Domus

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Pianta e assonometria di una tipica domus romana.
1. fauces (ingresso)
2. tabernae (botteghe artigiane)
3. atrium (atrio)
4. impluvium (cisterna per l'acqua)
5. tablinum locale principale della domus, salotto, situato in fondo all'atrium
6. hortus (orto/giardino)
7. oecus tricliniare (sala da pranzo)
8. alae (ambienti laterali)
9. cubiculum (camera)
10.Cellae servorum (Camere dei servi)

La domus era una tipologia di abitazione utilizzata nell'antica Roma. Era un domicilio privato urbano e si distingueva dalla villa suburbana, che invece era un'abitazione privata situata al di fuori delle mura della città, e dalla villa rustica, situata in campagna e dotata di ambienti appositi per i lavori agricoli. La domus era l'abitazione delle ricche famiglie patrizie, mentre le classi povere abitavano in palazzine fatiscenti chiamate insulae.

Evoluzione delle case romane[modifica | modifica sorgente]

Alto arcaismo[modifica | modifica sorgente]

Alla metà dell'VIII secolo a.C. i primi re e aristocratici romani trasformano le prime capanne (casae) in domus; quest'ultime sono costituite da più ambienti, si affacciano su una corte e hanno una grande sala. La tecnica edilizia utilizzata è ancora quella tradizionale: muri in argilla e tetto di stoppie. Alla metà del VI secolo a.C. si cominciano a costruire muri con zoccolo in scheggioni di tufo ed elevato in argilla e, per la prima volta, il tetto in tegole e coppi. Alla fine del VII secolo a.C. anche gli elevati sono edificati in scaglie di tufo e le porte hanno stipiti in tufo lavorato.

Età arcaica e medio-repubblicana[modifica | modifica sorgente]

Alla metà del VI secolo a.C. viene importato dall'Etruria un nuovo modello di abitazione: la casa ad atrio. È costituita da un'apertura rettangolare (compluvium) generata dall'incontro delle quattro falde del tetto, sorrette da travi orizzontali: l'atrium tuscanicum.

Dall'apertura dell'atrio (compluvium) entrava la luce e l'acqua piovana, raccolta in una cisterna sotterranea (impluvium). La tecnica costruttiva è ancora caratterizzata da muri in scheggioni di tufo lavorati in opera quadrata irregolare. Questo modello di abitazione durò tre secoli. Si può affermare che il primo esempio di casa ad atrio a Roma sia quella di Tarquinio Prisco, sul Palatino, poi domus publica[1].

Periodo tardo-repubblicano e prima età imperiale[modifica | modifica sorgente]

Tra la fine del III secolo a.C. e la metà del II secolo a.C. la casa romana trova il suo aspetto canonico che rimarrà stabile fino al I secolo d.C. Fino all'epoca di Nerone non esisteva un piano urbanistico regolare, e anche sotto l'imperatore la regolamentazione si estende a una parte del Palatino. Maggior regolarità è data dall'affiancamento di diverse case ad atrio anche se, in generale, le case contornavano in quota le alture irregolari generando forme assai irregolari.

L'atrio di forma arcaica si trasforma in atrio canonico nel III secolo a.C.; l'esempio più antico è l'atrium regium della domus publica di Augusto, ricostruita nel 210 a.C., con peristilio e criptoportico. Comincia a diffondersi la tecnica costruttiva ad opera cementizia opus caementicium, simile al cemento odierno, ma privo delle armature in ferro.

Dal 110 - 120 d.C. si cominciano a costruire le case ad appartamenti sovrapposti, le insulae, in cui abitavano il proprietario e gli affittuari. Successivamente ripresero le grandi dimore, la cui magnificenza e vastità si può comprendere osservando la Villa del Casale di Piazza Armerina in Sicilia.

Le rovine delle case romane sono state un modello fin dall'Italia del tardo medioevo.

Stanze della domus[modifica | modifica sorgente]

Dipinto con fanciulla, che dà da mangiare a dei colombi nel peristilio di una domus, da un dipinto di John William Waterhouse.

La domus si sviluppava in orizzontale ed era composta da molte stanze con funzioni diverse: l'ingresso bipartito in vestibulum e fauces (da cui si accedeva all'atrium, che era la stanza centrale subito dopo l'ingresso, da cui si poteva accedere agli altri ambienti che vi si affacciavano), le stanze da letto dette cubicula, la sala dei banchetti detta oecus tricliniare o triclinium (dove gli ospiti potevano mangiare sdraiati sui letti tricliniari), alcuni ambienti laterali detti alae, il tablinum (locale adibito a salotto solitamente posto in fondo all'atrium) e il lararium (stanza con funzioni religiose per il culto dei Lari, Mani e Penati).

Le stanze che si affacciavano direttamente sulla strada erano solitamente affittate a terzi per essere adibite a negozi o botteghe artigiane ed erano denominate tabernae.

Nel retro della casa all'aperto c'era l'hortus, il giardino/orto domestico.

Le domus più prestigiose erano ancora più ampie ed erano composte di due parti principali (la prima che gravita attorno all'atrio, la seconda attorno al peristylium), un grande giardino porticato su cui si affacciano altre stanze, ornato solitamente da alberi da frutto, giochi d'acqua e piccole piscine. Avevano il balneum, il bagno, che era l'esatta copia delle terme (c'erano all'interno di esso infatti l'apodyterium, lo spogliatoio, il calidarium, la piscina dell'acqua calda, il tepidarium, piscina dell'acqua tiepida, per arrivare al frigidarium che era la piscina con l'acqua fredda). In alcune ville delle persone più benestanti c'erano anche la bibliotheca, la diaeta, un padiglione per intrattenere gli ospiti ed il solarium, una terrazza che poteva anche essere coperta.

Le domus romane erano dotate di finestre molto piccole per evitare che dall'esterno potessero entrare rumori o, peggio, ladri. Per questo motivo l'illuminazione delle varie stanze era fornita dalla luce solare che entrava dal soffitto aperto (compluvium) dell'atrio e illuminava di riflesso le stanze ad esso adiacenti. Dal compluvium entrava, oltre che la luce anche l'acqua piovana che veniva raccolta in una vasca o cisterna quadrangolare al centro dell'atrio detta impluvium.

Arredamento domestico[modifica | modifica sorgente]

Le stanze potevano essere pavimentate con tecniche speciali di diverso pregio: cocciopesto, piastrelle di terracotta, mosaici e preziosissimi pavimenti in marmo detti sectilia.

Le pareti e a volte anche il soffitto erano decorate con affreschi.

I cubicula erano forniti di semplici letti in legno dove si poteva dormire.

Nell' oecus tricliniare erano presenti tre letti tricliniari utilizzati per mangiare durante i banchetti, rimanendo sdraiati si poteva prelevare il cibo dal tavolo centrale.

Elenco di domus romane[modifica | modifica sorgente]

Altro schema assonometrico di una tipica domus romana con peristylium

Alcuni esempi rappresentativi di questa tipologia:

Italia[modifica | modifica sorgente]

Francia[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Andrea Carandini, Le Case del Potere nell'Antica Roma, Editori Laterza, Roma-Bari, 2010.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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