Lingua sassarese

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Sassarese o Turritano
(Sassaresu o Turritanu)
Parlato in Italia Italia
Regioni Sardegna Sardegna
(nord della Provincia di Sassari-Stemma.png Provincia di Sassari)
Persone ≈ 100.000
Tipo SVO
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Italo-occidentali
    Italo-dalmate
     Toscano-corso
      Sassarese
Statuto ufficiale
Nazioni Italia Italia in Sardegna Sardegna
con la Legge Regionale 26/1997
Codici di classificazione
ISO 639-1 co
ISO 639-2 cos
SIL SDC  (EN)
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, art. 1
Tutti l'ommini nascini libbari e uguari in digniddai e diritti. Eddi so dutaddi di rasgioni e di cussenzia e debini agì l'uni cun l'althri cun ippiritu di fraterniddai.
Diffusione geografica del Sassarese
Distribuzione geografica del Sassarese e della variante castellanese, in arancione.

Il sassarese[1] o turritano (sassaresu o turritanu) è una lingua romanza nata come lingua franca[2][3][4] intorno al XII secolo da una base toscano-corsa, evolutasi poi autonomamente con influenze liguri, iberiche (catalano-spagnole) e soprattutto sardo logudoresi.[5]

È parlata in una piccola ma popolata fascia della Sardegna nord-occidentale lungo il Golfo dell'Asinara nella Nurra, Romangia e Anglona, ovvero nei Comuni di Sassari, Porto Torres, Sorso, Castelsardo, Sedini, Stintino e Tergu, e in alcune frazioni di Valledoria, tutti facenti parte della Provincia di Sassari.

Caratteristiche e diffusione[modifica | modifica wikitesto]

Il sassarese viene considerato una lingua essendo difficilmente ascrivibile a un singolo gruppo linguistico: pur essendo evidente la sua base toscano-corsa ha avuto un'evoluzione autonoma per quasi un millennio con esiti distintivi, e ha subito notevoli influenze esterne, in particolare fonetiche e lessicali: alcune più limitate come quelle liguri e iberiche, altre più marcate come dal sardo logudorese, parlato in origine nella zona. Data la sua collocazione linguistica e geografica viene descritta anche come lingua di transizione, lingua di confine, lingua di contatto o lingua ponte fra il corso-toscano e il logudorese, e in questo viene spesso associata al gallurese, data la somiglianza linguistica e vicinanza geografica (essendo parlato nel restante settentrione dell'isola) ma avente una diversa origine, sia geografica che temporale, e un'evoluzione storica differente.

Comprende inoltre[6] i dialetti castellanesi (casthiddanu) di transizione con il gallurese del nord dell'Anglona, parlati a Castelsardo, Tergu, Sedini e La Muddizza e La Ciaccia di Valledoria sul corso del Coghinas. Il castellanese del borgo in particolare presenta alcuni tratti fonetici e lessicali che lo avvicinano maggiormente alla fase più antica della lingua sassarese, il caratteristico trittongo presente anche nel gallurese ne è un esempio, va sottolineato inoltre che questa variante castellanese possiede delle proprie specificità fonetiche e lessicali dovute all'antico ruolo mercantile del paese, come testimoniato dalla maggiore presenza di vocaboli di origine iberica rispetto al sassarese e al gallurese e dai numerosi contributi del ligure arcaico. È verosimile che tutti i centri del sassarese siano uniti dagli eventi del XII-XIII secolo che portarono alla loro nascita o consolidamento, forse comuni anche alla città di Alghero, fondata dai Doria, prima dell'avvicendarsi della popolazione originaria con immigrati catalani.

Nelle città di Sassari e Porto Torres, il sardo logudorese è diffuso per via dell'immigrazione dai paesi sardofoni, ma anche in passato era parlato e conosciuto come lingua colta dalla classe agiata insieme a italiano e spagnolo, e quasi un millennio fa, prima della nascita del sassarese, era la lingua comune del territorio. Era la lingua propria della nobiltà, che non aveva la cittadinanza sassarese ma risiedeva in città. In questo senso costituiva la varietà diastratica superiore, in stato di "dilalia" col sassarese, salvo estinguersi con la fine del feudalesimo nel contado della Sardegna nord-occidentale agli inizi del XIX secolo. Negli ultimi due secoli nella zona da un lato è andata aumentando l'influenza del sardo dovuta all'immigrazione dal resto dell'isola, in larga prevalenza dal capo di sopra, dall'altro è aumentata anche l'immigrazione dal resto d'Italia e l'uso dell'italiano nella vita quotidiana.

« Nell'area del sassarese [...] coloro che hanno meno di trentacinque anni dichiarano un uso del sassarese più frequente che negli adulti e negli anziani. Tra l'altro, disaggregando i dati, risulta che sono proprio i giovanissimi a dichiarare di parlare più spesso la lingua locale: all'interno della classe di età che comprende i ragazzi tra i 15 e i 24 anni un individuo su due si dichiara competente attivo del sassarese.[7] »

Produzione artistica[modifica | modifica wikitesto]

La produzione artistica in sassarese trova massima espressione nei campi della poesia, della commedia teatrale e della musica folcloristica. Nella letteratura riveste notevole importanza storica la poetica di autori come Salvator Ruju, Pompeo Calvia, Gian Paolo Bazzoni e Giuseppe Tirotto. Nel teatro esiste un'importante tradizione di recitazione in vernacolo, con decine di spettacoli in cartellone ogni anno e diverse compagnie attive, fra cui Paco Mustela, La Quinta, La Frumentaria, Teatro Sassari. Importante è anche la produzione musicale, dove fra i principali cantanti e cantautori folk troviamo Ginetto Ruzzetta, Tony Del Drò, Giovannino Giordo, Franco Russu e i gruppi Trio Latte Dolce, Trio Folk Sassari in carthurina, La cumpagnia.

Storia e filologia[modifica | modifica wikitesto]

Il sassarese nasce intorno al XII-XIII secolo, con l'affermarsi di Sassari in libero Comune alleato con Pisa e poi Genova, e la fondazione di centri vicini come Castelsardo o Alghero. Le varie lingue parlate nel territorio iniziano a trasformarsi in senso mercantile, diventando facilmente comprensibili agli abitanti toscani, corsi, sardi, liguri e iberici. Nel 1316 gli Statuti Sassaresi vengono redatti in latino e sardo logudorese, essendo considerate le lingue colte dell'isola, ma già allora la popolazione parlava prevalentemente una sorta di dialetto toscano.

Nel 1943 il linguista tedesco Max Leopold Wagner propose questa interpretazione delle origini del Sassarese, riprendendo la tesi di Vittorio Angius, ampiamente screditata, sull'esistenza di un morbo letale in base alla lingua parlata:[8]

« ... un dialetto plebeo che, secondo tutti gli indizi, si stava formando a poco a poco a partire dal sec. XVI, dopo che varie pestilenze mortalissime avevano decimato la popolazione della città; dei superstiti la massima parte era di origine pisana e corsa, e non mancavano neanche i genovesi. Così nacque quel dialetto ibrido che oggi si parla a Sassari, a Porto Torres ed a Sorso, la cui base è un toscano corrotto con qualche traccia genovese, e con non pochi vocaboli sardi. »
(Max Leopold Wagner, "La questione del posto da assegnare al gallurese e al sassarese" in "Cultura Neolatina 3", 1943, pp. 243-267)

Pasquale Tola ne descrisse la nascita con queste parole:

« Dirò adunque, che il dialetto sassarese derivò primamente dal sardo volgare frammisto al dialetto corso e al pisano, col quale tuttavia si riscontra nelle sue locuzioni; che cominciò ad essere adoperato [...] nei rozzi parlari del volgo [...]; che poco per volta s’incarnò nel popolo per mezzo dei traffichi e dei commerci, sicché divenne il linguaggio della moltitudine negli usi più frequenti della vita; che il suo propagarsi fu lento, ma sempre costante, per la lunga dimora ed influenza dei pisani e dei corsi, e segnatamente dei primi, nella città di Sassari, e nel suo territorio; che da Sassari si estese eziandio alle borgate a lei vicine, o da lei dipendenti; e che, senza fissarne con precisione il tempo, si può ritenere come assi probabile, che ciò accadesse dalla metà del secolo XII fino a tutto il 1300 dell’era volgare. »
(Pasquale Tola, Prefazione al "Codice degli Statuti della Repubblica di Sassari"[9])

Più studiosi rintracciano la componente primaria nel dialetto pisano, come lo storico sassarese Enrico Costa e lo studioso Mario Pompeo Coradduzza, dove entrambi non sembrano propendere per un'influenza più rilevante del sardo rispetto ad altri apporti linguistici.

« Ai Pisani dobbiamo anche il nostro dialetto, che per la maggior parte è quasi lo stesso che vi si parla oggi - una specie di toscano del secolo XIII - corrotto più tardi da un po' di corso e da molto spagnuolo »
(Enrico Costa, "Sassari"[10])
« Il sassarese deriva dalla lingua italiana e, più precisamente, dal toscano antico, poi trasformatosi lentamente in dialetto popolare fin dal secolo XII, quando ancora i borghesi e i nobili parlavano in sardo logudorese. Durante l'età del Libero Comune (1294 - 1323), il dialetto sassarese non era altro che un pisano contaminato, al quale si aggiungevano espressioni sarde, corse e spagnole; non è quindi un dialetto autoctono, ma continentale e, meglio determinandolo, un sotto - dialetto toscano misto, con caratteri propri, diverso dal gallurese di importazione corsa »
(Mario Pompeo Coradduzza, "''Il sistema del dialetto", 2004[11])

Alcune lettere di funzionari e religiosi spagnoli datate al 1561 già evidenziano il contesto poliglotta cittadino e l'affermazione del sassarese fra i vari idiomi:

« Los lectores, muy mejor sería que entendiessen y supiessen hablar italiano, porque es la lengua más entendida de lo niños por ser la propria lengua d.esta ciudad, la qual tiene peculiar lengua, muy conforme a la italiana, aunque los ciudadanos dessean desterrar esta lengua de la ciudad por ser apezadisa de Córsega y entrodusir la española. »
(Baldassarre Pinyes, rettore del collegio dei Gesuiti di Sassari)
« En esta ciudad de Saçer algunas personas prinçipales hablan mediocremente la española, pero lo común es sardo y corço, o italiano que le es vezino... no se venía quasi nadie a confessar con nosotros por no saber la lengua... los pocos que acquí hemos sido siempre fuimos de pareçer que en casa la habla ordinaria fuesse sarda... si los lectores o confessores que han de venir acá sono españoles, tendrán harto trabajo y haran poco fruto por espaçio de un año o más, porque los mochachos ninguna lengua hablan sino es corça... »
(Padre Francisco Antonio)
« En lo de la lengua sarda sepa vuestra paternidad que en esta ciudad no la hablan, ni en el Alguer ni en Caller; mas solo la hablan en las villas. En esta ciudad se hablan quatro o sinco lenguas quien catalán, quien castellano, quien italiano, quien corso, quien sardo; de modo que no hay lengua cierta sobre que el hombre pueda hazer fundamento; todavia se pone algún cuydado en que se hable sardo... aunque, como digo, en esta ciudad no le hablan, mas tienen lengua por sí quasi como corcesca... »
(Padre Francisco Antonio)
« I lettori, sarebbe molto meglio se capissero e sapessero parlare l'italiano, perché è la lingua meglio capita dai bambini in quanto è questa la lingua di questa città, la quale ha una sua lingua peculiare piuttosto simile all'italiano, sebbene i cittadini (di rango più elevato) desiderino estirpare questa lingua della città, essendo originaria della Corsica, e introdurre (al suo posto) lo spagnolo.[12] »
(Baldassarre Pinyes, rettore del collegio dei Gesuiti di Sassari)
« In questa città di Sassari alcune persone di livello elevato parlano in modo mediocre lo spagnolo ma comunemente si parla sardo e corso o italiano, che è simile a quest'ultimo... quasi nessuno veniva a confessarsi da noi per il fatto che non conoscono la (nostra) lingua... Quei pochi di noi che sono sempre stati qui hanno finito per dare l'impressione che nella casa la lingua comune fosse il sardo... se i lettori o confessori che verranno qui saranno spagnoli per almeno un anno dovranno faticare parecchio in cambio di scarsi risultati perché i ragazzi non parlano altra lingua che il corso.[13] »
(Padre Francisco Antonio)
« Riguardo alla lingua sarda sappia Vostra Paternità che in questa città (di Sassari) non la parlano (così come non è parlata) né ad Alghero né a Cagliari, ma la parlano soltanto nei villaggi. In questa città si parlano quattro o cinque lingue: chi catalano, chi castigliano, chi italiano, chi corso, chi sardo, di modo che non c'è una lingua certa sulla quale chiunque possa basarsi. Tuttavia si pone una certa cura ad esprimersi in sardo... sebbene, come dicevo, in questa città non lo parlino e considerino come loro lingua una varietà molto simile al corso...[14] »
(Padre Francisco Antonio)

Nel 1997 è arrivato il riconoscimento ufficiale della Regione Autonoma della Sardegna, se non come lingua di pari dignità almeno come dialetto distinto dal sardo e dal gallurese:

« La medesima valenza attribuita alla cultura ed alla lingua sarda è riconosciuta con riferimento al territorio interessato, alla cultura ed alla lingua catalana di Alghero, al tabarchino delle isole del Sulcis, al dialetto sassarese e a quello gallurese. »
(Regione Autonoma della Sardegna. Art. 2 comma 4, L.R. 15-10-1997 della, sulla Promozione e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna.)

Elementi costitutivi tipici[modifica | modifica wikitesto]

Rispetto al gallurese, con cui presenta forti analogie, il sassarese ha subito maggiori influenze da parte del sardo nella sua variante logudorese, sia nella pronuncia che nel lessico, pur mantenendo le caratteristiche grammaticali generali del corso-toscano. Secondo Ethnologue il sassarese ha somiglianza lessicale con il gallurese all'81%, con l'italiano per il 76% e col sardo logudorese al 73%.

Tratti comuni all'area italoromanza[modifica | modifica wikitesto]

  • Grammatica e struttura dei verbi tipicamente simile al gallurese, al corso e all'italiano;
  • Caduta delle consonanti finali, ampiamente presenti in sardo;
  • Formazione del plurale dal nominativo latino, come in gallurese, corso e italiano, anziché dall'accusativo, come in sardo e nelle lingue romanze occidentali in genere (esempio: sass. occi dal nominativo 'oculi', log. ogros dall'accusativo 'oculos');
  • Articoli determinativi lu, la, li (a Sassari pronunciati "ru", "ra", "ri", in posizione postvocalica), derivati, come in gallurese, corso e italiano antico, dal lat. 'illum', 'illam' (per quanto riguarda il maschile e femminile singolari) e da 'illi', 'illaæ' (per quanto riguarda il maschile e femminile plurali); invece gli articoli determinativi del sardo logudorese, sono su, sa, sos, sas, derivati, rispettivamente, dal lat. 'ipsum', 'ipsam', 'ipsos', 'ipsas';
  • Trattamento di -gn- e -ng- come nei dialetti corsi e toscani: castagna (castagna), Saldhigna (Sardegna), linga (lingua); il fenomeno -gn- si presenta sporadicamente anche in sardo (ad es. Sardigna/Sardinnia).
  • La forma del verbo all'infinito come in toscano e corso perde la desinenza -re e descrive le due principali declinazioni in ed (amà, partì), i pochi verbi in sono irregolari. La forma è comune anche alla desinenza muta in "-r" del catalano ("anar", "saber", "córrer", "fugir", pronunciati anà, sabé, corre, fugì) ed è una caratteristica comune anche al dialetto algherese, dov'è però presente qualche eccezione.[15]

Tratti comuni all'area romanza meridionale o insulare[modifica | modifica wikitesto]

  • Presenza della doppia -dd- cacuminale /ɖ:/ al posto del gruppo -ll- (es. castheddu, beddu, nieddu, [castello, bello, nero]), come nel gallurese/corso meridionale; lo stesso suono è presente anche in sardo, benché meno diffuso (anche rispetto al gallurese), nel siciliano e in alcuni paesi delle Alpi Apuane;
  • Conservazione del finale in -u atona, caratteristica comune al corso e al sardo;
  • Passaggio a -rr- del gruppo -rn- (turrà [tornare], carri [carne]), come nel gallurese, nel corso meridionale e nel sardo (torrare, carre (carne umana));
  • v- diventa b-. Il fenomeno è tipico dell'area sardofona logudorese (cfr. binu, nibe, boghe) e dell'area corsofona settentrionale (cfr. la pronuncia bentu, binu, nebe, nobu, boce, dove la "b" viene tuttavia convenzionalmente trascritta come "v"). Il mantenimento della -v- intervocalica come presente nel corso centro-meridionale è solo nel castellanese.
Sardo logudorese Sassarese Castellanese Gallurese Italiano
bentu bentu ventu ventu vento
binu binu vinu vinu, 'inu vino
abba eba eba ea acqua
como abà avà abà adesso, ora
balisia barisgia valisgia valisgia valigia
àere, tennere abè abè avere
nie nebi nebi nii neve
nou nobu nou nou nuovo
boghe bozi boci voci voce
ua, àghina uba ua ùa uva

Tratti peculiari[modifica | modifica wikitesto]

  • c- viene pronunciato g- in iniziale di parola: garru per il gall. carru;
  • Raddoppio della -g- velare, che prende il posto anche della -c- gallurese:
Sardo logudorese Sassarese Castellanese Gallurese Italiano
trigu triggu triggu tricu grano, frumento
logu loggu loggu locu luogo
deo so eu soggu eu soggu eu socu io sono
agabbare aggabbà agabbà agabbà smettere, finire
antigu antiggu antiggu anticu antico
  • Utilizzo della g e della c palatale (il suono corso/gallurese è però presente nei dialetti castellanesi di transizione):
Sardo logudorese Sassarese Castellanese Gallurese Italiano
bugiu, buju buggiu bugghju bugghju buio
aggiudu, azzudu, ajutoriu aggiuddu ajuddu agghjutu aiuto
betzu, beju, becciu vecciu becchjiu vecchjiu vecchio
abbaidande figgiurendi,abbaiddendi abbaiddendi,figghjiulendi figghjulendi osservando
bennarzu, gennargiu, ghennarzu ginnaggiu ghjinnagghjiu ghjinnagghjiu gennaio
ogios, ojos occi occhji occhji occhi
cheja, clesia, cresia gesgia jesgia, ghjesgia ghjesgia chiesa
  • Inversione in alcuni casi del gruppo -tr-: predda (pietra) a Sassari per il castell. pedra, il gall. petra e il sardo logudorese pedra (ma in nuorese e campidanese anche preda/perda);
  • Passaggio da -u- a -o- all'interno di una parola (in sardo prevale la "u", ma occasionalmente si può trovare anche la "o"):
Sardo logudorese Sassarese Castellanese Gallurese Italiano
chibudda, cibudda ziodda ciodda ciudda cipolla
turre, turri torri torri turri torre
furru, forru forru forru furru forno
  • Formazione del futuro, che in sassarese è particolare. Infatti il futuro si può formare in due modi: 1) per il verbo avere si forma come in corso e in gallurese: es. abaraggiu (eu abaraggiu, io avrò); 2) per tutti i restanti verbi, il futuro si forma nella particolare forma sardo-corsa: es. il sardo appo a bidere (vedrò) in sassarese si trasforma in abaraggiu a vidè (e non: aggiu a vidè) il castellanese mantiene:agghju a vidè .. Quindi il sassarese e castellanese mantengono la forma arcaica del sardo, creando il futuro col verbo avere che però ha già una forma in futuro essendosi incontrata col corso (eccezione per il castellanese)

Influenze corse[modifica | modifica wikitesto]

  • Mantenimento della -e- come nel corso centrale di transizione:
Sardo logudorese Sassarese Castellanese Gallurese Italiano
issos eddi eddi iddi essi
nie nebi nebi nii neve
deo eu eu eu io
  • Mantenimento del gruppo -gl- come nel corso centrale:
Sardo logudorese Sassarese Castellanese Gallurese Italiano
fizu figlioru figliolu fiddolu figlio
pigare, picare piglià, pischà piglià, pigà piddà prendere
menzus megliu megliu, mezu meddu meglio
  • Il plurale non varia nel genere maschile e femminile, come nel corso meridionale e nel gallurese, a differenza del sardo (sa terrasas terras, sa feminasas feminas, su campusos campos) e del corso cismontano o settentrionale (a terrae terre, a donnae donne, u campui campi); lo stesso fenomeno ha contagiato il sardo logudorese parlato a Sennori.
  • Terminazione di vocaboli in -ai (ziddai [città], triniddai [trinità]), come in gallurese e corso antico (ma ancora in uso in alcune varietà, come il sartenese) - in sardo tzitade e trinidade.

Influenze toscane[modifica | modifica wikitesto]

  • Presenza, unica fra tutte le lingue romanze, della laterale fricativa alveolare sorda /ɬ:/. Parziale lambdacismo e pronuncia -lsht- (per i gruppi -lth-, -sth-, -rth-) o -lshc- (per i gruppi -lch-, -sch-, -rch-); lo stesso fenomeno ha contagiato il sardo logudorese dei centri vicini, come a Ploaghe. Un fenomeno simile era tipico nel Medioevo dei dialetti dell'area pisana meridionale e del livornese (ad es. "alcoltare", "ilchiaffare", "reltare", "dilcrizione"):
Sardo logudorese Sassarese Castellanese Gallurese Italiano
àteru althru (pron. alshtru) althu (pron. alshtu) altru altro
posta postha (pron. polshta) postha (pron. polshta) posta posta
casteddu castheddu (pron. calshteddu) castheddu (pron. calshteddu) casteddu castello
partire, mòvere parthì (pron. palshtì) parthì (pron. palshtì) paltì partire
Portu Turres Posthudorra (pron. Polshtudorra) Porthu Torra (pron. Polshtudorra) Poltu Turri Porto Torres
carcanzu calchagnu (pron. calshcagnu) calchagnu (pron. calshcagnu) calcagnu calcagno
iscala ischara (pron. ilshcara) ischala (pron. ilshcala) scala scala
barca barcha (pron. balshca) barcha (pron. balshca) balca barca
porcu porchu (pron. polshcu) porchu (pron. polshcu) polcu porco

Influenze liguri[modifica | modifica wikitesto]

  • Rotacismo di -l- a -r-. Questa caratteristica non è presente nel castellanese ma è comune con il vicino catalano algherese (cfr. algh. "scora", "ara"); al di fuori della Sardegna questa caratteristica è presente nel ligure.
Sardo logudorese Sassarese Castellanese Gallurese Italiano
su lu (pron. ru) lu lu il
calore carori calori calori calore
sole sori soli soli sole
iscola ischora schola, ischola scola scuola
ala ara ala ala ala
mela mera mela mela mela
  • Passaggio di c- a z-. Questo fenomeno è comune anche alla varietà occidentale del gallurese (aggese); al di fuori della Sardegna anche questa caratteristica è presente nei dialetti liguri più conservativi (ad es. valle dell'Orba).
Sardo logudorese Sassarese Castellanese Gallurese Italiano
chentu zentu centu centu cento
a nos bidere avvidezzi avvidecci avvidecci arrivederci
chimbe zincu cincu cincu cinque
chelu zeru celu celu cielo
chircare zirchà cilcà cilcà cercare
detzìdere dizzidì dizzidì dicidì decidere

Influenze sardo logudoresi[modifica | modifica wikitesto]

  • Passaggio di -t- in -dd- per influsso del sardo logudorese:
Sardo logudorese Sassarese Castellanese Gallurese Italiano
saludu saruddu saluddu salutu saluto
aghedu azeddu ageddu acetu aceto
criadura criaddura criaddura criatura creatura
tzidade ziddai ciddai citai città
  • Presenza di una i- eufonica davanti ai suoni sth- o sch-: isthranu (strano), ischala (scala), isthradoni (strada principale), ecc. Questo fenomeno è assente nel corso e nel gallurese, dove si dice scala, stradoni, ecc., ma è presente in sardo loguodorese e nuorese (iscala, istradone), oltre che in spagnolo, portoghese e catalano, dove però invece della "i" viene inserita una "e": escalera/escala (spagn.), escala (cat.), "escada/escala" (port.).
  • Mantenimento della -t- in alcune parole, tipico del sardo logudorese, dove il gallurese, così come il sardo campidanese, presenta "z":
Sardo logudorese Sassarese Castellanese Gallurese Italiano
tilipirche, tilibische triribiccu tilibriccu zilibriccu, ziribriccu cavalletta
tiribriccu, tilibriu ziribrincu ziribitula ziribitula gheppio
tilighelta, tiligherta, tzilighetta tirighetta zirighetta zirichelta, fataredda lucertola
taffaranu, tanfaranu tanfaranu tanfaranu zanfaranu zafferano
  • Pronuncia di -dor- al posto di -tor-: imperadori (imperatore) per il corso imperadori/imperatore, analogamente alla pronuncia sarda imperadore;
  • Passaggio a -ss- del gruppo -rs- (cossu [corso], videssi [vedersi]); il fenomeno è assente in corso (cfr. corsu), mentre è presente in sardo (cfr. cossu) e gallurese.
  • Terminazione del gerundio presente in -endi, come anche in gallurese, similmente a quanto avviene con -ende nel sardo (mentre in corso è -endu/-andu);
  • La consonante -z- pronunciata come in sardo -tz- in ziu (signore), zilleri (locale, circolo), azzemmu (saliamo), zi vidimmu (ci vediamo), e non -z- come in italiano; ad esempio zìnzura (zanzara);
  • L'aspirata -th-, come in isthiu (estate), uguale a quella di altri paesi sardo logudoresi (Ploaghe, Ozieri, Nulvi, etc.)
  • Presenza di un gran numero di termini logudoresi adattati, non presenti nel gallurese:
Sardo logudorese Sassarese Castellanese Gallurese Italiano
inoghe inogghi inogga,inoghi chici qui
pitzinnu pizzinnu piccinnu steddu ragazzo
igue inghìbi inghì culà,chindi
jaju giaiu minnannu minnannu nonno
mesa banca, mesa mesa, banca banca tavolo
  • Parole, nomi di cose, di animali, termini botanici, spesso uguali a quelli sardi logudoresi.

Influenze catalane[modifica | modifica wikitesto]

  • È inoltre presente qualche decina di vocaboli di origine catalana, spesso presenti anche nel logudorese e nel gallurese:
Sardo logudorese Sassarese Castellanese Gallurese Catalano Italiano
agabbare aggabbà agabbà agabbà, micà acabar terminare
cagliare caglià caglià caglià callar tacere
cara cara cara cara cara viso
carrela, carrera carrera carrela carrera carrer via, strada
gana gana gana gana gana voglia
grogu grogu grogu giallu, grogu groc giallo
matessi matessi matessi matessi mateix stesso
mucadore, mucaloru muncaroru, muccaroru muccalori miccalori mocador fazzoletto
presse, pressa pressa pressa pressa pressa fretta, pressa
preguntare, pregontare priguntà priguntà pricuntà preguntar chiedere
síndria sindria sindria síndria síndria anguria
tambene tambè tambè tambè tambè anche, infatti
cadrea,cadira cadrea cadrea cadrea cadira sedia
portale purthari pultali pultoni portal (pron. pultal in algherese) porta, portone
paraula paraura paraula paraula paraula parola
firmare fimmà, signà filmà, signà filmà signar firmare
trabagliare, traballare trabaglià trabaglià trabaddà treballar lavorare
abbassiare abbascià abbascià abbassà baixar (pron. bascià) abbassare
banduleri banduleri, bildhureri banduleri banduleri bandoler (pron. banduler) vagabondo
barberi barlberi balberi balberi barber barbiere
lamentu chescia chescia lamentu, chescia queixa (pron. chescia) lamento

Influenze spagnole[modifica | modifica wikitesto]

  • Sono relativamente rari i vocaboli inequivocabilmente ascrivibili alla lingua spagnola e che sono comunque usualmente presenti anche nel logudorese e nel gallurese:
Sardo logudorese Sassarese Castellanese Gallurese Spagnolo Italiano
apposentu appusentu apposentu appusentu aposento camera da letto
feu feu feu feu feo brutto
trigu triggu triggu tricu trigo grano
ispitzèche azziccaddu tzeccu nancjosu tecco tirchio
mola mola mola mola muela macina
orolozu, relòzu ridozu, rilozu riloggiu rilógghju relojo,reloj orologio

Toponimi[modifica | modifica wikitesto]

Nell'uso quotidiano il sassarese può utilizzare indifferentemente toponimi in italiano, sardo o gallurese. Tuttavia per diverse località esiste uno specifico toponimo o viene impiegato un esonimo in sassarese. L'isola viene chiamata Sardhigna e i suoi abitanti sardhi, mentre la Provincia Prubìnzia di Sassari. È possibile che esistessero altri centri di parlata sassarese oggi scomparsi, come il villaggio medievale di Geridu nel territorio di Sorso.

Toponimi del Comune di Sassari

Per molti quartieri, frazioni e borgate la denominazione ufficiale coincide con quella in sassarese.

Altri toponimi del sassarese
Esonimi

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, nella nomenclatura delle voci viene usato il termine "lingua" se riconosciute tali nelle norme ISO 639-1, 639-2 o 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine "dialetto".
  2. ^ Alessandro Ponzeletti, 3 - Sassari, la lingua (PDF) in Sassari e i suoi toponimi nel tempo, Sassari, Comune di Sassari, 2010, pp. 20-23. URL consultato il 18 gennaio 2012.
  3. ^ Antonio Sanna, Il dialetto di Sassari e altri saggi, Cagliari, Trois, 1975, p. 12.
  4. ^ Con un processo simile, ma una terminologia linguistica moderna invece che medievale, considerata anche lingua creola evolutasi da un pidgin. Leonardo Sole, Sassari e la sua lingua, Sassari, Stamperia Artistica, 1999, pp. 59-74.
  5. ^ "Mentre il corso della colonia sassarese subiva il forte influsso logudorese, specialmente nella sintassi e nel lessico, ... " e "dopo il fortissimo influsso sardo subito dal corso nel processo di sovrapposizione sull'originario logudorese" da Mauro Maxia, Studi storici sui dialetti del Sardegna settentrionale, pp. 21 e 37
  6. ^ "Le innovazioni provenienti da Sassari, allora la maggiore città della Sardegna, conquistarono gradatamente le varietà corse radicate in Anglona, che qui chiamiamo castellanese e sedinese, e questo processo continua tuttora con dinamiche che si colgono agevolmente sia in diacronia che in sincronia..." da Mauro Maxia, Studi storici sui dialetti del Sardegna settentrionale, p. 22
  7. ^ Regione Sardegna, "Le lingue dei sardi. Una ricerca sociolinguistica"
  8. ^ Alessandro Ponzeletti, 3 - Sassari, la lingua (PDF) in Sassari e i suoi toponimi nel tempo, Sassari, Comune di Sassari, 2010, p. 19. URL consultato il 18 gennaio 2012.
    «Imputare la nascita di una lingua al solo aspetto di rinnovamento demografico (con selezione, si badi, dei parlanti: i sardofoni morirono, gli italofoni furono immuni...) è fallimentare. Ben altre dinamiche, più intricate e su più piani, stanno dietro un lingua.».
  9. ^ L'idioma di Pasquale Tola in La Nuova Sardegna, 19 febbraio 2008. URL consultato il 09-07-2008.
  10. ^ Enrico Costa, Sassari, vol.I, pag.51, Edizioni Gallizzi, Sassari, 1992
  11. ^ Mario Pompeo Coradduzza, Il sistema del dialetto, Prefazione, Sassari, 2004
  12. ^ Mauro Maxia, Studi storici sui dialetti del Sardegna settentrionale, p. 45-46.
  13. ^ Mauro Maxia, Studi storici sui dialetti del Sardegna settentrionale, p. 46.
  14. ^ Mauro Maxia, Studi storici sui dialetti del Sardegna settentrionale, p. 47.
  15. ^ Franziska Gostner, Alghero, da J. Armangué i Herrero, Estudis sobre la cultura catalana a Sardenya. Barcelona, Institut d'Estudis Catalans, 2001, p. 256
  16. ^ a b c d e Mauro Maxia, Per una fonetica storica delle varietà sardo-corse in INSULA, nº 5, giugno 2009, p. 42, ISSN 978-88-96. URL consultato il 20 gennaio 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vito Lanza, Vocabolario italiano sassarese e sassarese italiano, Sassari, Carlo Delfino Editore [Tipografia Gallizzi, 1980], 1989.
  • Giosuè Muzzo, Vocabolario del dialetto sassarese, Sassari, Carlo Delfino Editore, 1989.
  • Giosuè Muzzo, Il sardo in tasca: minidizionario italiano - sassarese - italiano, Sassari, EDES - Editrice DEmocratica Sarda, 1997.
  • Leonardo Sole, Sassari e la sua lingua, Sassari, Stamperia Artistica, 1999.
  • Gian Paolo Bazzoni, Elementi di grammatica sassarese, Sassari, Magnum Edizioni, 1999.
  • Antoninu Rubattu, Dizionario universale della lingua di Sardegna, Sassari, EDES - Editrice DEmocratica Sarda, 2001.
  • Gian Paolo Bazzoni, Dizionario fraseologico Sassarese-Italiano, Sassari, Magnum Edizioni, 2001.
  • Mauro Maxia, Tra sardo e corso. Studi sui dialetti del Nord Sardegna, Sassari, Magnum Edizioni [2001], 2003.
  • Mauro Maxia, L'elemento corso nell'antroponimia sarda medioevale in Archivio Storico Sardo, Cagliari, 2002.
  • Mauro Maxia, I cognomi sardo-corsi. Fonti, frequenze, etimologia, Cagliari, Condaghes, 2002.
  • Gian Paolo Bazzoni, Pa modu di dì: detto, motti, modi di dire sassaresi, Sassari, Magnum Edizioni, 2003.
  • Mauro Maxia, Il toponimo Billèllara e il blasone di Sorso in Rivista Italiana di Onomastica, Roma, X, nº 1, 2004, pp. 39-53.
  • Corrado Piana, Dizionario Enciclopedico della Letteratura di Sardegna, Cargeghe, Documenta Edizioni, 2006.
  • Mauro Maxia, I Corsi in Sardegna, Cagliari, Edizioni Della Torre, 2006.
  • Antonio Sanna, Il dialetto di Sassari (e altri saggi), Cagliari, Trois, 1975.
  • Mauro Maxia, Verso una nuova consapevolezza sulla collocazione del sassarese e del gallurese tra sardo e corso in Studi Italiani di Linguistica Teorica e Applicata, Nuova Serie, Pisa-Roma, XXXIV, nº 3, 2006, pp. 39-53.
  • Mauro Maxia, "Studi sardo-corsi. Dialettologia e storia della lingua tra le due isole", Olbia, Taphros 2008, 2ª edizione 2010; consultabile sul sito http://www.sardegnadigitallibrary.it/mmt/fullsize/2010072310445600012.pdf e sul sito http://maxia-mail.doomby.com/medias/files/studi-sardo-corsi.compressed.pdf.
  • Mauro Maxia, "Fonetica storica del gallurese e delle altre varietà sardocorse", Olbia, Taphros 2012.

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