Auspicia

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Secondo la religione romana, gli Auspicia (plurale dal latino auspicium) sono i segni divini che un augure trae dal cielo. A seconda del movimento delle rondini[senza fonte], del loro numero e da altri fattori, un augure traccia dei segni immaginari nel cielo e poi li riporta proiettandoli sul pavimento, creando una specie di mappa. Trarre gli auspicia era necessario soprattutto quando si attraversavano determinati confini, per capire la volontà degli dei. Non farlo sarebbe stato un affronto alle Divinità e (secondo la mentalità dei Romani) avrebbe provocato tremende sciagure. Uno dei casi più famosi in cui i Romani trassero gli auspicia è la leggenda di Romolo e Remo. Secondo alcune fonti (fra cui Livio nel suo "Ab Urbe Condita") per decidere chi dovesse avere la supremazia della città di Roma, Romolo e Remo si recarono rispettivamente sul Palatino e sul Aventino e chi per primo fra i due avesse avvistato degli uccelli avrebbe dominato Roma. Remo per primo avvistò sei avvoltoi, poi Romolo, quando ricevette la notizia che Remo aveva ricevuto gli aupicia, ne vide ben dodici. Così, non sapendo se usare il numero o il tempo come metodo per capire chi dei due aveva vinto, entrambi ottennero il potere. In seguito Remo oltrepassò un confine stabilito da Romolo e venne ucciso. Romolo dopo aver fatto ciò, disse furibondo: "Chiunque oltrepasserà questo confine otterrà la stessa punizione".

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