Castrum
Il castrum o castro in italiano (latino: singolare castrum, plurale castra) era l'accampamento o meglio, la fortificazione, nel quale risiedeva in forma stabile o provvisoria un'unità dell'esercito romano come per esempio una legione. Deve essere notato che l'utilizzo del termine castra, anche per il singolare, ha un'accezione chiaramente militare come riferisce il grammatico Servio[1], mentre castrum può essere adoperato ambiguamente anche per opere civili con scopi di protezione.[2][3][4][5] Sarebbe pertanto adeguato l'utilizzo del solo termine castra al singolare come al plurale per le installazioni di tipo militare come fortemente consigliato da Le Bohec[6] e Rebuffat[7].
Indice
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[modifica] Struttura e tipologia
| Per approfondire, vedi la voce Ingegneria militare romana. |
[modifica] Accampamenti da marcia o da "campagna militare" (castra aestiva)
Si racconta che l'esercito romano, dovendo condurre campagne militari sempre più lontane dalla città di Roma (a partire dalla fine del IV-inizi del III secolo a.C.), fu costretto a trovare delle soluzioni difensive adatte al pernottamento in territori spesso ostili. Ciò indusse i Romani a creare, sembra a partire dalle guerre pirriche, un primo esempio di accampamento militare da marcia fortificato, per proteggere le armate romane al suo interno.
| « Pirro re dell'Epiro, istituì per primo l'utilizzo di raccogliere l'intero esercito all'interno di una stessa struttura difensiva. I Romani, quindi, che lo avevano sconfitto ai Campi Ausini nei pressi di Malevento, una volta occupato il suo campo militare ed osservata la sua struttura, arrivarono a tracciare con gradualità quel campo che oggi a noi è noto. » | |
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(Sesto Giulio Frontino, Stratagemata, IX, 1.14.)
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Il primo castra romano da marcia o da campagne militare (castra aestiva[8][9]), ce lo descrive per la prima volta lo storico Polibio.[10] Esso presentava una pianta rettangolare e una struttura interna adoperata anche nella pianificazione delle città: strade perpendicolari tra loro (chiamate cardo e decumano) che formavano un reticolato di quadrilateri. Le dimensioni potevano variare notevolmente, anche se un esercito in marcia di due legioni e relative truppe alleate o ausiliarie, poteva utilizzare un'area complessiva di circa 50 ettari o più, come risulta dai numerosi campi da marcia rinvenuti ad esempio in Britannia durante la sua conquista.
[modifica] Divisione interna: vie e porte
Tra le strade interne all'accampamento, se ne distinguono due per importanza: il "cardo massimo" (cardo maximus) e il "decumano massimo" (decumanus maximus), che si incrociano in corrispondenza del praetorium (l'alloggio del comandante simile ad un tempio[11]) e che conducevano alle quattro porte dell'accampamento (le due strade hanno lo stesso nome di quelle delle città, dove invece si incrociano in corrispondenza del foro). Le "aperture" delle porte lungo i quattro lati, presentavano forme differenti a seconda dell'epoca di appartenenza come segue:
- Titulum, ovvero l'apertura verso l'interno, era costruita in modo che alle spalle della porta, fosse posto un vallum ed una fossa paralleli al perimetro dell'accampamento (posti ad una distanza di 60 piedi), per rallentare l'impeto di eventuali assalitori, apparendo in modo schematico come segue __——__;[12]
- Clavicula esterna/interna, in questo caso il vallo e la fossa potevano essere costruiti verso l'esterno (o interno), sempre ad una distanza di circa 60 piedi, a forma però di arco di cerchio (che schematizziamo in questo modo __ \__; soluzione adottata dagli anni '70 del I secolo fino alla metà del II secolo), il cui scopo era quello di fare in modo che gli attaccanti esponessero il loro lato destro ai legionari (quello privo di scudo), oltre ad impedirgli di attaccare frontalmente l'accampamento;[12]
- Agricola, dove l'apertura era verso l'interno, questa volta ad imbuto, con uno dei due lati dell'imbuto più lungo dell'altro (__/ \__).[12]
[modifica] Strutture difensive: fossati, terrapieni e palizzate
Per quanto riguarda le strutture difensive del castro, queste comprendevano cinque tipologie:
- uno o più fossati (fossa), normalmente larga 5 piedi e profonda 3, la cui forma poteva essere:
- a V (detta fossa fastigata);
- oppure con la parete più esterna perpendicolare al terreno, l'altra inclinata normalmente (chiamata fossa punica) allo scopo di rendere più difficoltosa la ritirata degli assalitori;[13]
- un muro (vallum) era innalzato davanti al fossato con zolle di terra, sassi, pietre e pali di legno per una larghezza di 8 piedi ed un'altezza di 6;[14]
- triboli e tronchi ramificati chiamati cervoli (tronchi con ramificazioni laterali, accostati tra loro in modo da costituire un difficile ostacolo da rimuovere, poiché collegati gli uni agli altri);[14]
- la protezione con guardie armate disposte fino a quattro file di fanti, mentre alcune pattuglie di cavalleria forniscono un servizio costante di ronda;[15]
- il semplice terrapieno (agger), che può sostituire anche il vallum, purché sia costituito da pietre o materiale roccioso.[15]
[modifica] Accampamenti permanenti o semi-permanenti (castra stativa e hiberna)
| Per approfondire, vedi la voce Limes romano. |
L'accampamento "semi-permanente" adottato dai Romani fin dei tempi della Repubblica (corrispondeva ai cosiddetti hiberna,[8] vale a dire a quel genere di castra che potesse permettere alle truppe, di mantenere uno stato di occupazione e di controllo militare/amministrativo continuativo nei territori provinciali ancora in via di romanizzazione). Si racconta che durante l'ultimo anno dell'assedio di Veio (inverno del 397-396 a.C.), anziché cessare l'assedio nei tempi soliti per permettere agli agricoltori di lavorare le loro terre, un esercito stipendiato poté essere tenuto indefinitamente sotto le mura della città etrusca. I comandanti romani fecero costruire per la prima volta dei quartieri invernali.[16]
A titolo di esempio si confrontino le descrizioni dei "quartieri invernali" che Cesare adottò al termine delle campagne militari annuali nel corso della sua conquista della Gallia. Ogni anno o quasi erano ricostruiti per trascorrervi l'inverno, a volte in località differenti, a volte nelle stesse, ma in nuove strutture magari poco distanti da quelle degli anni precedenti.
Fu solo grazie ad Augusto (30-29 a.C.) che si ottenne una prima e vera riorganizzazione del sistema di difese dell'Impero romano, acquartierando in modo permanente legioni ed auxilia in fortezze e forti permanenti (stativa[8][9]), non solo quindi per l'inverno (hiberna[8][9]) lungo l’intero limes.
[modifica] Fortezze legionarie
| Per approfondire, vedi le voci Legione romana e Elenco delle fortezze legionarie romane. |
Le fortezze legionarie permanenti derivavano la loro struttura dagli accampamenti di marcia o "da campagna". La loro struttura era pertanto similare, pur avendo rispetto ai castra mobili, dimensioni ridotte, pari normalmente a 16-20 ettari.[17][18] È vero anche che, almeno fino a Domiziano (89 d.C.), erano presenti lungo il limes alcune fortezze legionarie "doppie" (dove erano acquartierate insieme due legioni, come ad es. a Castra Vetera in 50 ettari ed a Mogontiacum in 36 ettari[18]), con dimensioni che si avvicinarono ai 40-50 ettari.[18] A partire però da Diocleziano e dalla sua riforma tetrarchica, le dimensioni delle fortezze andarono sempre più diminuendo, poiché le legioni romane erano state ridotte alla metà degli effettivi.
Al centro della fortezza si trovavano i Principia (il quartier generale) che davano sulla via Principalis e che formavano con la via Praetoria un T all'interno del campo. Tutte le altre strade erano secondarie rispetto alle prime due (es. la via Quintana). Lungo la via pretoria si trovavano la porta Praetoria e la porta Decumana, mentre lungo la via principalis si trovavano la porta Principalis dextera e la porta Principalis sinistra.
[modifica] Sistema di difesa della fortezza: fossato, vallo, palizzata/mura, intervallum e porte
Le fortezze in questione erano costruite durante la dinastia dei giulio-claudi in terra e legno[19] ed avevano forma di un quadrilatero irregolare.[20] Fu solo a partire dalla successiva dinastia dei Flavi che le mura esterne, oltre agli edifici interni, cominciarono ad essere costruiti in mattoni (tegulae) e pietra,[19] mentre il castrum andava sempre più assumendo la forma di un rettangolo.[20] È solo durante il Basso Impero che troviamo dei castra tutte le forme compresa quella circolare.[19]
Il muro di cinta esterno (che poteva raggiungere spessori compresi tra i 2 ed i 3,5 metri[19]) era simile a quello già visto sopra del castra aestiva, dove troviamo una fossa (a volte anche due o tre[20]), un agger ed un vallum, dietro il quale si trovava un importante spazio libero: l'intervallum[20] abolito però durante il basso Impero.[19] Lungo le mura o la palizzata, vi erano poi le porte, accanto alle quali sorgevano due torri, la cui forma era quadrata o rettangolare nel II secolo; da Marco Aurelio in poi con forma arrotondata o pentagonale.[19] Le torri di avvistamento erano poi presenti lungo l'intero perimetro della fortezza (normalmente di 500x400 metri circa), distanziate le une dalle altre ad intervalli regolari (con misure variabili), mentre le prime torri ad angolo esterne al tracciato delle mura fecero la loro prima apparizione dopo le guerre marcomanniche, non in tutti i settori del limes.[19] Solo nel II secolo cominciarono ad essere un metodo di costruzione generalizzato in tutto l'Impero.[21]
[modifica] Edifici interni alla fortezza
| Per approfondire, vedi le voci Principia (esercito romano), Praetorium, baraccamenti (storia romana), Valetudinarium, Horrea e Fabrica. |
Vale la pena ricordare tra gli edifici principali delle fortezze legionarie i Principia, ovvero quegli edifici che ne rappresentavano il centro amministrativo, di fronte agli edifici dove era alloggiato il comandante della legione (legatus legionis), il Praetorium. Le dimensioni di questi primi due edifici variavano da fortezza a fortezza, anche se normalmente presentavano misure pari a 70x100 metri circa.[22] Accanto a questi edifici c'erano poi quelli dei tribuni militari e i baraccamenti dei legionari e dei loro centurioni. I baraccamenti era strutture atte ad alloggiare ciascuna centuria di legionari, pari a circa 80 uomini. Il centurione disponeva di una sua propria abitazione "in testa" alla struttura, mentre ogni contubernium (formato da 8 legionari ciascuno) era alloggiato in una stanza di 4x6 metri (dormitorio) abbinata ad una di uguale misura, dove erano invece depositate le armi.[23] Vi erano, infine, strutture di fondamentale importanza come il Valetudinarium (ospedale militare), gli Horrea (granai), fabricae (fabbriche di armi) ed in alcuni casi anche le terme, un carcer (prigione) ed (esterni alle mura del campo) un anfiteatro.[24]
[modifica] Edifici esterni alla fortezza
| Per approfondire, vedi la voce Canabae. |
Attorno a questi centri militari, che in tempo di pace svolgevano l'importante ruolo di romanizzazione dei territori conquistati, si svilupparono importanti centri civili, chiamati canabae, in alcuni casi divenuti prima municipi e poi colonie. Queste strutture avevano così, oltre ad un prioritario ruolo militare, anche quello di diffondere la cultura e le leggi imperiali, oltre a promuovere i commerci con il mondo dei barbari lungo le frontiere dell'impero romano.
[modifica] Forti di milizie ausiliarie: i castella
| Per approfondire, vedi le voci Truppe ausiliarie dell'esercito romano, Elenco delle truppe ausiliarie romane e limes germanico-retico. |
I forti delle unità ausiliarie (normalmente nominati castellum[8][25]), che ricordiamo potevano contenere cohortes di fanteria o alae di cavalleria o cohortes equitatae (unità miste), avevano misure molto diverse le une dalle altre, a seconda anche che contenessero unità quingenarie (di 500 armati circa) o milliarie (di 1.000 armati circa). Ad esempio una cohors peditata quingenaria (500 fanti circa) veniva alloggiata in 1,2-1,5 ettari, mentre un'ala milliaria poteva necessitare di uno spazio molto ampio per alloggiare 1.000 armati e altrettanti cavalli (3,5-7 ettari, come a Porolissum).[26][27]
Sebbene avessero dimensioni inferiori a quelle delle fortezze legionarie (Vedi sopra), erano strutturate in modo analogo. Anche i forti ausiliari possedevano infatti i Principia (edifici amministrativi), il Praetorium (edificio del comandante, il praefectus di coorte o d'ala), i baraccamenti dei soldati ausiliari e dei loro ufficiali, le stalle per i cavalli, un Valetudinarium (ospedale militare) e gli Horrea (granai). A questi, in alcuni casi (soprattutto quando le unità erano milliarie), potevano aggiungere edifici termali, fabricae di armi, oltre ad un centro civile vicino.[28]
Un tipico esempio di forte ausiliario che vale la pena visitare per apprezzarne la struttura (grazie a tutta una serie di ricostruzioni realizzate ai primi del Novecento), lo troviamo in Germania, a Saalburg, lungo il sistema di fortificazioni del limes germanico-retico.
[modifica] Dal castrum militare alla città/colonia romana
| Per approfondire, vedi la voce Colonie romane. |
Talvolta è successo che i castra stabili sia siano evoluti nel tempo fino a diventare città. Fra le città fondate a partire da un castro sono Torino, Como, Pavia, Belluno, Brescia, Bologna (il decumano massimo era la via Emilia) e Firenze (l'accampamento di Florentia fu fondato come base per l'assedio di Fiesole, città etrusca e ben difesa). In inglese la parola compare nel nome di numerose città in buona parte fondate a partire da un castro romano (spesso nella forma della terminazione chester): Chester, Lancaster, Manchester ecc.
Le grandi caserme, infine, che ospitavano i corpi militari stanziati a Roma (dalla guardia pretoriana ai vigiles, fino agli urbaniciani) erano anch'esse chiamate castra (vedi Castra di Roma antica).
[modifica] Altre forme di castra
Il "castra bizantino" è identificato come un gruppo di case oppure torri affiancate l'una all’altra in modo da formare una corona fortificata; le mura esterne in pratica sono di fatto le pareti delle case.
[modifica] Note
- ^ Servio, Ad Aen., VI, 775
- ^ Rumpf, Castrum, in "Enc. dell'Arte Ant.", II, 1959, pp. 412-416
- ^ Le Bohec, L'esercito romano da Augusto alla fine del III secolo, trad. it. Roma, 1992, pp.173-176
- ^ Milan, Le forze armate nella storia di Roma antica, Roma, 1993, pp. 239-249
- ^ Bejor, Castrum, in "Enc. dell'Arte Ant.", sup II, 1996, pp. 45-47
- ^ Le Bohec, L'esercito romano da Augusto alla fine del III secolo, pp. 13 e 208
- ^ Rebuffat, A propos du “Limes Tripolitanus”, in «Rev. Arch.», I, 1980, p. 113
- ^ a b c d e Yann Le Bohec, L'esercito romano da Augusto alla fine del III secolo, Roma 1992, VII ristampa 2008, p.208.
- ^ a b c Tacito, Historiae, III, 46, 4; Tacito, Annales, I, 16, 2; I, 30, 3.
- ^ Polibio, Storie, VI, 27-34.
- ^ Giuseppe Flavio, Guerra giudaiaca, III, 5, 2.
- ^ a b c P.Connolly, L'esercito romano, Milano 1976, p.14.
- ^ G.Cascarino, L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. II - Da Augusto ai Severi, p.252.
- ^ a b G.Cascarino, L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. II - Da Augusto ai Severi, p.253.
- ^ a b G.Cascarino, L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. II - Da Augusto ai Severi, p.254.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, V, 2.
- ^ Yann Le Bohec, L'esercito romano da Augusto alla fine del III secolo, Roma 1992, VII ristampa 2008, p.215.
- ^ a b c Yann Le Bohec, L'esercito romano da Augusto alla fine del III secolo, Roma 1992, VII ristampa 2008, p.216.
- ^ a b c d e f g Yann Le Bohec, L'esercito romano da Augusto alla fine del III secolo, Roma 1992, VII ristampa 2008, p.211.
- ^ a b c d Yann Le Bohec, L'esercito romano da Augusto alla fine del III secolo, Roma 1992, VII ristampa 2008, p.210.
- ^ Yann Le Bohec, L'esercito romano da Augusto alla fine del III secolo, Roma 1992, VII ristampa 2008, p.212.
- ^ G.Webster, The roman imperial army, Oklahoma 1998, pp.193-197.
- ^ G.Webster, The roman imperial army, Oklahoma 1998, pp.197-199.
- ^ G.Webster, The roman imperial army, Oklahoma 1998, pp.200-206.
- ^ Tacito, Agricola, XIV, 3; XVI, 1; XX, 3; XXV, 3.
- ^ G.Webster, The roman imperial army, Oklahoma 1998, pp.213-223.
- ^ Yann Le Bohec, L'esercito romano da Augusto alla fine del III secolo, Roma 1992, VII ristampa 2008, p.217.
- ^ G.Webster, The roman imperial army, Oklahoma 1998, pp.223-230.
[modifica] Bibliografia
- Fonti primarie
- Cesare, De bello Gallico.
- Giuseppe Flavio, Guerra giudaiaca, III.
- Livio, Ab Urbe condita libri, V.
- Polibio, Storie, VI.
- Pseudo-Igino, De Munitionibus Castrorum.
- Tacito, Historiae, III.
- Tacito, Annales, I.
- Storiografia moderna
- AAVV, Il mondo di Roma imperiale: la formazione, Bari 1989.
- D.B.Campbell, Roman auxiliary forts 27 BC - AD 378, N.Y. e Oxford 2009.
- G.Cascarino, L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. I - Dalle origini alla fine della repubblica, Rimini 2007.
- G.Cascarino, L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. II - Da Augusto ai Severi, Rimini 2008. ISBN 978-88-8474-173-4
- P.Connolly, L'esercito romano, Milano 1976.
- P.Connolly, Greece and Rome at war, Londra 1998. ISBN 1-85367-303-X
- A.Goldsworthy, Storia completa dell'esercito romano, Modena 2007.
- Yann Le Bohec, L'esercito romano da Augusto alla fine del III secolo, Roma 1992, VII ristampa 2008.
- E.Luttwak, La grande strategia dell'Impero romano, Milano 1981.
- H.M.D.Parker, The Roman Legions, Cambridge 1958.
- G.Webster, The roman imperial army of the first and second century A.D., Oklahoma 1998.
Limes Congress:
- 1st International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di E.Birley, Durham 1952;
- 2nd International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di E.Swoboda, Graz-Colonia 1956;
- 3rd International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di R.Laur-Belart, Basilea 1959;
- 4th International Congress of Roman Frontier Studies, Durham 1959;
- 5th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di Grga Novak, Zagabria 1964;
- 6th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di H.Schönberger, Colonia-Graz 1967;
- 7th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di S.Appelbaum, Tel Aviv 1971;
- 8th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di E.Birley, B.Dobson e M.Jarrett, Cardiff 1974;
- 9th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di D.M.Pippidi, Bucarest 1974;
- 10th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di D.Haupt e H.G.Horn, Colonia 1974;
- 11th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di J.Fitz, Budapest 1977;
- 12th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di W.S.Hanson e L.J.F.Keppie, Oxford 1980;
- 13th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di C.Unz, Stoccarda 1986;
- 14th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di H.Vetters e M.Kandler, Vienna 1990;
- 15th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di V.A.Maxfield e M.J.Dobson, Exeter 1991;
- 16th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di W.Groenman-van Waateringe, B.L.van Beek, W.J.H.Willems e S.L.Wynia, Exeter 1997;
- 17th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di N.Gudea, Zălau 1999;
- 18th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di P.Freeman, J.Bennett, Z.T.Fiema e B.Hoffmann, Oxford 2002;
- 19th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di Z.Visy, Pecs 2003;
- 20th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di Ángel Morillo Cerdán, León 2006;
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Castrum
[modifica] Collegamenti esterni
- Sperimentazione sulla ricostruzione di un campo militare romano, con note, dettagli e riferimenti bibliografici
- Stefano Baccolini, Vita quotidiana nei castra: L'esempio africano, Bologna, 2000