Historiae (Tacito)

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Publio Cornelio Tacito
(LA)
« Initium mihi operis Seruius Galba iterum Titus Vinius consules erunt. »
(IT)
« Inizierò la mia opera dall'anno del consolato di Servio Galba e Tito Vinio. »
(Publio Cornelio Tacito, Historiae, I, 1)

Le Historiae (Storie) di Tacito sono un'opera di storiografia scritta intorno al 110 d.C. e riguardante gli avvenimenti degli anni 69 e 70 d.C.

Dell'opera ci sono pervenuti solo i primi cinque libri dei dodici o quattordici originari, che probabilmente narravano anche tutto il periodo della dinastia Flavia fino al 96 d.C.

Nelle Historiae Tacito racconta le guerre civili del 69 d.C., la morte degli imperatori militari Galba, Otone e Vitellio, l'assedio di Gerusalemme e la prima guerra giudaica.

Contenuto[modifica | modifica sorgente]

Frontespizio delle Storie di Tacito, da un'edizione del 1598

In uno dei primi capitoli dell' "Agricola" Tacito dice che vorrebbe trattare degli anni di Domiziano, di Nerva e di Traiano. Nelle Historiae il progetto è stato però modificato: nell'introduzione, Tacito dice che narrerà del periodo di Nerva e Traiano in un secondo tempo. Si occuperà invece del lasso di tempo tra le guerre civili dell'anno dei quattro imperatori e la fine del dispotismo dei Flavi. Solamente i primi quattro libri e i primi 26 capitoli del quinto libro sono giunti sino a noi, che coprono il 69 e i primi mesi del 70. Si crede che l'opera sarebbe arrivata ad occuparsi della morte di Domiziano il 18 settembre 96. Il quinto libro contiene—come preludio al resoconto dell'energica soppressione della grande rivolta degli ebrei da parte di Tito—una piccolo excursus etnografico sugli antichi ebrei ed è una preziosa testimonianza degli atteggiamenti dei Romani verso questo popolo.

Tacito scrisse le Historiae 30 anni dopo questi eventi, non molto dopo l'ascesa al potere di Traiano, che rassomiglia in qualche modo a ciò che accadde nel 69, quando quattro imperatori (Galba, Otone, Vitellio e Vespasiano) ascesero al potere in rapida successione. Le modalità delle loro ascese dimostrarono che il potere imperiale era basato sul sostegno delle legioni, e che un imperatore poteva essere scelto in ogni luogo dell'impero ove vi fosse una concentrazione di legioni a lui favorevoli, non solo a Roma.

Nerva, come Galba, ottenne il trono grazie alla designazione senatoriale, nel caso di Nerva dopo la morte violenta dell'imperatore precedente, Domiziano. Come Galba, Nerva dovette occuparsi subito di una rivolta dei Pretoriani e designò il suo successore tramite il metodo tradizionale dell'adozione. Galba, descritto da Tacito come un debole vecchio, aveva scelto un successore incapace, per la sua severità, di ottenere la fiducia ed il controllo sull'esercito. Nerva, invece, aveva consolidato il suo potere associando al trono Traiano, che era generale delle legioni del Reno superiore ed era molto popolare presso l'esercito. È probabile che Tacito fosse stato membro del consiglio imperiale presso il quale Traiano venne scelto per l'adozione.

Struttura dell'opera[modifica | modifica sorgente]

Libro I[modifica | modifica sorgente]

Introduzione e giudizio di Tacito sulla storia che ha riportato. Morte di Nerone, anarchia militare e breve governo degli imperatori Galba e Otone.

Libro II[modifica | modifica sorgente]

Vespasiano e Muciano. Vitellio è acclamato imperatore, ma viene dopo poco tempo tradito da Cecina Alieno. Vespasiano è acclamato imperatore dall'esercito.

Libro III[modifica | modifica sorgente]

Settembre e ottobre del 69. Ascesa di Vespasiano e morte di Vitellio.

Libro IV[modifica | modifica sorgente]

Vespasiano e Muciano stabiliscono il loro potere. Muciano commissiona la morte del figlio di Vitellio. La figura di Domiziano.

Libro V[modifica | modifica sorgente]

Assedio di Gerusalemme e disordini in Germania. Ritrae chiaramente quella che era ormai l’idea riguardante il popolo ebraico chiuso nella sua legge e nelle pratiche culturali del loro unico dio.Tale comportamento non poteva non suscitare la diffidenza e il risentimento dei romani. L’atteggiamento di Tacito verso i giudei è in linea con quello dei suoi contemporanei, ma dalle pagine dello storico non emergono solo pregiudizi genericamente diffusi tra gli altri romani. Nei 13 capitoli che egli riserva agli ebrei, esprime non solo disprezzo e avversione ma anche un vero e proprio odio per quel popolo, nel cui tradizionalismo egli scorgeva la negazione del prestigio di Roma. Detestava gli ebrei perché apparivano spregiatori della legge romana e timorosi soltanto delle loro leggi, e in particolare il rifiuto da parte del popolo ebraico di venerare come sacra la figura dell’imperatore, spingono lo storico a formulare verso gli ebrei un giudizio estremamente negativo. Tutto ciò era secondo Tacito la manifestazione di una presunzione insopportabile.

Ideologia[modifica | modifica sorgente]

Nel primo libro delle Historiae, un discorso fatto pronunciare a Galba chiarisce la posizione ideologica e politica di Tacito. Il rigoroso rispetto che Galba aveva per la formalità e la sua mancanza di realismo politico lo avevano reso incapace di controllare gli eventi: al contrario, Nerva adottò Traiano, che fu capace di tenere unite le legioni, mantenere l'esercito fuori dalle attività politiche imperiali, e di porre fine al disordine tra le legioni, evitando di fatto l'ascesa di eventuali pretendenti al trono. Tacito era convinto che solamente il principatus potesse assicurarsi la fedeltà dell'esercito, garantire la coesione dell'impero e la pace.

Descrivendo l'ascesa al potere di Ottaviano, Tacito dice che, dopo la battaglia di Azio, era necessario l'accentramento del potere nelle mani di un principe per il mantenimento della pace. Il principe non avrebbe dovuto essere un tiranno, come Domiziano, né un folle, come Galba. Avrebbe dovuto essere capace di garantire sicurezza all'imperium, preservando al contempo il prestigio e la dignità del Senato (Seneca sostiene lo stesso punto). Tacito, senza farsi illusioni, considera il potere degli imperatori adottivi l'unica soluzione ai problemi dell'impero.

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