Bona Dea

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Sotto l'appellativo Bona Dea, che ha un significato generale di Grande Madre, si venerava un'antica divinità laziale, il cui nome non poteva essere pronunciato.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La vera identità della dea traspare attraverso i vari miti che circondano la sua storia, così come ci vengono tramandati dagli autori antichi, oppure attraverso la tipologia del culto che veniva celebrato.

La Bona Dea non trova una chiara caratterizzazione nemmeno esaminando le fonti antiche; in linea generale la versione più accreditata del mito la vuole moglie o figlia di Fauno, secondo la versione riportata da Lattanzio la dea è la moglie di Fauno, una moglie molto abile in tutte le arti domestiche e molto pudica, al punto di non uscire dalla propria camera e di non vedere altro uomo che suo marito. Un giorno però trovò una brocca di vino, la bevve e si ubriacò. Suo marito la castigò a tal punto con verghe di mirto che ne morì. Questo spiega l'esclusione del mirto dal suo tempio.

Ella viene collocata quindi in quella che è la storia antica del Latium da cui proviene la genealogia degli eroi e dei principi, su cui si fonderà, in seguito, gran parte della propaganda imperiale romana, in particolare quella Giulio Claudia.

Un'altra maniera per conoscere la dea è riscontrabile nella tipologia del culto a lei dedicato. La descrizione del culto ci mostra una divinità che opera pro populo, quindi, per la salute di tutta Roma.

Quali rappresentanti al femminile dello stato, le donne dell’aristocrazia sono preposte alla celebrazione del culto, un culto che veniva svolto strettamente in privato escludendo qualunque figura maschile, compresi gli animali.

Infatti, quando nel 62 a.C. Publio Clodio Pulcro si travestì da donna, per partecipare segretamente al culto che si celebrava nella casa di Giulio Cesare, seguì una grave crisi politica, dovuta a questa profanazione.[1]

Culto[modifica | modifica sorgente]

Il tempio della Bona Dea si trovava sotto l'Aventino e qui in un Bosco sacro le donne e le ragazze celebravano ogni anno i misteri della Bona Dea nei primi di dicembre. In essi, come sopra detto, gli uomini erano esclusi. Ercole, escluso egli stesso, aveva istituito, per vendetta, presso il suo Altare, posto poco lontano da quello della dea, cerimonie dove le donne non potevano partecipare. (Vedi scritti di Macrobio e Properzio)

Note[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • P. Moreau, Clodiana Religio. Un procès politique en 61 av. J.-C., “Publications de la Sorbonne - NS Études” 17, Paris 1982
  • W.J. Tatum, The Patrician Tribune. Publius Clodius Pulcher, Chapel Hill 1999
  • L. Fezzi, Il tribuno Clodio, Roma-Bari 2008