Limes romano

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Il Limes
della Repubblica e dell'Impero romano


Il termine di limes romano in latino aveva un doppio significato:

  • nel primo caso, inteso come "linea di confine", "limite", rappresentava l'equivalente della Grande muraglia cinese o della più recente Linea Maginot, ovvero una barriera per difendersi all'interno dei confini imperiali;
  • nel secondo caso, nel significato di "via", "strada", costituiva la via di penetrazione all'interno di territori di recente conquista (o ancora da conquistare), come nel caso del limes germanico augusteo che correva lungo le rive del fiume Lippe, presidiato da numerosi forti ausiliari e fortezze legionarie, nella costituenda provincia romana di Germania.

Il Limes germanico-retico è incluso dal 1987 nella lista dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO. Stessa cosa per il Vallo di Adriano e il Vallo Antonino nel Regno Unito.

Indice

[modifica] Limes come forma di barriera

Esso formava l'insieme delle frontiere dell'Impero romano, classificate in base al loro modo di essere barriera: naturale o artificiale.

[modifica] Barriere naturali

Storia delle campagne dell'esercito romano
Storia delle campagne in età repubblicana (509-31 a.C.),
Storia delle campagne in età alto-imperiale (31 a.C.-284),
Storia delle campagne in età tardo-imperiale (284-476).

Nel primo caso le barriere, che dividevano il mondo romano dai barbari o dagli altri stati stranieri, potevano essere:

[modifica] Barriere artificiali

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Ingegneria militare romana.

Nel secondo caso le barriere erano costruite, in modo artificiale, dal lavoro dell'uomo, con un agger di terra, una palizzata o un muro in pietra (a partire soprattutto da Adriano), ed un fossato antistante, come nel caso del vallo di Adriano, di Antonino, del Porolissensis o del limes germanico-retico. Ogni frontiera era, inoltre, seguita parallelamente per tutta la sua estensione, da una strada presidiata ad intervalli regolari oltre che da fortezze legionarie (castra), anche da forti (castella) e fortini (burgi) ausiliari, oltre a torrette (turris) e stazioni di avvistamento (stationes).

Raffigurazioni del limes romano si possono scorgere nei fregi della Colonna Traiana e di quella di Antonina, dove le scene iniziali rappresentano la riva destra del Danubio, con tutta una serie di posti di guardia, forti, fortezze, difesi da palizzate, cataste di legna e covoni di paglia che, se incendiati, servivano come segnalazione.

[modifica] Aree interne

Il terzo caso è molto particolare. Si tratta della cosiddetta praetentura, ovvero di una zona interna all'impero stesso (come fu la praetentura Italiae et Alpium al tempo delle guerre marcomanniche) affidata ad un comando militare speciale (in questo particolare caso ad Quinto Antistio Advento) che servisse a prevenire e bloccare eventuali invasioni barbariche.[1] Alle sue diopendenze potevano esserci anche intere legioni.

[modifica] I diversi settori strategico/territoriali del Limes

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Dimensione esercito romano.

[modifica] In Britannia romana

I due più importanti valli della Britannia: il Vallo di Antonino e quello di Adriano.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Conquista della Britannia e Britannia (provincia romana).
Conquista della Britannia
Spedizioni cesariane in Britannia (55 e 54 a.C.),
Medway (43), Fosse way (47), Caer Caradock (50),
Rivolta di Budicca (60-61), Strada Watling (61),
Campagne di Agricola (77-83) e Monte Graupio (83),
Gask Ridge e fortificazioni a nord del Gask Ridge (83 - 92),
Vallo di Adriano (122-130) e Vallo Antonino (142-144),
Campagne di Settimio Severo (208-211)

La conquista della Britannia cominciò sotto l'imperatore Claudio nel 43 con 4 legioni e fu graduale. Dalla zona del Tamigi gli eserciti romani avanzarono in più direzioni verso ovest e nord, occupando alla morte dell'imperatore, avvenuta nel 54, tutti i territori ad est della cosiddetta Fosse way: la prima forma di limes della Britannia, una strada militare sorvegliata da torrette, forti e fortini per il pattugliamento della nuova zona di confine.

Negli anni che seguirono ebbe nuovi impulsi sia sotto Nerone sia sotto la dinastia dei Flavi, ma l'apice si ebbe sotto Domiziano con le campagne in Caledonia da parte di Giulio Agricola negli anni dal 77 all'83 e l'inizio di un primo sistema di fortificazioni in Scozia con il sistema difensivo del Gask ridge. Il progetto di occupare interamente l'isola britannica svanì in seguito alla richiesta di invio di contingenti legionari dalla Britannia nell'Europa continentale, in vista di nuove campagne contro i germani Catti della zona del Taunus.

Di Antonino Pio è famoso il vallo che porta il suo nome e che fu fatto da lui costruire nel 142 tra i fiumi Forth e Clyde a difesa dalle invasioni scozzesi. Ancor più noto è il Vallo di Adriano, situato sempre nell'Inghilterra settentrionale, del quale molti resti sono ancor oggi visibili. Era stato fatto erigere da Adriano intorno al 122 a difesa della Britannia romana ed era arricchito di castelli, torri e fossati.

[modifica] Il basso-medio corso del fiume Reno

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Germania inferiore e Germania (provincia romana).

La conquista della Gallia da parte di Gaio Giulio Cesare (negli anni 58-51 a.C.), aveva decretato un nuovo confine dei territori della Repubblica romana: il fiume Reno, al di là del quale si estendevano i territori dei Germani.

[modifica] Da Augusto a Tiberio (16 a.C.-37 d.C.)

Il limes romano lungo il basso corso del Reno dal I al V secolo.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Occupazione romana della Germania sotto Augusto e Spedizione germanica di Germanico.

Con l'avvento di Augusto, i progetti del primo imperatore romano mutarono. Egli voleva portare il Limes più ad est, oltre il Reno fino al fiume Elba. Una volta sottomesse le popolazioni in Spagna e nelle Alpi della cosiddette "Aree interne", si provvedette a partire dal 16-13 a.C., a disporre le legioni lungo il Reno in punti strategici come Castra Vetera e Mogontiacum, di fronte a vie di penetrazione strategiche per la prossima conquista della Germania.

A partire dal 12 a.C. furono lanciate in Germania tutta una serie di campagne, attraverso 3-4 differenti linee di penetrazione, da nord a sud:

L'occupazione da parte delle armate romane portò sotto il dominio di Roma, prima i territori germani tra Reno e Weser (anche con la costruzione di strade e di ponti, i cosiddetti pontes longi), dal 5 in poi anche quelli più ad est, tra Weser ed Elba.

È solo in seguito alla disfatta di Teutoburgo del 9 che i piani del Princeps, Augusto, mutarono e le armate romane furono ritirate definitivamente, riportando il Limes, ancora una volta, al fiume Reno.

La provincia romana della Germania Magna nel 9 .

La Germania era definitivamente perduta. Nessun altro imperatore successivo avrebbe avuto in futuro piani di conquista. Vi furono soprattutto spedizioni punitive nei confronti delle popolazioni germaniche per evitare i pericoli di possibili invasioni della Gallia, ma il Reno doveva rimanere per i successivi quattrocento anni la nuova linea di confine tra l'Impero romano ed i barbari. Quei territori così inospitali e selvaggi, quelle genti così primitive e feroci, sarebbero rimaste libere, non sottomesse al giogo di Roma.

Ancora oggi il fiume Reno sancisce la linea di demarcazione tra due differenti lingue europee: quella neo-latina e quella germanica.

Il Reno, dopo le campagne punitive di Tiberio del 10-11 e di Germanico del 14-16, fu costantemente fortificato per i successivi 200 anni, tanto che lungo le sue sponde, i contingenti legionari furono portati fino ad un totale di 8, così distribuiti:

E sempre a questo periodo è da attribuire la costituzione della Classis Germanica lungo il fiume Reno, con base principale a 3 km a sud di Colonia, oltre a numerose altre basi secondarie tra cui Neuss e Castra Vetera.

I forti ausiliari e le fortezze legionarie romane lungo il fiume Reno della futura provincia di Germania inferiore erano ora posizionate a Fectio, Noviomagus Batavorum, Castra Vetera, Bonna, Colonia Agrippina e Novaesium.

[modifica] Da Claudio a Traiano (41-117)

Ricostruzione della cinta muraria della città di Colonia Ulpia Traiana, oggi Xanten, fondata da Traiano nella Germania inferiore.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Rivolta batava.

La conquista della Britannia sotto Claudio del 43 richiese il ritiro di tre delle legioni renane: la legio II Augusta dalla fortezza legionaria di Argentoratae (l'odierna Strasburgo), la legio XIV Gemina da Mogontiacum e la legio XX Valeria Victrix da Novaesium. La partenza della legione II Augusta fu rimpiazzata da un contingente ausiliario fino all'epoca di Vespasiano, quando venne ripristinato l'antico castrum legionario, mentre quella della XIV fu rimpiazzata dalla legio IV Macedonica proveniente dalla Spagna Tarraconense. Il contingente renano era stato così ridotto da 8 a 6 legioni.

Nel 47 l'imperatore Claudio fermò una nuova avanzata in Germania, malgrado i successi iniziali su Frisoni e Cauci da parte di Gneo Domizio Corbulone, allora legato della Germania Inferiore, ed ordinò il ritiro definitivo e completo di tutte le truppe romane dalla riva destra del Reno definitivamente[2]. Roma aveva così definitivamente rinunciato ad ogni possibile ingerenza sui territori germani. L'inizio della conquista della vicina Britannia, non permetteva la dispersione di forze su troppi fronti, tanto da dover ridurre il numero delle legioni lungo il Reno a 6-7 unità. Nuovi forti furono costruiti lungo la sua riva sinistra in successione lineare, ponendoli ad una distanza media di 7–8 km l'uno dall'altro, dalla costa del Mare del Nord fino alla confluenza tra il fiume Reno ed il Waal. Si calcola che nella sola Germania inferiore, all'epoca di Vespasiano vi fossero ben ventisette postazioni militari (compresi i tre campi legionari) dalla foce del Reno al forte di Remagen.[3]

In seguito alla rivolta batava del 69, la doppia fortezza legionaria di Castra Vetera, distrutta dalla truppe batave ribelli, fu ricostruita per una singola legione, mentre la seconda legione fu inviata nel nuovo accampamento di Nimega.

Sotto Domiziano, a causa delle continue guerre contro i Daci di Decebalo, il Reno perdeva il primato di settore strategico più importante, a vantaggio del settore danubiano, a cui seguì la conquista della Dacia da parte di Traiano (101-106).

[modifica] Da Adriano a Gallieno (117-268)

Copia di una torre di guardia lungo il limes presso Rheinbrohl, nella zona del Reno.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Guerre marcomanniche e Invasioni barbariche del III secolo.

Pochi sono gli avvenimenti significativi di questo periodo, a parte la continua manutenzione di questo tratto di frontiera fluviale di Reno. Sappiamo che attorno al 170-172 vi furono degli attacchi da parte della tribù germanica dei Cauci, lungo le rive della Gallia Belgica nel periodo delle guerre marcomanniche.

Nel 256 assistiamo ai primi attacchi della coalizione di tribù dei Franchi, con una successiva loro occupazione, pur se provvisoria, della parte nord-est della provincia gallica. L'intervento dell'imperatore Gallieno riuscì a ripulire definitivamente l'area (meritandosi il titolo di restitutor Galliarum), ma lo costrinse ad abbandonare attorno al 260 il settore più settentrionale del limes della Germania inferiore. Ogni forte compreso tra la foce del Reno e l'affluente Waal fu abbandonato. L'errore strategico fu grande, poiché una volta che ai Germani si permise di penetrare al di qua del Reno, si dimostrò quanto la frontiera della Gallia fosse troppo vulnerabile per essere difesa dai ripetuti attacchi dei barbari.

[modifica] Dalla fine del III al V secolo

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Invasioni barbariche del IV secolo e Invasioni barbariche del V e VI secolo.
Le fortezze legionaria di Vetera I e II in basso e la Colonia Ulpia Traiana in alto.

In seguito alle devastanti invasioni dei Franchi del 275 e 276, si provvide alla costruzione di un nuovo limes fortificato, che congiungeva la costa gallica, via Bavai e Tongres, a Nimega sul Reno. Sappiamo, inoltre, che l'area fu difesa con la costruzione di tutta una serie di burgi fortificati e castella lungo la strada Cologna-Bavai-Boulogne (il cosiddetto limes Belgicus), a nord del quale i territori erano stati abbandonati a vantaggio dei foederati franchi, pur mantenendo di fatto solo pochi avamposti fortificati.[4]

La Gallia in seguito a questi ultimi eventi godette di un relativo periodo di pace, almeno fino all'usurpazione di Magnezio del 350. Ancora una volta gli Alemanni penetrarono nella provincia, ma furono sconfitti nel 357 da Giuliano presso Argentoratum. E l'anno successivo, il futuro imperatore, stringeva accordi con i Franchi, che più a nord erano penetrati a sud del fiume Maas.

Pochi anni più tardi lo stesso Valentiniano I risiedette in Gallia (tra il 365 ed il 375), dedicandosi alla razionalizzazione e potenziamento delle difese di questa regione, rappresentando l'ultima fase accertabile di costruzione, lungo la frontiera romana della Gallia. Il ritiro di buona parte delle truppe romane lungo il Reno da parte di Stilicone nel 401, al fine di respingere le orde dei Visigoti di Alarico dall'Italia, permisero nuove e devastanti invasioni barbariche da parte di Suebi, Vandali, Burgundi ed Alani, con la conseguente perdita di gran parte dei territori gallici (406 ). Ad alcuni invasori, infatti, fu permesso di rimanere all'interno dei confini imperiali con lo status di Foederati, come i Visigoti in Aquitania o i Burgundi in Borgogna, ecc.. L'integrità delle frontiere si era definitivamente spezzata ed il settore renano era ormai al collasso.

[modifica] Tra Reno e Danubio: il limes artificiale germano-retico

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Germania superiore, Limes germanico-retico e Rezia (provincia romana).

Oggi molti storici, parlando di Limes, intendono quella parte di confine che si estendeva in Germania, fra i fiumi Reno e Danubio, e che da Rheinbrohl, vicino Neuwied, congiungeva Kelheim an der Donau, dopo ben 548 km di strade, fortificazioni, torrette di avvistamento, fossati, agger e palizzata. Lungo il suo percorso, divenuto patrimonio dell'umanità sotto il patrocinio dell'UNESCO, si trovano gli importanti siti archeologici, con i relativi musei, di Aalen, Saalburg e Weißenburg.

[modifica] La conquista dell'arco alpino: da Augusto a Tiberio (16 a.C. - 37 d.C.)

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Conquista di Rezia ed arco alpino sotto Augusto.

Prima di cominciare le conquiste a nord dei fiumi Danubio e ad est del Reno, Augusto diede incarico ai suoi due figliastri di conquistare l'intero arco alpino, occupando inizialmente Rezia e Vindelicia, e negli anni successivi anche il regno del Norico. È proprio attorno al 15 a.C., al termine della prima serie di campagne militari, che furono fondati i castra legionari di Dangstetten e Augusta Vindelicorum oltre a tutta una serie di forti ausiliari e torri di avvistamento/segnalazione lungo il limes.

[modifica] Sotto i Flavi (70-96)

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Campagne germaniche di Domiziano.

L'opera cominciò sotto Vespasiano, in seguito alle prime campagne del legato della Germania Superiore, un certo Gneo Pinario Cornelio Clemente nel 74, con la costruzione di una via che, inizialmente, doveva condurre da Argentoratae alla Rezia[5] e di alcuni forti tra cui quelli di Rottweil (l'antica Arae Flaviae) sull'alto Neckar, di Groß-Gerau, di Ladenburg e di Heidelberg-Neuenheim.

Il forte di Saalburg, non molto distante da Francoforte.

A queste prime campagne sotto Vespasiano, seguì la costruzione di un forte a nord del Danubio, a Kösching, sotto il figlio maggiore Tito. Pochi anni più tardi Domiziano, cominciò l'occupazione dell'area del Taunus (83-85) collegando Mogontiacum ad Augusta Vindelicorum, riducendo drasticamente i confini tra Reno e Danubio.

Così facendo si andavano ad includere all'Impero aree che, pur fittamente boscose e scarsamente popolate, miglioravano le comunicazioni tra Germania superiore e Rezia e la difendibilità dei confini imperiali. La nuova via portò alla costruzione di piccoli fortini nella zona del Taunus, a Saalburg, a Ockstadt ed a Kemel.

Il nuovo limes così creato sotto Domiziano, era costituito da semplici strade che ne percorrevano i suoi confini, da alcuni forti e fortini (dove erano acquariterate alcune unità di Auxilia) e da torrette di segnalazione in legno, con il compito di avvistamento e sorveglianza dell'intero percorso difensivo.

La frontiera continuò a svilupparsi anche negli anni successivi attorno ai primi anni 90 con la costruzione di nuovi forti a: Butzbach, Arnsberg, a Echzell (un forte tra i più grandi di ben 5,2 ettari), più a sud a Heidenheim (dove risiedette l'Ala II Flavia milliaria) ed a Degerfeld.

[modifica] Da Traiano ad Adriano (97-138)

Sotto Traiano fu creato un nuovo tratto di frontiera che collegava il fiume Meno con il Neckar, il cosiddetto limes di Odenwald, che dal Meno presso Wörth raggiunge il medio Neckar a Wimpfen. Questo limes consisteva in una strada militare sorvegliata da torri di osservazione e da una decina di piccoli forti (ciascuno di 0,6 ettari) e fortini (occupati da Numeri) intermedi disseminati ad intervalli regolari lungo i 70 km di questo percorso.

Il successore Adriano, recatosi lungo la frontiera germano-retica, contribuì alla costruzione della linea dell'Alb, fatta di torri di guardia paragonabili al limes del Taunus-Wetterau-Odenwald, alla ricostruzione di numerosi forti in pietra ed al consolidamento di quanto fatto dai suoi predecessori. Il nuovo spostamento degli auxilia sulla nuova linea di frontiera, portò all'abbandono dei forti del retroterra come Wiesbaden ed Heddernheim. Egli provvide inoltre, come ci racconta il suo biografo:

« Adriano stabilì una separazione tra i barbari e noi, tramite grandi pali conficcati profondamente nel terreno e legati insieme in modo da formare una palizzata »
(Historia Augusta, Vita Hadriani, 12.)

Si trattava, pertanto, di una palizzata con tronchi di quercia del diametro di circa 30 cm, conficcati nella terra per non meno di un metro, e che si innalzavano per circa 3 metri sopra il livello del terreno. Questa palizzata era stata eretta solo dove non scorreva il fiume, non tanto come forma di barriera protettiva, ma per segnare il margine esterno dell'Impero. Cominciava in Germania superiore, dove la frontiera si allontana dalla riva sinistra del Reno, attraversa il Taunus, il Wetterau e finisce sul Meno. Riprende nell'Odenwald, termina sul fiume Neckar e riprende con il limes dell'Alb, e cessa sul Danubio presso Eining.

[modifica] Sotto gli Antonini (138-192)

Il forte alare di Biriciana, oggi Weißenburg in Baviera.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Guerre marcomanniche.

È sotto Antonino Pio che molte delle torri e dei forti costruiti in precedenza in legno, furono ricostruiti interamente in pietra (a volte in siti differenti) e soprattutto si ebbe la definitiva evoluzione di questo tratto di limes tra Germania superiore e Rezia. Egli, infatti, già a partire dal 145-146 promosse l'abbandono della precedente linea di difesa dell'Odenwald-Neckar a favore di una posizione più avanzata di 30 km, ma non sappiamo se ciò comportò notevoli operazioni di guerra nell'area. Furono costruiti una nuova palizzata, torri in pietra e tutte le unità ausiliarie di questo tratto furono spostate in avanti in nuove basi, come avvenne per l'Ala II Flavia milliaria ora posizionata nella nuova base di Aalen (tra il 148 ed il 161), determinando la successiva chiusura del vecchio forte di Heidenheim.

La porta pretoria della fortezza legionaria di Castra Regina in Rezia, fondata nel 179.

Il limes della zona del Taunus e del Wetterau fu completato, aggiungendo alla palizzata preesistente, un terrapieno ed un fossato a forma di "V" (largo tra i 6-7 metri e profondo circa 2 metri), il cosiddetto "Pfahlgraben", posizionato tra la palizzata e le torrette di avvistamento. In alcuni casi era stato sostituito il terrapieno ed il fossato con un muro di pietre, ed in alcuni punti c'erano interruzioni del terrapieno e del fossato. Quest'ultima modifica potrebbe risalire però all'epoca di Marco Aurelio o di Commodo in seguito alle Guerre marcomanniche, a causa dell'invasione dei Catti del 161-162 e del 170-172. Sempre in questo periodo un'intera legione, la III Italica, era trasferita in zona Eining dove soggiornava fino al definitivo trasferimento a Castra Regina, avvenuto nel 179.

Nella Rezia il limes subiva una differente modifica, con la sostituzione di un muro di pietra (spesso 1,2 metri ed alto 3-4 metri) al posto della palizzata. Questo limes è oggi chiamato degli storici/archeologi, il "Teufelsmauer" (Muro del diavolo).

[modifica] Dai Severi all'occupazione degli Alemanni (193-260)

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Invasioni barbariche del III secolo.

Sotto Caracalla, potrebbero essere stati aggiunti ulteriori sbarramenti, fossati, palizzate e terrapieni, in seguito alle prime invasioni degli Alemanni del 213, i quali continuarono a guerreggiare con i successori, da Alessandro Severo a Massimino il Trace, fino a Gallieno. E quest'ultimo decise il definitivo abbandono ed evacuazione di tutti i territori ad est del Reno ed a nord del Danubio, a causa delle continue invasioni delle tribù germaniche limitrofe degli Alemanni. Era il 260 circa.

[modifica] Il tardo periodo imperiale (fine del III e IV secolo)

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Invasioni barbariche del IV secolo e Invasioni barbariche del V e VI secolo.

Dopo il 275 ci fu un timido tentativo di recupero della zona del Taunus da parte dell'imperatore Probo, ma nulla di più. Le terre al di là di Reno e Danubio erano andate ormai perdute per sempre, ma Probo, dopo aver respinto le incursioni di Alemanni, Burgundi e Vandali nel 277-278 da questa regione, cominciò a fortificare l'intero settore, creando un collegamento lungo la valle dell'Iller tra i due grandi fiumi utilizzati come nuovo limes. Questi lavori furono ripresi sia da Diocleziano (attorno al 284-290), sia da Valentiniano dopo il 350 (con la costruzione di teste di ponte a Basilea, a Whylen di fronte a Kaiseraugust ed a Rheinheim di fronte a Zurzach).


[modifica] Il fiume Danubio

Il settore danubiano risulta essere più complesso da difendere, rispetto a quello renano, considerata anche la lunghezza dei due fiumi: il primo di 2.888 km, il secondo di 1.326 km, pari a poco meno della metà. Non a caso da Domiziano-Traiano in poi, il settore renano fu ridotto da 8 a 4 legioni, mentre quello danubiano fu aumentato da 6 a 12 (compresa la provincia della Dacia).

[modifica] Lungo l'alto e medio corso: dalla Rezia alla Pannonia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Rezia (provincia romana), Norico (provincia romana) e Pannonia (provincia romana).
[modifica] Sotto Augusto (17 a.C.-14 d.C.)
Il limes romano lungo il fronte del Norico e parte della Pannonia superiore.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Campagne militari di Ottaviano in Illirico (35-33 a.C.), Campagne dalmato-illiriche (13-9 a.C.) e Rivolta dalmato-pannonica del 6-9.

Se la repubblica romana ai tempi di Cesare si era fermata alle Alpi, alla costa illirica ed alla Macedonia, a partire dalla seconda decade del principato di Augusto, i Romani raggiunsero ed occuparono stabilmente alcune aree lungo la riva destra del Danubio:

Il quarto ed ultimo anno di guerra: Tiberio sottomessa l'intera area illirica, la divise nelle due nuove province di Dalmazia e Pannonia.

Le fortezze legionarie, al termine della rivolta dalmato-pannonica del 6-9 , furono posizionate:

[modifica] Da Tiberio a Claudio (14-54)

L'occupazione dell'intera area a sud del Danubio, dalla Rezia alla Pannonia, avveniva, però, gradualmente durante i regni di Tiberio e Claudio, con la creazione di due nuove province: quella di Rezia e quella del Norico, in seguito all'annessione degli ultimi territori compresi tra le Alpi ed il Danubio.

È possibile che il figlio dell'imperatore Tiberio, Druso minore, abbia provveduto nel corso degli anni 14-18 a creare una prima serie di avamposti sul Danubio lungo il tratto pannonico (a Carnuntum, Brigetio e Aquincum); e lungo la cosiddetta "Via dell'Ambra", che da Emona congiungeva Carnuntum, (a Savaria, a Scarbantia ed a Sala).

Attorno al 50 la prima fortezza legionaria, quella di Carnuntum, era posizionata sul Danubio, come ci racconta lo stesso Cornelio Tacito (Annales, XII, 29). Era l'inizio di un nuovo processo di costruzione di opere militari lungo la riva destra del Danubio: dal forte di Eining, a quello di Lentia e Lauriacum, fino ad Arrabona.

[modifica] Dai Flavi agli Antonini (69-192)
La Pannonia da Traiano a Caracalla
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Campagne suebo-sarmatiche di Domiziano e Guerre marcomanniche.

Dai Flavi in poi, il settore strategico dell'alto-medio corso del Danubio fu costantemente rafforzato e diventò il settore più importante dell'intero sistema strategico imperiale. A partire, infatti, dalla prima crisi suebo-sarmatica dell'89, lungo questo tratto di Limes, furono costruiti nei 7-8 anni successivi nuovi forti ausiliari (ad es. a Arrabona di fronte ai Quadi, o di fronte al Tullnerfeld dove si trovavano i Marcomanni, e lungo il tratto che da Aquincum conduce fino a Mursa di fronte agli Iazigi) e 4 nuove basi legionarie, oltre a quelle preesistenti di Carnuntum e Sirmio: a Vindobona, a Brigetio, ad Aquincum ed a Mursa (lungo la Drava).

La Pannonia divenne, infatti, teatro di nuovi scontri con le popolazioni a nord e ad est del medio tratto danubiano, contro Marcomanni, Quadi, Naristi (di stirpe sueba) e Iazigi (questi ultimi di stirpe sarmata), sia sotto Domiziano sia Nerva (tra l'89 ed il 97).

Al termine delle guerre contro i Daci del 101-106 ed a seguito dell'annessione della nuova provincia di Dacia, l'intero assetto danubiano mutò ed una provincia così importante come quella pannonica fu divisa in due nuove: quelle di Pannonia superior e di inferior. Adriano, una volta divenuto imperatore nel 117, fu costretto a guerreggiare contro i vicini Iazigi, concludendo al termine delle ostilità un trattato di pace (nel 118), che permettesse loro di insediarsi ad est di Aquincum, e abbandonando i territori appena acquisiti del Banato.

Negli anni che seguirono si ebbero nuovi scontri alla fine del regno di Adriano, tra il 135 ed il 137 (sul fronte suebo), e durante quello di Antonino Pio negli anni 142-145.

Con lo scoppio della guerre marcomanniche nel 166-167, i progetti mutarono per un quindicennio, poiché Marco Aurelio era intenzionato ad annettere i territori a nord della Pannonia, inglobandone i relativi popoli: dai Marcomanni, a Quadi e Naristi, e formando la nuova provincia di Marcomannia. Il progetto richiese anche la formazione di due nuove legioni: la II Italica e la III Italica, posizionate a partire dagli anni 172-174 lungo il fronte dell'alto-medio Danubio, nel Norico la prima (a Lauriacum) e nella Rezia la seconda (a Castra Regina).

Il figlio Commodo, alla morte del padre 180, ritirava, però, tutte le truppe dai nuovi territori appena occupati, e riportava definitivamente il Limes all'alto-medio corso del Danubio, rafforzandone e moltiplicando i presidi lungo il grande fiume.

[modifica] Le grandi invasioni del III e IV secolo
Il limes lungo i confini della Pannonia superiore e inferiore, con il tracciato in Sarmazia della cosiddetta diga del Diavolo.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Invasioni barbariche del III secolo e Invasioni barbariche del IV secolo.

In seguito alle prime grandi invasioni del III secolo fu istituito a Sirmio, un comando militare generale dell'intera area danubiana, dall'imperatore Marco Giulio Filippo, detto Filippo l'Arabo, attorno al 247-248. Pochi anni più tardi, tra il 258-260 nuove invasioni di Marcomanni, Quadi e Iazigi devastarono le province pannoniche, mentre un'invasione di Alemanni e Juti in Rezia non lasciò indenne il vicino Norico nel 270.

In seguito a quest'ultima invasione si provvedette a sbarrare la strada a possibili e future invasioni barbariche, fortificando il corridoio che dalla Pannonia e dalla Dalmazia immette in Italia attraverso le Alpi Giulie. Questo tratto che va da Tarsatica e Cividale del Friuli fu fortificato con tutta una serie discontinua di mura di pietra, forti e fortini: sitrattava del cosiddetto Claustra Alpium Iuliarum.

Sembra che sotto Costantino I, o forse anche un secolo e mezzo prima, si provvide alla costruzione di tutta una serie di terrapieni al di là del Danubio, nella pianura ungherese, per allentare la pressione di Goti e Gepidi lungo i territori degli alleati Iazigi, "appoggiati" alla vicina frontiera pannonica. Questo sistema di fortificazioni viene oggi comunemente chiamato: "Diga del Diavolo" e partiva di fronte ad Aquincum per poi seguire parallelamente il fiume Tisza, alla sua sinistra, e raggiungere la fortezza legionaria di Viminacium.

Da qui in poi i territori furono conservati fino al termine del IV secolo con un tentativo di ripercorrere i piani vittoriosi di Marco Aurelio, da parte di Valentiniano I che attorno al 375 invase i territori dei Quadi, potenziando per l'ultima volta il tratto di limes pannonico. Fu un'illusione durata pochi anni, poiché i Goti, sconfitto Valente ad Adrianopoli nel 378, si stanziarono definitivamente in Pannonia come foederati dell'impero romano, decretando la definitiva "rottura" ed abbandono del Limes danubiano. Nel 395 la Pannonia era nuovamente invasa da orde di Goti ed Alani, mentre nel 433 l'invasione degli Unni sanciva la fine della Pannonia romana.

[modifica] Dal medio al basso corso: nelle due Mesie

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Mesia superiore e Mesia inferiore.
[modifica] Da Augusto a Tiberio (29 a.C.-37)

All'inizio del principato di Augusto, un certo Marco Licinio Crasso (console 30 a.C.), conduceva due fortunate campagne (nel 29-28 a.C.) contro le popolazioni della riva destra del Danubio: Traci e Mesi, Daci e Geti, e Bastarni, pur non occupando la zona in modo permanente. Era l'inizio di un processo di occupazione graduale dell'area basso danubiana.

Pochi anni più tardi, un certo Lucio Calpurnio Pisone (console 15 a.C.), accompagnato da un paio di legioni, era costretto ad intervenire in Tracia per reprimere una rivolta durata ben tre anni di guerre sanguinose (dal 12 al 10 a.C.), al termine delle quali si meritò gli ornamenta triumphalia. Le operazioni in Tracia costituivano il logico completamento, alle più vaste operazioni per la conquista di tutta l'area illirico-balcanica.

Tra l'1 ed il 6, in seguito alle operazioni di Tiberio nell'area illirica e dei suoi successori, veniva costituito il distretto militare di Mesia e Macedonia, presidiato da un paio di legioni (la legio IV Scythica a Scupi e la legio V Macedonica a Naissus), mentre la Tracia continuava a costituire un regno indipendente, cliente e quindi alleato del popolo romano.

[modifica] Da Claudio a Tito (37-81)
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Tracia (provincia romana).

In seguito all'annessione della Tracia da parte di Claudio nel 46, furono dislocate le prime basi legionarie sul Danubio in Mesia: a Viminacium, a Oescus ed a Novae. Lo sviluppo del limes lungo il basso Danubio, era necessario a proteggere il fianco orientale dell'Europa romana contro i continui attacchi dei vicini Daci.

Era dai tempi di Gaio Giulio Cesare, quando il re dace Burebista aveva offerto il suo appoggio a Pompeo durante il periodo della guerra civile, che questo popolo aveva costituito una costante minaccia alla sicurezza di Roma nei Balcani. Troppo spesso negli ultimi decenni i Daci, insieme agli alleati Bastarni e Sarmati Roxolani, avevano oltrepassato il Danubio, portando devastazione a sud del grande fiume. Erano loro, pertanto, l'unico grande ostacolo all'espansionismo romano di quest'area. Dovevano essere neutralizzati.

Si procedette così, durante tutta la dinastia giulio-claudia, a costruire attorno a loro una serie di alleanze filo-romane per evitare che potessero prendere contatti con le vicine genti suebe di Marcomanni e Quadi ed accrescere la loro potenza nell'area carpato-balcanica. A tal scopo fu utile l'amicizia che Roma costruì con il popolo sarmata degli Iazigi, ora migrati dall'Oltenia alla pianura ungherese e posizionati tra Danubio e Tisza.

Al contrario i "cugini" orientali degli Iazigi, i Roxolani, preferirono allearsi alle genti daciche, compiendo negli anni 67-70 una serie di pesanti incursioni e devastazioni in territorio romano, distruggendo intere coorti ausiliarie e provocando l'uccisione di un governatore provinciale.

[modifica] Da Domiziano a Traiano (81-117)
Le province balcaniche sotto l'Impero romano.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Campagne daciche di Domiziano.

La grande crisi del fronte del basso Danubio scoppiò nell'85, quando i Daci, tornati uniti sotto il nuovo re, Decebalo, passarono il grande fiume distruggendo un esercito romano accorrente ed uccidendo lo stesso governatore di Mesia. La controffensiva romana non si fece attendere, portando lo stesso imperatore Domiziano lungo il fronte mesico. La guerra che ne seguì fu difficile e sanguinosa. I Romani subirono un nuovo rovescio nell'86, ma nell'88 riuscirono a battere pesantemente Decebalo a Tapae. Lo scoppio della crisi renana con i Catti dell'88, l'usurpazione di Saturnino dell'89, ed infine le successive guerre suebo-sarmatiche (degli anni 89-97) sospesero le ostilità tra Roma ed i Daci, portando Domiziano e Decebalo a trattare ed a siglare un nuovo trattato di pace.

Il fronte del basso corso del Danubio tornava tranquillo almeno fino a Traiano, la provincia di Mesia era divisa in Mesia superiore e Mesia inferiore, mentre nuovi forti furono costruiti lungo l'intero tratto del basso corso del Danubio. A queste modifiche furono aggiunti: un vallo in terra in Dobrugia (tra Axiopolis e Tomis) a protezione dell'ultimo tratto del grande fiume; ed una flotta con base principale a Sexaginta Prista, mentre non era stata ancora aperta la base di Noviodunum.

L'ascesa al trono di Traiano portò alla revoca del vecchio trattato siglato da Domiziano e Decebalo. È evidente che Traiano mirasse all'assorbimento del regno dacico (vedi oltre). È possibile che tra le due guerre daciche di Traiano (103-105) sia stato potenziato il tratto di limes in Dobrugia con l'aggiunta di un sistema più complesso di fortificazioni anche in pietra oltre al preesistente vallo in terra.

L'Oltenia e la Moldavia una volta sottomesse furono annesse alla provincia della Mesia inferiore con unità ausiliarie posizionate in forti lungo i fiumi Olt, Ialomita e Siret. La fortezza legionaria di Oescus chiuse a vantaggio di due nuove fortezze posizionate sempre lungo il Danubio ma più ad est: a Durostorum (legio XI Claudia) e a Troesmis (Legio V Macedonica).

[modifica] Da Adriano ad Aureliano (117-271)
Il limes mesico ed il Brazda lui Novac du Nord (in verde), la cui iniziale costruzione sarebbe dovuta a Costantino I, a protezione delle vicine province mesiche, sessant'anni dopo l'abbandono dei territori della provincia delle tre Dacie.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Invasioni barbariche del III secolo.

La nuova riorganizzazione della Dacia comportò, oltre all'abbandono dei territori della riva destra del Danubio lungo la pianura moldava e valacca, con l'arretramento del Limes al fiume Olt (al cosiddetto Limes Alutanus), anche la trasformazione di parte della Mesia superiore ed inferiore, da frontiera esterna in interna.

Le conseguenze furono: il potenziamento delle difese lungo il basso corso del Danubio, con la costruzione di nuovi forti ausiliari negli anni che seguirono; ed un mantenimento, seppur a ranghi ridotti, di parte dei vecchi forti compresi tra Viminacium e Novae, malgrado costituissero un tratto di frontiera ormai "cancellata" dalla recente acquisizione della provincia dacica.

Nel corso degli anni 240-250 i Goti, che si erano ormai affacciati sulle sponde del Mar Nero, compivano le loro prime incursioni in territorio romano, devastando le province di Tracia e Mesia inferiore, provocando la morte dell'imperatore Decio ad Abritto nel 251.

[modifica] Da Diocleziano alla caduta dell'impero romano d'Occidente (284-476)
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Invasioni barbariche del IV secolo, Guerra gotica (376-382) e Invasioni barbariche del V e VI secolo.

L'abbandono definitivo della Dacia da parte di Aureliano nel 271-273 cambiò nuovamente i progetti di questo tratto di limes, spostando ancora una volta la frontiera al Danubio e ripotenziando nuovamente il fronte che da Viminacium congiunge Novae.

Con la salita al trono di Diocleziano nel 284 l'esercito e le frontiere subirono un forte e rinnovato programma di riforma strategico-militare, per interrompere un processo, ormai avviato da almeno un cinquantennio, di disgregazione degli equilibri interni ed esterni all'impero romano. I forti esistenti furono rimodellati con torri aggettanti, porte strette, mentre se ne costruivano di nuovi infittendo le linee difensive. Teste di ponte erano, infine, costruite o ricostruite lungo la riva sinistra del Danubio.

Il successore, Costantino I,[9] provvide anche alla costruzione di tutta una serie di terrapieni al di là del Danubio, in Oltenia e nella pianura valacca, per allentare la pressione sulla frontiera stessa. Questo sistema di fortificazioni, lungo 300 km e costruito tra il 330 ed il 340, viene oggi comunemente chiamato: "Brazda lui Novac du Nord".[10]


La Mesia inferiore subì nuovi e ripetuti attacchi ad opera degli Unni di Attila nel 447, e poi nel VI secolo ad opera di Slavi, Bulgari ed Avari, ma la sua vicinanza alla capitale dell'impero romano d'Oriente, Costantinopoli, ne preservò ancora per qualche secolo le sue frontiere.

[modifica] Oltre il Danubio: in Dacia

Il Limes della Dacia romana dopo la conquista di Traiano.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Dacia (provincia romana).
[modifica] La le guerre di Domiziano e la conquista della Dacia di Traiano (101-117)
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Campagne daciche di Domiziano e Conquista della Dacia.

Le campagne di Traiano del 101-102 e del 105-106 sancirono la fine del regno di Decebalo e la definitiva sottomissione e riduzione in provincia della Dacia. La provincia dacica comprendeva i territori compresi all'interno della catena di monti dei Carpazi.

Per questi successi Traiano si meritò il Trionfo, la costruzione di un Foro imperiale e di una Colonna che commemorasse le sue gesta di grande stratega.

Le forze lasciate nella nuova provincia, che però non comprendeva Banato, Oltenia e Moldavia (annesse alla Mesia inferiore), erano ingenti: si calcola infatti che vi fossero nella nuova provincia ben 4 Ale di cavalleria e 18 Coorti di fanteria ausiliaria (CIL XVI, 163), oltre a 2 intere legioni, posizionate ad Apulum (la legio XIII Gemina) ed a Berzobis (la Legio IIII Flavia Felix), entrambe poco distanti dalla capitale Sarmizegethusa.

[modifica] La nuova organizzazione a provincia operata da Adriano (117-138)

Una volta conclusa la pace con le genti sarmatiche degli Iazigi ad ovest, e dei Roxolani ad est, Adriano divise la nuova provincia dacica in Superior ed Inferior, ponendo a guardia delle stesse un contingente di ben 6 Ale di cavalleria, 21 Coorti di fanteria ausiliaria, ma solo una legione, la legio XIII Gemina, posizionata ancora ad Apulum. La legio IIII Flavia Felix tornava in Mesia superiore a Singidunum.

Furono costruiti nuovi forti: sia lungo il fronte occidentale della provincia, una volta abbandonato il Banato, a Micia ed a Tibiscum entrambi capaci di contenere più unità ausiliarie; sia sul fronte nord-occidentale del cosiddetto Limes porolissensis, lungo un percorso di un'ottantina di km, dove furono posizionate circa 60 di torri di avvistamento, 6 fortini, 7 forti ausiliari (di cui i principali erano quelli di Porolissum di Pomet e Citera, capaci di contenere insieme, un contingente pari a mezza legione), e protetto da una seconda linea di forti a Gilău, Gherla ed Ilisua; sia lungo il fronte orientale, dopo l'abbandono delle pianure di Moldavia e Valacchia, con l'arretramento del limes al fiume Olt, ad Acidava, Rusidava, Castra Traiana, Feldioara, Sighisoara, Cristeşti, ecc.

[modifica] Da Antonino Pio ad Aureliano (158-273)

Fu infatti così che Antonino Pio operò nel 158 circa, l'ultima divisione della provincia dacica, prima del definitvo abbandono dei suoi territori da parte di Aureliano attorno agli anni 271-273. Le nuove province si chiamavano ora "le Tre Dacie" ovvero Dacia Apulensis, Malvensis e Porolissensis, mentre un contingente complessivo di ben 9 Ale di cavalleria e 31 Coorti di fanteria ausiliaria ne presidiava i territori.

A partire dal 167-168 la legio V Macedonica abbandonava la vecchia fortezza legionaria di Troesmis in Mesia inferiore per trasferirsi in Dacia nella città di Potaissa, l'attuale Turda, dove rimarrà fino all'abbandono della provincia stessa.

Il saliente dacico era definitivamente abbandonato in seguito ai continui e martellanti attacchi da parte dei Goti (degli anni 267-270), da Aureliano negli anni 271-273. Aureliano non solo doveva fare fronte alla secessione di Gallia e Hispania dall'impero dal 260, ma anche all'avanzata dei Parti in Asia e la devastazione che i Carpi e i Goti avevano lasciato in Mesia e Illiria. Tutti questi motivi determinarolo l'abbandono definitivo della Dacia, fissando la nuova frontiera dell'impero sul Danubio. Qui venne riorganizzata una nuova provincia della Dacia Aureliana, con capitale Serdica (oggi Sofia, capitale della Bulgaria). Le conseguenze dell'abbandono romano del bacino carpatico generò, non solo nuove tensioni tra Goti e Gepidi (ad oriente), e sarmati Iazigi (ad occidente), venendo le une a contatto con le altre, ma permise di rafforzare le frontiere del medio-basso corso del Danubio con il ritiro di due intere legioni (legio V Macedonica e legio XIII Gemina, posizionate ora a Ratiaria ed Oescus[11]) ed un consistente numero di unità ausiliarie, per un totale complessivo di oltre 45.000 armati.[12]


[modifica] In Africa

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Limes africano.

Delle tre frontiere terrestri dell'Impero romano, la settentrionale, orientale e meridionale, quest'ultima era la più lunga. Da Rabat in Marocco a Suez sul Mar Rosso in Egitto misurava in linea d'aria 4.000 km. Ma la frontiera romana passava ad un migliaio di km a sud del Il Cairo, ed il suo percorso da qui fino all'Oceano Atlantico non era per nulla rettilineo.

« E la Libia [intesa come Africa settentrionale] è - come altri illustrano, anzi come Gneo Pisone mi ha raccontato, una volta governatore di quella regione - come una pelle di leopardo, perché è punteggiata da luoghi abitati che sono circondati da terreni aridi e deserti. Gli Egiziani chiamano questi luoghi abitati "oasi". »
(Strabone, Geografia, II, 5, 33.)

[modifica] Epoca repubblicana

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Repubblica romana.

Il primo limes africano ad essere costituito fu quando nel 146 a.C., al termine della terza guerra punica con la distruzione di Cartagine, Scipione Emiliano costruì la cosiddetta fossa regia a portezione dei confini meridionali della provincia d'Africa appena costituita.

[modifica] Epoca imperiale

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Mauretania (provincia romana), Africa (provincia romana), Creta e Cirene e Egitto (provincia romana).
[modifica] La politica augustea
Mappa dell'antico Egitto all'epoca romana.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Campagne augustee lungo il fronte africano ed arabico.

Numerosi popoli furono combattuti ed inglobati all'interno dell'Impero romano all'epoca di Augusto, in un periodo compreso tra il 29 a.C. ed il 6 d.C., come è bene evidenziato nei Fasti triumphales del periodo:

[modifica] Sotto Tiberio (19-24)
Le provincie di Mauretania e Numidia, con i territori meridionali di Mauri, Getuli e Musulami.

Nel 19-20 Tiberio fu costretto, a causa degli scarsi risultati ottenuti nella rivolta contro i Musulami di Tacfarinas, a trasferire temporaneamente dalla Pannonia l'intera legio IX Hispana[19], ed alcune vexillationes (distaccamenti legionari della legio VIII Augusta[20].

Nel 24 al termine della guerra contro Tacfarinas, condotta magistralmente dal generale Cornelio Dolabella, la legio III Augusta fu trasferita ad Ammaedara[21].

[modifica] La Mauritania e Claudio (40-42 d.C.)
[modifica] III secolo

Nel corso di questo secolo, anche il fronte meridionale, fu posto sotto la costante pressione delle popolazioni semi-nomadi africane, soprattutto a partire dalla sua metà. Questo settore, da sempre protetto a sud dalla barriera naturale del deserto del Sahara, e quindi poco presidiato da eserciti, fu costretto, come gli altri tre, a difendersi dalla crescente pressione delle genti berbere. Nel 261-262 l'allora prefetto d'Egitto, Mussio Emiliano, riuscì a cacciare le tribù berbere dei Blemmi, che avevano invaso la Tebaide.[22] Pochi anni più tardi (tra il 269 ed il 270) i generali di Claudio il Gotico combatterono contro la popolazione dei Marmaridi ai confini della provincia d'Africa e li vinse, per poi recarsi nei territori che un tempo appartennero a Cartagine e liberarli dai ribelli.[23] Nel 279-280 l'imperatore Marco Aurelio Probo dovette affrontare attraverso i suoi generali, un'invasione di Blemmi in Egitto, i quali avevano occupato e reso schiave le città di confine di Coptos e Tolemaide.[24] Sotto Diocleziano, nel 290 vengono menzionati per la prima volta i Saraceni, tribù araba, stanziata nella penisola del Sinai che aveva tentato di invadere la Siria. Questi ultimi furono battuti dalle armate di Diocleziano nel corso di quest'anno.[25] Con la fine del 297 l'augusto Massimiano, partito per la Mauretania, riuscì a debellare una tribù della zona, i Quinquegentiani, che erano penetrati anche in Numidia. L'anno successivo (298) rinforzò le difese della frontiera africana dalle Mauritanie alla provincia d'Africa.[26] Ed infine nel 298 la rivolta scoppiata in Egitto e diretta da Lucio Domizio Domiziano fu soffocata nel sangue sotto Diocleziano. Al termine della quale fu ripristinata la circolazione lungo le coste del Mar Rosso, ma furono abbandonati i territori del Dodecascheno ed affidati ai Nobati, come federati contro i Blemmi.[27]

[modifica] In Oriente

[modifica] Lungo l'Eufrate: in Cappadocia e Cilicia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Cappadocia (provincia romana), Cilicia e Armenia (provincia romana).

In seguito all'annessione della provincia di Cappadocia, avvenuta sotto l'imperatore Tiberio nel 17 furono posti lungo il fiume Eufrate alcuni forti militari a presidio del settore settentrionale del limes settentrionale orientale. E qui come in altre località potrebbe essere sorto un primo sito di milizie ausiliarie.

Una volta terminata la guerra civile e volgendo ormai verso la conclusione la prima guerra giudaica, la legio XII Fulminata e la XVI Flavia Firma furono destinate alla provincia di Cappadocia dal 72/73, la prima con destinazione Melitene, la seconda fu posizionata a Satala, a protezione del confine dell'Eufrate.[28]

Entrambe le legioni (XII Fulminata e XVI Flavia) rimasero a presidio di questo tratto di limes fino alla fine del IV secolo come è testimoniato dalla Notitia Dignitatum (databile al 387 circa).[29]

[modifica] Nel deserto: dalla Siria all'Arabia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Siria (provincia romana), Giudea (provincia romana) e Arabia (provincia romana).

[modifica] Oltre l'Eufrate: in Mesopotamia, Osroene ed Armenia

Impero romano, Armenia, Osroene e impero dei Parti attorno al 50.
Guerre romano-partiche
Battaglia di Carre (53 a.C.),
Campagne partiche di Marco Antonio (40-33 a.C.),
Politica orientale augustea (30 a.C.-14 d.C.),
Campagne armeno-partiche di Corbulone (58-63),
Campagne partiche di Traiano (114-117),
Campagne partiche di Lucio Vero (161-166),
Campagne partiche di Settimio Severo (195-198).
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Mesopotamia (provincia romana), Osroene, Assiria (provincia romana) e Armenia (provincia romana).

Le terre al di là dell'Eufrate furono conquistate per la prima volta da Traiano nel 115 durante le campagne contro i Parti. I territori di Mesopotamia ed Osroene furono, però, abbandonati pochi anni più tardi dal suo successore, Adriano, nel 117.

La Mesopotamia settentrionale tornò di nuovo sotto il controllo romano in seguito alle campagne partiche di Lucio Vero del 163-166, almeno fino al regno di Commodo. Perduta attorno al 192, fu riconquistata da Settimio Severo nel 197 e posta sotto l'autorità del neocostituito praefectus Mesopotamiae.

Nella provincia furono dislocate due legioni appena formate: la I Parthica e la III Parthica. Le sedi delle legioni erano Singara e probabilmente Nisibi, con vexillationes a Doura Europos[30].

[modifica] Note

  1. ^ a b Yann Le Bohec, L'esercito romano da Augusto alla fine del III secolo, Roma 1992, VII ristampa 2008, p.206.
  2. ^ Cornelio Tacito, Annales, XI, 19.
  3. ^ Maureen Carroll, Romans, Celts & Germans: the german provinces of Rome, Gloucestershire & Charleston 2001, p.38.
  4. ^ Carroll, Romans, Celts & Germans: the german provinces of Rome, p.139.
  5. ^ CIL XIII, 9082
  6. ^ Tacito, Annales, II.46.
  7. ^ M.Balek, O.Sedo, Das frühkaiserzeitliche Lager bei Mušov-Zeugnis eines augusteischen Feldzugs ins Marchgebiet?, in Germania 74, 1996, pp.399-414.
  8. ^ Velleio Patercolo, Historiae romanae ad Marcum Vinicium libri duo, II, 108-110.
  9. ^ C.Scarre, The Penguin historical atlas of ancient Rome‎, 1995, p.87.
  10. ^ J. S. Wacher, The roman world, New York 2002, p.190.
  11. ^ Watson (pp.155-156) aggiunge che entrambe le due legioni furono ritirare e riposizionate: la legio V Macedonica a Ratiaria, la legio XIII Gemina ad Oescus in Mesia.
  12. ^ Mócsy, pp.211-212.
  13. ^ Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, V, 5.36 [1];
    Henry Lhote, L'expédition de Cornelius Balbus au Sahara, in Revue africaine, 1954, pp.41-83;
    C.Finzi, Ai confini del mondo, Roma 1979, pp.136-138;
    Syme, pp.66, 94, 168 e 470.
  14. ^ Il cognomen di Cyrenaica lo troviamo attribuito anche alla legio XXII Deiotariana nell'iscrizione del Dessau (Inscriptiones Latiane Selectae 2690).
    Confronta anche Parker, Roman legions, Oxford 1928, Appendix A, p.264.
  15. ^ R.Syme, in Journal of Roman Studies 1933, Some notes under the legions under Augustus, p.25;
    Velleio Patercolo, Storia di Roma, II, 116, 2;
    Dessau, Inscriptiones Latinae Selectae 120..
  16. ^ R.Syme, L'Aristocrazia Augustea, Milano 1993, p.470.
  17. ^ Dessau, Inscriptiones Latinae Selectae 8966; R.Syme, L'aristocrazia augustea, Milano 1993, p.243.
  18. ^ R.Syme, in Journal of Roman Studies 1933, Some notes under the legions under Augustus, p.25;
    R.Syme,
    L'Aristocrazia Augustea, Milano 1993, p.563 n.24;
    Velleio Patercolo, Storia di Roma, II, 116, 2;
    Floro,
    Epitome di storia romana, II, 31;
    Orosio,
    Historiarum adversus paganos libri septem, VI, 21;
    Cassio Dione Cocceiano,
    Storia romana, LV, 28.
  19. ^ C.Daniels, Africa, in Il mondo di Roma imperiale, a cura di John Wacher, parte IV: le frontiere, Bari-Roma 1989, p.264 segg..
  20. ^ Lawrence Keppie, The making of the roman army from republic to empire, Oklahoma 1998, p.158 segg..
    Inscriptiones Latinae Africanae 471 e 472.
  21. ^ C.Daniels, Africa, in Il mondo di Roma imperiale, a cura di John Wacher, parte IV: le frontiere, Bari-Roma 1989, p.265 segg..
  22. ^ Historia Augusta, Trenta tiranni, Emiliano, 5-6.
  23. ^ Historia Augusta - Probo, 9.1.
  24. ^ Historia Augusta, Probo, 17.2-3; Zosimo, Storia nuova, 71.1; Mazzarino, pp. 579-580; Grant, p.256.
  25. ^ Grant, p.265.
  26. ^ Grant, p.274.
  27. ^ Procopio di Cesarea, Guerre: persiana, vandalica e gotica, I, 19; Robert B.Jackson, At empire's edge. Exploring Rome's egyptian frontier, Yale Univ.Press, New Haven & Londra, p.152; Mazzarino, p. 588.
  28. ^ Julian Bennett, The cappadocian frontier: from the Julio-Claudians to Hadrian, p.301-312.
  29. ^ Not.Dign., Armenia e Ponto, 38; Julian Bennett, op.cit., pp.307-308.
  30. ^ D.Kennedy, L'Oriente, in Il mondo di Roma imperiale, a cura di John Wacher, parte IV: le frontiere, Bari-Roma 1989, p.316 segg..

[modifica] Voci correlate

[modifica] Bibliografia

Limes Congress:

  • 1th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di E.Birley, Durham 1952;
  • 2nd International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di E.Swoboda, Graz-Colonia 1956;
  • 3rd International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di R.Laur-Belart, Basilea 1959;
  • 4th International Congress of Roman Frontier Studies, Durham 1959;
  • 5th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di Grga Novak, Zagabria 1964;
  • 6th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di H.Schönberger, Colonia-Graz 1967;
  • 7th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di S.Appelbaum, Tel Aviv 1971;
  • 8th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di E.Birley, B.Dobson e M.Jarrett, Cardiff 1974;
  • 9th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di D.M.Pippidi, Bucarest 1974;
  • 10th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di D.Haupt e H.G.Horn, Colonia 1974;
  • 11th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di J.Fitz, Budapest 1977;
  • 12th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di W.S.Hanson e L.J.F.Keppie, Oxford 1980;
  • 13th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di C.Unz, Stoccarda 1986;
  • 14th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di H.Vetters e M.Kandler, Vienna 1990;
  • 15th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di V.A.Maxfield e M.J.Dobson, Exeter 1991;
  • 16th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di W.Groenman-van Waateringe, B.L.van Beek, W.J.H.Willems e S.L.Wynia, Exeter 1997;
  • 17th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di N.Gudea, Zălau 1999;
  • 18th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di P.Freeman, J.Bennett, Z.T.Fiema e B.Hoffmann, Oxford 2002;
  • 19th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di Z.Visy, Pecs 2003;
  • 20th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di Ángel Morillo Cerdán, León 2006;

Altri testi:

  • AAVV, Il mondo di Roma imperiale: la formazione, Bari 1989.
  • Maureen Carroll, Romans, Celts & Germans: the german provinces of Rome, Gloucestershire & Charleston 2001.
  • E.Luttwak, La grande strategia dell'Impero romano, Milano 1981.
  • András Mócsy, Pannonia and Upper Moesia, (in inglese) Londra, 1974.
  • H.M.D.Parker, The Roman Legions, Cambridge 1958.
  • C.Scarre, The Penguin historical atlas of ancient Rome‎, 1995. ISBN 0-140-51329-9
  • H.Schonberger, The Roman Frontier in Germany: An Archaeological Survey, in Journal of Roman Studies N.59, Exeter 1969, p.149-170.
  • J. S. Wacher, The roman world, New York 2002, ISBN 0-415-26314-X
  • Alaric Watson, Aurelian and the Third Century, (in inglese) Londra & New York, 1999. ISBN 0-415-30187-4
  • Dr. Vojislav Vujovic, Marlies Vujovic Der Limes,Limes - Von der Nordsee bis zum Schwarzen Meer, Wieser Verlag, 2008 Klagenfurt, ISBN 978-3-85129-582-5

[modifica] Collegamenti esterni


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