Invasioni barbariche

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Invasioni barbariche
Parte Guerre romano-germaniche

Le maggiori vie di invasione seguite dai barbari ndei secoli II-VI
Data: dal 166 al 476
Luogo: Impero romano
Esito: fine dell'Impero romano d'Occidente
Schieramenti
Impero romano Germani, Sarmati, Unni, Daci liberi.
Comandanti
Imperatori romani numerosi
Invasioni barbariche
Guerre marcomanniche (166/167-188/189),
Invasioni barbariche del III secolo,
Invasioni barbariche del IV secolo,
Guerra gotica (376-382),
Invasioni barbariche del V e VI secolo.

Le invasioni barbariche (dal 166 al 476) costituirono un periodo ininterrotto di scorrerie all'interno dei confini dell'impero romano fino alla caduta della sua parte occidentale, condotte inizialmente per fini di saccheggio e bottino da genti armate appartenenti alle popolazioni che gravitavano lungo le frontiere settentrionali: Pitti, Caledoni e Sassoni in Britannia; le tribù germaniche di Frisi, Sassoni, Franchi, Alemanni, Burgundi, Marcomanni, Quadi, Lugi, Vandali, Iutungi, Gepidi e Goti, le tribù daciche dei Carpi, quelle sarmatiche di Iazigi, Roxolani ed Alani, oltre a Bastarni, Sciti, Borani, Eruli ed Unni lungo i fiumi Reno-Danubio ed il Mar Nero. A partire dalla seconda metà del IV secolo si trasformarono da semplici scorrerie in vere e proprie migrazioni di intere popolazioni.

Indice

[modifica] Contesto storico

Per approfondire, vedi la voce Dinastia degli Antonini.

Alla morte di Antonino Pio, l'Impero romano, ormai in pace da lungo tempo subì una serie di attacchi contemporanei lungo molti dei suoi fronti. I Pitti nella Scozia premevano contro il vallo di Antonino, la Spagna subiva le continue scorrerie dei pirati Mauri, mentre in Germania, tra l’alto Danubio ed il Reno, i Catti e i Cauci penetravano oltre le frontiere e lungo le coste, invadendo la Gallia Belgica e gli Agri Decumates. Il nuovo sovrano partico Vologese III, divenuto re nel 148, occupava l’Armenia, ponendo sul suo trono il fratello Pacoro, per poi invadere la vicina provincia romana di Siria (161).

Sembrava di essere tornati al periodo delle grandi guerre dell'epoca di Traiano o di Augusto, mentre nell'Europa centro-orientale il mondo barbaro era scosso da forti agitazioni interne e da movimenti migratori tra le sue popolazioni che tendevano a modificare gli equilibri con il vicino mondo romano.

All’interno e ai margini della massa germanica si erano verificati, infatti, movimenti e mescolanze di popoli, tanto da portare a trasformazioni di natura politica, con l’avvento di un fenomeno nuovo tra i Germani: interi popoli (come Marcomanni, Quadi e Naristi, Vandali, Cotini, Iazigi, Buri ecc.), si raggrupparono in coalizioni di natura più che altro militare, imprimendo una maggior pressione sul vicino limes danubiano. Vi è da aggiungere che certamente, la spinta dei germani orientali (su tutti i Goti), contribuì ad alimentare questa spinta, ed i popoli confinanti con l'Impero romano, non disponendo di ampi spazi di fronte a loro, decisero di dare per primi l’assalto alle province renano-danubiane.

L'aver dovuto sguarnire, inoltre, buona parte del settore di Limes danubiano, con il trasferimento in Oriente (per la guerra partica del 162-166) di una parte dei contingenti militari che difendevano i confini reno-danubiano, facilitò l’offensiva barbarica di questi anni. Fu così che appena terminata la guerra partica, cominciava lungo la frontiera europea una nuova guerra contro le popolazioni germano-sarmatiche dell'Europa continentale, nota col nome di guerre marcomanniche.

[modifica] Fasi delle invasioni

Entrando nel dettaglio a questa voce corrispondono quattro periodi storici della Tarda antichità, collegati ai movimenti migratori dei popoli antichi, provenienti in particolare dal nord Europa e dall'Asia settentrionale.

[modifica] Prima fase: le guerre marcomanniche (166-189)

Il culmine delle guerre marcomanniche negli anni 178-179.
Per approfondire, vedi la voce Guerre marcomanniche.

Nel 166/167, avvenne il primo scontro lungo le frontiere della Pannonia, ad opera di poche bande di predoni longobardi e osii, che, grazie al pronto intervento delle truppe di confine, furono prontamente respinte. La pace stipulata con le limitrofe popolazioni germaniche a nord del Danubio fu gestite direttamente dagli stessi imperatori, Marco Aurelio e Lucio Vero, ormai diffidenti nei confronti dei barbari aggressori e recatisi per questi motivi fino nella lontana Carnuntum (nel 168).[1] La morte prematura del fratello Lucio (nel 169 poco distante da Aquileia), ed il venir meno ai patti da parte dei barbari, portò una massa mai vista prima d'allora, a riversarsi in modo devastante nell'Italia settentrionale fin sotto le mura di Aquileia, il cuore della Venetia. Enorme fu l'impressione provocata: era dai tempi di Mario che una popolazione barbara non assediava dei centri del nord Italia.[2]

Si racconta che Marco Aurelio combatté una lunga ed estenuante guerra contro le popolazioni barbariche, prima respingendole e "ripulendo" i territori della Gallia cisalpina, Norico e Rezia (170-171), poi contrattaccando con una massiccia offensiva in territorio germanico, che richiese diversi anni di scontri, fino al 175. Questi avvenimenti costrinsero lo stesso imperatore a risiedere per numerosi anni lungo il fronte pannonico, senza mai far ritorno a Roma. La tregua apparentemente sottoscritta con queste popolazioni, in particolare Marcomanni, Quadi e Iazigi, durò però solo un paio d'anni. Alla fine del 178 l'imperatore Marco Aurelio era costretto a fare ritorno nel castrum di Brigetio da dove, nella successiva primavera del 179, fu condotta l'ultima campagna.[3] La morte dell'imperatore romano nel 180 pose presto fine ai piani espansionistici romani e determinò l'abbandono dei territori occupati della Marcomannia.[4]

[modifica] Seconda fase: invasioni del III secolo (212-305)

Le principali vie di invasione seguite dalle popolazioni barbariche e rappresentate sulla cartina qui sopra.
Per approfondire, vedi la voce Invasioni barbariche del III secolo.

La crescente propensione bellica da parte di Germani e Sarmati era dovuta principalmente alla struttura tribale della loro società: la popolazione, in costante crescita e sospinta dai popoli orientali, necessitava di nuovi territori per espandersi, pena l'estinzione delle tribù più deboli. Da qui la necessità di aggregarsi in federazioni etniche di grandi dimensioni, come quelle di Alemanni, Franchi e Goti, per meglio aggredire il vicino Impero: Roma provava ad impedirne l'espansione trincerandosi dietro una linea continua di fortificazioni, estesa tra il Reno e il Danubio e costruita proprio per contenerne la pressione.[5]

Le invasioni del III secolo, secondo tradizione, ebbero inizio con la prima incursione condotta della confederazione germanica degli Alemanni nel 212 sotto l'imperatore Caracalla, per terminare con l'abdicazione di Diocleziano a vantaggio del nuovo sistema tetrarchico nel 305.[6]

Nel corso di questo secolo, il III, l'Impero attraversò un periodo di grande instabilità interna dello Stato causata dal continuo alternarsi di imperatori ed usurpatori (vedi anche anarchia militare). Le guerre interne non solo consumarono inutilmente importanti risorse negli scontri tra i vari contendenti, ma - cosa ben più grave - sguarnirono le frontiere, consentendo lo sfondamento da parte delle popolazioni barbariche che si trovavano lungo il Limes.

Fu grazie anche alla successiva divisione, interna e provvisoria, dello Stato romano in tre parti (ad occidente l'impero delle Gallie, al centro Italia, Illirico e province africane, ad oriente il Regno di Palmira) che l'Impero riuscì a salvarsi da un definitivo tracollo e smembramento. Ma fu solo dopo la morte di Gallieno (268), che un gruppo di imperatori-soldati di origine illlirica (Claudio il Gotico, Aureliano e Marco Aurelio Probo) riuscì infine a riunificare l'impero in un unico blocco, pur avendo dovuto rinunciare, nel corso delle guerre civili che si erano susseguite per circa un quarantennio, sia alla regione degli Agri decumates (260 circa), sia alla provincia di Dacia (256-271).[7]

[modifica] Terza fase: invasioni del IV secolo (305-399)

Per approfondire, vedi la voce Invasioni barbariche del IV secolo.

Lo sforzo intrapreso dagli augusti che si erano susseguiti già nel corso del III secolo e poi nel IV secolo, vuoi a causa della mancanza di un progetto a lungo termine, vuoi per la crisi economica che aveva investito il sistema tributario romano, non riuscì a salvare l'integrità dell'Impero. Era ormai chiaro che qualsiasi sforzo per il mantenimento dello status quo non avrebbe prodotto i risultati sperati. Diocleziano e la sua tetrarchia, Costantino I e la sua dinastia, poterono solo rallentare questo processo. Dopo la terribile disfatta di Adrianopoli del 378, gli imperatori romani furono infatti costretti a "subire" la presenza dei barbari sia all'interno sia all'esterno dei confini imperiali, una delle principali cause della disgregazione ed allontanamento tra la parte occidentale ed orientale dell'impero. Teodosio, infatti, chiamato alla guida dell’impero d’Oriente da Graziano dopo la morte di Valente, ed i suoi successori adottarono una nuova strategia di contenimento nei confronti dei barbari. Dopo quell’evento infatti gli imperatori, incapaci di fermare le invasioni militarmente, cominciarono ad adottare una politica basata sui sistemi della hospitalitas e della foederatio.

[modifica] Quarta fase: invasioni del V e VI secolo (400-476)

Per approfondire, vedi la voce Invasioni barbariche del V e VI secolo.

L'estrema agonia di Roma iniziò quando, intorno al 395, i Visigoti si ribellarono.[8] La morte di Teodosio I e la divisione definitiva dell'impero romano d'Occidente e d'Oriente tra i due suoi figli Onorio I e Arcadio, portò il generale visigoto Alarico a rompere l'alleanza con l'impero ed a penetrare attraverso la Tracia fino ad accamparsi sotto le mura di Costantinopoli. Contemporaneamente gli Unni invasero la Tracia e l'Asia Minore mentre i Marcomanni la Pannonia. Fu solo grazie all'intervento del generale Stilicone, che, seppur bloccato dall'autorità di Arcadio, potè fermare sul nascere un possibile assedio della capitale d'Oriente.[9][10][11]

Ed ancora nel 402 sempre i Visigoti tentarono un nuovo colpo di mano assediando Mediolanum, l'altra capitale imperiale (questa volta della parte occidentale) dove si era rifugiato Onorio. Fu solo grazie ad un nuovo intervneto di Stilicone che fu salvata, ed Alarico fu costretto a togliere l'assedio.

Pochi anni più tardi, nel 410, i tentativi di Alarico ottennero un importante successo. Egli, infatti, grazie sopratutto alla morte di Stilicone, unico baluardo della romanità, riuscì a penetrare in Italia ed mettere a sacco la stessa Roma.[12][13][10] A quella data, già da alcuni anni, la capitale imperiale si era trasferita a Ravenna,[14] ma qualche storico candida il 410 quale possibile data della la vera caduta dell'impero romano.[15] Privato di Roma e di molte delle sue precedenti province, con un'impronta germanica sempre più marcata, l'impero romano degli anni successivi al 410 aveva davvero poco in comune con quello dei secoli passati. Nel 410, la Britannia era ormai andata perduta definitivamente,[16] come pure grossa parte dell'Europa occidentale fu messa alle strette "da ogni genere di calamità e disastri",[17] finendo in mano a regni romano-barbarici formatisi all'interno dei suoi originari confini e comandati da Vandali, Svevi, Visigoti e Burgundi.[18]

Vi fu solo un timido tentativo di ripristinare l'antico splendore di Roma da parte del magister militum Ezio, che riuscì a fronteggiare provvisoriamente i barbari fino al 451, quando battè gli Unni di Attila grazie ad una coalizione di genti germaniche federate nella battaglia dei Campi Catalaunici.[19][20][21] La morte di Ezio nel 454 portò alla successiva fine nell'arco di un venticinquennio ed a un nuovo sacco di Roma nel 455.

L'anno 476 sancì infatti la fine formale dell'Impero romano d'Occidente. In quell'anno, Flavio Oreste rifiutò di pagare i mercenari germanici al suo servizio. I mercenari insoddisfatti, inclusi gli Eruli, si rivoltarono. La rivolta era capeggiata dal barbaro Odoacre. Odoacre e i suoi uomini catturarono e uccisero Oreste. Poche settimane dopo, Ravenna, la capitale dell'Impero, cadde e l'ultimo imperatore Romolo Augusto venne deposto. Questo evento viene tradizionalmente considerato la caduta dell'Impero romano, almeno in Occidente. Tutta l'Italia era in mano a Odoacre, il quale mandò le insegne Imperiali all' imperatore d'Oriente Zenone.[22]

[modifica] Conseguenze

Le conquiste sotto il regno di Giustiniano I (527-565), nell'ultimo tentativo di riunire Occidente ed Oriente.
Per approfondire, vedi le voci Tarda antichità, Regni romano-barbarici, Impero bizantino e Medioevo.

Odoacre passò così alla storia come colui che mise fine all'Impero romano d'Occidente, rompendo pertanto la consuetudine degli imperatori fantoccio asserragliati a Ravenna, che la storiografia moderna ha scelto come confine tra Evo antico e Medioevo. A Odoacre toccò la parte dell'Impero che comprendeva l'Italia e le zone confinanti, mentre su altre porzioni regnarono Visigoti, gli Ostrogoti, i Franchi gli Alani, ecc. L'impero romano d'Occidente era caduto,[18][22] e le sue vestigia italiane avevano ormai ben poco della loro originaria natura romana.

Il periodo successivo alla deposizione dell'ultimo imperatore romano Romolo Augustolo e alla fine dell'Impero romano d'Occidente del 476 vide lo stabilizzarsi di nuovi regni romano-barbarici, che si erano andati formando nelle ex province romane a partire dal V secolo e che, inizialmente, facevano parte e ne erano stati formalmente dipendenti dall'impero. Contemporaneamente l'impero bizantino e i Goti continuarono per molti anni a contendersi Roma e le aree circostanti, sebbene l'importanza della città fosse divenuta ormai trascurabile. Dopo anni di guerre laceranti, negli anni intorno al 540 la città fu praticamente abbandonata e avviata alla desolazione, con molti dei suoi dintorni trasformati in paludi insalubri, una fine ingloriosa per la caput mundi che aveva dominato su molta parte del mondo conosciuto. Si giunse così ad un'epoca in cui rimase in piedi il solo Impero romano d'Oriente.

[modifica] Note

  1. ^ Historia Augusta - Marco Aurelio, 14.1-5
  2. ^ Cassio Dione, Storia romana, LXXII, 3.1.
  3. ^ .Cassio Dione, Storia romana, LXXII, 20.2.
  4. ^ AE 1956, 124
  5. ^ Pat Southern, The Roman Empire: from Severus to Constantine, p. 205 e 207.
  6. ^ Roger Rémondon, La crisi dell'impero romano. Da Marco Aurelio ad Anastasio, p. 87-88.
  7. ^ Averil Cameron, Il tardo Impero romano, p. 12 e seg.
  8. ^ Giordane, 147
  9. ^ Anselmo Baroni, Cronologia della storia romana dal 235 al 476, p. 1037.
  10. ^ a b Procopio, Storia delle guerre di Giustiniano, III.1.2
  11. ^ Gibbon, The Decline and Fall of the Roman Empire, p. 551
  12. ^ Matyszak, The Enemies of Rome, p. 267
  13. ^ Gibbon, The Decline and Fall of the Roman Empire, p. 589
  14. ^ Gibbon, The Decline and Fall of the Roman Empire, p. 587
  15. ^ Wood, In Search of the First Civilizations, p. 177
  16. ^ Gibbon, The Decline and Fall of the Roman Empire, p. 560
  17. ^ Churchill, A History of the English-Speaking Peoples, p. 17
  18. ^ a b Santosuosso, Storming the Heavens, p. 187
  19. ^ Matyszak, The Enemies of Rome, p. 276
  20. ^ Gibbon, The Decline and Fall of the Roman Empire, p. 489
  21. ^ Giordane, 197
  22. ^ a b Giordane, 243

[modifica] Bibliografia

Per bibliografia dettagliata si consiglia di confrontare i singoli sotto-periodi (vedi sopra).


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