Regia (Roma)

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Coordinate: 41°53′30.83″N 12°29′10.92″E / 41.891897°N 12.486367°E41.891897; 12.486367

La Regia, a lato della Via Sacra, vicino alla casa delle Vestali

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Resti della Regia
Resti architettonici accanto al sito della Regia

La Règia è una delle più antiche costruzioni del Foro Romano, situata all'estremità sud-est, dove anticamente chiudeva il lato breve della piazza prima che vi venisse costruito davanti il tempio del Divo Giulio. Alle spalle della Regia si trovano il tempio di Vesta e la casa delle Vestali e a nord il tempio di Antonino e Faustina. È probabile che la Regia fosse un complesso assai più grande, che comprendeva anche la casa del Rex sacrorum, e quella delle Vestali. La Regia oggi visibile sarebbe pertanto solamente il settore dell'originaria abitazione del Re, in cui probabilmente il Rex sacrorum e il Pontefice massimo esercitavano le funzioni sacrali. Questo settore della Regia durante la Repubblica è stato isolato con lo sviluppo urbanistico del Foro, ma conservato e forse adibito a santuario. Oggi lo si conosce come casa del Re.

La parte della Regia che costituiva l'abitazione del Rex sacrorum, nell'età dei Re, non è oggi visibile, coperta da una tettoia, essa si trova nella parte più alta della Via Sacra.

Storia e funzioni[modifica | modifica sorgente]

Le fasi della costruzione sono state messe in luce da uno scavo condotto nel 1899 da Giacomo Boni, che raggiunse profondità notevoli. Sulla scorta dei dati raccolti dal Boni, Frank E. Brown condusse ulteriori indagini archeologiche tra il 1964 ed il 1965, giungendo ad affinare le conoscenze sulle fasi del monumento. In questo punto alle pendici della Velia, sul confine della superficie "storica" del Foro, sono state trovate due tombe di bambini della fine dell'VIII secolo a.C. e una decina di capanne databili al IX secolo a.C., simili a quelle del Palatino. Nella seconda metà del VII secolo a.C. sulla piattaforma delle capanne vengono poste le fondazioni in tufo e l'alzato in mattoni crudi di un edificio, formanti una sorta di piattaforma aperta sulla futura via Sacra. Davanti alla piattaforma si trovava un recinto con un cippo-altare a forma di tronco di cono. Secondo la tradizione qui Numa Pompilio aveva un'abitazione propria o almeno un quartier generale.

Circa un secolo dopo (575-550 a.C.) l'edificio, che doveva avere una funzione sacra, viene accostato a un tempio con terrecotte decorative di "prima fase", il cui terrazzamento è sovrapposto al recinto del VII secolo, senza però toccare l'altare. Il tempio, del quale restano scarsissimi resti, doveva avere una pianta rettangolare con un unico ambiente aperto a est e proceduto da un porticato di legno; contemporaneamente l'area del recinto viene pavimentata accuratamente, lasciando il cippo al centro, e forse in parte coperta.

Si è dibattuto se nella Regia vivesse il Re o il Rex sacrorum (re delle cose sacre, che ereditò le funzioni religiose del Re durante la Repubblica), ma un passo di Festo ha chiarito che il Rex sacrorum vivesse sulla Velia. Non vi risiedeva nemmeno il Pontefice massimo, che risiedeva invece nella vicina Domus publica. Qui però il pontifex svolgeva la sua funzione. In definitiva si doveva trattare di un santuario che ripeteva le forme di un'abitazione, come ne sono state scoperte per esempio a Acquarossa, centro etrusco vicino a Viterbo, risalenti al VII secolo a.C.

Nella Regia si riuniva il collegio dei pontefici e a volte i Fratres Arvales.

Nella Regia erano conservati i leggendari scudi sacri di Marte (gli ancilia): secondo la leggenda uno scudo del Dio era piovuto nel Foro e i Romani, per impedirne il furto, ne fecero undici copie identiche, che venivano portate in processione dall'antichissima corporazione sacerdotale dei Salii (i saltatori); essi procedevano saltando ogni tre passi, il cosiddetto tripudium. Qui erano anche infisse le lance consacrate a Marte, le hastae Martiae: si credeva che se queste avessero incominciato a vibrare, sarebbe accaduto qualcosa di terribile. Secondo la leggenda, le aste vibrarono la notte del 14 marzo del 44 a.C., quando Giulio Cesare, che ricopriva la carica di Pontefice Massimo, venne ucciso nel Senato.

Nella Regia aveva inoltre sede un santuario di Ops Consiva, la dea dei raccolti, luogo sacro in cui potevano accedere solamente il pontifex maximus e le Vestali. Infine era conservato qui l'archivio dei pontefici, preghiere, sacrifici, il calendario sacro, gli Annales (raccolta di eventi di pubblico interesse) e le leggi su matrimoni, morte e testamenti. Un altro altare per sacrifici era dedicato a Giove, Giunone e Giano, forse quello originariamente posto nel cortile recintato.

Un incendio poco dopo la metà del VI secolo a.C. richiese il rifacimento della Regia, che prese la forma conosciuta fino a tutta l'età imperiale, orientato con una rotazione a novanta gradi rispetto all'edificio precedente. L'evento è probabilmente da mettersi in relazione alla fine della monarchia nel 509 a.C.

Non doveva essere casuale la somiglianza nella pianta, nella cronologia e nelle dimensioni con un edificio nell'Agorà di Atene (l'abitazione pubblica dei pritani), a dimostrazione dei frequenti rapporti fra la Grecia e Roma già in periodi così arcaici.

La Regia venne bruciata e restaurata nel 148 a.C.; e ancora nel 36 a.C., quando il restauro venne eseguito in marmo da Gneo Domizio Calvino, il conquistatore della Spagna. Poiché la sua pianta era considerata sacra, questi restauri non ne modificarono mai la disposizione.

La sua importanza divenne simbolica durante il periodo imperiale e venne trasferita in una residenza privata nel VII o VIII secolo.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

L'edificio ha una forma irregolare. Gli interni erano divisi in tre camere più una camera centrale di ingresso e un cortile.

La parte a sud ha una forma rettangolare allungata, orientata perfettamente sull'asse est-ovest; al centro si trovava il vano di accesso, dal quale si accedeva alla stanza orientale, probabile santuario di Opi, e alla stanza occidentale munita di altare circolare, probabile santuario di Marte; a nord infine si trovava un ambiente trapezoidale con doppio porticato in legno che doveva essere un cortile scoperto, pavimentato in tufo, forse l'Atrium regium. Vi si aprivano alcuni pozzi tuttora visibili e vi si dovevano trovare due allori ricordati dalla tradizione.

Molti dei frammenti marmorei sparsi nelle vicinanze risalgono alla ricostruzione della Regia del 36 a.C.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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