Stilicone

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Stilicone

Flavio Stilicone (latino: Flavius Stilicho; 359 circa – Ravenna, 22 agosto 408) fu un magister militum romano, d'origine barbarica da parte di padre, patrizio dell'Impero romano d'Occidente e console. De facto governò la parte occidentale dell'impero romano dalla morte di Teodosio I fino alla sua uccisione..

Considerato un comandante militare fedele alla causa dell'Impero d'Occidente, seguì una politica che non sempre ebbe effetti positivi sulla sorte di esso. Pur avendo ripetutamente sconfitto Alarico, non poté o non volle annientarlo definitivamente. Non riuscì, inoltre, ad evitare il crollo definitivo della barriera difensiva sul Reno.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Origini e inizio della carriera[modifica | modifica wikitesto]

Stilicone nacque nell'odierna Germania da padre vandalo,[1] ausiliario romano ufficiale di cavalleria sotto l'Imperatore Valente,[2] e da madre cittadina romana.[3] Tuttavia si considerò sempre un romano, sebbene, come molti germani, fosse di confessione religiosa ariana, considerata eretica dal resto del Cristianesimo. Parlava correttamente le tre lingue principali dell'epoca: il germanico d'uso corrente (una sorta di lingua franca per le tribù nomadi barbare), il latino e il greco (idioma principale dell'Impero Romano d'Oriente).

Entrò nell'esercito romano dove fece carriera al tempo di Teodosio I, che regnò sulla parte orientale dell'impero da Costantinopoli e che fu l'ultimo imperatore a reggere entrambe le parti dell'impero allo stesso tempo. Nel 384, Teodosio lo inviò presso lo Scià persiano sasanide Sapore III per negoziare la pace e la spartizione dell'Armenia.[4] La missione ebbe successo e, tornato a Costantinopoli, fu promosso al rango di comes sacri stabuli e si sposò con Serena, nipote dell'Imperatore Teodosio. Dalla loro unione nacque Eucherio e due figlie: Maria e Termanzia che andarono in spose, in momenti successivi, all'imperatore Onorio.[5]

Dopo l'assassinio dell'imperatore d'Occidente Valentiniano II nel 392, Stilicone, all'epoca magister militum, mise insieme l'esercito che poi, sotto la guida di Teodosio, vinse la Battaglia del Frigido contro le truppe di Flavio Eugenio. In questa battaglia Stilicone ebbe anche un ruolo di comando,[6] avendo alle sue dipendenze il visigoto Alarico (che poi sarebbe divenuto suo nemico), che guidava un consistente numero di foederati goti.[7] Stilicone si distinse particolarmente al Frigido e Teodosio vide in lui un uomo a cui poter affidare la difesa dell'Impero, tanto che lo nominò custode e difensore del figlio Onorio poco prima di morire nel 395. Pare che Stilicone affermasse di essere stato nominato custode di entrambi i figli di Teodosio,[8] e questo incrinò in pratica i suoi rapporti con la corte della metà orientale dell'Impero.[9]

Guerra contro Alarico e contrasti con l'Oriente[modifica | modifica wikitesto]

Dittico di Stilicone (400 circa, Monza, Tesoro del Duomo), raffigurante Stilicone, la moglie Serena e il figlio Eucherio.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Gildone (ribelle).

Onorio salì così sul trono d'Occidente, mentre al fratello Arcadio andò la parte orientale. Stilicone divenne de facto il comandante in capo delle truppe dell'esercito d'Occidente.

Nel 395 i Visigoti di Alarico, foederati di Roma, ruppero l'alleanza con Roma e saccheggiarono la Tracia, sembra perché Alarico fosse infuriato per non aver ottenuto un ruolo di comando nell'esercito romano,[10] anche se vi furono persino sospetti di collusione con il prefetto del pretorio d'Oriente Rufino, che avrebbe spinto Alarico a rivoltarsi.[11] Stilicone mise insieme un esercito e marciò contro di loro, ma Arcadio, spinto dal prefetto del pretorio Flavio Rufino, nemico di Stilicone, ordinò alle truppe orientali, che formavano una parte dell'armata di Stilicone, di far ritorno in Oriente.[12] In Oriente infatti si aveva ancora timore che in realtà Stilicone mirasse a conquistare il dominio anche di Costantinopoli. Lo stesso Alarico, a capo di un popolo che non era più stato respinto dai Romani dopo la disastrosa sconfitta di Adrianopoli del 378, si trovò a giocare abilmente in mezzo alle rivalità esistenti tra le due parti dell'Impero. Stilicone obbedì e rimandò indietro le truppe che di fatto non avevano fatto ritorno in Oriente dopo la battaglia del Frigido, indebolendo il suo esercito. Intanto, giunte a Costantinopoli, le truppe uccisero Rufino: i sospetti che fossero state sobillate dallo stesso Stilicone furono alti.[13]

Nel frattempo, all'inizio del 396, Stilicone tornò a Milano,[14] da cui partì per visitare la frontiera del Reno.[15] Nel 397 Stilicone affrontò Alarico nel Peloponneso, che il re visigoto aveva invaso, ma Arcadio, questa volta consigliato da Eutropio, gli ordinò di ritirarsi, e il comandante romano obbedì;[16] probabilmente, a causa di questa intromissione di Stilicone negli affari orientali, Eutropio fece dichiarare dal senato di Costantinopoli Stilicone nemico pubblico dell'Impero d'Oriente.[17] Nel frattempo Alarico, giunto ad un accordo con Arcadio, venne nominato dall'Impero d'Oriente magister militum per Illyricum, e ciò gli permise di riequipaggiare il suo esercito di nuove armi.[18]

In quello stesso anno il comes Africae Gildone trasferì la propria obbedienza all'Impero d'Oriente, rivoltandosi e interrompendo il rifornimento del grano che proveniva dall'Africa a Roma.[19] Stilicone reagì immediatamente inviando contro il ribelle Mascezel, che era il fratello di Gildone stesso; la rivolta venne immediatamente sedata e l'Africa ritornò a rifornire Roma e l'Italia di grano, anche se Mascezel perì in circostanze sospette, forse assassinato per ordine di Stilicone.[20]

Le invasioni barbariche: Alarico e Radagaiso[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra gotica (402-403) e Radagaiso.

Alla fine del 401/inizi del 402 Alarico invase l'Italia, varcando le Alpi Giulie:[21] devastò le province di Venezia, Liguria e Etruria,[22] espugnando diverse città senza incontrare alcuna seria resistenza;[23] Alarico giunse persino ad assediare Milano, capitale dell'Impero romano d'Occidente,[24] e, a un certo punto, si diffuse il timore che il re goto riuscisse ad avanzare fino a Roma.[25] Stilicone, inizialmente, non poté reagire, in quanto dovette prima respingere un'incursione di Vandali in Rezia (401) prima di marciare contro Alarico. Comunque Stilicone lo affrontò a Pollenzia (Pollenzo) nella pasqua del 402 e lo vinse, recuperando il bottino dei Goti e facendo prigionieri le mogli e i figli degli invasori.[26][27] Alarico, tuttavia, avendo ancora la cavalleria intatta, pur avendo subito delle perdite, era ancora una seria minaccia,[28] Dopo aver tentato invano di invadere la Rezia e la Gallia varcando le Alpi, Alarico subì un'altra sconfitta presso Verona nel 403[29] e fu pertanto costretto ad abbandonare l'Italia varcando di nuovo le Alpi Giulie.[30]

La dinamica di tali battaglie resta tuttavia sconosciuta: nessuna si rivelò decisiva, e Alarico poté sempre sfuggire ad un disastro definitivo. Più di uno storico ritiene che in realtà Stilicone, a corto di soldati, cercasse un accomodamento e forse addirittura un'alleanza con il potente esercito visigoto.[31] Sembra infatti che Stilicone intendesse usare Alarico come alleato contro l'Impero romano d'Oriente per spingere Arcadio a cedere all'Impero d'Occidente l'Illirico orientale.[32] I dubbi sono confermati dalla decisione con cui invece difese l'Italia dall'invasione dei Goti di Radagaiso nel 406, circondati e sterminati presso Fiesole[33] con le ultime truppe romane rafforzate dai Visigoti di Saro.[34]

Nel 405 ordinò la distruzione dei libri sibillini, le cui profezie cominciavano a essere utilizzate per attaccare il suo governo. Nella fine del 406, inviò Alarico in Epiro, stringendo con lui un'alleanza contro l'Impero d'Oriente: l'intenzione di Stilicone era farsi consegnare da Arcadio l'Illirico orientale.[35]

La caduta di Stilicone[modifica | modifica wikitesto]

Per difendere l'Italia fu però necessario sguarnire le frontiere della Gallia, e proprio il 31 dicembre del 406 (o, secondo alcuni, del 405), attraversando il Reno ghiacciato presso Mogontiacum, Vandali, Alani e Svevi invasero la provincia. L'immagine resta di portata storica epocale, in quanto questi popoli non sarebbero mai più usciti dall'Impero e vi avrebbero fondato, insieme agli stessi Visigoti, i primi regni romano-barbarici. L'invasione, secondo la tradizione storica, causò immani massacri.

In concomitanza con questi avvenimenti, un comandante militare di nome Costantino, discese dalla Britannia (oramai completamente abbandonata dalle legioni) con le sue truppe e avendo momentaneamente ragione sui barbari, fu proclamato Imperatore ad Arles.

Stilicone non fu energico com'era stato con Radagaiso, e la Gallia restò abbandonata a barbari e usurpatori. La notizia falsa di un presunto decesso di Alarico e, soprattutto, dell'usurpazione di Costantino III, trattennero Stilicone dal raggiungere Alarico in Epiro per condurre una guerra civile contro l'Impero romano d'Oriente per il possesso dell'Illirico orientale.[36] Per ordine di Stilicone, nel 407 il generale romano di origini gote Saro venne inviato in Gallia per porre fine all'usurpazione di Costantino III: dopo alcuni iniziali successi (Costantino III venne addirittura assediato da Saro a Valence), proprio quando l'usurpatore sembrava sul punto di capitolare, durante il settimo giorno di assedio intervennero in suo soccorso le truppe di Edobico e Geronzio, che costrinsero Saro a levare l'assedio e a ritirarsi in tutta fretta in Italia; durante la frettolosa ritirata, Saro fu costretto persino a cedere tutto il bottino accumulato ai Bagaudi (briganti) per ottenere da loro il permesso di passare le Alpi.[37] Nel 408 infine, Alarico, atteso invano l'arrivo di Stilicone, iniziò a premere sulle frontiere dell'Italia, domandando il pagamento di 4000 libbre d'oro "per i servizi resi", ovvero gli arretrati per l'esercito gotico per tutto il tempo che era stato in Epiro in attesa di Stilicone.[38] Ovviamente anche questa vicenda confermerebbe la possibilità di un accomodamento tra Stilicone e Alarico. Il senato romano fu messo di fronte al fatto compiuto: soltanto un senatore di nome Lampadio, secondo la tradizione, ebbe il coraggio di affermare che non si trattava di alleanza ma di schiavitù.[38] Secondo Zosimo, Stilicone intendeva inviare Alarico in Gallia per combattere l'usurpatore Costantino III, e avrebbe avuto l'approvazione di Onorio, che scrisse persino ad Alarico, ma l'assassinio di Stilicone mandò a monte tutto.[39]

A questo punto Onorio decise di recarsi a Ravenna, per visitare l'esercito qui preparato. Si dice che Stilicone, volendo impedire quel viaggio, avrebbe spinto Saro a generare una rivolta dei soldati a Ravenna per intimidire Onorio, ma ciò non diede i risultati sperati e Onorio raggiunse comunque Bologna. Qui, incontrato Stilicone, ebbe con lui una discussione accesa: Onorio intendeva infatti andare a Costantinopoli per reclamare il trono d'Oriente essendo deceduto da poco suo fratello Arcadio; ma Stilicone lo convinse che la presenza dell'Imperatore in Italia in questi frangenti così delicati (con Alarico e Costantino "III" in agguato) era necessaria e che sarebbe andato lui stesso in Oriente a sistemare le cose. Convinto Onorio, Stilicone si preparò per partire per Costantinopoli, ma, narra Zosimo, Stilicone tardò ad eseguire ciò che aveva promesso. Era il canto del cigno per Stilicone: la debolezza dell'impero, pur imputabile ad una catena di eventi scatenati dalla sconfitta di Adrianopoli e dall'inutile carneficina del Frigido, era palese. Per di più la sua origine non romana e il suo credo ariano gli procurarono odio tra i cortigiani imperiali, specialmente Olimpio, che complottarono contro di lui nel 408, spargendo diverse voci: che aveva pianificato l'assassinio di Rufino, che stava brigando con Alarico,[40] che aveva invitato i barbari nel 406 in Gallia[41] e che intendeva dirigersi a Costantinopoli con l'intenzione di mettere sul trono imperiale il figlio Eucherio.[42] L'esercito si ammutinò a Pavia il 13 agosto, uccidendo almeno sette ufficiali anziani.[43]

Onorio riuscì a fatica a frenare la rivolta, mentre a Bologna Stilicone, alla nuova di questa rivolta, non sapeva quale mossa fare; inoltre Saro di notte uccise tutti gli Unni che stavano alla guardia di Stilicone, e Stilicone si ritirò allora a Ravenna. Per di più, Olimpio riuscì a mettere contro Stilicone l'Imperatore Onorio stesso, inducendolo a scrivere all'esercito di Ravenna, di catturare Stilicone. Saputolo, Stilicone cercò di rifugiarsi di notte in una chiesa, ma il giorno successivo i soldati di Onorio entrarono nella suddetta chiesa e giurarono di fronte al vescovo che Stilicone avrebbe avuta salva la vita, venendo condannato solo al carcere; tale promessa non fu però mantenuta, in quanto uscito Stilicone dalla Chiesa, lo stesso ufficiale che aveva dato il primo ordine, violando la promessa, ordinò la sua uccisione. Anche se avrebbe facilmente potuto evitare l'arresto e sollevare le truppe a lui fedeli, non lo fece per timore delle conseguenze che il fatto avrebbe avuto sul destino del traballante impero occidentale, e spinse le truppe a lui fedeli che intendevano salvarlo, di desistere, accettando la propria sorte. Fu giustiziato il 22 agosto 408 da Eracliano, mentre il figlio Eucherio fu assassinato poco dopo.[44] In tutta Italia scoppiò un'ondata di violenza contro le famiglie dei barbari foederati, che andarono allora ad ingrossare le file dell'esercito di Alarico.[45] Questi attraversò le Alpi Giulie, devastò la penisola e pose l'assedio a Roma, che cadde e fu saccheggiata dopo due anni (410). Dopo otto secoli un esercito straniero entrava di nuovo a Roma.

Nella navata centrale della Basilica di Sant'Ambrogio a Milano, si può vedere un sarcofago paleocristiano in marmo chiamato Sarcofago di Stilicone. Risulta tuttavia inverosimile, per il luogo e il modo in cui fu ucciso, che il generale sia stato sepolto a Milano; il nome della tomba si deve probabilmente a tradizione popolare.

Giudizio[modifica | modifica wikitesto]

Il Sarcofago di Stilicone, basilica di Sant'Ambrogio (Milano)

Stilicone inaugurò la serie dei "magister militum" di origine barbarica o semi-barbarica (serie che sarebbe proseguita con Bonifacio, Flavio Ezio e Ricimero), che si trovavano nella scomoda posizione di mediare tra "barbari" che in un certo senso li consideravano "traditori" (e che spesso però ambivano alla loro stessa posizione, come nel caso di Alarico, che a più riprese chiese espressamente un comando ufficiale nell'Impero) e degli imperatori che li guardavano con sospetto, spesso accusandoli di connivenza col nemico dopo i primi rovesci.

È una figura controversa: sebbene considerato fedele alla causa dell'Impero d'Occidente, vista anche la sua morte quasi da "martire", non riuscì ad evitare (o forse addirittura fomentò) una rivalità con l'Impero d'Oriente i cui effetti furono disastrosi per la corte di Ravenna, che non era in grado di difendersi da sola, anche perché il suo esercito era stato decimato dalle guerre civili (da ultimo la sanguinosa battaglia del Frigido). In effetti ciò che colpisce durante l'invasione del 406, l'abbandono della Britannia e le incursioni di Alarico, è la pressoché totale assenza di un esercito romano.

Il giudizio finale sul suo operato ha diviso generazioni di storici, si passa dall'accusa di tradimento al dipinto apologetico.

Si pensa che Stilicone, in quel drammatico biennio 406-408, si fosse accordato con Alarico per dirigerlo a combattere gli invasori della Gallia.[46] Lo stesso Teodosio aveva utilizzato Alarico come foederatus e quindi come alleato nella battaglia del Frigido. Anche gli attriti con l'Oriente sarebbero stati legati quindi alla realpolitik, all'esigenza di ottenere uomini, un comando unitario, e forse le reclute della gente guerriera dell'Illirico (quella regione che aveva fornito grandi imperatori-soldati nel drammatico III secolo).[47] È possibile anche che Stilicone intendesse ottenere da Costantinopoli l'Illirico orientale, dove erano stanziati dal 378 i Goti, per legalizzare il controllo dei Goti sulle terre in questione in cambio del loro sostegno contro gli invasori del Reno.[47] La rivalità tra le due parti dell'impero tuttavia fu deleteria per l'Occidente, che non ottenne nessun aiuto contro le invasioni barbariche del 406 e la ribellione di Alarico negli anni seguenti (in realtà nel 409, dopo la caduta di Stilicone, Teodosio II inviò 4.000 uomini in Italia per sostenere Onorio contro Alarico e Attalo).[48]

Anche parte della storiografia moderna (vedi ad esempio Frediani, Gli ultimi condottieri di Roma) dipinge i suoi tentativi di "accomodamento" con Alarico come realpolitik: l'impero era a corto di uomini per poter fronteggiare contemporaneamente l'invasione della Gallia, le velleità di Alarico (che essenzialmente mirava ad avere un ruolo simile a quello di Stilicone) e gli usurpatori che provenivano dalla Britannia allo sbando. Tutte le manovre di Stilicone, incluso il sospetto di complotto contro Rufino, sarebbero quindi state rivolte al bene dell'impero. In questa visione si sente l'influenza delle apologie di Claudiano, che demonizza Rufino e dipinge un'immagine quasi cavalleresca ed "eroica" di Stilicone. Lui (e lo stesso discorso si ripeterà con Flavio Ezio) sarebbe stato l'ultimo vero "condottiero romano" capace di fermare la marea barbarica e il corso della storia, che doveva per forza condannare il declinante impero occidentale. Più freddamente (e forse cinicamente) si potrebbe anche sostenere che, se dopo Stilicone ed Ezio non ci fu più possibilità di fermare i barbari, fu anche a causa di alcuni loro errori, in buona fede o per interesse personale. In poche parole, si potrebbe dire che Stilicone ed Ezio furono gli "ultimi romani" proprio perché con i loro errori non lasciarono più un impero da difendere.

Stilicone probabilmente non ebbe il polso per gestire la gravissima crisi del 408, con i barbari a spasso tra Gallia e Spagna, e la morte di Arcadio che apriva un vuoto di potere in Oriente, dato che Teodosio II era ancora un bambino. La tradizione vuole che Stilicone convincesse Onorio a non andare a Costantinopoli per far valere i suoi diritti sul trono orientale, e che proprio su questo aspetto i cortigiani facessero leva per aizzarglielo contro.

Quale che sia il giudizio sul suo operato (che deve probabilmente trovare un equilibrio tra i panegirici di Claudiano e la damnatio seguita alla sua uccisione), è certo che i suoi successori, almeno fino all'arrivo di Costanzo III ed Ezio, non seppero certo fare meglio di lui. Vandali, Alani e Svevi si contesero Spagna e Gallia, seguiti da Burgundi e Franchi; Alarico scorrazzò indisturbato per l'Italia e cercò per ben tre volte con Onorio quello stesso accomodamento che Stilicone sembrava disposto a concedergli. Di fronte agli ostinati rifiuti di Onorio che, protetto dalle paludi di Ravenna, non gli inviava però contro nessun esercito, Alarico mise a sacco Roma nel 410 e scorrazzò nel meridione; dopo la sua morte, il fratello Ataulfo, grande ammiratore della cultura Romana, decise di fondare un proprio regno in Gallia, a Tolosa. Né la sua morte, che generò solo una rivolta antibarbarica (che ingrossò le file dell'esercito di Alarico), portò aiuti concreti da parte dell'impero d'oriente (in realtà nel 409 Teodosio II inviò 4000 soldati in Italia per sostenere Onorio contro Alarico e Attalo).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Orosio, VII,38.
  2. ^ Claudiano, De cons. Stil., 35 9.
  3. ^ Jerome, epistola 123.
  4. ^ Claudiano, de cons. Stil., I,51-68.
  5. ^ Maria sposò Onorio nel 395 (Zosimo, V,4) mentre Termanzia lo sposò nel 408 anche se divorziò dopo l'assassinio del padre (Zosimo, V,28, 35 e 37).
  6. ^ Zosimo, IV,57.
  7. ^ Zosimo, V,5; Giordane, Getica, 145.
  8. ^ Zosimo, V,4; Claudiano, Ruf., II, 4-6.
  9. ^ Heather, pp. 269-270.
  10. ^ Zosimo, V,5.
  11. ^ Claudiano, In Rufinum, I, 308sgg.; Zosimo, V,5.
  12. ^ Claudiano, In Ruf., II,101 sgg.
  13. ^ Claudiano, in Ruf, II, 202 sgg.; Zosimo, V,7; Giovanni Antiocheno, frammento 190; Filostorgio, XI,3.
  14. ^ Paolino, V. Amb. 34
  15. ^ Claudiano, de Cons. Stil., I,189-231.
  16. ^ Claudiano, de IV cons. Hon 459 sgg.; Claudiano, De bello Get., 513-517; Zosimo, V,7.
  17. ^ Zosimo, V,11.
  18. ^ Claudiano, In Eutrop., II, 214-218.
  19. ^ Orosio, VII,36.
  20. ^ Claudiano, De bello Gildonico; Zosimo, V,11; Orosio, VII,36.
  21. ^ Claudiano, De Bello Get., 151-153.
  22. ^ Rutilio Namaziano, I,39-42.
  23. ^ Claudiano, De Bello Getico, 213-217.
  24. ^ Claudiano, De Bello Getico, 561.
  25. ^ Claudiano, De Bello Getico, 61, 79-82, 533, 547.
  26. ^ Claudiano, De Bello Getico, 84-87, 604sgg. e 623-625.
  27. ^ Giordane, Getica, 154-155, e Cassiodoro, Chronicon, anno 402, storici favorevoli ai Goti, sostengono che avrebbero vinto i Goti; tuttavia testimonianze più contemporanee (Claudiano, Prudenzio e Prospero) confermano la vittoria romana.
  28. ^ Claudiano, De Bello Getico, 88-89; De VI cons. Hon. 129 (per le perdite) e 284-286 e 291sgg. (per la cavalleria).
  29. ^ Claudiano, De VI cons. Hon., 178-179 e 201-218.
  30. ^ Orosio, VII,3.
  31. ^ Halsall, Barbarian migration and the Roman West, p. 202: «[Stilicone] è stato spesso criticato dagli storici innamorati dell'Impero romano per non aver finito Alarico. La sua decisione di permettere ad Alarico di ritirarsi in Pannonia ha più senso se ipotizziamo che l'esercito di Alarico fosse entrato al servizio di Stilicone, e la vittoria di Stilicone fosse meno totale di quanto ci vorrebbe far credere Claudiano... Narrando gli eventi del 405, Zosimo narra di un accordo tra Stilicone e Alarico; Alarico era chiaramente al servizio dell'Impero d'Occidente a questo punto.»
  32. ^ Zosimo, V,26.
  33. ^ Zosimo, V,26; Orosio, VII,37.
  34. ^ Orosio, VII,37; Giordane, Romana, 321.
  35. ^ Zosimo, V,27.
  36. ^ Zosimo, V,27; Sozomeno, VIII,25 e IX,4.
  37. ^ Zosimo, VI,2.
  38. ^ a b Zosimo, V,29.
  39. ^ Zosimo, V,31 e V,34-35.
  40. ^ Orosio, VII,38; Filostorgio, XII,2; Namaziano, II,41-60; Jerome, Epistola 123.
  41. ^ Giordane, Getica, 115; Orosio, VII,38.
  42. ^ Sozomeno, IX,4; Orosio, VII,38; Filostorgio, XI,3 e XII,1; Giordane, Romana, 322.
  43. ^ Zosimo V,32
  44. ^ Zosimo, V,37.
  45. ^ Zosimo, V,35.
  46. ^ Heather, pp. 271-272.
  47. ^ a b Heather, pp. 272-273.
  48. ^ Heather, p. 280.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

Fonti secondarie[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore
Eutropio,
Flavio Mallio Teodoro
Console dell'Impero romano
400
con Aureliano
Successore
Flavio Fravitta,
Flavio Vincenzio
Predecessore
Imperatore Cesare Flavio Onorio Augusto VI,
Aristeneto
Console dell'Impero romano
405
con Flavio Antemio
Successore
Imperatore Cesare Flavio Arcadio Augusto VI,
Flavio Anicio Petronio Probo

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