Gaio Licinio Muciano

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Gaio Licinio Muciano
Roman SPQR banner.svg Console dell'alto Impero romano
Nome originale Gaius Licinius Mucianus
Nascita ante 55
Morte post 72
Gens Licinia
Consolato 65, 70 e 72

Gaio Licinio Muciano (latino: Gaius Licinius Mucianus; floruit 55-72; ... – ...) è stato un militare, scrittore e politico romano, console per tre volte[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Il suo nome mostra come egli, originario della gens Mucia, divenne per adozione un membro della gens Licinia. Da giovane cercò di ottenere illustri amicizie per ambizione sperperando il patrimonio, e nel 55 circa venne inviato da Claudio, che era diventato sospettoso dell'intimità che si era instaurata tra lui e Messalina, in Armenia con Gneo Domizio Corbulo. Durante il regno di Nerone riguadagnò il favore imperiale, tant'è che viene ricordato come console suffetto nel 65. Tacito lo descrive così: «Nell'ozio [scatenava] piaceri eccessivi, nei bisogni [dimostrava] gran virtù. Le sue cose pubbliche loderesti; le segrete, il contrario.»[2]

Al tempo della rivolta degli ebrei nel 67 Muciano era impiegato come governatore in Siria; riuscì a mantenere tale mansione durante la crisi che afflisse Roma nel 69, l'anno dei quattro imperatori. Non essendo riuscito a reprimere la rivolta degli ebrei venne sostituito da Vespasiano. Dopo la morte di Galba, Muciano e Vespasiano (che in quel periodo era in Giudea) si allearono con Otone, ma quando la guerra civile esplose, Muciano, «deposta ogni gelosia che in quel periodo dimostrava apertamente» (Svetonio), persuase Vespasiano a prendere il comando del proprio esercito per sconfiggere Vitellio, che si era impossessato del trono imperiale.[3] Venne concordato che Vespasiano sarebbe rimasto indietro per risolvere la questione ebraica in Oriente, mentre Muciano si sarebbe fatto strana attraverso l'Asia Minore e la Tracia per attaccare Vitellio, ma lungo il percorso si trovò a dover fronteggiare un'invasione della Mesia da parte dei Daci.

Dopo aver respinto l'incursione dei Daci ed aver riorganizzato le forze lungo il confine danubiano, riprese la marcia e raggiunse Roma i giorni successivi alla morte di Vitellio, trovando il figlio minore di Vespasiano, Domiziano, a capo degli affari dell'Impero romano. Nonostante ciò fu Muciano che, fino all'arrivo a Roma di Vespasiano, mantenne il potere. Muciano non negò mai la sua fedeltà a Vespasiano, nonostante la sua arroganza. È menzionato come console effettivo nel 70 e nel 72. Poiché non ci sono pervenute notizie, né letterarie né epigrafiche, che attestino l'operato di Muciano durante i regni di Tito e Domiziano è probabile che egli sia morto durante il regno di Vespasiano, tra il 69 e il 79.

Fu un abile scrittore e storico. Realizzò una raccolta di discorsi e lettere di illustri personaggi di epoca repubblicana, includendo probabilmente una serie di atti del Senato (res gesta senatus). Fu l'autore di una memoria che conteneva preziose informazioni sull'Oriente, spesso citate da Plinio il Vecchio, e che includevano miracoli ed eventi inspiegabili.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, III, 59.
  2. ^ Tacito, Historiae I,10
  3. ^ Svetonio, Vita di Vespasiano 6.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]