Lucio Antonio Saturnino

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Lucio Antonio Saturnino (... – Vindonissa, 89) è stato un politico e generale romano, governatore legato della provincia della Germania Superior. Promosse una ribellione contro l'imperatore Domiziano, certamente non una semplice sollevazione, ma un tentativo vero e proprio di usurpazione col sostegno di alcuni membri del Senato.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Console suffetto nell'82, fu di seguito nominato legato della Germania superiore. Discendente, forse, del triumviro Marco Antonio,[1] i suoi costumi erano poco onorevoli,[2] ed era disprezzato dallo stesso Domiziano.[3]

La ribellione[modifica | modifica sorgente]

Nell'autunno dell'88 maturò la ribellione contro Domiziano, nel bel mezzo delle campagne daciche (che vedevano l'imperatore impegnato fin dall'85), col supporto delle due legioni della provincia, la XIIII Gemina e la XXI Rapax, stanziate a Mogontiacum (l'attuale Magonza), facendosi nominare imperatore in questa città, precisamente il 1º gennaio dell'89.[4] Senza indugiare, ricevuta la notizia, Domiziano lasciò la capitale il 12 gennaio per raggiungere il confine dell'impero.[4]

La ribellione venne soffocata tuttavia già il 25 gennaio dell'89 rapidamente per l'intervento del governatore della vicina Germania inferiore, Aulo Bucio Lappio Massimo (inizialmente in accordi con Saturnino, ma poi passato dalla parte avversa) e del comandante della I Adiutrix (unica legione spagnola), il futuro imperatore Traiano risalito dalla Terraconense. Si suppone che la rivolta potesse aver coinvolto gran parte delle legioni delle province occidentali, per un totale di dodici. Appio Massimo fece distruggere gli archivi dell'usurpatore perché non divenissero oggetto di ricatto verso sé stesso.[5][6] Saturnino, sconfitto forse presso Vindonissa, fu ucciso e la sua testa trasformata in trofeo.[7][5][8] Sembra che Saturnino avesse stretto accordi con le popolazioni germaniche e galliche di oltre Reno, sennonché esse furono impossibilitate a presentarsi sul campo di battaglia a causa della piena del fiume oppure di un suo prematuro disgelo.[7]

La Legio XXI per ritorsione fu mandata in Pannonia. Secondo Svetonio la rivolta di Saturnino fu resa possibile dalla disponibilità di risorse economiche, consentita dal fatto che fino ad allora, prima che Domiziano abolisse questa consuetudine (per punire la defezione di Appio Massimo), era lecito che ogni soldato potesse depositare più di mille sesterzi presso le insegne (nelle casse della legione) come parte della propria paga e del patrimonio personale (queste ricchezze erano poi restituite alla fine del servizio).[9] Sempre dopo questa rivolta l'imperatore vietò che due legioni potessero accamparsi nello stesso forte.[9]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Marziale, IV, 11.
  2. ^ Suida, alla voce Αντώνιος Σατουρνίνος (Antonios Saturninos).
  3. ^ Aurelio Vittore, De Caesaribus, XI, 9; Vittore attribuisce la rivolta al ricorso fatto da Domiziano all'appellativo ingiurioso di prostituta nel riferirsi a Lucio Antonio.
  4. ^ a b R. Syme, op. cit., pp. 51-52
  5. ^ a b Cassio Dione, Storia romana, LXVII, 11, 1-2
  6. ^ Aurelio Vittore, De Caesaribus, XI, 9-10
  7. ^ a b Svetonio, Vita di Domiziano, 6
  8. ^ Saturnino, Lucio Antonio (lat. L. Antonius Saturninus) Enciclopedie on line
  9. ^ a b Svetonio, Vita di Domiziano, 7

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Diana Bowder (a cura di), Dizionario dei personaggi dell'antica Roma, Roma 1990.
  • Ronald Syme, Tacito, ed. it. a cura di A. Benedetti, Voll. I, Paideia, Brescia, 1967
  • Brian W. Jones, The emperor Domitian, London-New York, 2006.
  • Bruno Luiselli, Storia culturale dei rapporti tra mondo romano e mondo germanico, Herder, Roma 1992