Foro di Traiano

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Coordinate: 41°53′44″N 12°29′09″E / 41.89556°N 12.48583°E / 41.89556; 12.48583

Foro di Traiano
Resti del portico orientale con la retrostante esedra del Foro di Traiano.
Resti del portico orientale con la retrostante esedra del Foro di Traiano.
Geografia fisica
Superficie 55000[1]
Geografia politica
Stato bandiera Italia
Regione Stemma Lazio
Provincia stemma Roma
Comune Roma
Patrimonio UNESCO.png
UNESCO - Patrimonio dell'Umanità
Tipologia Culturali
Criterio (i)(ii)(iii)(iv)(vi)
Pericolo Non in pericolo
Anno 1980
Numero 91
Amministrazione
Ente Sovraintendenza capitolina
Responsabile Umberto Broccoli
sito web

Il Foro di Traiano è uno dei Fori Imperiali di Roma, l'ultimo in ordine cronologico.

Eretto per ordine dell'imperatore Traiano con il bottino ricavato dalla conquista della Dacia, e inaugurato, secondo i Fasti Ostiensi, nel 112 d.C., il foro si disponeva parallelamente al Foro di Cesare e perpendicolarmente al Foro di Augusto. Il progetto della struttura è presumibilmente opera dell'architetto Apollodoro di Damasco.

La struttura, che misurava complessivamente 300 m di lunghezza e 185 di larghezza, comprende la piazza forense, la basilica Ulpia, un cortile porticato con la Colonna Traiana, le due biblioteche e, secondo alcune ricostruzioni ottocentesche, il tempio del Divo Traiano e di Plotina incorniciato da un portico ricurvo nel lato terminale.

Indice

[modifica] Storia

[modifica] Edificazione

Per realizzare questo complesso monumentale, voluto dall'imperatore Traiano per celebrare la conquista della Dacia, conclusasi nel 106 d.C., fu necessario compiere un ampio lavoro di sbancamento, eliminando la sella che congiungeva il Campidoglio al Quirinale e che chiudeva la valle dei Fori Imperiali verso il Campo Marzio[2].

È possibile che alcuni lavori di sbancamento fossero stati già affrontati sul lato del Campidoglio già sotto Augusto (in occasione del completamento del Foro di Cesare). In seguito potrebbero essere stati ripresi in modo più ampio da Domiziano.

Per realizzare il nuovo Foro vennero anche demoliti l'Atrium Libertatis (le cui funzioni passarono ad una delle absidi della Basilica Ulpia, che nella Forma Urbis Severiana reca la scritta LIBERTATIS) e un tratto delle mura Serviane, entrambi collocati probabilmente sulla sella eliminata.

Contemporaneamente al Foro, anche per contenere il taglio delle pendici del Quirinale, vennero innalzati i Mercati di Traiano, un complesso di edifici con funzioni prevalentemente amministrative e di archivio, collegato alle attività che si svolgevano nel foro, e fu inoltre rimaneggiato il Foro di Cesare, dove si eresse la Basilica Argentaria e venne ricostruito il tempio di Venere Genitrice.

Il progetto della struttura è presumibilmente opera dell'architetto Apollodoro di Damasco, che aveva accompagnato l'imperatore nella campagne daciche. I Fasti Ostiensi ci informano che il foro venne inaugurato nel 112 d.C.,e la Colonna di Traiano nel 113 d.C..

[modifica] Significato del foro nella propaganda imperiale

Un'interpretazione del foro vedeva in esso una trascrizione monumentale della pianta tipica degli accampamenti militari, quale preciso segnale della politica traianea impostata sulla componente bellica. Sebbene questa interpretazione sia stata poi superata[3], la decorazione del complesso è una celebrazione dell'esercito vittorioso e soprattutto una celebrazione delle virtù del suo comandante, lo stesso imperatore, protagonista delle scene di guerra rappresentate nei rilievi scultorei e raffigurato nelle statue, quella in cima alla Colonna Traiana (oggi sostituita da quella di san Pietro) e quella equestre più grande del vero al centro della piazza. Anche alcuni indizi epigrafici[4] suggeriscono una glorificazione di Traiano legata al suo ruolo di vittorioso generale. Vi sono tuttavia anche elementi che sottolineano più la pacificazione ottenuta con la vittoria che la pura e semplice gloria militare.

Alla glorificazione e futura apoteosi dell'imperatore, determinata dalle sue virtù, alludono anche i diversi fregi figurati degli edifici del complesso, con grifoni, sfingi, Vittorie e amorini. La sepoltura di Traiano nel basamento della sua Colonna rappresentò il culmine di questo intento celebrativo.

[modifica] Funzioni

Modellino che ricostruisce la pianta del grande foro di Traiano

Il complesso veniva utilizzato per varie funzioni: un procurator Fori Divi Traiani, ricordato in un'iscrizione rinvenuta nei Mercati, doveva amministrare le varie attività che vi si svolgevano. Sappiamo dalla Forma Urbis Severiana che una delle absidi della Basilica Ulpia aveva ereditato le funzioni dell'Atrium Libertatis, dove si dovevano svolgere le cerimonie di manomissione degli schiavi.

Certamente fu sede di cerimonie pubbliche di vario genere: vi vennero pubblicamente bruciati i documenti di archivio che contenevano la registrazione dei debiti verso il fisco condonati da Adriano e Marco Aurelio vi tenne una vendita all'asta di beni del palazzo imperiale per finanziare le campagne militari contro Germani e Sarmati negli anni settanta del II secolo.[5]

« Dopo aver prosciugato il tesoro per questa guerra, ormai, non potendo più richiedere alcuna nuova imposta straordinaria sui provinciali, tenne una vendita pubblica nel Foro del divo Traiano di molti degli arredi imperiali, e vendette i calici d'oro, cristallo e murra, caraffe fatte per i re, le vesti di sua moglie di seta ricamate in oro, e anche i gioielli che aveva trovato in numero considerevole in un armadio sacro di Adriano. Questa vendita andò avanti per due mesi, tanto che fu realizzata una grande guantità di oro, in modo tale da poter condurre a termine la guerra contro i Marcomanni in piena conformità con i suoi piani. Diede inoltre la possibilità agli acquirenti di sapere che, qualora qualcuno di loro avesse voluto restituire il suo acquisto e recuperare i suoi soldi, avrebbe potuto farlo. Né si rese poco gentile con chi preferì non restituire ciò che aveva comprato. »
(Historia Augusta, Marcus Aurelius philosophus, 17, 4-5.)

Marco Aurelio dispose, inoltre, che sempre nel foro di Traiano venissero innalzate statue in ricordo dei generali che per lui combatterono durante le guerre contro le popolazioni del nord.[6] Le basiliche erano tradizionalmente sede dei tribunali e dell'attività giudiziaria, e a questo scopo potevano servire le absidi, spazi separati e raccolti rispetto alla navata centrale. Inoltre, in epoca tarda, si tenevano nel foro lezioni e attività culturali, forse nelle esedre dei portici.

[modifica] Storia successiva

Il confronto tra la colossale ed ipotetica ricostruzione della statua equestre di Traiano (a noi non pervenuta, se non sulle rappresentazioni monetali) e quella di Marco Aurelio (oggi sul Campidoglio a Roma).
Traiano: Denario[7]
TRAIANUS RIC II 291 732081.jpg
IMP TRAIANO AVG GER DAC P M TR P COS VI P P, testa laureata a destra; S P Q R OPTIMO PRINCIPI, statua equestre di Traiano verso sinistra, tiene in mano una lancia ed una spada (o una piccola vittoria).
19 mm, 3.35 g, 7h, coniato nel 112/114/115.

La piazza del foro era perfettamente conservata nel IV secolo d.C., come testimonia la meraviglia di Costanzo II in visita a Roma nel 357 d.C.: in particolare fu colpito dalla colossale statua equestre di Traiano[8]

« [...] quando giunse al foro di Traiano, che crediamo costruzione unica al mondo, stupefatto anche per il consenso degli Dei, si fermò attonito, rimirandosi tutto intorno tra le costruzioni imponenti, difficili da descrivere e non più imitabili dai mortali. E così messa da parte la speranza di impegnarsi nella costruzione di opere similari, diceva di voler e potere imitare solo il cavallo di Traiano, collocato in mezzo all'atrio, che portava l'imperatore »
(Ammiano Marcellino, Res gestae, XV, 10, 15.)

Ancora nel V secolo d.C. la piazza era uno spazio pubblico, nel quale si eressero statue ad uomini illustri nella vita culturale del tardo impero, come quelle dedicate ai poeti Merobaude[9] e Sidonio Apollinare.[10]

Solo intorno alla metà del IX secolo d.C. le lastre della pavimentazione marmorea della piazza furono sistematicamente sottratte per essere riutilizzate. L'intervento, piuttosto impegnativo, fu probabilmente condotto ancora in ambito pubblico e i marmi ricavati dovettero essere utilizzati per farne calce di ottima qualità per qualche opera dell'epoca; lo spazio mantenne tuttavia una funzione pubblica e fu ripristinata una pavimentazione in battuto.

I problemi di impantamento di tutta l'area portarono ad una serie di rialzamenti progressivi del terreno e ad una prima occupazione con abitazioni. Nel XVI secolo un consistente rialzamento del terreno a scopo di bonifica permise la costruzione del quartiere detto Alessandrino, i cui edifici si impiantarono su quelli più antichi, utilizzati come cantine. La struttura del quartiere restò immutata sino alle demolizioni mussoliniane per l'apertura di via dei Fori Imperiali.

[modifica] Descrizione

Il Foro si disponeva parallelamente al Foro di Cesare (a nord-ovest di questo) e perpendicolarmente al Foro di Augusto, con la basilica sopraelevata di alcuni gradini. Misurava complessivamente 300 m di lunghezza e 185 di larghezza[1].

Comprende, nell'ordine, la piazza forense, la basilica Ulpia, un cortile porticato con la famosa Colonna Traiana e le due biblioteche. Nelle ricostruzioni ottocentesche, poi riproposte per tutto il XX secolo, chiudeva il complesso il tempio del Divo Traiano e di Plotina incorniciato da un portico ricurvo nel lato terminale, edificato secondo le fonti da Adriano entro il 121[11], ma i sondaggi archeologici del 1998-2000 non ne hanno trovato traccia, quindi la sua reale collocazione è tornata ad essere un problema aperto. L'elemento più originale della pianta era la presenza della basilica al posto del consueto tempio a chiudere il lato principale della piazza.

[modifica] La piazza e i portici

Il Foro vero e proprio era costituito da una vasta piazza rettangolare con portici sui due lati, chiusa sul fondo dalla Basilica Ulpia e ornata dalla colossale statua equestre di Traiano. La piazza era pavimentata con lastre rettangolari di marmo bianco.

[modifica] Lato sud-orientale

Traiano: Aureo[12]
TRAJAN RIC II 255 - 859421.jpg
IMP TRAIANO AVG GER DAC P M TR P COS VI P P, busto laureato con drappeggio e corazza verso destra; Arco di Traiano, entrata trionfale del foro di Traiano: facciata di un edificio esastilo, sormontato da statue ed un carro trionfale a sei cavalli con tre figure verso sinistra e destra (due soldati ed al centro un trofeo dei Daci); quattro statue negli archi sottostanti; FORVM TRAIAN(A) in esergo.
19 mm, 7.13 gr, 7 h, coniato nel 112/115.
I resti del cortile meridionale, vista da nord

Sul lato del Foro di Augusto la piazza era chiusa da una struttura che seguiva un andamento spezzato, con tratto centrale e due ali oblique, decorata da colonne aggettanti con fusti in marmo giallo antico e cipollino del diametro di 1,5 m circa[13].

Il colonnato recava una trabeazione sporgente sulle colonne con il noto fregio con amorini sorgenti da cespi d'acanto che versano da bere a grifoni[14].

È possibile che questa monumentale facciata scenografica, che doveva fare da sfondo alla statua equestre dell'imperatore, fosse sormontata da un attico con Daci, molto simile a quello della facciata della Basilica sul lato opposto della piazza: a questo attico potrebbero appartenere le due statue acefale e la testa di Dace in marmo bianco ritrovate negli scavi. Manca invece ogni traccia dell'arco trionfale, ipotizzato sulla base di alcune raffigurazioni monetali, e che secondo le fonti fu decretato dal Senato come onore postumo all'imperatore per le sue vittorie in Oriente, arco che era stato immaginato al centro di questo lato della piazza, quale ingresso monumentale al Foro.

Alle spalle di questa facciata colonnata sul lato meridionale della piazza, si apre inoltre una vasta sala che ne segue l'andamento trisegmentato e, nel settore centrale rettilineo, permette di accedere ad un cortile, circondato almeno su tre lati da portici rialzati su podio, con fusti lisci in marmo cipollino. I portici sono pavimentati con lastre rettangoli in marmo cipollino e marmo portasanta. Qui si sono rinvenuti i frammenti di un'iscrizione con il nome dell'imperatore al nominativo. La funzione di questo cortile è tuttora incerta. L'edificio occupa lo spazio di risulta a ridosso dell'esedra settentrionale del Foro di Augusto.

[modifica] Portici laterali ed esedre

I resti del portico orientale, visti da nord-ovest

I portici laterali, rialzati da due gradini rispetto alla quota della piazza, avevano una considerevole ampiezza.[15] Il muro di fondo in blocchi di peperino era rivestito all'interno di marmi e ritmato da un ordine di lesene che rispecchiavano le colonne della facciata. Vi si aprivano due ampie esedre semicircolari coperte,[16] che riprendono la pianta del Foro di Augusto, separate dai portici da un diaframma costituito da una fila di pilastri che avevano il medesimo spessore del muro di fondo dei portici e dunque erano rettangolari, ossia più profondi che larghi.

La pavimentazione era costituita da un disegno di quadrati in cui si iscrivevano alternativamente quadrati più piccoli o cerchi, in marmo giallo antico e pavonazzetto. Anche nelle esedre il muro di fondo presentava delle lesene, disposte su due ordini; al centro di questo si apriva una nicchia, inquadrata da colonne in granito del Foro.

Foro e Mercati di Traiano dal Vittoriano

Probabilmente, come nel vicino foro di Augusto, anche nelle esedre traianee erano collocate opere d'arte, come testimonia il rinvenimento di tre statue acefale nel pregiato marmo tasio, leggermente più grandi del vero: un loricato (in corazza o lorica, attualmente unico pezzo pertinente al Foro esposto nel Museo dei Fori Imperiali), un togato e un altro personaggio seduto, che dovevano probabilmente raffigurare personaggi di rango imperiale.

Sulla facciata verso la piazza, sopraelevata con due gradini, colonne del portico erano in ordine corinzio, con fusti rudentati in marmo pavonazzetto. Al di sopra dell'ordine colonnato si innalzava un attico con sculture di Daci prigionieri (su due differenti livelli), probabilmente sia in marmo bianco di Carrara, sia in pavonazzetto della Frigia, alte circa 3 metri, alternate a clipei ornati da teste ritratto: tra queste ci sono giunte quella di Agrippina Minore e quella di Nerva (o del padre naturale di Traiano, anch'egli con lo stesso nome del figlio): il motivo riprendeva abbastanza da vicino il modello dell'attico dei portici del Foro di Augusto e la galleria di ritratti probabilmente proseguiva idealmente la serie degli uomini illustri della storia romana rappresentati nelle statue dei portici di questo complesso.

[modifica] La basilica Ulpia

Le colonne in granito grigio della navata centrale della Basilica Ulpia, rialzate negli anni trenta.
La Basilica Ulpia e la Colonna di Traiano visti da sud
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Basilica Ulpia.

La Basilica Ulpia, il cui nome deriva dal gentilizio dell'imperatore, chiudeva il lato nord-occidentale della piazza con il suo lato lungo, rialzato per mezzo di tre gradini. La facciata era articolata da tre avancorpi, sporgenti ed era sormontata anch'essa da un attico con sculture di Daci in marmo bianco lunense (alte circa 2,5 metri, con retro poco lavorato per essere ancorato alla parete), che questa volta si alternavano a pannelli decorati in rilievo con cataste di armi.[17] Il coronamento sporgente sopra i Daci recava iscrizioni in onore delle legioni dell'esercito che avevano preso parte anche solo con vexillationes alla conquista della Dacia. Si tratterebbe quindi delle seguenti legioni coinvolte:

All'interno la Basilica presentava un'ampia navata centrale, circondata sui quattro lati da due file di colonne, che distinguevano le navate laterali. La navata centrale presentava un secondo piano, con un colonnato, e forse anche un terzo simile. Sui lati corti, dietro lo schermo di una terza fila di colonne, si aprivano le due absidi.[16]

[modifica] Le biblioteche e la Colonna

In primo piano sulla destra il tempio di Traiano (in posizione in realtà errata), di fronte la Colonna, ai cui lati erano poste le due biblioteche (ricostruzione).
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Colonna di Traiano e Conquista della Dacia.

Alle spalle della Basilica si trovavano due ambienti disposti simmetricamente ai lati del cortile in cui sorge la Colonna Traiana: si tratta di due ampie sale con pareti ornate da due ordini di colonne nelle quali si aprivano nicchie, accessibili mediante alcuni gradini, mentre sul lato di fondo il colonnato formava un'edicola con frontone che doveva ospitare una statua. Gli ambienti erano pavimentati con grandi lastre in granito grigio, riquadrate da fasce in marmo giallo antico.

La presenza delle nicchie sulle pareti ha fatto interpretare gli ambienti come biblioteche,[20] la biblioteca Ulpia, citata dalle fonti, nella quale erano conservati, all'epoca di Aureliano i libri lintei[21] e che dovevano forse ospitare i decreti dei pretori[22]

Nello stretto cortile tra le due biblioteche, chiuso dal muro di fondo della Basilica e fiancheggiato dai portici con fusti in marmo pavonazzetto che precedevano la facciata dei due ambienti, si trovava la Colonna Traiana, l'unico elemento giunto pressoché intatto del complesso del Foro.

[modifica] Resti archeologici

L'area della piazza del Foro di Traiano e resti di abitazioni medioevali, viste da nord-ovest
Interno della basilica di San Pietro a Roma, dove sono conservate alcune colonne in marmo cipollino provenienti dalla basilica Ulpia.[23]

Degli edifici descritti rimangono cospicui resti murari ed elementi di decorazione architettonica nell'attuale area archeologica, suddivisa in tre zone dalle vicende degli scavi.

L'area della Basilica Ulpia venne scavata nel periodo dell'occupazione napoleonica, agli inizi dell'XIX secolo. Conserva il settore centrale di questo edificio, con i fusti in granito grigio della navata centrale rialzati in posto negli anni trenta, e la Colonna di Traiano, con il cortile e le fondazioni dei portici laterali antistanti le due Biblioteche. Tre fusti di colonna in marmo cipollino, rialzati lungo il perimetro del moderno recinto, fuori posto, devono essere attribuiti al secondo ordine della navata centrale della Basilica.

Negli anni trenta si scavò anche il settore del portico e dell'esedra orientali, ai piedi dei Mercati di Traiano, da cui il Foro è separato per mezzo di una via basolata: sono visibili, in parte ricostruiti, i gradini della facciata del portico, con alcuni fusti rialzati in posto, alcuni filari in blocchi di peperino del muro di fondo dei portici e delle esedre ed ampi lacerti della loro pavimentazione, con lastre originali oppure di restauro e traccia dell'impronta delle lastre mancanti sullo strato di preparazione.

Contemporaneamente il vecchio scavo ottocentesco venne allargato verso sud-ovest e si rimise in luce una parte più consistente dell'estremità della Basilica, con tracce di pavimentazione, e i resti della cosiddetta biblioteca occidentale, lasciati visibili al di sotto di una soletta in cemento armato che attualmente sostiene i giardini lungo via dei Fori Imperiali.

Infine in anni recenti un grande scavo condotto nel 1998-2000 ha permesso di riportare alla luce un settore consistente della piazza, in parte coperto dagli edifici che si impiantarono in epoche successive sui resti del complesso monumentale. Tra questi resta visibile inoltre la fossa di fondazione per la grande statua equestre dell'imperatore, che si è rivelata collocata spostata verso sud rispetto al centro della piazza, in corrispondenza del centro delle esedre dei portici.

Scultura frammentaria di Dace in marmo pavonazzetto nei Musei Capitolini (proveniente dall'Arco di Costantino, reimpiegato dal Foro di Traiano, sopra il portico colonnato della grande piazza)

Queste indagini, condotte dalla Sovraintendenza comunale, hanno rivoluzionato la tradizionale ricostruzione del complesso monumentale, in particolare per quanto riguarda le due estremità: dal lato del Foro di Augusto il muro di recinzione meridionale del complesso traianeo mostra una pianta trisegmentata, con un settore rettilineo centrale affiancato da due settori obliqui, invece che curvilinea e leggermente concava dal lato interno. Si ignorava inoltre l'esistenza del cortile meridionale.

Sul lato opposto settentrionale, in direzione del Campo Marzio, le indagini condotte nei sotterranei di palazzo Valentini (sede della Provincia) e della contigua chiesa del Santissimo Nome di Maria, avevano mostrato che non esistesse traccia in questa zona del tempio dedicato da Adriano a Traiano e all'imperatrice Plotina, suoi genitori adottivi, divinizzati dopo la morte. Le fonti ricordano che si tratta dell'unico edificio eretto da Adriano sul quale volle iscritto il proprio nome come dedicante, ma non ne precisano la collocazione o l'aspetto. Sotto il palazzo e la chiesa sono invece presenti resti di strutture in laterizio, ancora da indagare, ma che non sembrano pertinenti al complesso forense. I colossali fusti in granito grigio che tradizionalmente si attribuivano alla facciata del tempio sono stati quindi interpretati come facenti tradizionalmente parte, invece, di un monumentale propileo di accesso al Foro di Traiano per chi proveniva dal Campo Marzio e la questione della collocazione del tempio era restata insoluta. Nel 2011 altre indagini hanno nuovamente riproposto l'esistenza del tempio nella sua collocazione tradizionale[24].

Nel luglio 2005 nella parte meridionale del Foro è stata rinvenuta una testa in marmo dell'imperatore Costantino, che doveva appartenere ad una statua colossale eretta a questo imperatore nel Foro a circa due secoli dalla sua inaugurazione. La testa fu riadattata da una scultura precedente riscolpendo i tratti di Costantino al posto di quelli del personaggio precedentemente raffigurato. Dopo la scavo la testa è stata prima temporaneamente esposta nei Musei Capitolini ed in seguito collocata nel Museo dei Fori Imperiali dopo la sua inaugurazione.

In seguito agli scavi condotti in vista della realizzazione della linea C della metropolitana nell'area adiacente alla chiesa di Santa Maria di Loreto, nel 2009 sono stati rinvenuti resti interpretati come l'Ateneo, un complesso edificato dall'imperatore Adriano nel 135 per ospitare conferenze e letture[25]

[modifica] Decorazione scultorea e "grande fregio di Traiano"

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Grande fregio di Traiano, Arco di Costantino e Museo della Civiltà Romana.
Ricostruzione fotografica del grande fregio di Traiano. Un miglior assemblaggio dei quattro fregi contenuti nell'arco di Costantino si possono osservare presso il Museo della Civiltà Romana.

La decorazione del complesso forense era incentrata sulla celebrazione della vittoria ottenuta in Dacia (le numerose statue di Daci, i rilievi con armi, le iscrizioni in onore delle legioni sul coronamento dell'attico della Basilica Ulpia e i basamenti che dovevano sorreggere insegne, di incerta collocazione, con iscrizione in onore di altri corpi militari, lo stesso fregio della Colonna Traiana e, se faceva parte della decorazione del Foro, il cosiddetto Grande fregio di Traiano, reimpiegato sull'Arco di Costantino).

Di quest'ultimo "grande fregio" possiamo dire che era formato dai quattro grandi pannelli reimpiegati sull'arco di Costantino (due nel passaggio del fornice centrale e due in alto sull'attico.[26]) e che combaciano perfettamente per un'altezza di 3 metri e poco più di 18 metri di lunghezza.[26] Esso raffigurava le gesta dell'imperatore Traiano al termine della conquista della Dacia, che culminava con un trionfo, quale continuazione del fregio colchide (101-107).

Il fregio storico, dove i Daci sono ben riconoscibili nei loro costumi, è stato confrontato coi rilievi della Colonna Traiana, arrivando a ipotizzare la presenza dello stesso maestro nelle due opere, anche se qui mancano gli intenti di fedele ricostruzione storica degli avvenimenti e della sequenza temporale, nonostante alcune scene siano simili (scena 51, Traiano riceve le teste di due capi daci e le scene di cavalleria alla carica). Se si tratta della stessa mano, almeno nei disegni e nella concezione, siamo comunque di fronte a due contenuti diversi (narrativo-cronistico e celebrativo-simbolico) espressi con linguaggi differenti, nonostante alcuni inconfondibili tratti comuni, come il solco di contorno per le figure, alcuni schemi compositivi e il ritratto dei barbari vinti come onorevoli avversari. La presenza della scena dell'adventus ("ritorno"), non presente nella Colonna, forma una sorta di continuazione del racconto delle imprese di Traiano, anche se dagli intenti più glorificatorii.

[modifica] Curiosità

  • All'interno dell'area del Foro vive una popolazione di granchi di fiume (potamon fluviatile), una specie presente in Italia centro-meridionale, oggetto di studi di mappaggio genetico da parte della comunità scientifica. Si tratta di una comunità isolata, che manifesta caratteristiche di gigantismo e sembra ambientata da lungo tempo nel sistema fognario del complesso monumentale.

[modifica] Note

  1. ^ a b Foro di Traiano. Mercatiditraiano.it. URL consultato il 13 dicembre 2011.
  2. ^ A questa sella montuosa è stato generalmente riferito il termine mons' presente nell'iscrizione sul basamento della Colonna Traiana.
  3. ^ M. Milella, Il Foro di Traiano, in E. La Rocca, L. Ungaro, R. Meneghini (a cura di), I luoghi del consenso imperiale. Foro di Augusto. Foro di Traiano. Introduzione storico topografica, Catalogo della mostra, Roma, 1995, pp. 101. (ISBN non disponibile)
  4. ^ A.A.V.V., Corpus Inscriptionum Latinarum, VI, pp. 3493 e 3290.
  5. ^ A.A.V.V., Ernst Hohl (a cura di), Historia Augusta, Marcus Aurelius philosophus, Artemis, 1985, 17, 4-5; 21.9. ISBN 3760835686
  6. ^ A.A.V.V., Ernst Hohl (a cura di), Historia Augusta, Marcus Aurelius philosophus, Artemis, 1985, pp. 22.7-8. ISBN 3760835686.
  7. ^ Roman Imperial Coinage, op. cit., II 291 var. (drappeggio), BMCRE 445; RSC 497a
  8. ^ Ammiano Marcellino, Res gestae, XV, 10, 15-16. (ISBN non disponibile). Il reimpiego nell'arco di Costantino di alcune statue di Daci provenienti dal Foro di Traiano e del cosiddetto Grande fregio traianeo, per il quale si è ipotizzata la medesima collocazione, hanno fatto nascere tuttavia la supposizione che qualche parte del complesso fosse stata abbandonata già agli inizi del secolo.
  9. ^ Charles Hedrick, History and silence: purge and rehabilitation of memory in late antiquity (in inglese), University of Texas Press, 2000, pp. 233. ISBN 0-292-73121-3
  10. ^ Arnold Hugh Martin Jones; John Robert Martindale, John Morris, The Prosopography of the Later Roman Empire, pp. 115-118.
  11. ^ A.A.V.V., Jörg Fündling (a cura di), Historia Augusta, Vita Hadriani, Artemis, 1985, CIL VI, 966=31215=ILS 306, 19, 9. ISBN 3774933901.
  12. ^ Roman Imperial Coinage, op. cit., II 255 var. (busto senza drappeggio o corazza); Calicó 1030
  13. ^ Gli scavi del 1998-2000 hanno confutato la tradizionale pianta curva convessa del lato principale del Foro. Il lato convesso, così come altre ipotesi precedenti agli scavi come la presenza del tempio del Divo Taiano e Plotina a chiusura del lato nord-ovest, compaiono tuttavia in tutte le piante tradizionali dei Fori Imperiali e nel plastico di Italo Gismondi al Museo della civiltà romana.
  14. ^ Il fregio si è conservato in due lastre ritagliate dai blocchi originari, conservate nei Musei Vaticani. Ranuccio Bianchi Bandinelli li ha definiti tra i più belli dell'arte decorativa flavio-traianea, assieme a quello traianeo del Foro di Cesare. Bianchi Bandinelli, 1976, op. cit., Arte Romana scheda 104
  15. ^ Foto del portico laterale della grande piazza del foro di Traiano di James E.Packer. URL consultato il 14 dicembre 2011.
  16. ^ a b Vedi foto ricostruttiva delle esedre laterali del Forum e della Basilica Ulpia, da un disegno di John Burge & James E.Packer. URL consultato il 14 dicembre 2011.
  17. ^ Ricostruzione ipotetica della facciata della Basilica Ulpia sul grande foro di Traiano da James E.Packer
  18. ^ a b E.M. Smallwood, Documents illustrating the principates of Nerva, Trajan and Hadrianus, Cambridge, Cambridge University Press, 1966, n.214. ISBN 0521128943
  19. ^ Julio Rodriquez Gonzalez, Historia de las legiones romanas (in spagnolo), Madrid, Almena Ediciones, 2003, pp. 726. ISBN 84-96170-02-0
  20. ^ Ricostruzione ipotetica dell'interno delle due biblioteche, a fianco della Basilica Ulpia e della Colonna da un disegno di James E.Packer. URL consultato il 14 dicembre 2011.
  21. ^ A.A.V.V., Historia Augusta, Vita Aureliani, 1, 7. (ISBN non disponibile)
  22. ^ A.A.V.V., Historia Augusta, Vita Aureliani, 8, 1; 24, 7. (ISBN non disponibile); A.A.V.V., Historia Augusta, Vita Taciti, 8, 1. (ISBN non disponibile)
  23. ^ Packer, 2001, op. cit., p.155, fig.139
  24. ^ Andrea Carandini. «Identificato il tempio di Traiano e Plotina». Il Corriere della Sera, 2 settembre 2011. URL consultato in data 14 dicembre 2011.
  25. ^ Carlo Alberto Bucci. «Roma, riaffiora l'ateneo di Adriano. Ritrovata la scuola dei filosofi». La Repubblica, 9 ottobre 2009. URL consultato in data 14 dicembre 2011.
  26. ^ a b Bianchi Bandinelli, 2003, op. cit., p. 48

[modifica] Bibliografia

  • Carla Maria Amici, Foro di Traiano : Basilica Ulpia e Biblioteche, Roma, Spoleto, Panetto & Petrelli, 1982. (ISBN non disponibile)
  • Ranuccio Bianchi Bandinelli; Mario Torelli, L'arte dell'antichità classica, Etruria-Roma, Torino, Utet, 1976. ISBN 8860080533
  • Ranuccio Bianchi Bandinelli, Il maestro delle imprese di Traiano, Roma, 2003.
  • E. La Rocca; S. Rizzo, R. Meneghini, R. Santangeli Valenzani, Fori Imperiali, 2001, in Römische Mitteilungen, Vol. 108, pp. 171-285. (ISBN non disponibile)
  • Roberto Meneghini; Luigi Messa, Lucrezia Ungaro, Il Foro di Traiano, Roma, Palombi Editori, 1990. ISBN 8886512015
  • James E. Packer, The Forum of Trajan in Rome (in inglese), Los Angeles, Londra, University of California Press, 2001. ISBN 0520074939
  • Roman Imperial Coinage, Traianus. (ISBN non disponibile)
  • Sovraintendenza Comunale ai Musei Gallerie Monumenti e Scavi, Gli anni del Governatorato (1926-1944), Collana Quaderni dei monumenti, Roma, Edizioni Kappa, 1995. ISBN 88-7890-181-4
  • Valter Vannelli, Roma, Architettura - La città tra memoria e progetto, Roma, Edizioni Kappa, 1998, pp. 227-266. ISBN 8878902993
  • Lucrezia Ungaro, Scoprimento dell'emiciclo del Foro di Traiano (1926-1934), Roma, 1995, in L. Cardilli (a cura di), Gli anni del Governatorato (1926-1944) - Interventi urbanistici scoperte archeologiche arredo urbano restauri, pp. 39-46. (ISBN non disponibile)

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