronstadt, Hans Benkner.

Attualmente è controversa la datazione (e persino l'autenticità, almeno per quello che riguarda la sua ipotetica prima stesura) di quello che è comunemente ritenuto il più antico documento del volgare sardo, la Donazione del giudice Torchitorio all'arcivescovo di Cagliari dei villaggi di Sant'Agata di Sulcis e di Sant'Agata di Rutilas, risalente, pare, agli anni attorno al 1080.

Per quanto riguarda l'area ligure, il primo insieme di testi scritti interamente in lingua autoctona si colloca fra la metà del XVIII secolo e la prima metà del XVI: si tratta dell'opera dell'Anonimo Genovese, contenuta nel cosiddetto Codice Molfino ed oggi attualmente conservata presso l'Archivio Storico del Comune di Genova.

Dal De Vulgari Eloquentia ai giorni nostri[modifica | modifica wikitesto]

Il primo documento teorico dedicato alle lingue romanze, scritto in latino, è il "De Vulgari Eloquentia" (l'eloquenza del volgare) di Dante (XIII secolo), dove appare la differenziazione in lingua d'oïl (galloromanzo settentrionale), lingua d'oc (galloromanzo meridionale) e lingua del si (Italoromanzo) riferendosi alla forma rispettiva della parola assunta nelle diverse aree dalle varie lingue romanze.

Al di là di queste date, che in ogni caso attestano le date a partire dalle quali è certa l'affermazione di diversi volgari come lingue, va sottolineata l'espansione straordinaria che diverse di esse hanno avuto nel mondo a seguito delle vicende coloniali.

La lingua romanza più parlata nel mondo è oggi lo spagnolo (o meglio il castigliano nelle sue varianti originate in ambito latinoamericano rispetto alla varietà sviluppatasi nella Penisola iberica) seguito da francese e portoghese (anch'essi con le loro varianti sorte in ambito coloniale) e quindi da italiano e romeno.

Il latino ha notevolmente influenzato anche l'inglese, il cui lessico è in grande parte (circa il 60%) di matrice romanza o latina e, assieme alle lingue romanze, ha contribuito anche alla nascita di molte lingue artificiali, sia universali (quali l'interlingua, il latino moderno e il latino sine flexione), sia usate per finzione come il brithenig o il wenedyk.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Elenco di lingue parlate nel mondo/altre stime
  2. ^ Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, nella nomenclatura delle voci viene usato il termine "lingua" se riconosciute tali nelle norme ISO 639-1, 639-2 o 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine "dialetto".
  3. ^ a b c d CIA - The World Factbook - World
  4. ^ Mirandese riconosciuto ufficialmente nel Portogallo dal 29 gennaio 1999, 8 dicembre 2003. URL consultato il 22 febbraio 2009.
  5. ^ In Lombardo la formazione del plurale non è mai vocalica. In molti idiomi Lombardi si ha la formazione del plurale dei sostantivi in -t cambiando la -t in -c': cosa che oggi sembra rappresentare la trascrizione del fonema "ts" in "c". p.e. punt, punc'. Esistono anche altri casi particolari (l-j, n-t, nn-gn, a-a, etc.). In Lombardo esistono anche plurali metafonetici (e.g. mes-mis), ma mai vocalici. Il dialetto bolognese, il ferrarese ed il romagnolo presentano per i nomi maschili un plurale metafonetico p.e. váider, vîder. Nel dialetto mirandolese i plurali rimangono inalterati rispetto ai singolari, ad eccezione dei nomi maschili -L che al plurale diventano -I (al giurnàl → i giurnài •al gat → i gat) e quelli femminili in -A che diventano -I (la gata → al gati, la man → al man)
  6. ^ In friulano la maggior parte dei nomi forma il plurale aggiungendo /+s/, ma alcuni nomi maschili lo formano aggiungendo /+j/
  7. ^ In Ladino la maggior parte dei nomi forma il plurale aggiungendo /+s/, ma alcuni nomi maschili lo formano aggiungendo /+j/, /+gn/. I plurali dei termini che finiscono in "t" formano il plurale cambiando la "t" finale in "c"
  8. ^ In romancio i nomi formano il plurale aggiungendo /+s/, ma se il plurale indica una quantità indeterminata lo formano aggiungendo /+a/
  9. ^ A. Varvaro, Linguistica Romanza; M. Dardano, Nuovo Manualetto di Linguistica Italiana
  10. ^ Accentazione corretta dell'etnonimo ausone. Dizionario di Ortografia e di Pronunzia di Bruno Migliorini.
  11. ^ Ethnologue report for Romance

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Holtus, Günter/Metzeltin, Michael/Schmitt, Christian: Lexikon der Romanistischen Linguistik (LRL). Niemeyer, Tübingen 1988-2005 (12 tomi).
  • Lindenbauer, Petrea/Metzeltin, Michael/Thir, Margit: Die romanischen Sprachen. Eine einführende Übersicht. G. Egert, Wilhelmsfeld 1995.
  • Metzeltin, Michael: Las lenguas románicas estándar. Historia de su formación y de su uso. Academia de la Llingua Asturiana, Uviéu 2004.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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