Stilicone
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Flavio Stilicone (latino: Flavius Stilicho; ca. 359 – Ravenna, 22 agosto 408) fu un magister militum romano d'origine barbarica, patrizio dell'impero romano d'occidente e console.
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[modifica] Vita
Stilicone nacque nell'odierna Germania da padre vandalo, ausiliario romano, e da madre cittadina romana. Tuttavia si considerò sempre un romano, sebbene molti germani fossero di confessione religiosa ariana, considerata eretica dal resto del Cristianesimo. Parlava correttamente le tre lingue principali dell'epoca: il germanico d'uso corrente (una sorta di lingua franca per le tribù nomadi barbare), il latino e il greco (idioma principale dell'Impero Romano d'Oriente). È una figura che la storiografia trova estremamente controversa. Viene dai più considerato fedele alla causa dell'Impero d'Occidente, ma gli effetti che la sua politica ebbe sullo stesso Impero possono essere considerati ambigui.
Entrò nell'esercito romano dove fece carriera al tempo di Teodosio I, che regnò sulla parte orientale dell'impero da Costantinopoli e che fu l'ultimo imperatore a reggere entrambe le parti dell'impero allo stesso tempo. Nel 384, Teodosio lo inviò presso lo Scià persiano sasanide Sapore III per negoziare la pace e la spartizione dell'Armenia. La missione ebbe successo e tornato a Costantinopoli fu promosso al rango di generale, con il compito di difendere i confini dagli attacchi dei Visigoti: compito che svolse per circa vent'anni. Riconoscendo il valore di Stilicone, Teodosio decise di imparentarsi con lui, dandogli in moglie la nipote, poi figlia adottiva Serena. Dalla loro unione nacque Eucherio e due figlie: Maria e Termanzia che andarono in spose, in momenti successivi, all'imperatore Onorio.
Dopo l'assassinio dell'imperatore d'Occidente Valentiniano II nel 392, Stilicone mise insieme l'esercito che poi, sotto la guida di Teodosio, vinse nella Battaglia del Frigido contro le truppe di Flavio Eugenio. In questa battaglia Stilicone ebbe anche un ruolo di comando, avendo alle sue dipendenze il visigoto Alarico (che poi sarebbe divenuto suo nemico), che guidava un consistente numero di ausiliari goti. Stilicone si distinse particolarmente al Frigido e Teodosio vide in lui un uomo a cui poter affidare la difesa dell'Impero, tanto che lo nominò custode e difensore del figlio Onorio poco prima di morire nel 395. Pare che Stilicone affermasse di essere stato nominato custode di entrambi i figli di Teodosio, e questo incrinò in pratica i suoi rapporti con la corte della metà orientale dell'Impero.
Onorio salì così sul trono d'Occidente, mentre al fratello Arcadio andò la parte orientale. Stilicone divenne de facto il comandante in capo delle truppe dell'esercito d'Occidente.
Nel 395 i visigoti di re Alarico, che vivevano vicino al Danubio ed erano pressati alle spalle dagli Unni, ruppero l'alleanza con Roma e saccheggiarono la Tracia. Stilicone mise insieme un esercito e marciò contro di loro, ma Arcadio, spinto dal prefetto del pretorio Flavio Rufino, nemico di Stilicone, ordinò alle truppe orientali, che formavano una parte dell'armata di Stilicone, di far ritorno in Oriente. In Oriente infatti si aveva ancora timore che in realtà Stilicone mirasse a conquistare il dominio anche di Costantinopoli. Lo stesso Alarico, a capo di un popolo che non era più stato respinto dai Romani dopo la disastrosa sconfitta di Adrianopoli del 378, si trovò a giocare abilmente in mezzo alle rivalità esistenti tra le due parti dell'Impero.
Stilicone obbedì e rimandò indietro le truppe che di fatto non avevano fatto ritorno in Oriente dopo la battaglia del Frigido, indebolendo il suo esercito. Intanto, giunte a Costantinopoli, le truppe uccisero Rufino. I sospetti che fossero state sobillate dallo stesso Stilicone furono alti. Nel 397 Stilicone sconfisse Alarico in Macedonia, ma il visigoto riuscì a rifugiarsi sulle montagne. In quello stesso anno sedò la rivolta del comes Gildo in Africa, mentre nel 401 in Rezia sconfisse i Vandali e altre tribù barbariche dedite alle razzie.
L'atteggiamento verso Alarico divenne ambiguo. Stilicone avrebbe secondo alcune fonti [1] combattuto due grandi battaglie contro Alarico a Pollenzia (Pollenzo) nel 402 e a Verona nel 403. La dinamica di tali battaglie resta tuttavia sconosciuta, nessuna si rivelò decisiva, e Alarico poté sempre sfuggire ad un disastro definitivo. Più di una fonte pensa che in realtà Stilicone, a corto di soldati, cercasse un accomodamento e forse addirittura un'alleanza con il potente esercito visigoto. I dubbi sono confermati dalla decisione con cui invece difese l'Italia dall'invasione dei Goti di Radagaiso nel 406, circondati e sterminati presso Fiesole con le ultime truppe romane rafforzate dai Visigoti di Saro.
Nel 405 ordinò la distruzione dei libri sibillini, le cui profezie cominciavano a essere utilizzate per attaccare il suo governo.
Per difendere l'Italia fu però necessario sguarnire le frontiere della Gallia, e proprio nel dicembre del 406, attraversando il Reno ghiacciato presso Mogontiacum, Vandali, Alani e Svevi invasero la provincia. L'immagine resta di portata storica epocale, in quanto questi popoli non sarebbero mai più usciti dall'Impero e vi avrebbero fondato, insieme agli stessi Visigoti, i primi regni romano-barbarici. L'invasione, secondo la tradizione storica, causò immani massacri.
In concomitanza con questi avvenimenti, un generale di nome Costantino, discese dalla Britannia (oramai completamente abbandonata dalle legioni) con le sue truppe ed avendo momentaneamente ragione sui barbari, fu proclamato Imperatore ad Arles
Stilicone non fu energico com'era stato con Radagaiso. La Gallia restò abbandonata, e Alarico iniziò a premere sulle frontiere dell'Italia, domandando il pagamento "per i servizi resi". Ovviamente anche questa vicenda confermerebbe la possibilità di un accomodamento tra Stilicone e Alarico. Il senato romano fu messo di fronte al fatto compiuto, soltanto un senatore di nome Lampridio, secondo la tradizione, ebbe il coraggio di affermare che non si trattava di alleanza ma di schiavitù.
Era il canto del cigno per Stilicone: la debolezza dell'impero, pur imputabile ad una catena di eventi scatenati dalla sconfitta di Adrianopoli e dall'inutile carneficina del Frigido, era palese.
Per di più la sua origine non romana e il suo credo ariano gli procurarono odio tra i cortigiani imperiali, specialmente Olimpio, che complottarono contro di lui nel 408, spargendo diverse voci: che aveva pianificato l'assassinio di Rufino, che stava brigando con Alarico, che aveva invitato i barbari nel 406 in Gallia e che stava progettando di mettere sul trono imperiale il figlio Eucherio.
L'esercito si ammutinò a Pavia il 13 agosto, uccidendo almeno sette ufficiali anziani (Zosimo 5.32). Stilicone si ritirò allora a Ravenna, dove fu preso prigioniero. Anche se avrebbe facilmente potuto evitare l'arresto e sollevare le truppe, non lo fece per timore delle conseguenze che il fatto avrebbe avuto sul destino del traballante impero occidentale. Fu giustiziato il 22 agosto 408 da Eracliano, mentre il figlio Eucherio fu assassinato poco dopo.
In tutta Italia scoppiò un'ondata di violenza contro le famiglie dei barbari foederati, che andarono allora ad ingrossare le file dell'esercito di Alarico. Questi attraversò le Alpi Giulie, devastò la penisola e pose l'assedio a Roma, che cadde e fu saccheggiata dopo due anni (410). Dopo otto secoli uno straniero entrava di nuovo a Roma.
[modifica] Giudizio
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Stilicone è una figura che la storiografia considera controversa: sebbene considerato fedele alla causa dell'Impero d'Occidente, non riuscì ad evitare (o forse addirittura fomentò) una rivalità con l'Impero d'Oriente i cui effetti furono disastrosi per la corte di Ravenna, che non era in grado di difendersi da sola, anche perché il suo esercito era stato decimato dalle guerre civili (da ultimo la sanguinosa battaglia del Frigido). In effetti ciò che colpisce durante l'invasione del 406, l'abbandono della Britannia (e più tardi durante l'invasione di Attila, quando però ormai l'impero occidentale era ridotto alla sola Italia) e le incursioni di Alarico, è la pressoché totale assenza di un esercito romano. Stilicone inaugurò la serie dei "magister militum" di origine barbarica o semi-barbarica (serie che sarebbe proseguita con Bonifacio, Ezio Flavio e Ricimero), che si trovavano nella scomoda posizione di mediare tra "barbari" che in un certo senso li consideravano "traditori" (e che spesso però ambivano alla loro stessa posizione, come nel caso di Alarico, che a più riprese chiese espressamente un comando ufficiale nell'Impero) e degli imperatori che li guardavano con sospetto, spesso accusandoli di connivenza col nemico dopo i primi rovesci.
Il giudizio finale sul suo operato ha diviso generazioni di storici, si passa dall'accusa di tradimento al dipinto apologetico.
La storiografia moderna (vedi ad esempio Frediani, "Gli ultimi condottieri di Roma") dipinge i suoi tentativi di "accomodamento" con Alarico come realpolitik: l'impero era a corto di uomini per poter fronteggiare contemporaneamente l'invasione della Gallia, le velleità di Alarico (che essenzialmente mirava ad avere un ruolo simile a quello di Stilicone) e gli usurpatori che provenivano dalla Britannia allo sbando.
Si pensa infatti che Stilicone, in quel drammatico biennio 406-408, si fosse accordato con Alarico per dirigerlo a combattere gli invasori della Gallia. In fondo non bisogna dimenticare che lo stesso Teodosio aveva utilizzato Alarico come ausiliario e quindi come alleato nella battaglia del Frigido.
Non esistono quindi elementi per affermare che Stilicone fosse legato al concetto "barbaro" di fedeltà al proprio comandante piuttosto che ad un generico concetto di stato.
Anche gli attriti con l'Oriente sarebbero stati legati quindi alla realpolitik, all'esigenza di ottenere uomini, un comando unitario, e forse le reclute della gente guerriera dell'Illirico (quella regione che aveva fornito grandi imperatori-soldati nel drammatico III secolo). La rivalità tra le due parti dell'impero tuttavia fu deleteria per l'Occidente, che non ottenne nessun aiuto contro le invasioni barbariche del 406 e la ribellione di Alarico negli anni seguenti.
Stilicone probabilmente non ebbe il polso per gestire la gravissima crisi del 408, con i barbari a spasso tra Gallia e Spagna, e la morte di Arcadio che apriva un vuoto di potere in Oriente, dato che Teodosio II era ancora un bambino. La tradizione vuole che Stilicone convincesse Onorio a non andare a Costantinopoli per far valere i suoi diritti sul trono orientale, e che proprio su questo aspetto i cortigiani facessero leva per aizzarglielo contro.
Quale che sia il giudizio sul suo operato (che deve probabilmente trovare un equilibrio tra i panegirici di Claudiano e la damnatio seguita alla sua uccisione), è certo che i suoi successori, almeno fino all'arrivo di Costanzo III ed Ezio, non seppero certo fare meglio di lui. Vandali, Alani e Svevi si contesero Spagna e Gallia, seguiti da Burgundi e Franchi; Alarico scorrazzò indisturbato per l'Italia e cercò per ben tre volte con Onorio quello stesso accomodamento che Stilicone sembrava disposto a concedergli. Di fronte agli ostinati rifiuti di Onorio che, protetto dalle paludi di Ravenna, non gli inviava però contro nessun esercito, Alarico mise a sacco Roma nel 410 e poi passò in Gallia con i suoi Visigoti, che mai più si sarebbero davvero riappacificati con l'agonizzante Impero d'Occidente. Né la sua morte, che generò solo una rivolta antibarbarica (che ingrossò le file dell'esercito di Alarico), portò aiuti concreti da parte della parte orientale dell'impero.
[modifica] Note
- ^ Claudio Claudiano, De Bello Getico, 234
[modifica] Bibliografia
[modifica] Fonti primarie
- Codex Theodosianus
- Claudiano, De Bello Gildonico
- Claudiano, De Consulatu Stilichonis
- Claudiano, In Eutropium
- Claudiano, In Rufinum
- Claudiano, De Bello Getico
- Zosimo Historia Nova
- Paolo Orosio, Historiae adversus paganos
- Claudio Rutilio Namaziano, De Reditu
[modifica] Fonti secondarie
- Bury J.B, History of the Later Roman Empire
- Ferrill Arther, The Fall of the Roman Empire: The Military Explanation
- Edward Gibbon, The Decline and Fall of the Roman Empire
- Santo Mazzarino. Stilicone (1942) (Rizzoli ISBN 9788817336161)
- Santo Mazzarino. La fine del mondo antico. Le cause della caduta dell'impero romano (1959) (ora Rizzoli, 2002, ISBN 9788817100465)
- Santo Mazzarino. Serena e le due Eudossie. Roma, Istituto Nazionale di Studi Romani, 1946 ISBN 9788873112211
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
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| Predecessore Eutropio, Flavio Mallio Teodoro |
Console dell'Impero romano 400 con Aureliano |
Successore Flavio Fravitta, Flavio Vincenzio |
| Predecessore Imperatore Cesare Flavio Onorio Augusto VI, Aristeneto |
Console dell'Impero romano 405 con Flavio Antemio |
Successore Imperatore Cesare Flavio Arcadio Augusto VI, Flavio Anicio Petronio Probo |

