Rostri

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Coordinate: 41°53′33.31″N 12°29′04.73″E / 41.892586°N 12.484647°E41.892586; 12.484647

Rostri
Rostra Ceasaris, Augusti et Diocletiani
Rostra
Rostra
Civiltà romana
Epoca repubblicana e imperiale
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Roma
Amministrazione
Ente SSBAR
Responsabile Mariarosaria Barbera
Visitabile si
sito web

I Rostri (in latino Rostra) erano le tribune nel Foro Romano dalle quali i magistrati tenevano le orazioni. Il nome derivava dalle prue delle navi nemiche (rostrum appunto) strappate dai Romani durante la vittoriosa battaglia di Anzio, che vennero qui collocate nel 338 a.C.

Rostri repubblicani[modifica | modifica sorgente]

I più antichi Rostra (Rostra vetera), facevano parte del Comizio, la piazza circolare delle assemblee politiche pubbliche, in particolare occupavano le gradinate ad arco sul lato sud-orientale, con la concavità rivolta a nord.

I rostri repubblicani rimasero in uso finché non vennero demoliti per far spazio al Foro di Cesare.

Dei Rostra repubblicani resta solo un basamento ad arco di cerchio, tra l'altare del Lapis niger e la facciata della Curia Iulia, visibile oggi attraverso una botola che si apre nel pavimento in travertino dell'età di Augusto.

Adornavano i rostri repubblicani:

  • Le statue delle tre Sibille;
  • La statua di Camillo;
  • Le statue di ambasciatori morti durante le loro missioni, in particolare di quelli morti a Fidene dalla Regina Teuta.

Rostri imperiali[modifica | modifica sorgente]

Ricostruzione romantica del Foro Romano con al centro i Rostri

Cesare fece ricostruire i Rostra al centro del lato corto della piazza rettangolare del Foro, alle spalle della nuova Curia Iulia e del colle Campidoglio. Furono inaugurati nel 29 a.C. Da lui presero anche il nome di Rostra Iulia. Svuotati della loro funzione politica vennero a poco a poco ricoperti da statue e monumenti celebrativi, diventando un luogo puramente simbolico.

Dei Rostri rimangono i resti della facciata in opera quadrata posti quasi adiacenti all'arco di Settimio Severo. Misuravano circa 23,80 metri (80 piedi romani) e la parte costituita da piccole pietre cementate è frutto dei restauri moderni. Si vedono ancora i grossi fori dei perni che reggevano i "rostri" navali. La parte posteriore, che dà verso il Campidoglio, è composta da una scalinata semicircolare, che ricordava l'originaria forma dei Rostri repubblicani. La vera e propria piattaforma degli oratori, probabilmente lignea, era sostenuta da alcuni pilastri in mattoni ancora visibili (forse originariamente in travertino). La parte verso l'Arco è ancora riccamente rivestita di marmo (nelle qualità di portasanta e "africano" - nome quest'ultimo fuorviante essendo una pietra originaria dell'Asia Minore), in corrispondenza di dove si trovava un ambiente triangolare che conteneva, in fondo, un'altra scala per la piattaforma superiore. Verso nord si trova poi un prolungamento in laterizio, che un'iscrizione attribuisce al prefetto Ulpio Giunio Valentino, vissuto verso il 470 d.C.: forse questo ampliamento fu eseguito in seguito alla vittoria sui Vandali, per questo è detto anche dei Rostra Vandalica

In un rilievo dell'arco di Costantino mostra cinque colonne dietro ai Rostri. Di questo gruppo vennero trovate due basi con iscrizioni nel Rinascimento, che andarono poi perdute: una ricordava il ventesimo anniversario degli Augusti (Augustorum vicennalia feliciter), l'altra il ventesimo anniversario degli imperatori (Vicennalia Imperatorum); quest'ultima base era forse quella centrale e reggeva una statua di Giove, mentre le altre reggevano statue degli imperatori. Una terza base è l'unica che ci è pervenuta, la base dei Decennalia.

Arco di Costantino, Oratio ambientata nel Foro Romano: le cinque colonne dietro al palco imperiale sono i monumenti sui Rostri

Altri rostri[modifica | modifica sorgente]

Nel Foro esistevano tre tribune di Rostri: la più importante era quella dei Rostri imperiali, poi esistevano quelli posti sul podio del tempio del Divo Giulio (dove Augusto aveva sistemato i rostri delle navi nemiche battute nella battaglia di Azio) e quelli del tempio dei Dioscuri. Assieme componevano i cosiddetti Rostra tria.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Filippo Coarelli, Guida archeologica di Roma, Verona, Arnoldo Mondadori Editore, 1984.

Collegamenti[modifica | modifica sorgente]

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