Africa

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Africa
Stati 54
Superficie 30 221 000 km²
Abitanti 1 020 201 229[1] (2012)
Densità 33,76 ab./km²
Fusi orari da UTC-1 a UTC+4
Nome abitanti africani
Posizione dell'Africa nel mondo
Posizione dell'Africa nel mondo

L'Africa è un continente della Terra, separato dall'Asia, a nord-est, dall'artificiale Canale di Suez. È attraversata dall'equatore e caratterizzata da una grande varietà di climi. Per estensione del territorio, è il terzo continente dopo Asia e America, e assieme all'Eurasia forma il cosiddetto Continente Antico.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il termine Africa significa "terra degli Afri", nome di alcune genti che abitavano nel Nord Africa vicino a Cartagine. Il nome Afri è generalmente connesso con l'etimo fenicio afar, "polvere", ma una recente teoria lo collega alla parola berbera ifran (es. ifri n Qya), che significa "grotta".

Un'altra importante teoria collega il nome greco del continente (Αφρική, Afrikè) a αφρός, afròs - schiuma delle onde -, similmente all'etimologia di "Attica".

Altre etimologie proposte per l'antico nome "Africa":

  • lo storico Flavio Giuseppe (Ant. 1.15) sostenne che esso derivasse da Epher, nipote di Abramo, i cui discendenti avrebbero invaso la Libia;
  • dalla parola latina apricum ("luogo esposto al sole") di cui fa menzione Isidoro di Siviglia nelle Etymologiae XIV.5.2.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia dell'Africa.

Il continente è principalmente orientato su un asse nord-sud, ha una forma triangolare, allargata nella parte settentrionale, che si assottiglia in corrispondenza della zona a sud dell'Equatore. Il continente è completamente circondato dal mare ad eccezione di una piccola zona in corrispondenza dell'istmo di Suez, a nord è bagnato dal mar Mediterraneo, a est dal mar Rosso e dall'oceano Indiano, a ovest dall'oceano Atlantico.

Gli unici collegamenti con gli altri continenti sono rappresentati dalla penisola del Sinai che lo lega all'Eurasia. Lo stretto di Gibilterra lo separa dall'Europa.

Immagine dei rilievi (in marrone le parti a quota inferiore, in verde e bianco le parti a quote superiori)

La distanza dal punto più settentrionale (Ras ben Sakka, immediatamente a ovest di Cap Blanc, in Tunisia, a 37°21' N) al punto più meridionale (Cape Agulhas in Sudafrica, a 34°51'15" S) è pari a circa 8.000 km mentre dal punto più occidentale (Capo Verde, a 17°33'22" O) a quello più orientale (Ras Hafun in Somalia, 51°27'52" E) è pari a circa 7.400 km. Il territorio complessivo del continente misura circa 30.221.000 km².

Lo Stato più grande del continente è l'Algeria, mentre quello più piccolo sono le Seychelles, un arcipelago al largo della costa orientale. Lo Stato più piccolo sulla terraferma è invece il Gambia.

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

L'altitudine media del continente è pari a circa 600 m s.l.m.; le aree situate a quote inferiori ai 180 m s.l.m. sono relativamente poche, così come poche sono le zone che superano i 3000 m.

Le maggiori altitudini dell'Africa si trovano in prossimità della Rift Valley: si tratta del Kilimangiaro (5895 m di altitudine) in Tanzania, del Kirinyaga o Monte Kenya (5199 m di altitudine) nello stato omonimo e delle cime più alte della Catena del Ruwenzori (5110 m di altitudine), tra l'Uganda e la Repubblica Democratica del Congo. Kilimangiaro e Kirinyaga sono vulcani spenti, ma sulle loro cime si trovano ghiacci perenni. A ovest c'è un altro vulcano inattivo dal 2000, il Camerun (4071 m di altitudine) e si trova anche la catena dell'Atlante.

Il settentrione[modifica | modifica sorgente]

Una mappa del 1595, desunta dalle rappresentazioni di Mercatore

Nella parte settentrionale del continente, dall'Oceano Atlantico fino al Mar Rosso, si estende il deserto del Sahara, il più vasto deserto del mondo (9.000.000 km²); la sua superficie è principalmente pianeggiante, ma vi si trovano anche rilievi che raggiungono i 2.400 m s.l.m. A nord-ovest il deserto è delimitato dalla catena dell'Atlante e a nord-est lo separa dal Mar Rosso un altopiano roccioso che digrada fino al delta del Nilo. A meridione il Sahara sfuma in un'area pianeggiante semi-arida chiamata Sahel.

Il clima è tipicamente mediterraneo al nord, con estati calde e secche e inverni miti e umidi.

Coste e isole[modifica | modifica sorgente]

Lo sviluppo costiero del continente ha una lunghezza complessiva relativamente modesta, di circa 26.000 km (l'Europa, con una superficie tre volte inferiore, ha circa 32.000 km di coste). La costa occidentale prospiciente l'Oceano Atlantico si presenta priva di penisole e insenature di dimensioni rilevanti, con l'unica eccezione del vastissimo golfo di Guinea. La costa settentrionale che dà sul mar Mediterraneo invece ha due importanti golfi: il golfo della Sirte davanti alla Libia e il golfo di Gabes davanti alla catena dell'Atlante. La costa orientale, bagnata dal Mar Rosso e dall'Oceano Indiano, presenta l'unica penisola del Corno d'Africa.

Le coste sono spesso scoscese e rocciose, con rilievi che arrivano fino al mare. Coste pianeggianti, basse e sabbiose e spesso desertiche, si trovano in Libia ed Egitto, così come in Mauritania, Somalia e Namibia. Lungo le coste del Golfo di Guinea e del Mozambico si sviluppano paludi e acquitrini, e banchi sabbiosi rendono difficoltosa la navigazione.

L'unica isola di grandi dimensioni è il Madagascar, la quarta più grande del mondo. Ci sono arcipelaghi di piccole isole sul versante Atlantico, come Madeira, Canarie e Capo Verde. Presso la costa della Tanzania si trova l'isola di Zanzibar, la maggiore del versante orientale dopo Madagascar.

Idrografia[modifica | modifica sorgente]

In Africa vi sono vaste zone areiche, prive di corsi d'acqua (per esempio il deserto del Sahara) e regioni endoreiche, ovvero con corsi d'acqua che si perdono nel deserto o in paludi o sfociano in laghi chiusi (per esempio i deserti del Namib e del Kalahari). La fascia centrale del continente, dove le piogge sono regolari, forma invece una zona esoreica, ovvero con corsi d'acqua che sfociano nel mare, principalmente nell'Oceano Atlantico, come il fiume Niger e il fiume Congo. Il Niger (4.160 km di lunghezza) nasce dal rilievo del Fouta Djalon e sfocia con un grande delta nel golfo di Guinea. Il fiume Congo, di 4.200 km di lunghezza, sfocia nell'Oceano Atlantico e dà nome alle due repubbliche che si affacciano sulle sue rive (la Repubblica del Congo e la Repubblica Democratica del Congo). I numerosi affluenti del Congo (il più importante è il Kasai) formano un enorme bacino fluviale. Nella parte più meridionale scorrono l'Orange, che sfocia nell'Oceano Atlantico, il Limpopo e lo Zambesi, tributari dell'Oceano Indiano. Lo Zambesi è celebre anche per le Cascate Vittoria, fra le più spettacolari del mondo. Il principale fiume africano è il Nilo che, con il suo affluente Kagera, è tradizionalmente considerato il fiume più lungo del mondo (6.671 km) davanti al Rio delle Amazzoni. Le sue sorgenti sono nell'Africa equatoriale, da cui provengono i due rami principali: il Nilo Azzurro, che nasce dall'altopiano Etiope, e il Nilo Bianco, emissario del Lago Vittoria il cui tributario, il Kagera, si origina dagli altopiani del Burundi. Il Nilo attraversa l'Africa nord-orientale e quando raggiunge il Mediterraneo sfocia con un'ampia foce a delta. Il fiume è conosciuto per il limo, terra che rendeva fertile la distesa sahariana e che consentì lo sviluppo della civiltà egizia; per questo motivo l'Egitto veniva anticamente chiamato "dono del Nilo". La costruzione della diga di Assuan ha permesso la creazione di un ampio bacino artificiale, il lago Nasser; la terra fertile si deposita sul fondo del lago ed è necessario usare fertilizzanti per migliorare la resa dei terreni. Una lunga catena di laghi corre lungo la frattura tettonica della Rift Valley, ai confini tra la Repubblica Democratica del Congo, l'Uganda, la Tanzania, il Burundi e il Ruanda: i più importanti sono il Lago Vittoria e il Lago Tanganica.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Il clima del continente africano è generalmente caldo, anche se con variazioni notevoli a seconda delle zone. L'estrema porzione settentrionale del continente ha un clima mediterraneo, con estati secche e inverni umidi. Questo tipo di clima si trova anche nella parte più meridionale del continente, presso Città del Capo. Il resto del Nord africa presenta un clima desertico o semidesertico, mentre avvicinandosi all'equatore il clima si fa tropicale, molto umido; è qui che si registra il massimo di precipitazioni annuali. Il clima ritorna desertico o semidesertico nelle zone del Corno d'Africa e del Kalahari, mentre è prevalentemente tropicale nel Madagascar. Climi di alta montagna si trovano nella zona dell'altopiano Etiopico e sulle vette più alte come il Kilimangiaro e il Ruwenzori. Le temperature sono generalmente piuttosto elevate.

Ambienti naturali[modifica | modifica sorgente]

L'Africa presenta una grande varietà di ambienti ed ecosistemi, molti dei quali sono unici al mondo.

La parte settentrionale del continente è occupata in gran parte dal gigantesco deserto del Sahara, mentre a sud di questo, l'ambiente predominante è la grande savana, l'immensa distesa erbacea teatro dei grandi safari per turisti.

Nella zona equatoriale, in particolare nel bacino del Congo, vi sono invece le grandi foreste tropicali, estese anche su buona parte della zona del Golfo di Guinea. Altre aree desertiche si trovano nella zona del Corno d'Africa e nella zona sud-ovest del continente, dove si trova il grande deserto del Kalahari.

Un'estesa foresta pluviale occupa anche la parte orientale del Madagascar, per il resto ricoperto da savane. Paesaggi tipicamente di alta montagna si trovano nell'altopiano Etiopico.

L'estrema parte nord-ovest del continente, la zona settentrionale di Algeria, Tunisia e Marocco, e la punta meridionale, presentano ambienti tipicamente mediterranei.

Fauna[modifica | modifica sorgente]

Leoni, Sudafrica

L'Africa è famosa in tutto il mondo per la varietà e l'unicità degli animali che la popolano. Sono presenti molte specie di Felini, come il leone, il leopardo, il serval, il ghepardo e varie specie di gatti selvatici, oltre a specie di canidi come i licaoni e gli sciacalli. Molto diffusi nelle foreste sono le grandi scimmie antropomorfe come gli scimpanzé e i gorilla, mentre altri primati popolano anche le praterie, come i mandrilli, le amadriadi e le scimmie leopardo. Le grandi savane sono il regno dei grandi erbivori come le giraffe, gli elefanti, i rinoceronti, e delle grandi mandrie di bufali, gnu, zebre, gazzelle, impala e antilopi di varie specie. I grandi deserti sono popolati da dromedari, orici, fennec, viperidi. Presso i grandi fiumi vivono ippopotami e coccodrilli.

Elefanti africani, Kenya

Le savane sono percorse inoltre dagli struzzi e sorvolate da varie specie di avvoltoi. Oltre a questi in Africa vi sono numerosissime specie di uccelli. In particolare in Madagascar vi è un vastissimo ecosistema unico al mondo con un numero impressionante di volatili. Questa straordinaria fauna è entrata nella leggenda ed ha ispirato, insieme agli spettacolari paesaggi naturali del continente, varie opere letterarie e cinematografiche. Questa fauna ha inoltre attirato nella storia migliaia di cacciatori - specialmente occidentali - che hanno preso parte a innumerevoli battute della cosiddetta caccia grossa. Fra i personaggi più famosi sedotti dal fascino selvaggio della caccia grossa in Africa si possono ricordare Theodore Roosevelt e Ernest Hemingway.

Soprattutto dopo l'avvento degli Europei, la caccia è stata un'importante concausa del progressivo depauperamento della biodiversità africana. In Africa esistono ora grandi parchi naturali e molte aree protette per preservare le numerose specie a rischio, ma anche queste riserve hanno grandi difficoltà a opporsi al bracconaggio. Fra i parchi più famosi si ricordano il Serengeti e Ngorongoro (Tanzania), lo Tsavo e il Masai Mara (Kenya), il Kruger (Sudafrica) e il Chobe e la riserva del Delta dell'Okavango (Botswana).

Storia[modifica | modifica sorgente]

Mappa dell'Africa del 1890
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia dell'Africa.

L'Africa viene generalmente considerata la culla dell'umanità; i più antichi reperti umani sono infatti stati ritrovati nell'Africa subsahariana.

Il Sahara ha costituito un elemento importantissimo nell'evoluzione storica del continente. Mentre la storia dei popoli del Nordafrica si intreccia con quella dell'Europa e del Medio Oriente, gran parte dell'Africa subsahariana ebbe con il resto del mondo contatti molto ridotti, spesso limitati al fenomeno della tratta degli schiavi neri da parte dei mercanti arabi che agivano nell'Oceano Indiano. L'influsso arabo ebbe anche un rilievo nello sviluppo di alcune aree isolate delle coste orientali dell'Africa (per esempio Zanzibar e il Madagascar).

La prima circumnavigazione dell'Africa potrebbe essere stata compiuta dai Fenici intorno al 600 a.C. Erodoto narra che il re egizio Necao (o Neco) inviò, in quell'epoca, una spedizione fenicia in esplorazione lungo la costa africana. La nave fenicia si allontanò verso sud e fece ritorno, tre anni dopo, da ovest, rientrando quindi dallo Stretto di Gibilterra. Erodoto così narra:

« Il re d'Egitto Neco (...) inviò dei Fenici su delle navi con l'incarico di attraversare le Colonne d'Eracle sulla via del ritorno, fino a giungere nel mare settentrionale e così in Egitto. I Fenici, pertanto, partiti dal Mare Eritreo, navigavano nel mare meridionale; (...) cosicché al terzo anno dopo due trascorsi in viaggio doppiarono le Colonne d'Eracle e giunsero in Egitto »
(Erodoto, Storie - Libro quarto)

Lo storico greco è tuttavia scettico riguardo al fatto che l'impresa sia stata veramente compiuta. I Fenici, infatti, riferirono di essere certi che, quando ebbero doppiato l'estremità meridionale del continente, il sole, a mezzogiorno, indicava il nord anziché il sud. Per Erodoto questo aneddoto rendeva poco credibile l'intero resoconto della spedizione fenicia:

« E raccontarono anche particolari attendibili per qualcun altro ma non per me, per esempio che nel circumnavigare la Libia si erano trovati il sole sulla destra[2] »
(Erodoto, ibidem)
Donna in un tipico abito di foggia africana

Tuttavia oggi si sa che, nell'emisfero australe, il sole, nel punto più alto del suo percorso nel cielo, indica effettivamente il nord (tanto è vero che le meridiane boreali hanno lo gnomone orientato in direzione opposta rispetto a quelle australi). Questa nozione era sconosciuta allo storico greco che aveva esperienza soltanto della Zona temperata settentrionale del globo. Di conseguenza la notazione fenicia, così contrastante con le conoscenze del tempo, potrebbe costituire effettivamente una prova che quella antica spedizione avvenne realmente e realizzò la prima circumnavigazione del continente africano.[3]

I primi contatti tra Africa sub-sahariana ed Europa risalgono al XIV secolo con l'arrivo dei primi esploratori europei, che si trovarono di fronte principalmente regni di tipo tribale. I rapporti fra gli Europei e i popoli sub-sahariani furono certamente molto complessi e difficili da riassumere, talvolta pacifici e talvolta sanguinosi; in generale, tuttavia, la superiorità tecnologica degli Europei pose i popoli africani in una posizione nettamente subordinata rispetto ai nuovi arrivati di pelle bianca.

Il ruolo del Portogallo nell'esplorazione delle coste dell'Africa[modifica | modifica sorgente]

La nazione europea che prima delle altre comprese il valore della navigazione intorno al continente africano fu il Portogallo. Nel XV secolo il Portogallo era un Paese in cerca di nuovi territori; il principe Enrico, figlio del re Giovanni I del Portogallo, nel 1414 convinse il padre a intraprendere una campagna nell'Africa settentrionale. Nel 1415 espugnò la città di Ceuta, nel Marocco settentrionale, aprendo così la via a nuove possibilità di sviluppo commerciale.

Essendo la più occidentale delle potenze europee, il Portogallo era, di conseguenza, la più svantaggiata nell'acquisto delle preziose spezie e merci provenienti dall'Estremo Oriente. Il percorso che le mercanzie dovevano compiere lungo la Via della Seta era più lungo, e di conseguenza soggetto ad un maggior numero di intermediari, ognuno dei quali voleva naturalmente trovare il proprio tornaconto. Inoltre, un percorso tortuoso e prolungato era esposto a maggiori probabilità di attacco da parte di predoni e maggiormente penalizzato da difficoltà doganali, causate anche dalle barriere che gli Ottomani, che si stavano rafforzando sempre di più sulle coste del Mediterraneo, opponevano ai traffici delle nazioni cristiane.

Tutti questi motivi spinsero il principe Enrico ad inviare diverse spedizioni lungo la costa africana, nel tentativo di trovare un passaggio a sud est che consentisse al piccolo regno di aprirsi una nuova, esclusiva via verso l'Oriente. Ciò gli valse l'appellativo di Navigatore, e l'infante di Portogallo, pur non avendo mai preso parte direttamente alle esplorazioni da lui disposte, passò alla storia con il nome di Enrico il Navigatore (1394 - 1460).

Secondo la storiografia tradizionale, la forte volontà di Enrico nei confronti delle nuove esplorazioni si concretizzò nell'istituzione di un vero e proprio centro marittimo per la navigazione, a Sagres, nel sud del Paese (Scuola di Sagres). Qui venivano addestrati gli equipaggi, sperimentate nuove tecniche di navigazione, elaborati nuovi tipi di imbarcazioni. Molteplici spedizioni si addentrarono sempre più lungo la costa occidentale dell'Africa, spingendosi, prima che Enrico morisse nel 1460, fino alla foce del fiume Gambia, dopo aver percorso ben tremila chilometri intorno alla curvatura occidentale della costa africana in direzione sud ovest. In realtà, questa non era che una piccola frazione della costa dell'Africa occidentale.

Un pezzo di artigianato costituito da un canapo che raffigura tre figure femminili stilizzate in silhouette con canestro sul capo. L'artigianato d'Africa è apprezzato anche nel continente europeo nel quale viene diffuso prevalentemente attraverso i mercatini.

La politica espansionistica di Enrico fu mantenuta dal re Giovanni II di Portogallo (1455 - 1495), che salì al trono nel 1481. Già nel 1470 le navi portoghesi avevano rilevato che, dopo aver proceduto a lungo verso sud ovest fino alla foce del fiume Gambia (in corrispondenza dell'attuale Senegal), la costa africana piegava dapprima a sud est e poi decisamente ad est; questo fatto induceva a sperare che l'estremità meridionale della terraferma fosse stata ormai raggiunta e che, di lì a poco, sarebbe stato possibile risalire lungo la costa orientale, verso il Corno d'Africa.

Ma, nel 1472, con grande disappunto, i navigatori scoprirono che il profilo continentale, dopo essersi spinto per altri tremila chilometri verso est, oltre la foce del fiume Niger, ripiegava nuovamente a sud: il continente nero sembrava non avere fine.

Allo scopo di stabilire quale fosse la vera forma dell'Africa, in modo da capire quanto ancora fosse necessario spingersi a sud prima di raggiungerne l'estremità meridionale, Giovanni II inviò allora, nel 1487, una spedizione sulla costa orientale, quindi attraverso il Mar Rosso. Al comando di Pedro del Corvilâo, gli esploratori si spinsero fino alla foce dello Zambesi, in Mozambico. Dai calcoli che effettuò, la spedizione di Corvilâo scoprì che il continente africano doveva essere largo circa 6400 chilometri nella parte settentrionale e solo 2400 chilometri nelle zone meridionali fino ad allora raggiunte dalle navi portoghesi; perciò poteva darsi che l'Africa si assottigliasse sempre di più e che, prima o poi, sarebbe terminata a punta.

Nello stesso anno in cui Corvilâo faceva i suoi rilievi, Bartolomeu Dias guidava una nuova spedizione dal lato ovest, spingendosi più a sud di tutti i suoi predecessori, e venendo trascinato ancora più a sud da una tempesta. Quando il tempo si rasserenò, gli uomini scoprirono di trovarsi in mare aperto: la costa dell'Africa non era più in vista. Così puntarono prima verso est, dove però non avvistarono la terra; quindi decisero di ritornare a nord; e qui, il 3 febbraio 1488, scoprirono che l'andamento della costa era cambiato. Così, dopo altri 4090 chilometri, il profilo del continente si sviluppò chiaramente verso nord est, e Dias capì di aver superato il punto più meridionale dell'Africa, e tornò indietro. Ripassando per il punto che, nella tempesta gli era sfuggito, Dias lo chiamò "Capo delle Tempeste", per ricordare le circostanze della scoperta; ma, quando la flotta fece ritorno, Giovanni II ribattezzò il promontorio Capo di Buona Speranza (Cabo da Boa Esperança), nome con cui è ancora oggi ricordato questo punto geografico del continente Africano.

Guadagnato il Capo di Buona Speranza, la corona portoghese era riuscita per metà nel suo intento di aprire l'agognata Rotta delle spezie; adesso era necessario compiere la seconda parte del percorso, cioè raggiungere le Indie. Tuttavia Giovanni II non visse abbastanza a lungo per vedere completata quest'opera. Gli successe il cugino, Manuele I (1469 - 1521), che inviò nel 1497 Vasco da Gama; la sua spedizione, dopo varie peripezie, raggiunse infine l'India il 19 maggio 1498. Era la prima volta che gli europei giungevano in India via mare; la spedizione stipulò accordi con i notabili indiani per le concessioni marittime e dette l'avvio allo stabilimento di insediamenti commerciali.

Grazie alla caparbia volontà di aprire una nuova via commerciale verso oriente, mantenutasi intatta attraverso i vari avvicendamenti sul trono reale, la corona portoghese assunse un ruolo di prim'ordine nello scenario delle potenze europee, potendo esercitare il monopolio della tratta marittima fino all'India, attraverso l'Oceano Atlantico e l'Oceano Indiano. Tramite la creazione di stazioni commerciali site in punti chiave per la navigazione, pochi uomini e navi potevano controllare enormi tratti di costa.

Il colonialismo[modifica | modifica sorgente]

A partire dal XV secolo gli Europei mossero i primi passi nella conoscenza dell'Africa Subsahariana. Per i tre secoli successivi, tuttavia, la presenza europea si limitò alla regione costiera del Golfo di Guinea, in cui venne scritta una delle pagine più tristi della storia dell'Africa e del mondo: la tratta degli schiavi. Dai porti dell'Africa Occidentale per diversi secoli salparono infatti le navi che, con il loro carico umano, si dirigevano verso le Americhe, dove in una vita durissima spesa nelle piantagioni si consumò l'esistenza di milioni di Africani. La fase di colonizzazione più intensa si ebbe però nell'Ottocento: a partire da questo periodo e fino agli anni della seconda guerra mondiale, portoghesi, francesi, inglesi e poi ancora belgi, tedeschi e, per ultimi, italiani, si lanciarono in una sorta di sfrenata gara di conquista che li vide spesso contrapporsi in scontri durissimi.

L'epoca coloniale ha lasciato tracce profonde nel continente. Il colonialismo ha inoltre profondamente influito sull'economia del continente. Lo sfruttamento delle ricchezze minerarie e forestali ha provocato l'alterazione degli equilibri ambientali e delle tradizioni. La fragilità politica dell'Africa è dimostrata anche dagli avvenimenti più recenti. Negli ultimi vent'anni, infatti, regimi dittatoriali e guerre civili hanno spesso concorso ad insanguinare il continente: dall'Angola al Mozambico, dall'Etiopia al Sudan, dalla Liberia alla Sierra Leone, fino al terribile genocidio del '94 in Ruanda e ai conflitti ancora in corso, l'Africa continua ad essere martoriata da esplosioni di odio e di violenza, cui sovente non sono estranei gli interessi dei Paesi ricchi del Nord del Mondo.

Popolazione[modifica | modifica sorgente]

La posizione dell'Africa nell'ecumene ha grande importanza nello studio delle lingue, delle culture e delle società africane. L'impenetrabilità del Sahara la divide naturalmente e culturalmente in due entità assai diverse: Africa bianca e Africa nera. Più recentemente l'invasione araba e europea ha mutato molte cose: si tratta però prevalentemente di mutazioni culturali. Tra i gruppi etnici indigeni del Nord Africa non mancano elementi europoidi come i Berberi, cui si sono aggiunti di recente un certo numero di Arabi.

Nell'Africa subsahariana la maggior parte degli abitanti ha la pelle scura. Gli Stati dello Zimbabwe e del Sudafrica hanno una piccola, ma significativa, presenza di gruppi bianchi ed asiatici: i primi sono i cosiddetti afrikaner, i secondi immigrarono in epoca coloniale per contribuire ai lavori pubblici effettuati in quei paesi. In particolare l'Africa nera presenta invece vari gruppi etnici, classificati generalmente in questo modo:

  • Sudanidi: abitano il Sudan centrale e occidentale;
  • Nilotidi: occupano il bacino del Nilo, nella sua più alta porzione;
  • Congolidi: si trovano nella Guinea e nel Congo;
  • Cafridi: popolano la porzione meridionale del continente.

Questi ultimi due gruppi vengono spesso designati con il nome di Bantu. Un posto a sé hanno i Pigmei che si trovano specialmente nell'Africa centrale, e i Boscimani che occupano il deserto del Kalahari. Abbiamo inoltre gli Ottentotti. L'Africa conta 950.000.000 abitanti con una densità di 31 ab/km². Il tasso di crescita annua è oltre il 2,3% ed è il più alto nel mondo, anche se il tasso di mortalità infantile resta ancora molto alto.

Lingue[modifica | modifica sorgente]

Famiglie linguistiche africane.

Nell'intero continente africano, all'anno 2013, venivano parlate più di 2.000 diverse lingue,[4] pur considerando le difficoltà che insorgono all'atto della definizione di lingua soprattutto nel caso non esistano (come è il caso di gran parte dell'Africa) forme standardizzate. La stragrande maggioranza di queste sono lingue indigene africane, mentre una minor parte (di origine europea o mediorientale) sono state portate in Africa durante le varie fasi coloniali.

Le lingue parlate in Africa precedentemente alla colonizzazione europea possono essere classificate in cinque famiglie linguistiche:

  • lingue niger-kordofaniane (o Niger-Congo): estesissima famiglia, comprendente più di 1.500 lingue[5] in un'area che include l'intera Africa centro-meridionale (con la sottofamiglia bantu), la regione guineana e una vasta parte delle regioni saheliane occidentali. Questa famiglia comprende le maggiori lingue africane native, parecchie delle quali hanno status ufficiale nei rispettivi Stati;
  • lingue afroasiatiche: parlate in tutto il Nordafrica e, ad est, fino al Sudan, all'Etiopia e alla Somalia, oltre che in una vasta area del Sahel centrale. Questa famiglia comprende, fra le altre, l'arabo, lingua egemone in tutta l'Africa del nord (seppur divisa in diversi dialetti spesso non intelligibili fra loro), portatavi dalla penisola arabica dai conquistatori musulmani e usata ancora oggi spesso in tutte le aree a prevalenza islamica;
  • lingue nilo-sahariane: circa 200 lingue,[6] parlate nella parte sahariana e saheliana centrale e su una vasta sezione degli altopiani orientali;
  • lingue khoisan: sono diffuse in un'area dell'Africa sudoccidentale, oltre che in due "isole" sparse in Tanzania. Questa famiglia è costituita da alcune decine di lingue parlate da piccoli gruppi di san (precedentemente conosciuti come boscimani), ancora al giorno d'oggi cacciatori-raccoglitori, e khoi (già ottentotti), popolazioni a loro affini di allevatori. Si tratta, con pochissime eccezioni, di lingue assolutamente minoritarie, la gran parte delle quali in pericolo di estinzione;
  • lingue austronesiane: l'unica lingua di questa famiglia parlata in Africa è il malgascio del Madagascar, come risultato di una sorprendente colonizzazione dell'isola da parte di navigatori di probabile origine indonesiana, arcipelago situato svariate migliaia di chilometri di oceano ad est.

A queste lingue si devono aggiungere quelle appartenenti alla famiglia delle lingue indoeuropee (prevalentemente inglese, francese e portoghese), portate nel corso degli ultimi 500 anni dai colonizzatori europei. In seguito al processo di decolonizzazione e alla creazione degli Stati africani sono state quasi sempre adottate come lingua ufficiale, spesso sovrapponendosi e imponendosi alle lingue indigene. Una parziale eccezione è rappresentata dall'afrikaans, portato dai colonizzatori olandesi nella allora disabitata regione del Capo di Buona Speranza e adottato anche da alcune popolazioni locali meticciatesi con i bianchi (colored del capo).

L'estrema frammentazione linguistica, associata alla necessità di comunicazione fra centinaia di gruppi etnici differenti, ha portato spesso, fin dai tempi più antichi, all'adozione di una o più lingue franche utilizzate in caso di contatti fra popolazioni diverse (ad esempio contatti commerciali). Il plurilinguismo è la regola, ancora al giorno d'oggi, soprattutto nell'Africa subsahariana, dove il parlante medio ha generalmente la conoscenza del suo idioma regionale, di una lingua franca (o più di una) tradizionalmente usata nella zona (non sempre identificata ufficialmente) e della lingua ufficiale del suo Stato di residenza (generalmente una lingua di origine europea).

Cartello bilingue (swahili/inglese) a Zanzibar, in Tanzania.

Il processo di colonizzazione e decolonizzazione dell'Africa da parte delle potenze europee ha lasciato in eredità una situazione linguistica in alcuni casi problematica, che è stata affrontata seguendo diverse modalità operative. Nella quasi totalità degli Stati africani a sud del Sahara la lingua ufficiale è un idioma di origine europea (tipicamente l'inglese, il francese o il portoghese, a seconda delle rispettive zone di colonizzazione). In molti casi, tuttavia, i cittadini di uno Stato hanno un livello di conoscenza troppo basso della lingua ufficiale e restano perciò tagliati fuori da numerosi ambiti della vita civile in cui questa conoscenza è obbligatoria. In numerosi Stati l'insegnamento scolastico (ad eccezione di quello di base) è ancora adesso impartito nella lingua ufficiale e non nelle lingue parlate dalla popolazione, creando delle notevoli resistenze nelle comunità.

Altri Stati hanno cercato di percorrere altre strade, elevando a lingua ufficiale una lingua locale in un'ottica di "liberazione" anche linguistica dal giogo coloniale: è il caso, ad esempio, della Tanzania e del Kenya (paesi in cui si parlano parecchie decine di lingue diverse), che negli anni immediatamente successivi all'indipendenza decisero di adottare lo swahili (lingua bantu, anche se essa stessa connessa con una forma di colonizzazione, visti i numerosi prestiti linguistici dall'arabo) al posto dell'inglese, lingua dei precedenti dominatori. In altri casi, alcuni Stati (generalmente di piccole dimensioni) caratterizzati da notevole omogeneità etnica hanno adottato la lingua indigena del gruppo maggioritario come lingua ufficiale, in associazione con la lingua di colonizzazione: è il caso ad esempio del Lesotho (lingua sotho), dello Swaziland (swazi), del Ruanda (kinyarwanda), del Burundi (kirundi) e del Madagascar (malgascio).

Un'eccezione nel panorama africano, al giorno d'oggi, è rappresentata dal Sudafrica; in seguito alla sua travagliata storia di segregazione razziale (apartheid) cessata definitivamente solo negli anni novanta del secolo scorso, la nuova Costituzione garantisce status di ufficialità, oltre che alle lingue europee dei colonizzatori (inglese e afrikaans), anche a 9 delle lingue indigene del suo territorio.[7]

Diversa ancora è la situazione dell'Africa del nord, dove fin dal tempo della conquista araba (VII-VIII secolo) è assolutamente preponderante l'utilizzo della lingua araba nelle sue numerose varianti dialettali regionali, a cui si associano le varianti del berbero (o tamazight) nelle regioni del Maghreb e nel Sahara occidentale.

Religione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Religioni in Africa.

La conquista araba è avvenuta dal 632 al 770; nei confronti dei popoli conquistati i musulmani erano molto tolleranti ed è per questo motivo che molti si convertirono all'islam che però ha imposto una forte unità religiosa e linguistica in Africa del nord. L'islam, nella confessione sunnita, e l'arabo sono infatti la religione e la lingua più diffuse in tutta l'Africa del nord. All'interno del mondo islamico africano sono oggi attivi movimenti fondamentalisti che hanno suscitato profondi e sanguinosi conflitti, specialmente in Algeria e in Egitto. Minoranze cristiane sono presenti soprattutto in Egitto (ortodossi copti), in Ciad (cattolici e protestanti) e in Sudan (cattolici). Nella fascia del Sahel sopravvivono culti tradizionali di tipo animista, che a volte accolgono elementi dell'islam e del cristianesimo.

Nell'Africa centrale e meridionale è diffusa la religione cattolica e quella protestante, pur con presenze di minoranze islamiche in Nigeria, in Costa D'Avorio, in Eritrea, in Somalia e in Senegal accanto ai culti animisti.

Politica[modifica | modifica sorgente]

Dall'indipendenza, molti stati africani hanno conosciuto forti instabilità, spesso sfociate in violente lotte per il potere e guerre civili, sia all'interno di ciascuno Stato, sia tra Stati confinanti. Parte di questi problemi possono essere considerati come eredità del periodo coloniale, con il suo lascito di governi e confini nazionali non rappresentativi delle realtà locali. I confini coloniali, infatti, hanno spesso separato artificialmente popolazioni omogenee o, peggio, hanno costretto alla coabitazione etnie tradizionalmente rivali.

La situazione economico-sociale, specie nell'Africa sub-sahariana, è una delle più disagiate del Pianeta. Se alcuni Stati, come il Sudafrica e il Botswana, si affermano come dinamiche realtà economiche, seppure segnate da forti disuguaglianze sociali, altri Stati hanno addirittura visto diminuire il PIL pro capite negli ultimi anni. L'aumento massiccio della popolazione e il diffondersi dell'AIDS, oltre alle frequenti siccità e all'instabilità politica, sono alcune della cause di questo impoverimento.

Stati[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lista degli stati sovrani africani.
Mappa politica dell'Africa.

Con i suoi 54 Stati l'Africa è il continente con più territori o Stati Indipendenti:

A questi si devono aggiungere tre Stati che richiedono il riconoscimento internazionale e l'indipendenza:

Fanno inoltre parte del continente africano tre territori spagnoli (Ceuta, Melilla e le isole Canarie), due isole italiane (Lampedusa e Lampione) e due isole francesi (Mayotte e Reunion).

Economia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Economia dell'Africa.

Nel periodo 2006-2010 l’aumento del PIL è stato del 6,4% per tutta l’area, con punte dell’8% in Etiopia, il Mozambico registra un aumento del 7,8%, lo Zambia del 7,4%, la Tanzania del +7%. Anche l’Africa occidentale cresce a ritmi sostenuti: +7,6% in Liberia, +6,5% in Sierra Leone e Burkina Faso, +6% in Nigeria e Costa d’Avorio. Entro il 2020, il PIL del Continente raddoppierà, grazie anche al dinamismo del Sudafrica ed agli investimenti di Brasile, Russia, India e Cina. Il PIL passerà dai 1.600 miliardi di dollari del 2008 agli oltre 2.600 del 2020. Di pari passo con la crescita del PIL, aumenteranno anche il reddito e, quindi, la capacità di spesa degli africani: i consumi dovrebbero crescere, in media, del 62%, da qui al 2020.

Punti estremi[modifica | modifica sorgente]

Punti più vicini agli altri continenti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) worldatlas.com
  2. ^ "Sulla destra" sta a significare "a nord" in quanto la navigazione avveniva da est verso ovest, quindi a destra c'era il nord.
  3. ^ Isaac Asimov, Esplorando la Terra e il Cosmo. Milano, Mondadori, 1983.
  4. ^ (EN) Ethnologue - World.
  5. ^ (EN) Ethnologue - Lingue Niger-Congo.
  6. ^ (EN) Ethnologue - Lingue nilo-sahariane.
  7. ^ (EN) Ethnologue - Lingue del Sudafrica.
  8. ^ Città del Capo è la capitale legislativa, Pretoria la capitale amministrativa e Bloemfontein la capitale giudiziaria.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]