Capodistria

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Capodistria
città
(SL) Koper
(IT) Capodistria
Panorama
Panorama
Localizzazione
Stato Slovenia Slovenia
Regione statistica Carsico-litoranea
Amministrazione
Sindaco Boris Popovič dal 19/12/2002
Territorio
Coordinate 45°32′49.2″N 13°43′48″E / 45.547°N 13.73°E45.547; 13.73 (Capodistria)Coordinate: 45°32′49.2″N 13°43′48″E / 45.547°N 13.73°E45.547; 13.73 (Capodistria)
Altitudine 9,8 m s.l.m.
Superficie 311,2 km²
Abitanti 53 322[1] (31-12-2012)
Densità 171,34 ab./km²
Altre informazioni
Lingue sloveno e italiano
Cod. postale 6000
Prefisso +386 05
Fuso orario UTC+1
ISO 3166-2 SI-050
Targa KP
Nome abitanti capodistriani
Provincia storica Litorale
Cartografia

Capodistria – Localizzazione

Sito istituzionale
« Settembre, il tuo minor fratello Aprile
fioriva le vestigia di San Marco
a Capodistria, quando navigammo il patrio mare cui Trieste addenta
co' i forti moli per tenace amore.
Capodistria, succiso adriatico fiore! »
(Gabriele D'Annunzio, Alcyone)

Capodistria (in sloveno Koper, in croato Kopar, in tedesco Gafers) è una città della Slovenia di 24.864 abitanti[1], capoluogo del Comune città di Capodistria (53.322 abitanti) e principale porto del Paese; si affaccia sul mare Adriatico. Tra i principali luoghi di interesse di Capodistria si trovano il palazzo Pretorio del XV secolo, in stile gotico veneziano, la chiesa Carmine Rotunda del XII secolo e la cattedrale di San Nazario con il suo campanile (55 m) del XIV secolo. Capodistria è sede vescovile con la Diocesi di Capodistria, suffraganea dell'Arcidiocesi di Lubiana.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Alture, monti principali e passi principali[modifica | modifica wikitesto]

Golich (Golič), 890 m.; Monte Caucizze (Kavčič), 882 e 879 m; Lipenico (Lipnik), 804 m; Coinico (Kojnik), 802 m; Monte dei Carpini (Gaber); Monte dei Tigli (Lime); Colle (Breg), 595 m.

Corsi, cascate e bacini d’acqua[modifica | modifica wikitesto]

Rio Ospo (Osp); Risano (Rižana); Torrente Cornalunga (Badaševica).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Età antica[modifica | modifica wikitesto]

Capodistria nasce da un antico insediamento costruito su un'isola nella parte sud-orientale della baia omonima, nell'Adriatico settentrionale, separata dalla terraferma dallo specchio lagunare di Valstagnon (o Stagnon). All'epoca dell'Antica Grecia la città era conosciuta col nome di Aegida, successivamente divenne nota coi nomi latini di Capris, Caprea, Capre o Caprista, dai quali deriva il moderno nome sloveno (Koper).

Età medievale[modifica | modifica wikitesto]

Divenne bizantina attorno alla metà del VI secolo. Nel 568, i cittadini romani della vicina Tergeste (l'odierna Trieste) fuggirono a Capodistria a causa di un'invasione dei Longobardi. In onore dell'imperatore romano d'Oriente Giustiniano II, Capodistria venne ribattezzata Giustinopoli. Tale nome restò in uso (accanto a quello romano di Capris) almeno fino alla seconda metà del X secolo. Nel 788 o 789 la città passò sotto il dominio dei Franchi.

I commerci tra Capodistria e Venezia sono documentati fin dal 932. Nella guerra tra la Repubblica di Venezia e il Sacro Romano Impero, Capodistria fu al fianco di quest'ultimo, e per questo venne ricompensata con lo status di città, garantitogli nel 1035 dall'imperatore Corrado II. A partire dal 1232, Capodistria appartenne ai Patriarchi di Aquileia, e nel 1278 si unì alla Repubblica di Venezia.

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Capodistria si sviluppò sia sotto il profilo demografico che economico e assunse una posizione di sempre maggior rilievo nell'Istria veneziana. Data la sua posizione venne rinominata Caput Histriae, cui si affiancò successivamente quello di Capo d'Istria (dal quale deriva il nome autoctono italiano).

Fontana Da Ponte

Agli inizi del Cinquecento la città aveva oltre 10.000 abitanti, ma la peste del 1553 li ridusse a circa 4.000. Nel Seicento la popolazione aveva raggiunto di nuovo i cinquemila abitanti[2] (ridottisi drasticamente nel 1630 ad appena 1.800 a seguito dell'epidemia di peste diffusasi in tutta l'Italia settentrionale). Cioè in due secoli la popolazione crollò di quasi il 90% e la conseguenza fu la perdita di importanza di Capodistria rispetto a Trieste ed altre città istriane.

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Venezia controllò Capodistria fino al suo tracollo nel 1797. Passò in seguito al Trattato di Campoformio all'Impero Austriaco dal 1797 al 1803. Nel 1803 Capodistria fu occupata dai Francesi, e quindi posta sotto il governo di Trieste. Nel 1805, per decisione di Napoleone, Buie passò sotto il Regno Italico. Dopo la sconfitta di Napoleone nel 1813 e la caduta del Regno Italico ritornò sotto il dominio dell’Impero Austriaco. L'amministrazione austriaca, che seguì alla caduta di Venezia ed al periodo napoleonico, non la riconfermò come capoluogo istriano, che divenne dapprima Pisino e poi, in sede definitiva, Parenzo. Durante gli anni della riscoperta del sentimento nazionale Capodistria fu il punto di riferimento del movimento unitario dell'Istria. Qui infatti vi era concentrato il principale nucleo del Comitato istriano dove si riunivano i patrioti più ardenti e che, dopo il 1857, operava come sede della Società Nazionale. Capodistria può vantarsi di aver dato alla sua Madrepatria patrioti del calibro di Carlo Combi e Antonio Madonizza (tra i più importanti istriani del Risorgimento e due degli Italiani più attivi per la lotta contro lo Stato asburgico) ma soprattutto uno dei precursori del movimento risorgimentale italiano impersonificato nella figura di Gian Rinaldo Carli che già nel 1765 pubblicava articoli prospettanti una non lontana indipendenza dell'Italia.

Il mancato e tanto sperato arrivo delle milizie italiane nel 1866 fece conseguentemente sviluppare un forte sentimento irredentista rappresentato, fra gli altri, da Tino Gavardo, Pio Riego Gambini, ma soprattutto Nazario Sauro che, dopo esser fuggito nel 1915 a Venezia per arruolarsi nella Regia Marina, fu catturato dalle autorità austriache durante un'incursione italiana e giustiziato sul patibolo a Pola il 10 agosto 1916.

Taverna

Ad un patriota capodistriano, il generale Vittorio Italico Zupelli, già distintosi nella Guerra italo-turca (1911-1912), fu affidato il ministero della guerra italiano durante il primo conflitto mondiale (1915-1918)

Capodistria fu un centro dell'irredentismo italiano nell'Istria asburgica. Nel novembre 1918 finita la guerra, nella quale i volontari italiani di Capodistria furono in numero inferiore soltanto a quelli di Trieste e Pola, le truppe italiane furono accolte festosamente dalla popolazione.

Nel 1921 Capodistria passò, come tutta la Venezia Giulia, al Regno d'Italia[3], e successivamente venne inserita nel circondario di Capodistria della provincia dell'Istria[4]. Nel 1923 furono aggregate al comune di Capodistria parti delle frazioni di Scoffie e Valle Oltra, già appartenenti al comune di Muggia[5].

Con la fine della seconda guerra mondiale e il trattato di pace del 1947 Capodistria fu compresa nella zona B del "Territorio libero di Trieste" (TLT), amministrata dalla Jugoslavia. Metà della popolazione italiana autoctona prese la via dell'esodo già tra il 1947 e il 1954, prima ancora che si firmasse il Memorandum di Londra del 1954 ma quando già era chiaro che la città non sarebbe più ritornata alla sovranità italiana. La parte restante della popolazione italiana esodò infine negli anni successivi al 1954, sostituita dall'afflusso in città di popolazioni dalla Slovenia e dal resto della Jugoslavia. Solo una piccola parte degli italofoni rimase nella Capodistria jugoslava, fondando la locale Comunità degli italiani in cui si riorganizzarono.

Università del Litorale

A partire dall'VIII secolo, forse addirittura dal VI, Capodistria fu sede vescovile. Uno dei vescovi della città fu il riformatore luterano Pier Paolo Vergerio. Nel 1828, il vescovato venne fuso con la diocesi di Trieste; si formò così la diocesi di Trieste e Capodistria. Dopo la seconda guerra mondiale la situazione cambiò. A seguito del Trattato di pace del 1947, pur restando formalmente le due diocesi unificate, il territorio che faceva parte della Zona B ebbe un Amministratore apostolico, scelto fra il clero sloveno residente in Jugoslavia. Soltanto nel 1964 l'Amministrazione apostolica fu affidata a un vescovo, nella persona di Mons. Janez Jenko. Egli era anche amministratore apostolico della parte dell'Arcidiocesi di Gorizia in territorio sloveno e della diocesi di Fiume non assegnata alla Croazia. Nel 1975 fu stipulato il Trattato di Osimo, che sanciva con accordo bilaterale tra Italia e Jugoslavia la fine della zona A e della zona B. Nel 1977 la Santa Sede separò anche giuridicamente le due diocesi di Trieste e Capodistria. Si trattava in realtà di due diocesi nuove, con nuovi confini. Alla nuova diocesi di Trieste, che non coincide del tutto con la provincia, fu assegnata la parrocchia di Muggia, che era l'unica parte della diocesi di Capodistria rimasta in territorio italiano. Alla nuova diocesi di Capodistria fu assegnato il territorio sloveno della ex-zona B, la parte della diocesi di Fiume in Slovenia e il territorio sloveno dell'Arcidiocesi di Gorizia. Il nuovo vescovo di Trieste fu mons. Lorenzo Bellomi, mentre il nuovo vescovo di Capodistria fu mons. Janez Jenko, già amministratore apostolico. Il territorio della diocesi di Capodistria veniva così a coincidere con i nuovi confini politici definitivamente sanciti con il Trattato di Osimo, sebbene di fatto facesse già parte della Jugoslavia, prima dell'indipendenza slovena del 1991.

Nel 1970 iniziò a trasmettere TeleCapodistria, dopo che già nel 1949 era sorta RadioCapodistria, organo della minoranza italiana, il cui segnale è ricevibile in Italia, Slovenia e Croazia.

Nel 2003 vi è stata fondata l'Università del Litorale che rappresenta, assieme al prestigioso Centro di Ricerche Scientifiche di Capodistria, il terzo polo universitario della Slovenia.

Nel 2011 un referendum ha sancito l'autonomia comunale dell'insediamento di Ancarano.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Cartello d'entrata bilingue.

Secondo l'imperialregio censimento austroungarico dell'anno 1900, a Capodistria vivevano 7205 italiani, 391 sloveni, 167 croati e 67 tedeschi. Il circondario immediato (soprattutto la pianura intorno a Bertocchi e San Canziano) era composto da una popolazione bilingue a prevalenza italiana, mentre l'entroterra collinare era abitato in stragrande maggioranza da sloveni. Questa divisione rimase in vigore fino alla fine della seconda guerra mondiale, quando il centro della città si spopolò a causa dell'esodo istriano e fu ripopolato da immigranti provenienti sia dalle campagne istriane e carsoline, sia da altre regioni della Slovenia (soprattutto dalla Stiria slovena). Negli anni sessanta e settanta, vi sopraggiunse un notevole flusso migratorio da altre aree dell'ex Jugoslavia, in primo luogo dalla vicina Croazia e dalla Bosnia ed Erzegovina. Oggi, tra il 15% e il 20% della popolazione di Capodistria parla come lingua materna una delle varianti del serbo-croato, che non ha però alcuno status ufficiale.

Moderno quartiere residenziale.

Tuttavia è opportuno sottolineare che negli ultimi anni la globalizzazione ed i numerosi lavori pubblici hanno portato numerosi appartenenti alla comunità italiana a trasferirsi in aree attualmente non incluse nel territorio a nazionalità mista comprendente le suddette località. Secondo le più recenti statistiche circa il 15% dei capodistriani appartenenti alla comunità italiana risiede fuori dal territorio a nazionalità mista, proprio per questo uno degli scopi principali dell'Unione Italiana è quello di ampliare il territorio nazionalmente misto all'intero comune, includendovi i restanti abitati.

La minoranza italiana è riunita in tre diverse comunità: la comunità degli italiani di Capodistria (916 iscritti), la comunità degli italiani di Crevatini-Ancarano (147 iscritti) e la comunità degli italiani di Bertocchi (103 iscritti).

In base a quanto indicato dall'ultimo censimento sloveno (2002) i residenti appartenenti al gruppo etnico italiano sono 712, cioè pari all'1,6% della popolazione totale del Comune. I residenti di madrelingua italiana sono leggermente più numerosi: 1.059, ovverosia il 2,2% sul totale (prima dell'esodo ne rappresentavano circa i quattro quinti). La comunità italiana autoctona vive non pochi problemi, data la scarsa consistenza numerica e il suo lento ma inesorabile declino dovuto sia all'emigrazione, sia al basso tasso di natalità, sia all'assimilazione.
Tuttavia, analizzando il censimento della Repubblica di Slovenia del 2002 nella sezione relativa alla lingua di comunicazione in famiglia emerge che 2.015 abitanti (ovvero il 4,2%) hanno dichiarato di comunicare in famiglia in lingua italiana.

La residua comunità italiana gode di ampie tutele, storicamente derivanti dal Memorandum di Londra del 1954, che dividendo l'allora Territorio Libero di Trieste fra Italia e Jugoslavia obbligava i due stati ad instaurare delle forme di tutela delle rispettive minoranze. Tra i diritti riconosciuti, vi è quello di esporre la propria bandiera nei contesti pubblici, a fianco di quella slovena. Secondo la legge slovena lo status giuridico della minoranza può essere mutato solo con il consenso della stessa.

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

In parte del territorio comunale di Capodistria oggi vige il bilinguismo ufficiale sloveno-italiano. Il bilinguismo riguarda tutti gli ambiti della vita pubblica, compresa la toponomastica. Sono bilingui la città di Capodistria e gli insediamenti di Ankaran/Ancarano, Barizoni/Barisoni, Bertoki/Bertocchi, Bošamarin/Bossamarino, Cerej/Cerei, Hrvatini/Crevatini, Kampel/Campel, Kolomban/Colombano, Prade, Premacan/Premanzano, Šalara/Sallara, Škocjan/San Canziano e inoltre la località di Valmarin a Spodnje Škofije (Scoffie di Sotto), corrispondenti alla quasi totalità dell'area storica d'insediamento della popolazione di lingua italiana.[6]

 % Ripartizione linguistica (gruppi principali)
Fonte: Censimento Slovenia 2002
2,76% madrelingua bosniaca
8,06% madrelingua croata
2,23% madrelingua italiana
4,02% madrelingua serbo-croata
74,14% madrelingua slovena

Persone legate a Capodistria[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Insediamenti[modifica | modifica wikitesto]

Il comune città di Capodistria è diviso nei seguenti insediamenti (naselja):

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Porto[modifica | modifica wikitesto]

Porto di Capodistria

Capodistria è sin dal 1954 il principale porto commerciale ed industriale sloveno, nonché uno dei più importanti del Mar Adriatico.
Il porto di Capodistria (Luka Koper in sloveno) fa parte, in qualità di socio cofondatore, del NAPA (North Adriatic Ports Association) il consorzio voluto dalle autorità portuali di Ravenna, Venezia, Trieste e Capodistria per meglio cooperare e per migliorare il potenziale commerciale la qualità e l’efficienza del sistema portuale altoadriatico e delle infrastrutture ad esso collegate. Il NAPA si è costituito ufficialmente il 1º marzo del 2010. Il 29 novembre dello stesso anno, ai quattro soci fondatori si è aggiunto il porto di Fiume in Croazia.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Il Consiglio Comunale ha 32 seggi, tre dei quali sono eletti direttamente dalla minoranza, mentre i restanti 29 sono nominati dal resto della popolazione. Uno dei tre vice-sindaci è inoltre designato dalla minoranza.

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

La principale espressione sportiva della città è la squadra di calcio dell'FC Koper, mentre nella pallacanestro primeggia la squadra del KK Koper. Infine anche per la pallamano è presente una squadra, l'RK Cimos Koper.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Popolazione residente al 31-12-2012 Popolazione per insediamento SI-STAT
  2. ^ Raoul Pupo, Il Lungo esodo, Rizzoli, Milano, 2005, pag. 15 ISBN 88-17-00562-2
  3. ^ Storia ISTAT del Comune 702709 Capodistria.
  4. ^ Regio Decreto 18 gennaio 1923, n. 53, art. 1
  5. ^ Regio Decreto 31 ottobre 1923, n. 2549 (in sostituzione dell'art. 3 del R.D. 18 gennaio 1923, n. 53)
  6. ^ Statuto del comune città di Capodistria

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dario Alberi, Istria, storia, arte, cultura - Lint Editoriale Trieste, edizione italiana
  • L. Derin Capodistria addio Mursia, Milano ISBN 9788842529569

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]