Calendario romano

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Il calendario romano o calendario pre-giuliano denota l'insieme dei calendari che furono in uso nella Roma antica dalla sua fondazione fino all'avvento nel 46 a.C. del calendario giuliano.

Secondo la tradizione, il calendario romano fu istituito nel 753 a.C. da Romolo, fondatore di Roma: subì diverse modifiche nel corso dei secoli, venendo infine sostituito nel 46 a.C. dal calendario giuliano promulgato da Giulio Cesare.

Fasti Antiates Maiores — Calendario romano, affresco della villa di Nerone ad Anzio, del 60 a.C. circa, prima dell'avvento del calendario giuliano. Da notare la presenza dei mesi Quintilis ("QVI") e Sextilis ("SEX"), oltre al mese intercalare ("INTER") nell'ultima colonna a destra: sono visibili anche le none ("NON"), le idi ("EIDVS") e le lettere nundinali. Sul calendario sono inoltre evidenziate le festività: ad esempio, il 27 agosto (lettera C di sextilis) è riportata la Volturnalia mentre il 19 ottobre (lettera E di october) è riportata l'Armilustrium. In basso sono visibili i giorni totali del mese: XXXI, XXIX, XXIIX (febbraio) e XXVII (intercalare).

L'organizzazione e le riforme[modifica | modifica wikitesto]

Calendario di Romolo[modifica | modifica wikitesto]

Il calendario romano cambiò forma diverse volte fra la fondazione di Roma e la caduta dell'Impero romano d'Occidente: ce ne dà testimonianza Macrobio nella I giornata dei Saturnalia.

In origine era un calendario lunare diviso in dieci mesi con inizio alla luna piena di marzo (il 15), istituito, secondo la tradizione, da Romolo, fondatore di Roma, nel 753 a.C.: sembra fosse basato sul calendario lunare greco.

I mesi, in realtà non lunari in quanto la durata del mese avrebbe dovuto essere di 29,5 giorni, erano:

Calendario di Romolo
Martius (31 giorni)
Aprilis (30 giorni)
Maius (31 giorni)
Iunius (30 giorni)
Quintilis (31 giorni)
Sextilis (30 giorni)
September (30 giorni)
October (31 giorni)
November (30 giorni)
December (30 giorni)

In totale, quindi, il calendario durava 304 giorni e c'erano circa 61 giorni di inverno che non venivano assegnati ad alcun mese[1]: in pratica, dopo dicembre, si smetteva di contare i giorni per riprendere nuovamente il conteggio al marzo successivo.

I primi mesi prendevano il nome dalle principali divinità legate alle attività umane: Marte (la guerra), Afrodite (l'amore), Maia (la fertilità della terra) e Giunone (la maternità e la procreazione); gli altri avevano il nome che ricordava la loro posizione nel calendario: quintilis derivava da quinque, sextilis da sex, september da septem, october da octo, november da novem e december da decem.

Calendario di Numa Pompilio[modifica | modifica wikitesto]

Numa Pompilio, il secondo dei sette re di Roma, modificò il calendario nel 713 a.C., aggiungendo i mesi di gennaio e febbraio ai dieci preesistenti: complessivamente, egli aggiunse 51 giorni ai 304 del calendario di Romolo, togliendo un giorno da ciascuno dei mesi che ne avevano 30 (facendoli così diventare dispari) e portando a 57 giorni il totale di quelli che i mesi di gennaio e febbraio dovevano spartirsi. A gennaio vennero assegnati 29 giorni e a febbraio 28: poiché i numeri pari erano ritenuti sfortunati[2], febbraio fu considerato adatto come mese di purificazione. Degli undici mesi con un numero dispari di giorni, quattro ne avevano 31 e sette ne avevano 29.

Calendario di Numa Pompilio
Calendario civile Calendario religioso
secondo
Macrobio
e Plutarco
secondo Ovidio secondo Fowler
Ianuarius (29) Ianuarius Martius
Februarius (28) Martius Aprilis
Martius (31) Aprilis Maius
Aprilis (29) Maius Iunius
Maius (31) Iunius Quintilis
Iunius (29) Quintilis Sextilis
Quintilis (31) Sextilis September
Sextilis (29) September October
September (29) October November
October (31) November December
November (29) December Ianuarius
December (29) Februarius Februarius

Febbraio fu diviso in due parti, ciascuna con un numero dispari di giorni: la prima parte finiva il giorno 23 con la Terminalia, considerata la fine dell'anno religioso, mentre i restanti cinque giorni formavano la seconda parte.

Al fine di mantenere l'anno del calendario allineato all'anno tropico, venne aggiunto di tanto in tanto un mese intercalare, il mercedonio (Mensis Intercalaris, anche noto come Mercedonius o Mercedinus), tra la prima e la seconda parte di febbraio. Di fatto, il mercedonio finiva con l'assorbire i cinque giorni della seconda parte di febbraio: in questo modo, non si verificavano cambiamenti nelle date e nelle festività. L'anno intercalare, con l'aggiunta del mercedonio, risultava di 377 o 378 giorni, a seconda che esso iniziasse il giorno dopo o due giorni dopo la Terminalia. Il mercedonio aveva 27 giorni: le none cadevano il quinto giorno e le idi il tredicesimo giorno

La decisione di inserire il mese intercalare spettava al pontefice massimo e in genere veniva inserito ad anni alterni.

Calendario giuliano[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Calendario giuliano.

Il calendario di Numa Pompilio venne riesaminato quando ad essere pontefice massimo fu Giulio Cesare: venne così istituito, nel 46 a.C., il calendario giuliano. Quest'ultimo eliminò il mese di mercedonio, portò la durata dell'anno a 365 giorni e introdusse l'anno bisestile: le riforme al calendario giuliano furono completate sotto il suo successore Augusto, che lo rimise in ordine dopo le guerre civili.

Quintilis fu ribattezzato Iulius nel 44 a.C. in onore a Giulio Cesare e Sextilis fu ribattezzato Augustus nell’8 a.C. in onore allo stesso Augusto, in quanto quest'ultimo durante questo mese era divenuto per la prima volta console e aveva ottenuto grandi vittorie.[3]

Il calendario giuliano rimase in vigore per molti secoli anche dopo la caduta dell'impero romano, sostituito solo nel 1582 dal calendario gregoriano.

I giorni[modifica | modifica wikitesto]

Nel calendario romano, tre erano i giorni che avevano un loro nome peculiare.

Il primo era il giorno delle calende, da cui deriva la parola calendario: individuava il primo giorno di ogni mese. Gli altri due erano le none e le idi, mobili a seconda della durata del mese: in marzo, maggio, quintile e ottobre, le none cadevano il settimo e le idi il quindicesimo giorno mentre negli altri mesi esse cadevano il quinto ed il tredicesimo giorno.

Questo sistema era in origine basato sulle fasi lunari: le calende erano il giorno della luna nuova, le none erano il giorno del primo quarto (mezza luna), le idi il giorno della luna piena.[4][5]

Mesi con None e Idi cadenti il 5º e 13º giorno gennaio, febbraio, aprile, giugno, agosto, settembre, novembre e dicembre
Mesi con None e Idi cadenti il 7º e 15º giorno marzo, maggio, luglio e ottobre

Il modo di indicare una data era molto differente da quello attualmente in vigore. I Romani non contavano i giorni a partire dall'inizio del mese (primo, secondo, terzo, ..., giorno dall'inizio del mese), ma contavano i giorni mancanti alle calende, none o idi, a seconda di quali di esse fossero più prossime, un po' come quando si contano i giorni mancanti alla data di un particolare evento molto atteso.

Essi, inoltre, contavano tutto incluso (cioè comprendevano nel conteggio anche i giorni di partenza e di arrivo): così, ad esempio, il 3 settembre era considerato il terzo, e non il secondo, giorno prima delle none, quando queste cadevano il 5.

A titolo esemplificativo, si riporta di seguito lo sviluppo del mese di settembre.

Calende di settembre 1º settembre
il giorno dopo le calende di settembre 2 settembre
il terzo giorno prima delle none di settembre 3 settembre
il giorno prima delle none di settembre 4 settembre
none di settembre 5 settembre
il giorno dopo le none di settembre 6 settembre
7º giorno prima delle idi di settembre 7 settembre
6º giorno prima delle idi di settembre 8 settembre
5º giorno prima delle idi di settembre 9 settembre
4º giorno prima delle idi di settembre 10 settembre
3º giorno prima delle idi di settembre 11 settembre
il giorno prima delle idi di settembre 12 settembre
le idi di settembre 13 settembre
il giorno dopo le idi di settembre 14 settembre
17° prima delle calende di ottobre 15 settembre
16º giorno prima delle calende di ottobre 16 settembre
15º giorno prima delle calende di ottobre 17 settembre
14º giorno prima delle calende di ottobre 18 settembre
13º giorno prima delle calende di ottobre 19 settembre
12º giorno prima delle calende di ottobre 20 settembre
11º giorno prima delle calende di ottobre 21 settembre
10º giorno prima delle calende di ottobre 22 settembre
9º giorno prima delle calende di ottobre 23 settembre
8º giorno prima delle calende di ottobre 24 settembre
7º giorno prima delle calende di ottobre 25 settembre
6º giorno prima delle calende di ottobre 26 settembre
5º giorno prima delle calende di ottobre 27 settembre
4º giorno prima delle calende di ottobre 28 settembre
3º giorno prima delle calende di ottobre 29 settembre
il giorno prima delle calende di ottobre 30 settembre
Calende di ottobre 1º ottobre

Guardando la tabella si può notare come, contando tutto incluso, non esistesse la possibilità di dire: "il secondo giorno prima di..."

Il giorno precedente a queste date fisse era indicato con l'avverbio pridie (il giorno precedente) seguito da Kalendas, Nonas, Idus (in caso accusativo). Ad esempio il 14 luglio era detto pridie Idus Iulias, il 6 marzo pridie Nonas Martias.[6]Il giorno successivo alla data fissa si indicava con l'avverbio postridie e poi con il caso accusativo (ad esempio l'8 marzo era detto postridie Nonas Martias).

Pertanto, i mesi di marzo, maggio, luglio e ottobre con le idi cadenti il 15, avevano 31 giorni, come avviene anche attualmente, mentre gli altri ne avevano 29, a differenza di oggi che ne hanno 30, eccetto febbraio che ne aveva 28. Per riallineare l'anno di calendario con l'anno solare fu aggiunto il mese di mercedonio di 22 o 23 giorni: questa aggiunta doveva verificarsi ad anni alterni, ma non fu sempre così e ciò rese necessario apportare delle riforme.

I mesi[modifica | modifica wikitesto]

La riforma di Numa Pompilio, con l'introduzione di gennaio e febbraio, portò da 10 a 12 il numero di mesi originariamente istituiti da Romolo. Essi erano:

Januarius Dedicato al dio Ianus (Giano) Gennaio
Februarius Mese della Februa (purificazione) Febbraio
Mars Dedicato al dio Mars (Marte) Marzo
Aprilis Dedicato alla dea Venus (Venere), Aprile
Maius Dedicato alla dea Maia (Maia) Maggio
Iunius Dedicato alla dea Iuno (Giunone) Giugno
Quintilis, poi Julius Quinto mese, dedicato a Gaio Giulio Cesare Luglio
Sextilis, poi Augustus Sesto mese, dedicato all'Imperatore Augusto Agosto
September Settimo mese Settembre
October Ottavo mese Ottobre
November Nono Mese Novembre
December Decimo mese Dicembre

Gli anni[modifica | modifica wikitesto]

L'anno romano aveva inizio il 1° di marzo, come si ricava dai nomi dei mesi in latino che seguono Iunius (giugno), iniziando da Quintilis, cioè il Quinto (mese). Non si conosce il momento in cui si passò a considerare il 1º gennaio come l'inizio dell'anno. Alcuni autori antichi attribuirono la decisione a Numa Pompilio, mentre Marco Terenzio Varrone, sulla base di un commentario di Marco Fulvio Nobiliore sui fasti da lui stesso posti nel tempio di Ercole e le Muse nel 153 a.C., sosteneva che, poiché il nome gennaio (presente in questi fasti) deriva dal dio Giano bifronte, e quindi di frontiera (in questo caso tra due anni), tale innovazione fu introdotta a partire dal 153 a.C. . Un calendario risalente alla tarda repubblica romana, prova che l'anno iniziava a gennaio prima della riforma introdotta dal calendario giuliano.

Agli inizi della Repubblica romana, gli anni non venivano contati: essi erano individuati con il nome del console che ne era in carica (per la corrispondenza si veda Consoli repubblicani romani). Per cui non si individuava l'anno con un numero intero, ma con i nomi dei consoli in carica. Successivamente, nella tarda Repubblica, si cominciò a contarli dalla fondazione di Roma (ab Urbe condita), avvenuta secondo la tradizione nel 753 a.C.. Perciò in alcune iscrizioni il numero dell'anno è seguito dall'acronimo AVC, che significa appunto Ab Urbe Condita (la lettera V sta a rappresentare la U).

Durante il tardo Impero romano si usò anche contarli dall'insediamento di Diocleziano con la sigla AD che sta per Anno Diocletiani da non confondere con la sigla AD usata nel medioevo con il significato di Anno Domini.

Il ciclo nundinale[modifica | modifica wikitesto]

I Romani, così come gli Etruschi, adottavano una settimana di otto giorni, i quali erano contrassegnati dalle lettere dalla A alla H: tale settimana veniva chiamata ciclo nundinale ed era cadenzata dai giorni di mercato, le cosiddette nùndine (dal lat. nundi°nae, composto da no°vem nove e di°es giorno[7]), da cui l'aggettivo nundinale per scandire la periodicità settimanale di nove giorni (dovuta al conteggio tutto incluso dei Romani laddove oggi diremmo periodicità di otto giorni). Poiché la durata dell'anno non era un multiplo di 8 e tenendo conto che esso iniziava sempre con la lettera "A"[8], si aveva che la lettera per il giorno di mercato (nota come lettera nundinale), pur rimanendo costante durante tutto l'anno, non era la stessa al passare degli anni. Se, ad esempio, la lettera per i giorni di mercato di un dato anno era stata la "H" e l'anno era di 355 giorni, la lettera nundinale per l'anno successivo diventava la "C".

Il ciclo nundinale scandiva la vita romana: il giorno di mercato era quello nel quale la gente di campagna andava in città per vendere i suoi prodotti e la gente di città acquistava i viveri necessari per tirare avanti otto giorni, fino alle successive nundine. L'importanza del giorno di mercato era tale che fu approvata una legge nel 287 a.C. (la Lex Hortensia) che vietava i comizi e le elezioni in quel giorno, anche se consentiva lo svolgimento delle cause. Agli inizi del periodo repubblicano nacque la superstizione che portasse sfortuna cominciare l'anno con un giorno di mercato: il pontefice massimo, a cui spettava la gestione del calendario, adottava le opportune misure per evitare che ciò accadesse.

Poiché durante la Repubblica il ciclo nundinale era rigidamente di otto giorni, le informazioni sulle date dei giorni di mercato rappresentano uno degli strumenti più importanti in nostro possesso per determinare a quale giorno del calendario giuliano corrisponde un determinato giorno del calendario romano.

Il ciclo nundinale venne successivamente sostituito dalla settimana di sette giorni, entrata in uso agli inizi del periodo imperiale, dopo l'avvento del calendario giuliano. Il vecchio sistema di lettere nundinali viene comunque utilizzato ancora oggi, riadattato per la settimana di sette giorni (cfr. lettera domenicale). Per qualche tempo la settimana e il ciclo nundinale coesistettero, ma quando la settimana fu ufficialmente istituita da Costantino I nel 321 d.C., il ciclo nundinale era già caduto in disuso.

Costantino sostituì la dies solis (giorno del sole) con la dies dominica (giorno del Signore), effettuando un compromesso tra mondo pagano e mondo cristiano. Infatti, la durata di sette giorni corrispondeva alle attese dei cristiani, che ottenevano l'ufficializzazione della settimana ebraica, mentre ai giorni venivano dati i nomi degli dei pagani. I cristiani affiancarono le proprie denominazioni ad alcune denominazioni ufficiali dei giorni, in particolare per il sabato e la domenica.


Il ciclo nundinale in vigore nel calendario romano venne sostituito dalla seguente settimana nel calendario giuliano
Italiano Latino (pagani) Latino (cristiani)
Domenica Solis dies Dies dominica
Lunedì Lunae dies Feria secunda
Martedì Martis dies Feria tertia
Mercoledì Mercurii dies Feria quarta
Giovedì Iovis dies Feria quinta
Venerdì Veneris dies Feria sexta
Sabato Saturni dies Sabbatum
(LA)
« Dies dicti sunt a deis quorum nomina Romani quibusdam stellis dedicaverunt. Primum enim diem a Sole appellaverunt, qui princeps est omnium stellarum ut idem dies caput omnium diorum. Secundum diem a Luna appellaverunt, quae ex Sole lucem accepit. Tertium ab stella Martis, quae vesper appellatur. Quartum ab stella Mercurii. Quintum ab stella Jovis. Sextus a Veneris stella, quam Luciferum appellaverunt, quae inter omnes stellas plurimum lucis habet. Septimum ab stella Saturni, quae dicitur cursum suum triginta annis explere. Apud Hebraeos autem dies primus dicitur unus dies sabbati, qui apud nos dies dominicus est, quem pagani Soli dedicaverunt. Sabbatum autem septimus dies a dominico est, quem pagini Saturno dedicaverunt. »
(IT)
« I giorni erano chiamati secondo gli dei con i nomi dei quali i Romani intitolavano le stelle. Il primo dei giorni fu dedicato al Sole, che era il principe di tutte le stelle ed era il giorno di tutti gli dei. Il secondo giorno fu intitolato alla Luna, che riceve la luce dal sole. Il terzo alla stella Marte, che è chiamata Vespro (perché compare per prima di sera). Il quarto alla stella Mercurio. Il quinto alla stella Giove. Il sesto alla stella Venere, che chiamano Lucifero, che ha la maggiore luce tra tutte le stelle. Il settimo alla stella Saturno, che si dice impieghi trent'anni nel suo percorso celeste. Tra gli Ebrei tuttavia viene detto primo giorno il giorno del Sabato, il quale primo giorno da noi è il giorno del Signore, che i pagani dedicavano al Sole. Il Sabato, che i pagani dedicavano a Saturno, è, invece, il settimo giorno da quello del Signore,. »
(Isidoro di Siviglia, Origine 5.30)

Le ore[modifica | modifica wikitesto]

Per i Romani il giorno iniziava al levare del sole: l'intervallo di tempo compreso tra l'alba e il tramonto veniva diviso in 12 ore (horae).

In altri termini, il periodo di luce della giornata veniva diviso in 12 ore, indipendentemente dal fatto che ci si trovasse in estate o inverno. Questo comportava che la durata delle ore era variabile: all'equinozio un'ora "romana" durava quanto un'ora attuale, mentre al solstizio d'inverno essa era più corta e in quello d'estate più lunga.

L'hora prima era la prima ora dell'alba, l'hora duodecima era l'ultima ora di luce al tramonto, mentre il punto mediano identificava l'hora sexta o meridies (mezzogiorno).

Nella vita militare la notte era divisa in 4 vigiliae (prima vigilia, secunda vigilia, tertia vigilia e quarta vigilia) o turni di guardia, ciascuna di 3 ore in media. Nella vita civile si usavano dei termini più generici per indicare le varie parti della notte.

Si riporta una tabella approssimativa di corrispondenza delle ore.

Italiano Latino
Da mezzanotte alle 3 tertia vigilia
Dalle 3 alle 6 quarta vigilia
Dalle 6 alle 7 hora prima
Dalle 7 alle 8 hora secunda
Dalle 8 alle 9 hora tertia
Dalle 9 alle 10 hora quarta
Dalle 10 alle 11 hora quinta
Dalle 11 alle 12 hora sexta
Dalle 12 alle 13 hora septima
Dalle 13 alle 14 hora octava
Dalle 14 alle 15 hora nona
Dalle 15 alle 16 hora decima
Dalle 16 alle 17 hora undecima
Dalle 17 alle 18 hora duodecima
Dalle 18 alle 21 prima vigilia
Dalle 21 a mezzanotte secunda vigilia

Festività[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Festività romane.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Circa l'origine di un ciclo di questo tipo, un'ipotesi suggestiva anche se priva del consenso degli scienziati è quella avanzata dal bramino indiano Bal Gangadhar Tilak (La dimora artica nei Veda, Genova, ECIG, 1994. ISBN 88-7545-605-4), secondo il quale il calendario romano di dieci mesi sarebbe nato presso una popolazione originaria di una regione nei pressi dell'Artico, dove la notte polare durava due mesi: in questi due mesi il sole non sorgeva e quindi non si sarebbero contati i relativi giorni. Questa stessa popolazione avrebbe dato origine ai Veda, studiando i quali Tilak giunse a questa conclusione. Negli ambienti scientifici questa tesi è generalmente considerata priva di fondamento, ma ha avuto un certo favore presso alcuni ambienti tradizionalisti, pagani o meno.
  2. ^ (EN) The Roman Calendar
  3. ^ SvetonioAugustus, 31.
  4. ^ La parola "calende" (in latino calendae) deriva dal latino calare, ossia "chiamare, convocare", in quanto in questi giorni i Romani convocavano il popolo per bandire le feste, i giochi, i giorni fasti e nefasti. Le "none" (latino nonae) erano così dette perché erano il nono giorno prima delle idi (sempre contando sia il giorno di partenza che di arrivo). Il termine "idi" in latino era maschile e al singolare faceva idus e, più anticamente, eidus, che secondo l'etimologia tradizionale latina deriverebbe dal verbo di origine etrusca iduo "divido", perché le idi dividevano in due la durata dei mesi. I filologi moderni, però, mettono piuttosto la parola in relazione con la radice indoeuropea idh "splendere", per cui essa significherebbe "il chiarore della luna piena; plenilunio". Cfr. il Vocabolario etimologico della lingua italiana di Ottorino Pianigiani, consultabile in linea su www.etimo.it.
  5. ^ Luigi Castiglioni, Scevola Mariotti, Vocabolario della lingua latina, ed. Loescher, pag. 2249-2250
  6. ^ Luigi Castiglioni, Scevola Mariotti, Vocabolario della lingua latina, ed. Loescher, pagg. 2249-2250.
  7. ^ Nundine in Grande Dizionario di Italiano, Garzanti Linguistica.
  8. ^ (EN) L'antico calendario romano

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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