Tempio di Saturno
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Il tempio di Saturno fu edificato nel Foro Romano a Roma nei primi anni dell'età repubblicana e subì numerosi restauri fino al tardo IV secolo. Si trova ai piedi del Campidoglio, a sud-ovest dei Rostra imperiali.
[modifica] Storia
In questo luogo si trovava un antichissimo altare, da collegare, secondo la tradizione, alla mitica fondazione della città sul Campidoglio da parte di Saturno. A conferma della leggenda vi sono infatti la presenza di un villaggio sulla collina fin dal periodo protostorico e l'antichità del culto saturnino. La costruzione dovette essere già iniziata nel periodo regio, con l'inaugurazione nei primisimi anni della Repubblica. La data della prima consacrazione oscilla infatti, secondo gli studiosi, tra il 501 e il 498 a.C.: le fonti riportano come votato (promesso in voto) dal re Tarquinio il Superbo e dedicato da Tito Larcio (dittatore in entrambe le date). Altre fonti lo attribuiscono ad un Lucio Furio, ma si tratta forse di un restauro agli inizi del IV secolo a.C. in seguito alle distruzioni dell'incendio gallico. Si tratterebbe quindi del più antico tempio del periodo repubblicano, secondo solo al tempio di Giove Capitolino.
Il dies natalis del tempio corrispondeva al 17 dicembre, festa dei Saturnali, in occasione dei quali si celebrava in scatenata libertà la fine dell'anno.
Le fonti antiche ricordano che la statua di culto, velata e con in mano una falce, era cava e interamente riempita di olio. Le gambe venivano legate con bende di lana, sciolte solo in occasione dei Saturnali.
Nel tempio si conservava il tesoro statale (aerarium) di cui si occupavano i questori, gli archivi dello stato, le insegne e una bilancia per la pesatura ufficiale del metallo. Successivamente l' aerarium dovette essere spostato in un apposito edificio nelle vicinanze e anche gli archivi furono trasferiti nel Tabularium. Il podio del tempio era utilizzato per l'affissione di leggi e documenti pubblici.
Un totale rifacimento dell'edificio si ebbe a partire dal 42 a.C. ad opera del console Lucio Munazio Planco, con il bottino del suo trionfo sulla popolazione alpina dei Reti.
Dopo l'incendio di Carino del 283 d.C. dovette di nuovo essere restaurato.
[modifica] Descrizione
I resti attualmente visibili dell'edificio appartengono sia a questa fase (podio) che al restauro del tardo III secolo, a cui si devono i fusti di colonna in granito grigio e rosa (restano solo quelli della facciata e i primi due dei lati) e i capitelli ionici a quattro facce.
La trabeazione è costituita da elementi di reimpiego: il fregio-architrave mostra l'originaria decorazione della fine del II-inizi del III secolo sul lato interno del pronao, mentre il retro fu rilavorato per accogliere la nuova iscrizione di dedica, che ricorda la ricostruzione dopo un incendio: SENATUS POPULUSQUE ROMANUS INCENDIO CONSUMPTUM RESTITUIT. La cornice con mensole è ancora quella dell'edificio di Munazio Planco, rimontata. A causa dell'ampliamento i blocchi della trabeazione vennero integrati con blocchi più piccoli, posti al centro di ciascun capitello.
Risale alla più antica ristrutturazione di Munazio Planco il podio in opera cementizia rivestito di travertino, con una scalinata frontale che attraversava un avancorpo (in gran parte crollato) entro il quale era aperto un vano. Si accedeva a questo ambiente da una porta verso est, della quale resta ancora la soglia. Qui probabilmente aveva sede l'Erario, il tesoro dello Stato romano.
La facciata orientale del podio mostra i numerosi fori che disegnano la sagoma di un grande pannello rettangolare, dove venivano affissi i vari documanti pubblici, ampiamente citato dalle fonti.
A est del Tempio si concludeva la via Sacra, incrociandosi col vicus Iugarius e proseguendo, attorno alla facciata, come clivo Capitolino. Appena prima dell'incrocio si trovava lo scomparso arco di Tiberio (16 d.C., celebrante le vittorie su Germanico).
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