Marco Furio Camillo
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Marco Furio Camillo (in latino Marcus Furius Camillus circa 446 - 365 a.C.) fu un soldato romano e uno statista di famiglia patrizia. Fu censore nel 403 a.C., celebrò il trionfo quattro volte, cinque volte fu dittatore e fu onorato con il titolo di Pater Patriae, Secondo fondatore di Roma.
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[modifica] Biografia
| (LA)
« Post viginti deinde annos Veientani rebellaverunt. Dictator contra ipsos missus est Furius Camillus, qui primum eos vicit acie, mox etiam civitatem diu obsidens cepit, antiquissimam Italiaeque ditissimam. Post eam cepit et Faliscos, non minus nobilem civitatem. Sed commota est ei invidia, quasi praedam male divisisset, damnatusque ob eam causam et expulsus civitate. Statim Galli Senones ad urbem venerunt et victos Romanos undecimo miliario a Roma apud flumen Alliam secuti etiam urbem occupaverunt. Neque defendi quicquam nisi Capitolium potuit; quod cum diu obsedissent et iam Romani fame laborarent, accepto auro ne Capitolium obsiderent, recesserunt. Sed a Camillo, qui in vicina civitate exulabat, Gallis superventum est gravissimeque victi sunt. Postea tamen etiam secutus eos Camillus ita cecidit, ut et aurum, quod his datum fuerat, et omnia, quae ceperant, militaria signa revocaret. Ita tertio triumphans urbem ingressus est et appellatus secundus Romulus, quasi et ipse patriae conditor. »
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(IT)
« Dal Senato fu inviato in qualità di dittatore contro i Veienti, che dopo vent'anni si erano ribellati, Furio Camillo. Egli li vinse prima in battaglia, quindi conquistò anche la loro città. Presa Veio, vinse anche i Falisci popolo non meno nobile. Ma contro Camillo sorse un'aspra invidia, con il pretesto di un' ingiusta divisione del bottino, e per tale motivo fu condannato ed espulso dalla città. Subito i Galli Senoni calarono su Roma e, sconfitto l’esercito romano a dieci miglia dall'Urbe, presso il fiume Allia, lo inseguirono e occuparono anche la città. Nulla poté essere difeso tranne il colle Campidoglio; e dopo averlo a lungo assediato, mentre ormai i Romani soffrivano la fame, in cambio di oro i Galli levarono l'assedio e si ritrassero. Ma Camillo, che viveva da esiliato in una città vicina, portò il suo aiuto e sconfisse duramente i Galli. Ma non solo: Camillo inseguendoli ne fece tale strage che recuperò sia l'oro ch'era stato loro consegnato, sia tutte le insegne militari da essi conquistate. Così riportando il trionfo per la terza volta entrò in Roma e venne chiamato "secondo Romolo" come fosse egli stesso fondatore della patria. »
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( Eutropio, Breviarium ab Urbe condita lib. I,20 )
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Quando fu accusato di aver distribuito in modo ingiusto le prede prese a Veio, che era stato conquistata da lui dopo un assedio di dieci anni, andò in esilio volontario ad Ardea. La causa reale del risentimento contro di lui era senza dubbio il suo orgoglio patrizio e la sua entrata trionfale in Roma su un carro tirato da cavalli bianchi. Successivamente i Romani, assediati a loro volta sul Campidoglio dai Galli dopo la Battaglia del fiume Allia, lo nominarono dittatore; Camillo sconfisse completamente il nemico e lo cacciò dal territorio romano.
Dissuase i Romani, scoraggiati dalla devastazione provocata dai Galli, dal migrare a Veio e li indusse a ricostruire la città (390 a.C.). In seguito (390 a.C.) combatté con successo contro gli Equi, i Volsci e gli Etruschi[1] e respinse un'ulteriore invasione dei Galli nel 367 a.C. Sebbene patrizio nell'animo, comprese la necessità di fare concessioni alla plebe e fu determinante nel far approvare le Leggi licinie sestie. Morì di peste all'età di 81 anni (365 a.C.).
La storia di Camillo è senza dubbio in gran parte tradizionale. A questo elemento probabilmente appartiene la storia del maestro di scuola che, quando Camillo stava attaccando Falerii, tentò di tradire la città portando nell'accampamento romano i figli di alcuni degli abitanti principali del posto. Si dice che Camillo lo fece mandare di nuovo dentro la città con i suoi allievi e che i Falischi furono così commossi da questa generosità che si arresero immediatamente.
[modifica] Bibliografia
[modifica] Fonti primarie
- Livio V, 10; VI, 4
- Plutarco, Camillo
- Polibio II, 18
- Eutropio Breviarium ab Urbe condita I, 20
[modifica] Fonti secondarie
- Theodor Mommsen, Römische Forschungen, II, pp. 113-152 (1879)
[modifica] Note
- ^ Livio, Ab Urbe condita, VI, 2

