Pontefice massimo (storia romana)

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Augusto nelle vesti di pontifex maximus[1]

Il pontefice massimo o pontifex maximus era una figura della religione romana.

La carica di pontefice massimo, anche se di carattere più che altro rappresentativo, era il massimo grado religioso al quale un romano poteva aspirare, secondo la tradizione istituita da Numa Pompilio.

Era il capo del collegio di sacerdoti, i pontefici, che presiedevano alla sorveglianza e al governo del culto religioso. Nominava le vestali, i flamini e il rex sacrorum (sacerdote al quale erano affidate le funzioni religiose compiute un tempo dai re).

Ha avuto per anni il totale controllo del diritto romano. Infatti regolava i fasti e compilava annualmente la tabula dealbata e gli annales pontificum oltre ad avere il compito di interpretare i mores e collaborava per l'emanazione della lex regia insieme al rex. Gaio Giulio Cesare fu pontefice massimo, come anche gli imperatori che regnarono dopo di lui, fino al 375, quando Graziano rinunciò alla carica, perché ritenuta incompatibile con la religione cristiana ch'egli professava.

Pontefici massimi[modifica | modifica sorgente]

Lista incompleta dei pontefici massimi

Dal 12 a.C. al 376 i doveri e i poteri concernenti la carica appartennero agli imperatori e dal 376, a partire dall'imperatore Graziano, fervente cristiano, la carica di pontefice massimo non più assunta da nessun imperatore.

Con la rinuncia di Graziano, il titolo di Pontifex maximus fu assunto dai vescovi di Roma.[2]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Fonti[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b SvetonioAugustus, 31.
  2. ^ I Pontefici nell'Impero romano.

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