Traiano

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Marco Ulpio Nerva Traiano
Testa di Traiano, l'Optimus princeps, Glyptothek di Monaco di Baviera
Testa di Traiano, l'Optimus princeps, Glyptothek di Monaco di Baviera
Imperatore romano
In carica 27 gennaio 98 - 8 agosto 117
Predecessore Nerva
Successore Adriano
Nome completo Marcus Ulpius Nerva Traianus (nome ufficiale)
  • Marcus Ulpius Traianus (alla nascita)
  • Caesar Marcus Ulpius Nerva Traianus (dopo l'adozione)
  • Imperator Caesar Nerva Traianus Divi Nervae filius Augustus (durante il principato)
Altri titoli Germanicus (97)[1]
Pater Patriae (98)
Dacicus (102)[1]
Optimus Princeps (114)
Parthicus (116)[1]
Nascita Italica, 18 settembre 53
Morte Selinus in Cilicia, 8 agosto 117
Luogo di sepoltura Roma, Base della Colonna Traiana
Dinastia Imperatori adottivi
Padre Marco Ulpio Traiano
Marco Cocceio Nerva (adottivo)
Madre Marcia
Coniuge Plotina (dal 90? al 117)
Figli nessuno
Adottivo:
Publio Elio Traiano Adriano

Marco Ulpio Nerva Traiano, in latino: Marcus Ulpius Nerva Traianus, nelle epigrafi: IMPERATOR • CAESAR • DIVI • NERVAE • FILIVS • MARCVS • VLPIVS • NERVA • TRAIANVS • OPTIMVS • AVGVSTVS • FORTISSIMVS • PRINCEPS • GERMANICVS • DACICVS • PARTHICVS[2] (Italica, 18 settembre 53Selinus in Cilicia, 8 agosto 117), è stato un imperatore romano, regnante dal 98 al 117.

Valente militare e popolare comandante, venne adottato da Nerva nel 96, succedendogli due anni dopo. Sotto il suo comando supremo l'Impero romano raggiunse la sua massima estensione territoriale (6,5 milioni di chilometri quadrati[3]). Esaltato già dai contemporanei e dagli storici antichi come Optimus princeps, da molti storici moderni ed esperti è considerato, in virtù del suo operato e delle sue grandi capacità come comandante, amministratore e politico come uno degli statisti più completi e parsimoniosi della storia, e uno dei migliori imperatori romani.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Origini familiari[modifica | modifica sorgente]

Targa commemorativa ad Italica (Spagna), nei pressi di Siviglia, città natale di Traiano.

Traiano era figlio di un importante senatore che portava il suo stesso nome. Apparteneva ad una famiglia, quella degli Ulpi, che, sebbene provinciale, era eminente e di rango senatorio. Gli Ulpi erano una famiglia italica stabilitasi nella provincia iberica di Baetica (odierna Andalusia - Spagna), la quale mantenne però sempre contatti con la terra d'origine, dove aveva interessi economici dovuti a proprietà fondiarie.

Traiano nacque il 18 settembre 53 ad Italica (fondata da Scipione l'Africano), odierna Santiponce, non lontano dall'attuale Siviglia. La madre, Marcia, era iberica, il padre non fu solo senatore, ma aveva ricoperto altre cariche importanti, tra cui: il proconsolato d'Asia, il consolato e nel 76-77 il governatorato della Siria (Legatus pro praetore Syriae). La carriera di Traiano cominciò con la sua scelta di prestare servizio tra i ranghi dell'esercito romano. Seguì le varie tappe del cursus honorum ordinario; fu questore, pretore e poi legatus legionis della legio X Fretensis in Siria nei primi anni dell'impero di Vespasiano (attorno al 75).[4] Questo gli diede la possibilità di acquisire una certa conoscenza sulle frontiere e sulla vita da soldato prima e da ufficiale poi. Fu tribuno militare e poi console, con Manio Acilio Glabrione nel 91,[5] nel 96 divenne Governatore della Germania prestando servizio su quella che era una delle frontiere più turbolente dell'impero lungo le rive del Reno. Prese parte alle guerre dell'imperatore Domiziano contro i popoli della Germania Magna,[1] ed era conosciuto come uno dei migliori comandanti dell'impero quando, nel 96, Domiziano fu ucciso.

Ascesa[modifica | modifica sorgente]

La sua notorietà nell’ambito militare gli fu utile sotto il governo del successore di Domiziano, Nerva, anziano senatore, impopolare in questi ambienti e che quindi aveva bisogno di un intermediario per averne l'appoggio. Per questo, oltre che per l'eccellenza della persona, Nerva adottò Traiano come figlio e come successore nella primavera del 97. La sua rapida ascesa fu dovuta a diversi motivi: il padre era in difficoltà a causa di una rivolta di pretoriani e quindi considerò opportuna l'ascesa di un buon generale, di nobiltà recente, ma solida e popolare. Il secondo motivo fu inoltre probabilmente dato dal fatto che Traiano era a capo delle legioni più prossime all’Italia e che quindi disponeva di un esercito fedele e pronto ad appoggiarlo; infine esso era probabilmente l’unico in grado di riprendere le orme politiche del padre adottivo le quali si basavano su un governo di tipo assistenziale, per questo Traiano fu accettato subito, da esercito, Senato e pretoriani, come capo dello stato nel 98 e vi rimase fino al 117.

Descrizione fisica e caratteriale[modifica | modifica sorgente]

Traiano era vigoroso, alto, i suoi capelli erano neri, ma ingrigirono presto. Durante il principato erano quasi completamente bianchi già all'età di 50 anni circa.[6] Lo storico romano Cassio Dione Cocceiano ci ha tramandato la notizia che Traiano fosse aduso ad intrattenere rapporti sessuali sia con donne che con uomini e amasse molto il vino, trovandosi non di rado in stato di ubriachezza. Queste caratteristiche però, come accaduto con Cesare, se vere, non vennero usate contro l'immagine del principe, come era stato con i detestati Nerone e Domiziano, additati a simbolo di decadenza morale.[7] D'altra parte fu uno degli imperatori più seri e corretti, caratteristiche che ne facevano un ottimo princeps, che sapeva gestire al meglio gli affari della res publica. Non fu mai corrotto dal potere e non usò mai il suo titolo e il suo potere per scavalcare la legge, anzi riconobbe sempre il primato di quest'ultima anche sopra la sua carica. Eliminò tutti quei rituali decadenti tipici di un monarca orientale come l'abbraccio del piede, il baciamano, il palanchino ondeggiante con i battistrada. Seppe farsi amare da tutti, in particolare dalle due parti sociali più importanti: il Senato e l'esercito, ma anche dal popolo, cose rare da trovare insieme nella biografia di un imperatore romano. Era un conservatore, convinto che il progresso derivasse più da un'oculata amministrazione che da imponenti riforme. Benché non avesse la cultura di Adriano e Marco Aurelio, era intelligente nella vita quotidiana, in guerra e in politica, grande comunicatore, amato dai soldati per la sua affabilità, difficile all'ira e incline alla clemenza.[8][9]

Il principato (98-117)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Monetazione da Nerva ad Adriano.

Politica interna[modifica | modifica sorgente]

Amministrazione interna e provinciale[modifica | modifica sorgente]
Busto di Traiano, conservato al British Museum.
Aureo di Traiano

Il popolo di Roma salutò il suo nuovo imperatore con grande entusiasmo, ed egli seppe essere riconoscente e degno di tale onore governando bene e senza i bagni di sangue che avevano caratterizzato il regno di Domiziano. Traiano si trovava a Colonia quando la notizia della sua nomina lo raggiunse, a seguito di una gara di messaggeri vinta da suo cugino e futuro successore Adriano. Diventava Imperatore il 27 gennaio 98, all'età di quarantacinque anni. Fu il primo Imperatore non italico, poiché nato in Hispania. Il dominio romano rivelava così una nuova svolta: la penisola italica stava perdendo il suo ruolo centrale nella politica romana. Una volta divenuto Imperatore non si recò subito nella capitale, ma si limitò a sostituire alcuni uomini infidi, a punire i pretoriani coinvolti nella rivolta contro il predecessore, riducendo della metà il tradizionale donativo per celebrare l'ascesa al trono.[10] Entrò in Roma due anni dopo, dopo aver sistemato le cose sul confine renano.

Liberò molta gente che era stata ingiustamente imprigionata da Domiziano e restituì una gran quantità di proprietà private che Domiziano aveva confiscato; procedura già iniziata da Nerva prima della sua morte. La sua popolarità fu tale che il senato gli concesse il titolo onorifico di optimus, "il migliore".[11]

Il senatore Plinio gli rivolse, durante la cerimonia in senato, un interminabile panegirico in cui chiese inoltre che al Senato fosse concesso un maggior coinvolgimento nella conduzione degli affari dell'amministrazione pubblica dello Stato. Traiano accolse alacremente queste richieste, e chiamò molti dei “padri coscritti” (senatori) a governare le province romane. Tuttavia mantenne saldo su di essi un controllo molto forte, occupandosi scrupolosamente dei bisogni delle varie Provincie e arrogandosi, per esempio, i permessi per l'edificazione di edifici ad uso pubblico. Questo gli consentì di smascherare e punire molti Senatori rei del reato di concussione, che avevano approfittato della politica indulgente del precedente imperatore Nerva. Traiano si avvalse di un organo giudicante creato da lui allo scopo di indagare su questi reati, il Consilium Principis, del quale fecero parte tra i migliori giuristi dell'epoca. Numerosi furono gli indagati per casi di malgoverno delle province, sebbene il Senato stesso abbia poi emanato sentenze generalmente favorevoli.

Traiano il costruttore[modifica | modifica sorgente]
Il Porto di Traiano esagonale ad Ostia
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi arte traianea, foro di Traiano e porto di Traiano.

L'impero, che fino a quel momento si era in continuazione ampliato, sotto Traiano finalmente impegnò le sue risorse per il miglioramento delle condizioni di vita piuttosto che sulle nuove conquiste. Traiano rafforzò la viabilità restaurando le principali strade che si diramavano dall'Urbe collegandola al resto dell'Impero. Costruì ex novo il celeberrimo porto di Traiano esagonale nella zona di Fiumicino (i cui resti sono ancor oggi imponenti) che collegava Roma con le regioni occidentali dell'Impero. L'opera fu senz'altro tra le più importanti per la Città, che ovviò così ai suoi problemi di approvvigionamento ormai fuori dalla portata del già esistente "Porto di Claudio". Incaricato del progetto fu l'architetto greco-nabateo Apollodoro di Damasco; i lavori durarono dal 100 al 112, con la creazione di un bacino di forma esagonale con lati di 358 metri e profondo 5 metri (al contrario della trascuratezza degli ingegneri di Claudio), con una superficie di 32 ettari e 2000 metri di banchina. Fu costruito un ulteriore canale, e il collegamento ad Ostia fu assicurato da una strada a due corsie lastricata.

Il porto di Ostia era utile soprattutto per i traffici con il Mediterraneo occidentale; per facilitare la navigazione tra Roma e l'Oriente, Traiano ordinò l'ampliamento del porto adriatico di Ancona, ove fece costruire perciò un poderoso molo, per migliorare la protezione dalle onde già offerta dal promontorio sul quale sorge la città; il Senato e il popolo romano, per ringraziare l'imperatore di aver reso più sicuro l'ingresso d'Italia, fecero costruire sul nuovo molo un arco;[12] le opere anconitane sono anch'esse attribuite ad Apollodoro di Damasco.[13]

Pensando anche al miglioramento delle comunicazioni terrestri, Traiano curò un nuovo tragitto per la via Appia verso il porto di Brindisi, che partiva da un altro arco edificato a Benevento. Attuò una serie di bonifiche nell'Agro Pontino nella regione delle Paludi Pontine; vennero così strappati numerosi terreni agli acquitrini.

Il complesso del Foro di Traiano nel cuore dell’Urbe
La colonna di Traiano

A Roma rinnovò il centro cittadino con la costruzione di un immenso foro e di edifici in laterizio ad esso contigui, destinati alla pubblica amministrazione, che si appoggiavano al taglio delle pendici del Quirinale e della sella montuosa tra questo e il Campidoglio. Lo straordinario complesso del foro Traianeo, inaugurato ne 113,[14] risolse i problemi di congestione e sovraffollamento dell'area nel centro della città antica attorno alla Via Sacra. Le dimensioni straordinarie dell'opera (anche questa supervisionata da Apollodoro di Damasco) erano tali da emulare in grandezza quella di tutti gli altri fori messi insieme. Oltre alla pubblica Basilica Ulpia, la piazza, i colonnati, gli uffici, le biblioteche, e il tempio del divo Traiano, eresse nel suo foro la Colonna Traiana come celebrazione delle sue conquiste militari nella campagna di Dacia, ancor oggi uno dei simboli dell'eternità di Roma. Alta 30 metri circa e larga 4, in origine colorata, all'interno una scala a chiocciola porta sulla cima. All'esterno si avvolge a spirale sulla colonna un fregio di 200 metri largo 1 con scolpite più di 2000 figure in bassorilievo. La colonna era sormontata da una statua dell'imperatore (sostituita nel 1588 da una di san Pietro).[15][16]

A Traiano si deve la costruzione di un altro acquedotto che aumentava ulteriormente la portata dei rifornimenti idrici in Roma, che erano già abbondantemente assicurati dagli acquedotti costruiti in precedenza e soprattutto da quello noto come Anio Novus (costruito sotto Claudio). I lavori iniziarono nel 109, la struttura avrebbe dovuto raccogliere le acque delle sorgenti sui monti Sabatini, presso il lago di Bracciano (lacus Sabatinus). La lunghezza complessiva era di circa 57 km e la portata giornaliera di circa 2.848 quinarie, pari a poco più di 118.000 m³. Raggiungeva la città con un percorso in gran parte sotterraneo lungo le vie Clodia e Trionfale e poi su arcate lungo la via Aurelia. Arrivava a Roma sul colle Gianicolo, sulla riva destra del fiume Tevere. L'estensione della rete idrica fu incentivata non solo a Roma, ma anche in Dalmazia, nella natia Spagna e in oriente, cioè laddove i climi aridi richiedevano maggiori approvvigionamenti idrici.[17] A Roma Traiano fece ampliare i canali sotterranei e i cunicoli della Cloaca Massima per il deflusso più efficiente delle acque piovane e delle acque reflue che venivano scaricate nel Tevere. Quest'ultimo poi venne rinforzato con argini e canali lungo tutto il suo perimetro più a rischio in modo da evitare straripamenti da parte del fiume della Città.

Cammeo di Traiano

Per lo svago e il piacere della plebe, Traiano fece eseguire alcuni dei lavori che danno a Roma l'aspetto che grossomodo hanno tutti nell'immaginario comune della Città. Fece ricostruire e ampliare definitivamente il Circo Massimo del quale i primi tre anelli alla base della struttura furono eretti con calcestruzzo e rivestiti da mattoni e marmi, solo l'anello superiore rimase in legno; la struttura divenne sicura e antincendio, favorendo la costruzione di botteghe e negozi ai suoi lati. Sul colle Oppio fece erigere delle grandiose terme sui resti della Domus Aurea di Nerone; si accedeva da un grande propileo che immetteva direttamente alla natatio, la piscina a cielo aperto. Sulla riva destra del Tevere dove sorge l'attuale Castel Sant'Angelo fece realizzare un'area per le naumachie (riproduzione di battaglie navali). Gli sforzi edilizi dell'imperatore non si concentrarono solo sulla Capitale, ma su tutto l'impero.

In Egitto collegò il Nilo al Mar Rosso con un grande canale (fiume Traiano).[18] Fondò molte colonie per l'Impero. In Dacia (dopo averla sottomessa) favorì la colonizzazione e la fondazione di nuove colonie che romanizzarono rapidamente la provincia. La Colonia Ulpia Traiana sorse sulle ceneri della barbara Sarmizegetusa Regia. Fece costruire molti ponti, tra i più famosi ricordiamo quello sul Tago nei pressi della città spagnola di Alcantara e, il più lungo, sul Danubio presso Drobeta, costruito in occasione della campagna di Dacia (1.135 m); costruito col duplice intento di garantire una via di rifornimento per le legioni che avanzavano e di terrorizzare e scoraggiare i nemici di fronte ad una simile dimostrazione di superiorità tecnologica, logistica e militare.

Traiano uomo di stato[modifica | modifica sorgente]
Busto di Traiano, della tipologia relativa al ritratto del decennale di regno

Traiano non concentrò le sue energie e quelle dell'Impero solo su campagne militari e costruzioni di edifici pubblici. Fu anche un oculato statista e filantropo, interessato alle condizioni dei suoi cittadini e pertanto attento nelle riforme sociali e politiche.[19] Egli, infatti, in materia giudiziaria diminuì i tempi dei processi, proibì le accuse anonime, acconsentì il risvolgimento del processo in caso di condanna in contumacia e proibì le condanne in mancanza di prove solide o in presenza di qualsiasi dubbio. In materia economica e sociale trovò modo di organizzare la burocrazia e promulgò leggi a favore della piccola proprietà contadina, la cui base era minacciata dall'estendersi del latifondo.[20] Traiano favorì il ripopolamento di liberi contadini nella penisola, investendo capitali e fornendo ai coloni i mezzi per il sostentamento e il lavoro nei campi; in cambio i coloni si impegnavano a versare una parte dei raccolti come saldo del debito. Questo sistema, noto come colonato, aveva bisogno del controllo da parte dello stato affinché potesse funzionare. Da un lato bisognava impedire che gli esattori delle imposte depredassero i coloni o che i latifondisti esigessero più del dovuto riducendo alla miseria e alla semischiavitù i contadini; dall'altro bisognava difendere i coloni dai briganti e gli invasori che avrebbero potuto devastare le terre costringendoli all'abbandono delle campagne e a riversarsi in città lasciando le terre incolte.[21] Per ovviare al declino dell'agricoltura italica impose ai senatori di investire in Italia almeno un terzo dei loro capitali. Pose dei limiti all'emigrazioni dalla penisola, tentando di incentivare la presenza del ceto imprenditore e della manodopera in un'Italia che stava perdendo la sua centralità e che stava per avviarsi ad una fase di declino. Traiano fece bruciare i registri delle tasse arretrate (raffigurato in quest'atto nei Plutei della Curia) per alleggerire la pressione fiscale sulle province e abolì alcune tassazioni che gravavano sui provinciali e gli italici; poté così creare una sorta di cassa risparmio popolare che concedeva prestiti ai piccoli contadini e imprenditori romani che beneficiarono così di larghe concessioni; vennero poi favorite le prime cooperative e associazioni dei mestieri.[22]

Traiano fu soprattutto, come detto, un grande filantropo e protettore della gioventù romana.[23] Per ovviare alla miseria dei ceti più bassi, e tentare di risollevare le condizioni della declinante economia italica, fece istituire l'Institutio Alimentaria. Con quest'ultimo provvedimento Traiano sacrificò parte del suo patrimonio personale per assicurare a centinaia di bambini e giovani bisognosi il sostentamento.[24] Sull'Arco di Traiano di Benevento è raffigurata la distribuzione di viveri alla popolazione e soprattutto ai bambini poveri in base alla Institutio Alimentaria. Così pure dei rilievi sono conservati nel Foro Romano, riferentisi all'istituzione degli «Alimenta Italiae» in favore dei «pueri et puellae alimentari». Con i ricavati e i proventi delle riforme attuate, Traiano edificò collegi e orfanotrofi per i figli illegittimi e gli orfani dei suoi soldati garantendo loro un sussidio mensile e un'istruzione adeguata. Così facendo, l'imperatore garantì agli imperatori successivi un ceto dirigente abile e capace. I problemi economici vennero risolti con le campagne militari, che avevano il doppio intento di pacificare i confini e reperire l'oro e l'argento necessari per le costruzioni, le riforme e per colmare il deficit economico degli imperatori precedenti. Il suo successore, Adriano, si trovò a reggere le sorti di un impero economicamente in attivo.

Traiano in armatura da parata, copia moderna

Politica religiosa[modifica | modifica sorgente]

Traiano fu molto tollerante in materia religiosa, però, come la maggior parte dei romani considerava alcuni culti come sovversivi, come ad esempio il cristianesimo. Tuttavia egli cercò di limitare ed evitare eccessi di repressione. Delle persecuzioni all'epoca di Traiano ci restano alcuni documenti molto importanti. Il primo è una lettera inviata all'imperatore da Plinio il Giovane quando, intorno al 110, era legato nella provincia di Bitinia. Plinio descrive la linea seguita fino ad allora con i cristiani e le accuse loro rivolte, ma chiede ulteriori chiarimenti su come comportarsi con loro. Nella lettera si trova il giudizio negativo contro la religione cristiana largamente diffuso nella cerchia imperiale ed intellettuale dell'epoca, e condivisa dallo stesso Plinio: “nihil aliud quam superstitionem” ("null'altro che superstizione"). Il secondo documento è il rescritto, cioè la risposta ufficiale, in cui l'imperatore detta modalità per trattare la questione cristiana che sarebbero rimaste valide per quasi 140 anni: nessuna ricerca attiva dei cristiani, ma, in caso di denuncia, essi dovevano essere condannati solo se avessero rifiutato di sacrificare agli dèi (solitamente gettando grani d'incenso davanti alla statua dell'imperatore, un gesto più politico che religioso, o abiurando; Traiano invece prescrisse solo un semplice offerta a una statua di divinità); le denunce anonime andavano respinte[25]. La corrispondenza fornisce alcune interessanti notizie: a parte la condivisione dell'opinione comune, Plinio non sapeva quasi nulla dei Cristiani, e tantomeno dei loro presunti delitti, delle pene da infliggere e delle norme e procedure da applicare nei loro confronti; da ciò si può dedurre che all'epoca non esistevano leggi o decreti anticristiani, che anche gli imperatori non avevano mai preso ufficialmente posizione contro di loro e che nessun processo celebrato contro i cristiani aveva avuto così tanta rilevanza da poter costituire un precedente utile per un magistrato di Roma. La risposta di Traiano, d'altra parte, dalla quale traspare la difficoltà di stabilire una regola, sembra più attenta alla protezione degli innocenti che all'assoluzione dei colpevoli: colpire i rei, ma astenersi dal ricercarli, né procedere in base a denunce, soprattutto se anonime, e richiedere la semplice prova del sacrificio agli dèi[26].

Politica estera[modifica | modifica sorgente]

La conquista della Dacia (101-106)[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conquista della Dacia e colonna di Traiano.

Nonostante ciò Traiano è più conosciuto nella storia come conquistatore. Nel 101, lanciò una spedizione verso il regno di Dacia, sulla riva settentrionale del Danubio; le motivazioni che lo spingevano alla campagna dacica erano molteplici[27], innanzitutto legate all'affermazione del proprio prestigio militare e politico, volendo riuscire laddove il suo predecessore Domiziano aveva sostanzialmente fallito, sottoscrivendo un trattato disonorevole con i Daci;

Sottomissione dei daci a Traiano, rilievo dalla Colonna Traiana

vi erano poi ragioni militari e strategiche, dato che il regno dacico si era ormai consolidato e costituiva una seria minaccia per gli interessi romani nell'area danubiana; sussisteva infine una forte motivazione economica, in quanto il controllo delle miniere d'argento e oro della Dacia costituiva un obiettivo di primaria importanza. L'anno seguente, l'imperatore costrinse il re Decebalo a sottomettersi a lui dopo essersi accampato a pochi chilometri dalla capitale, Sarmizegetusa Regia. Traiano quindi tornò a Roma in trionfo e gli fu accordato il titolo di Dacicus maximus.[28] Tuttavia, Decebalo iniziò subito a tramare premendo ancora sulle frontiere e cercando di raggiungere i vicini regni sulla riva settentrionale del Danubio per unirsi a loro. Traiano scese di nuovo in campo, e partendo da Ancona arrivò sulle rive del Danubio. Le fonti parlano di 13 legioni mosse per sottomettere definitivamente quella terra ricca d'oro e quel popolo che durante il regno di Domiziano aveva messo la Mesia a ferro e fuoco. L'esercito Romano accampato sul Danubio atterrì l'animo dei Daci facendo costruire un ponte (il ponte di Traiano) sul fiume per spostare le legioni (impresa molto simile per altro a quella di Cesare). L'architetto, Apollodoro di Damasco sembra abbia edificato questo mostro dell'architettura di 1070m col duplice scopo di far attraversare il Danubio e scoraggiare i nemici. Nonostante la forza e la veemenza dei Daci (costoro erano talmente fanatici che se non cadevano in battaglia si suicidavano per il loro dio Zalmoxis) l'avanzata dell'esercito di Roma fino alla capitale Sarmizegetusa Regia non subì intoppi grazie alla sua superiorità numerica e logistica, e alle tattiche ormai consolidate da secoli di guerre e assedi. In occasione di queste guerre Traiano introdusse una nuova arma, la carrobalista, ovvero l'antenato del cannone da campagna, un mezzo che univa la mobilità necessaria in battaglia ad una grande potenza e che contribuì alla vittoria romana. Sarmizegetusa Regia fu distrutta, Decebalo si suicidò, e sul posto dell'antica capitale Traiano fondò una nuova città, Ulpia Traiana Sarmizegetusa, popolò la Dacia con coloni romani e la annesse come provincia all'impero.[29] Nonostante sia stata l'ultima provincia conquistata dall'Impero romano, ebbe un processo di "romanizzazione" più veloce rispetto alle altre, sia nei costumi che nella lingua, prove ne sono che quella provincia assunse il nome di Romania, e che l'idioma ancora oggi parlatovi, il Rumeno, è una lingua neolatina. Queste imprese furono celebrate nel fregio della Colonna di Traiano in Via dei Fori imperiali a Roma.[30]

Conquista dell'Arabia e carteggio con Plinio "il giovane"[modifica | modifica sorgente]

Nello stesso periodo, il regno dei Nabatei (Arabia nord occidentale) finì con la morte del suo ultimo re. Quando nel 101 re Agrippa II morì senza successori diretti, lasciò in eredità il suo regno a Traiano, così, mentre la Dacia veniva conquistata, l'impero acquisiva quella che sarebbe divenuta la provincia di Arabia (per la geografia odierna si tratta della parte meridionale della Giordania e di una piccola parte dell'Arabia Saudita). Il piccolo regno fu inglobato nella provincia romana di Giudea. Intorno al 106 Traiano decise di consolidare il possesso di quella piccola striscia di terra tramite l'annessione del Regno dei Nabatei. In questo modo si assicurò un collegamento continuo dall'Egitto alle province asiatiche. Tutto il Mediterraneo era da quel momento in mano ai Romani, i quali lo considerarono a ragion veduta "un lago privato", conferendogli il titolo di "mare Nostrum". Giudea e Arabia Nabatea sarebbero state due eccellenti piattaforme di partenza per le future campagne orientali di Traiano.

Per i successivi otto anni, Traiano non si occupò di imprese militari cogliendo però ugualmente molti successi. Durante questo periodo ebbe una corrispondenza con Plinio "il giovane", dal 111 al 113 governatore della Bitinia, su varie tematiche politico-amministrative (si trattava, tecnicamente, di un rescritto); spicca il citato carteggio relativo al trattamento da riservare ai cristiani, nel quale l'Imperatore suggeriva di non praticare un'indiscriminata repressione, ma di punirli solo in presenza di prove certe dell'adesione a questa religione o qualora essi non abiurassero. Costruì molti nuovi edifici, monumenti e strade in Italia e nella nativa Spagna, compreso lo stupendo Foro di Traiano i cui resti sono ancor oggi visibili a Roma.[31]

Le campagne orientali (114-117)[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Campagne partiche di Traiano.
Impero romano al tempo di Traiano

Nel 113, Traiano decise di procedere all'invasione del regno dei Parti. Il motivo, che l'imperatore addusse per giustificare la sua ultima campagna, fu la necessità di porre rimedio alla provocazione rappresentata dalla decisione dei Parti di porre un re sul trono di Armenia, senza chiedere il consenso dei Romani.[32] L'Armenia era lo stato cuscinetto tra Roma e i Parti. Un regno su cui fin dal tempo di Nerone, 50 anni prima, l'Impero romano tentava di stabilire la sua egemonia nel suo confronto politico e militare con i Parti.[33]

Traiano per prima cosa marciò sull'Armenia, depose il re, e procedette ad inglobare i territori del regno all'Impero romano. Poi si diresse a sud contro la Partia stessa, conquistando le città di Babilonia, Seleucia e infine la capitale Ctesifonte nel 116. Continuò poi verso sud fino al Golfo Persico, dove dichiarò la Mesopotamia nuova provincia dell'impero, lamentandosi di essere troppo vecchio per seguire le orme di Alessandro Magno.[34]

Non solo tutta la Mesopotamia era occupata ma le avanguardie dell'armata romana, comandate da Lusio Quieto si protendevano verso le prime catene montuose della Persia. Ma la conquista non era ancora ben salda, la vastità dei territori occupati e la presenza di sacche di resistenza e la tattica della guerriglia con arcieri a cavallo, usata dai Parti, la mettevano in pericolo. Nel 116, Traiano, conscio delle difficoltà, pensò di dover adottare le armi della politica, facendo salire sul trono dell'impero partico un re suo vassallo: il giovane Partamaspate.[35]

Fu allora che la fortuna in guerra e la salute tradirono Traiano. La città fortificata di Hatra, sul Tigri resistette all'assedio imperiale, provocando numerosi morti nelle file degli assedianti romani. E non solo, in Giudea e in Siria scoppiarono sanguinose rivolte. Traiano fu costretto a spostare le sue armate verso ovest, attestando le truppe non più lungo l'Eufrate, ma a ridosso del Tigri, proprio per reprimere le ribellioni. Probabilmente vedeva tutto questo come una semplice battuta di arresto, ma il destino gli avrebbe precluso la possibilità di condurre nuovamente l'esercito romano verso oriente.[36]

Busto di Traiano conservato al museo di Ankara, scolpito nel 117: è evidente il declino fisico del - fino ad allora - vigoroso e prestante imperatore

La successione[modifica | modifica sorgente]

Più tardi, nel 116, mentre era in Cilicia preparando un'altra guerra contro la Partia, Traiano, che spesso cavalcava sotto la pioggia esponendosi agli stessi disagi dei soldati, si ammalò. La sua salute declinò durante la primavera, forse a causa di un colpo apoplettico o di una malattia infettiva contratta in Mesopotamia[37], e l'estate del 117, finché l'8 agosto morì a Selinunte (allora Selinus o Seliki), in Cilicia (odierna Gazipaşa, in Turchia), per un edema polmonare o un infarto cardiaco causatogli dalla sua malattia. Non è certo che abbia effettivamente nominato Adriano suo successore, ottimo governante ma di cui conosceva le differenze caratteriali rispetto a sé. La moglie Plotina deve comunque aver certamente contribuito in qualche modo alla sua elezione ad imperatore, se Traiano lo ha effettivamente adottato in punto di morte. Adriano, all'inizio del suo regno, rinunciò in Mesopotamia al dominio sui Parti, concedendo molta più autonomia al re vassallo, ed in breve tempo questo permise che i parti riconquistassero pienamente il regno. Tuttavia furono conservati tutti gli altri territori conquistati da Traiano, compresa la Dacia, completamente romanizzata in pochi anni.[38]

Traiano venne cremato e le ceneri dell'Optimus, che stava apprestandosi a tornare a Roma per il trionfo, dopo aver lasciato il comando ad Adriano stesso, vennero raccolte in un'urna d'oro; dopo il trionfo postumo, con la sua effigie portata sul carro del vincitore dall'Augusta, l'urna venne posta dentro la base della Colonna Traiana, derogando all'antica legge che impediva le sepolture all'interno del perimetro cittadino. Essa venne in seguito trafugata, durante le invasioni barbariche, dai Visigoti nel sacco di Roma (410), e se ne persero le tracce, essendo stata presumibilmente fusa e le ceneri perdute, mentre la colonna, restaurata, tuttora si erge nel centro di Roma.[39]

Il mito dell'Optimus Princeps[modifica | modifica sorgente]

« Quiv'era storïata l'alta gloria / del roman principato il cui valore / mosse Gregorio alla sua gran vittoria. »
(Dante, Purgatorio, canto X)
Il Foro di Traiano e la Colonna in una stampa.

Per il resto della storia dell'Impero romano e per buona parte di quella dell'Impero bizantino, ogni nuovo Imperatore dopo Traiano veniva salutato dal Senato con l'augurio: possa tu essere più fortunato di Augusto e migliore di Traiano (Felicior Augusto, melior Traiano).[40] In epoca medievale, si diffuse la leggenda secondo la quale papa Gregorio Magno, colpito dalla bontà dell'Imperatore, avrebbe ottenuto da Dio la resurrezione di lui per il tempo necessario ad impartirgli il battesimo[41]. Dante riporta questa leggenda nella Divina Commedia, ponendo Traiano in Paradiso, nel Cielo di Giove, e precisamente fra i sei spiriti giusti che formano l'occhio della mistica aquila.

Eugène Delacroix, La giustizia di Traiano, che raffigura il celebre annedoto della vedova a cui avevano ucciso il figlio

Molti aneddoti circondano la figura di Traiano, che ricordano la sua umiltà e devozione al popolo romano, e il suo rifiuto a condannare senza prove; uno di questi vuole che una vedova lo abbia fermato mentre si dirigeva verso la Dacia per la sua campagna. Questa in lacrime lo fermò implorandolo di renderle giustizia, trovando e punendo giustamente il colpevole della morte del figlio. Traiano la rassicurò dicendo che avrebbe provveduto al caso al suo ritorno. Al che la vedova gli ricordò che sarebbe potuto non tornare, quindi Traiano le garantì che in quel caso ci avrebbe pensato il suo erede-successore in sua vece. La vedova allora gli fece notare che in quel caso non avrebbe mantenuto la sua promessa, perché non ci avrebbe pensato lui di persona e anche se le fosse stata resa giustizia non sarebbe stato per merito suo. Traiano allora smontò da cavallo, cercò e punì il colpevole, rese giustizia alla vedova e ripartì per la guerra[42]. Anche questa vicenda è ripresa da Dante nel Canto X del Purgatorio come esempio di umiltà. Un altro descrive una matrona che andò da Traiano accusando il marito assente di maltrattamenti e di averla ridotta in povertà: "Vedi", gli disse "come sono ridotta? Un tempo ero grassa e ora, per i cattivi trattamenti di lui, sono sparuta e magra. E si è mangiato tutto il mio avere!" "E che importa a me di questo?" rispose l'imperatore. "Non è tutto", riprese la donna, "dice sempre male del tuo governo e critica aspramente ogni cosa che fai". E l'imperatore: "E che importa a te di questo?"[43]

Proprio per essere più vicino al popolo romano, Traiano fece scrivere sulla porta della sua residenza Palazzo Pubblico, perché ognuno potesse entrarvi liberamente. Addirittura, egli era solito ricevere, di persona e senza appuntamento, chiunque volesse ottenere da lui giustizia. Da qui deriva un altro celebre aneddoto: alle rimostranze del suo segretario che si lamentava del fatto che il suo padrone si fidasse troppo incautamente di tutti, Traiano rispose: "Tratto tutti come vorrei che l'Imperatore trattasse me, se fossi un privato cittadino".[44]

Nella sala d'ingresso della Corte Suprema a Washington, opera del 1930, il volto della statua della giustizia è quello dell'imperatore Traiano.[45][46]

Da tutto ciò risulta che, diversamente da quanto avvenne per molti apprezzati governanti nella storia, l'ottima reputazione di Traiano è rimasta intatta per 1900 anni fino ad oggi.[47]

Titolatura imperiale[modifica | modifica sorgente]

Busto di Traiano, conservato ai Musei capitolini di Roma
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Monetazione da Nerva ad Adriano.
Titolatura imperiale Numero di volte Datazione evento
Tribunicia potestas 21 volte: la prima volta (I) il 27 ottobre 97, la seconda (II) il 27 gennaio 98, la terza (III) il 10 dicembre 98, poi rinnovata annualmente ogni 10 dicembre fino alla ventunesima (XXI) del 116.
Consolato 6 volte: nel 91, 98, 100, 101, 103 e 112.[48]
Salutatio imperatoria 13 volte:[48] I (al momento della assunzione del potere imperiale),[48] II (101), III e IV (102),[48] V (105) e VI (106),[49] VII e VIII (114), IX, X e XI (115), XIII (116).
Titoli vittoriosi 3 volte: Germanicus nell'ottobre del 97,[48] Dacicus nel 102[48] e Parthicus nel 114.[48]
Altri titoli 3 volte: Pater Patriae[48] e Pontifex Maximus nel 98 e di Optimus Princeps nel settembre 114.[48]

Filmografia su Traiano[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d AE 1927, 161; AE 1928, 155; AE 1968, 510; AE 1990, 868; AE 1993, 1240; AE 1934, 177; CIL XVI, 62 (p 215); CIL XIII, 6822; CIL XVI, 64; AE 1912, 179; AE 2006, 1863; AE 1999, 1188; AE 1984, 830.
  2. ^ in italiano: Imperatore Cesare, figlio del Divo Nerva, Marco Ulpio Traiano, Ottimo, Augusto, Fortissimo, Principe, Germanico, Dacico, Partico
  3. ^ Christy Steele,Rome, Raintree Steck-Vaughn, 2001, p.36
  4. ^ AE 1977, 829; AE 1983, 927.
  5. ^ AE 1992, 236.
  6. ^ Alberto Angela, Impero, cap. Incontro con l'imperatore Traiano
  7. ^ Cassio Dione, Historia romana, "Traiano"
  8. ^ Marco Ulpio Traiano su treccani.it
  9. ^ La clemenza di Traiano
  10. ^ Cassio Dione, LVIII, 23
  11. ^ Cassio Dione, LVIII, 23.1.
  12. ^ Così recita l'iscrizione posta sull'arco, ancor oggi visibile.
  13. ^ Mario Natalucci, Ancona nei secoli
  14. ^ CIL XIV, 4543.
  15. ^ Cassio Dione, LVIII, 16, 3.
  16. ^ Bianchi Bandinelli 2005, p. 269.
  17. ^ Filippo Coarelli, Guida archeologica di Roma, Arnoldo Mondadori Editore, Verona 1984, p. 204
  18. ^ Traiano
  19. ^ L'impero romano dopo Traiano
  20. ^ Traiano da Homolaicus.it
  21. ^ ibidem
  22. ^ ibidem
  23. ^ Roman Imperial Coinage, Traianus, II 93 e 461; Banti 12.
  24. ^ Alberto Angela, op. cit.
  25. ^ Lepelley cit. p. 235-6. - Frend, 2006 cit. p. 506-8
  26. ^ Gibbon, op. cit., pagg. 239-240.
  27. ^ L. Zerbini, L'ultima conquista, Editori Riuniti, Roma 2006, pp. 24-25.
  28. ^ Cassio Dione, LVIII, 8-10.2.
  29. ^ Cassio Dione, LVIII, 10.3-14.
  30. ^ Julian Bennet, Trajan Optimus Princeps, 2001, p. 90.
  31. ^ CIL V, 5262.
  32. ^ Cassio Dione, LVIII, 17.
  33. ^ Cassio Dione, LVIII, 18-29.
  34. ^ Cassio Dione, LVIII, 18-29.
  35. ^ Cassio Dione, LVIII, 30.
  36. ^ Cassio Dione, LVIII, 31.
  37. ^ Alberto Angela, Impero. Viaggio nell'Impero di Roma seguendo una moneta, Mondadori, 2010 , capitolo: Efeso - I marmi dell'Impero
  38. ^ Cassio Dione, LVIII, 32-33.
  39. ^ Cassio Dione, LVIII, 33.
  40. ^ Eutropio, VIII, 5.
  41. ^ Giovanni Damasceno, Su coloro che abbandonarono la vita col conforto della fede, 16: "Papa Gregorio, mentre se ne andava per un luogo irto di rovine, prese a pregare in modo assai intenso per la remissione dei peccati di Traiano, allorché sentì una voce celeste che gli diceva che le sue preghiere erano esaudite, e che Traiano era stato perdonato. E di questo fatto sono testimoni l'Oriente e l'Occidente". Cfr. anche Tommaso d'Aquino, Somma Teologica, VI, Questione 71, 5.
  42. ^ Novellino, 69.
  43. ^ F. Palazzi, Enciclopedia degli aneddoti, Casa Editrice Ceschina, Milano 1936, p. 1995.
  44. ^ Landolfo Sagace, IX, 4,1.
  45. ^ Julian Bennett Trajan: Optimus Princeps, Routledge, 2004. Testo consultabile su Google libri alla pagina: Trajan: Optimus Princeps - Julian Bennett - Google Books
  46. ^ Egon Mayer (a cura di): Traian in Germanien, in Traian im Reich, Bad Homburg 1999, prefazione, pagina 6
  47. ^ Alberto Angela, Impero. Viaggio nell'Impero di Roma seguendo una moneta, Mondadori, 2010, Introduzione
  48. ^ a b c d e f g h i Chris Scarre, Chronicle of the Roman Emperors, London 1995, p.90.
  49. ^ CIL X, 6853 (p 991).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti antiche
Fonti storiografiche moderne
Romanzi storici

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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