British Museum

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British Museum
La facciata d'ingresso del museo
La facciata d'ingresso del museo
Data fondazione 1753
Fondatori Hans Sloane
Indirizzo Great Russell Street, Londra, WC1, Inghilterra
Sito http://www.britishmuseum.org/

Il British Museum ("Museo Britannico") è uno dei più grandi ed importanti musei della storia del mondo. È stato fondato nel 1753 da sir Hans Sloane, un medico e scienziato che ha collezionato un patrimonio letterario ed artistico nel suo nucleo originario: la biblioteca di Montague House a Londra. Questa è stata acquistata dal governo britannico per ventimila sterline ed aperta al pubblico il 15 gennaio 1759. L'attuale presidente è sir John Boyd.

Il museo ospita circa otto milioni di oggetti che testimoniano la storia e la cultura materiale dell'umanità dalle origini ad oggi, ma molti di questi sono ammassati negli scantinati per mancanza di spazio. Si trova in Great Russell Street, a Londra.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Sir Hans Sloane, fondatore del British Museum[modifica | modifica sorgente]

Il fondatore del museo: Sir Hans Sloane

Anche se oggi il museo è principalmente incentrato sull'antichità e la storia delle culture, alla nascita il British Museum venne pensato come "museo universale". La sua nascita è dovuta al volere del medico e naturalista Sir Hans Sloane (1660-1753). Durante la sua vita Sloane riunì una invidiabile collezione di curiosità ed oggetti e, non volendo che venisse smembrata alla sua morte, ne fece dono a Re Giorgio II per la cifra di 20.000 sterline.

La collezione di Sloane consisteva a quel tempo di circa 71.000 oggetti di ogni tipo, inclusi circa 40.000 libri stampati, 7.000 manoscritti, un'ampia collezione di esempi di storia naturale inclusi 337 volumi di piante essiccate, stampe e disegni tra cui quelli di Albrecht Dürer e antichità dall'Egitto, Grecia, Roma, dal Vicino Oriente antico, dall'estremo oriente e dalle Americhe e dall'Asia

La fondazione del museo (1753)[modifica | modifica sorgente]

Il 7 giugno 1753 Giorgio II diede il suo assenso formale alla legge che creava il British Museum. L'atto di fondazione univa due biblioteche alla iniziale collezione di Sloane: la Cottonian Library, riunita da Sir Robert Bruce Cotton e risalente all'età elisabettiana, e la biblioteca Harleiana, riunita dai conti di Oxford. A queste venne aggiunta nel 1757 la Royal Library, composta dai libri acquisiti da diversi monarchi britannici. Queste quattro "collezioni fondative" includevano molti dei preziosi libri ora trasferiti presso la British Library, incluso l'evangeliario di Lindisfarne e l'unica copia sopravvissuta di Beowulf.

Il British Museum fu il primo museo di nuovo tipo; nazionale, non di proprietà ecclesiastica o del Re, aperto al pubblico gratuitamente e teso a conservare tutte le produzioni umane. Le variegate collezioni riunite da Sloane, rispecchiavano i suoi peculiari interessi. L'aggiunta delle biblioteche Cottoniana e Harleiana introdussero elementi letterari e antiquari, facendo del museo anche la biblioteca della nazione.

Le "Stanze delle Meraviglie" (1753-78)[modifica | modifica sorgente]

Venne deciso di stabilire la sede nel museo in un palazzo del XVII secolo convertito per l'uso, Montagu House, che venne comprato dalla omonima famiglia per 20.000 sterline. Venne invece rifiutata Buckingham House, nel sito ora occupato da Buckingham Palace, a causa del costo eccessivo e della località poco conveniente.

Con l'acquisizione di Montagu House le prime gallerie e la stanza di lettura per gli studenti vennero aperte il 15 gennaio 1759. Nel 1757 Giorgio II aveva ceduto la Old Royal Library e con essa il diritto a ricevere una copia di ogni libro pubblicato nel regno, assicurando così la crescita perpetua della biblioteca. Il predominio di oggetti correlati alla storia naturale, libri e manoscritti iniziò a diminuire quando nel 1772 il museo acquisì i primi pezzi antichi degni di nota, ovvero la collezione di ceramica greca di William Hamilton. Durante i primi anni di attività il museo ricevette altre donazioni, tra cui la Collezione Thomason di opuscoli risalenti alla guerra civile inglese e la biblioteca di David Garrick, formata da circa 1.000 opere teatrali a stampa, ma iniziando anche a contenere oggetti antichi tuttora visibili ai visitatori del museo.

Indolenza ed energia (1778-1800)[modifica | modifica sorgente]

Dal 1778 vennero esposti una serie di oggetti provenienti dai "Mari del Sud", portati in Inghilterra dai viaggi intorno al mondo di vari esploratori britannici tra cui James Cook. La vista di questi oggetti affascinò i visitatori mostrando le culture di terre prima sconosciute. L'acquisizione di una collezione di libri, gemme intagliate, monete, stampe e disegni da Clayton Mordaunt Cracherode aumentò ulteriormente l'importanza del museo e iniziò a rendere evidente la necessità di una sede nuova e più ampia per contenere le collezioni di recente acquisizione e il crescente numero di visitatori.

William Hamilton, ambasciatore britannico presso il Regno di Napoli, vendette altri reperti al museo nel 1784, tra cui un colossale piede di Apollo in marmo. Era uno dei due pezzi riprodotti per Hamilton da Francesco Progenie, allievo di Pietro Fabris, che offrì anche una serie di disegni del Vesuvio inviati alla Royal Society.

Crescita e cambiamenti (1800-25)[modifica | modifica sorgente]

La stele di Rosetta esposta al British Museum.

All'inizio del XIX secolo iniziò ad aumentare l'interesse per le collezioni greche, romane ed egizie, che iniziaronono a dominare gli spazi espositivi. Dopo la fine della Campagna d'Egitto guidata da Napoleone e la sconfitta francese nella battaglia del Nilo del 1801 il museo iniziò ad acquisire numerosi pezzi di scultura egiziana e nel 1802 re Giorgio III presentò la stele di Rosetta, chiave per la comprensione della scrittura geroglifica. Doni e acquisti da Henry Salt, console generale in Egitto, portarono al museo opere come la statua colossale di Ramesse II, acquisita nel 1818, segnarono la nascita della collezione di scultura egiziana. Nel 1805 era stata acquisita la collezione di Charles Townley, composta prevalentemente di sculture romane. Nel 1806 Thomas Bruce, ambasciatore presso l'Impero ottomano tra il 1799 ed il 1803, rimosse le sopravvissute sculture marmoree del Partenone, sull'Acropoli di Atene, trasferendole quindi in patria. Nel 1816 questi pezzi vennero acquisiti dal British Museum in seguito ad una apposita legge ed esposti nel museo. A questi si aggiunsero i fregi del Tempio di Apollo Epicurio, parte della antica città greca di Phigalia. La raccolta di una collezione riguardante il medio oriente antico iniziò nel 1825, con l'acquisto di antichità Assire e Babilonesi dalla vedova di Claudius James Rich.

Nel 1802 si iniziò a studiare una possibile espansione del museo, resa in seguito più urgente dalla donazione della King's Library, la biblioteca personale del Re Giorgio III, ricca di 65.000 volumi, 19.000 Pamphlet, mappe, carte e disegni topografici. All'architetto neoclassico Robert Smirke venne richiesto un progetto per ampliare il museo nella zona ad est "... per accogliere la Royal Library e una galleria di pittura sopra di essa...", oltre ad ulteriori disegni per l'edificio quadrangolare attualmente ancora visibile. La vecchia Montagu House venne demolita e i lavori per la King's Library iniziarono nel 1823. L'ala est venne completata nel 1831 anche se, con la fondazione della National Gallery avvenuta nel 1824, l'idea di utilizzare un piano per esporre opere pittoriche venne abbandonata, e lo spazio utilizzato per esporre le collezioni di storia naturale.

Il museo in costruzione e le spedizioni archeologiche (1825-1850)[modifica | modifica sorgente]

La zona divenne quindi un grande cantiere, dal quale emerse lentamente il grande edificio neoclassico progettato da Smirke. La King's Library venne dislocata al piano terra dell'ala orientale dal 1827, anche se non venne aperta liberamente al pubblico fino al 1857, fatta eccezione per la Esposizione Universale del 1851, durante la quale vennero effettuate delle aperture straordinarie. Durante questo periodo, le collezioni del museo continuarono comunque a crescere.

Nel 1840 infatti il museo partecipò per la prima volta ad una spedizione di scavi all'estero, la missione di Charles Fellows a Xanthos, in Asia minore, da dove vennero riportati in patria i resti delle tombe dei governanti dell'antica Licia, tra il Monumento delle Nereidi e la tomba di Payava. Nel 1857 Charles Thomas Newton scoprì il mausoleo di Alicarnasso, una delle Sette meraviglie del mondo antico. Tra gli anni 40 e gli anni 50 del secolo il museo sovvenzionò ulteriori scavi in Assiria eseguiti da Austen Henry Layard e in antichi siti come Nimrud e Ninive. Di particolare interesse fu la scoperta della grande biblioteca di tavolette cuneiformi di Sardanapalo, che rese il museo un centro mondiale di studi sull'antica Assiria.

Sir Thomas Grenville, membro del consiglio di amministrazione del museo dal 1830, riunì durante la sua vita una biblioteca di 20.240 volumi, che in seguito passò al museo secondo le sue volontà testamentarie. I libri, giunti nel gennaio 1847, vennero quindi disposti in un'unica stanza rimasta libera e inizialmente pensata come deposito per i manoscritti, dove sono rimasti fino alla nascita della British Library a St Pancras nel 1998.

Il nuovo edificio e la crescita delle collezioni (1850-75)[modifica | modifica sorgente]

L'apertura dell'ingresso principale nel 1852 segnò la fine dei lavori di costruzione del nuovo edificio in base al progetto di Smirke elaborato nel 1823. Nonostante ciò furono necessari nuovi lavori per alloggiare le collezioni in costante crescita. Le Infill galleries vennero costruite per contenere le sculture assire e la sala di lettura circolare di Sydney Smirke, pensata per contenere un milione di volumi, venne aperta nel 1857. A causa della eccessiva fame di spazio delle collezioni, venne deciso di spostare i reperti di storia naturale in un nuovo edificio a South Kensington, che sarebbe poi diventato il Natural History Museum.

Durante gli anni in cui venne costruito il nuovo edificio iniziò la carriera di Antonio Panizzi, l'italiano spesso ricordato come il "secondo fondatore" del British Museum. Sotto la sua guida, la biblioteca quintuplicò la sua grandezza, diventando un'istituzione ben organizzata e utilizzabile dagli studiosi, oltre ad essere la seconda biblioteca del mondo dopo la Bibliothèque nationale de France di Parigi. Lo spazio quadrato al centro del nuovo edificio venne ampiamente utilizzato per le collezioni, con la creazione della già citata sala di lettura circolare con la volta in ferro.

Fino alla metà del XIX secolo le collezioni possedute rimasero relativamente circoscritte ma dal 1851, con l'ingresso al museo di Augustus Wollaston Franks come curatore, il museo iniziò per la prima volta a raccogliere reperti ed oggetti medievali britannici ed europei, ritrovamenti preistorici e antichità provenienti dall'Asia. Venne anche ampliata e diversificata la collezione etnografica. Nel frattempo continuarono le spedizioni archeologiche all'estero, in una delle quali John Turtle Wood scoprì il Tempio di Artemide ad Efeso, risalente al IV secolo e anch'esso una delle meraviglie del mondo antico.

Innovazioni e lasciti (1875-1900)[modifica | modifica sorgente]

Le collezioni di storia naturale rimasero parte integrante del museo fino al loro trasferimento, avvenuto nel 1887, nel nuovo British Museum of Natural History, oggi il Natural History Museum. Con questa divisione ed il completamento della nuova ala affacciata su Montague Street nel 1884, lo spazio disponibile per le antichità, le collezioni etnografiche e la biblioteca si espanse. In questo periodo vennero introdotte innovazioni come l'illuminazione elettrica nella Reading Room e nelle gallerie.

Nel 1882 il museo partecipò alla creazione dell'indipendente Egypt Exploration Fund, la prima istituzione britannica deputata allo studio dell'egittologia. Un lascito da parte di Emma Turner nel 1892 premise di finanziare una campagna di scavi a Cipro. Nel 1897 la morte del grande collezionista e curatore A.W. Franks, venne seguita dalla donazione della sua immensa collezione, comprendente 3.300 anelli, 153 boccali, 512 pezzi di porcellana, 1.500 netsuke, 850 Inrō, 30.000 ex libris e oggetti vari di gioielleria, tra cui il tesoro di Oxus.

Nel 1898 il barone Ferdinand James von Rothschild Ferdinand de Rothschild donò il contenuto della sua nuova sala da fumo di Waddesdon Manor, consistente in circa 300 objets d'art et de vertu tra cui importanti esempi di gioielleria, piatti, smalti, sculture, vetri e maioliche, nella tradizione delle antiche "stanze delle meraviglie" rinascimentali. Nel testamento, il barone fissò con molta precisione le condizioni della donazione, specificando che gli oggetti:

« vengano posti in una stanza speciale da chiamarsi "Waddeston Bequest Room", separata e distinta dagli altri contenuti del museo e mantenuti in questa condizione in futuro, nella stessa stanza o in un'altra in sostituzione. »

Nuovo secolo, nuovo edificio (1900-1925)[modifica | modifica sorgente]

Negli ultimi anni del diciannovesimo secolo, con il continuo incremento delle collezioni, si iniziò a sentire il bisogno di una nuova espansione del museo. Nel 1895 vennero acquistate 69 case confinanti con l'intento di demolirle e di costruire nuove ali dell'edificio ad est, nord e ovest. Il primo passo fu la costruzione dell'ala nord, iniziata nel 1906.

Nel frattempo l'attività archeologica e le acquisizioni non si fermarono. Emily Torday incrementò le collezioni centrafricane, Aurel Stein operò nell'Asia centrale, David George Hogarth, Leonard Woolley e Thomas Edward Lawrence eseguirono scavi a Karkemiš.

Nel 1918, vista la minaccia di bombardamenti sulla città, alcuni oggetti della collezione vennero evacuati in una stazione della ferrovia postale sotterranea a Holborn, presso la National Library of Wales e in una casa di campagna vicino a Malvern. Al loro ritorno, venne notato che alcuni pezzi si erano deteriorati. Per il restauro venne allestito un laboratorio temporaneo nel maggio 1920, divenuto poi un dipartimento permanente nel 1931. Ad oggi è il più antico laboratorio di conservazione esistente al mondo. Nel 1923 il British Museum ospitò più di un milione di visitatori.

Distruzione e ricostruzione (1925-50)[modifica | modifica sorgente]

La Galleria Duveen, riaperta nel 1962

. Nel 1931 il commerciante d'arte Sir Joseph Duveen offrì dei finanziamenti per costruire una galleria per le Sculture del Partenone. Progettata dall'architetto americano John Russell Pope, fu completata nel 1938. L'aspetto delle gallerie espositive iniziò a cambiare quando le cupe tonalità di rosso dell'epoca vittoriana lasciarono il posto a delle tinte pastello più moderne. Comunque, nell'agosto 1939, a causa dell'imminenza della guerra e della probabilità di attacchi aerei, le sculture del Partenone, insieme alle collezioni più preziose del museo, furono riposte in rifugi sicuri in case di campagna, nella stazione della metropolitana di Aldwych e nella National Library of Wales. L'evacuazione fu opportuna, poiché nel 1940 la galleria Duveen fu pesantemente danneggiata dai bombardamenti. Il museo continuò a raccogliere opere da ogni secolo e nazione: tra le acquisizioni più spettacolari ci fu il tesoro di Ur, del 2600 a.C., scoperto durante gli scavi che Leonard Woolley condusse dal 1922 al 1934. Corredi funebri in oro, argento e granato dalla nave funeraria anglosassone di Sutton Hoo e oggetti d'arredamento Romani in argento da Mildenhall. Nel dopoguerra le collezioni ritornarono al museo, il quale fu ristrutturato dopo i bombardamenti su Londra. Iniziò inoltre l'opera di ristrutturazione della galleria Duveen.

Un nuovo aspetto (1950-75)[modifica | modifica sorgente]

Nel 1953 il museo celebrò il bicentenario a cui seguirono molti cambiamenti: nel '68 venne fondata l'associazione "Amici del British Museum", nel '70 venne attivato un Servizio a scopo educativo (Education Service) ed una casa editrice nel 1973. Nel 1963, una nuova legge parlamentare, introdusse nuove riforme amministrative. Divenne molto più semplice donare oggetti e la Costituzione della "Camera dei Filantropi" venne cambiata, cosicché il Museo di storia naturale divenne completamente indipendente. Nel 1959 venne ricostruita e riaperta la Sala delle monete e delle medaglie che era stata completamente distrutta durante la prima guerra mondiale prestando attenzione all'impatto che la moderna struttura non contrastasse con le gallerie classiche dell'architetto Robert Smirke.[1] Nel 1962 la Galleria Duveen venne completamente restaurata e i fregi del Partenone vennero spostati nuovamente al suo interno, ancora una volta nel cuore del museo.

Il museo subì ulteriori espansioni durante gli anni '70. Vennero introdotti nuovi servizi per il pubblico, ed il numero dei visitatori crebbe, grazie soprattutto alla mostra temporarnea dei "Tesori di Tutankhamun" del 1972, che contò 1,694,117 presenze e fu l'esposizione di maggior successo nella storia dell'Inghilterra. Lo stesso anno, inoltre, un Atto Parlamentare approvò la costruzione della British Library, che avrebbe contenuto i manoscritti e libri stampati presenti nel museo. Quindi nel British Museum rimasero i reperti storici, le monete e banconote antiche, le medaglie, i vari dipinti e le etnografie. Ciò comportò anche la ricerca di uno spazio extra su cui costruire tale biblioteca, che richiede ogni anno fino a 2 km di nuovi scaffali in cui collocare i libri. Il governo propose di ubicarla a St. Pancras, ma i libri non lasciarono il museo fino al 1997.

La nascita della Great Court (1975-2000)[modifica | modifica sorgente]

Great Court - Quadrangle and Sydney Smirke's 1857 Round Reading Room

Lo spostamento della British Library a St. Pancras si concluse solo nel 1998 e finalmente si ebbe lo spazio necessario in cui archiviare i libri. Ciò permise di sfruttare lo spazio lasciato libero nel museo nella più grande piazza coperta d'Europa, la Queen Elizabeth Great court, che venne inaugurata nel 2000.

Le collezioni etnografiche, che erano state alloggiate nel Museo di Mankind nel 1970, tornarono quindi nel British Museum nelle nuove gallerie.

Il museo venne riadattato nuovamente per accogliere nuovi oggetti: dipinti, disegni, medaglie, ... La sezione etnografica venne arricchita di lavori che provengono da Nuova Guinea, Madagascar, Romania, Guatemala e Indonesia e c'erano reperti provenienti dal Vicino Oriente, Egitto, Sudan e Gran Bretagna. La Weston Gallery of Roman Britain, aperta nel 1997, mostrava una certa quantità di reperti da poco ritrovati che mostravano la ricchezza di quella che fino a poco tempo prima era considerata una zona poco importante dell'impero romano. Il museo godette di fondi privati per gli edifici, le acquisizioni e altro.[2]

Il Museo oggi[modifica | modifica sorgente]

Giardino africano - la facciata del British Museum - creata dal programma della BBC Ground Force

Oggi non vi sono più collezioni di storia naturale, e i libri e i manoscritti sono parte della British Library. Il museo mantiene comunque il suo carattere universalistico grazie alla collezione di artefatti rappresentanti le culture del mondo, antiche e moderne. La collezione originale del 1753 è cresciuta fino a raggiungere più di 30 milioni di oggetti solo al British Museum, altri 70 al Natural History Museum e 150 alla British Library.

La British Museum Reading Room, progettata dall'architetto Sydney Smirke, venne aperta nel 1857. Per quasi 150 anni i ricercatori giunsero qui a consultare la sterminata biblioteca del museo. La Reading Room venne chiusa nel 1997, quando la biblioteca nazionale (la British Library) si trasferì al Leonore Annenberg Centre. Qui si trova anche la biblioteca di Paul Hamlyn riguardante le collezioni del museo, attualmente visitabile.[3]

Essendosi così liberato il cortile centrale del museo, il processo di demolizione finalizzato alla costruzione della Great Court pensata da Lord Foster poté iniziare. La Great Court, aperta nel 2000, mentre certamente fece aumentare il flusso dei visitatori, venne però criticata in quanto lasciava libero uno spazio in un periodo in cui il museo versava in gravi problemi finanziari e molte gallerie venivano chiuse al pubblico. Nello stesso periodo, le collezioni africane e dell'Oceania, temporaneamente situate nei sei Burlington Gardens, ricevettero nuova collocazione nel North Wing, fondato dalla famiglia David Sainsbury, grazie ad una donazione di 25 milioni di sterline.[4]

L'edificio ed il costo della visita[modifica | modifica sorgente]

Il primo ampliamento avviene tra il 1823 e il 1847 a cui seguirono altre modifiche, fino alla più recente che ha riguardato la grande corte centrale.

La nuova Great Court

La Great Court della Regina Elisabetta II è un grande cortile quadrato, che ha le dimensioni di una piazza al centro del museo. Coperta da una grandiosa cupola di vetro progettata dallo studio di Norman Foster ed aperta nel dicembre del 2000, è oggi la più grande piazza coperta d'Europa. La struttura in acciaio sostiene 1.656 pannelli di vetro, tutti diversi per forma e dimensione. Al centro della Great Court si trova la sala di lettura liberata dalla British Library dopo il suo trasferimento, ora aperta gratuitamente al pubblico che vuole qui leggere e consultare.

Eccettuato un periodo di pochi mesi del 1972, l'ingresso al British Museum è sempre stato gratuito; tuttavia qualche mostra temporanea, separata dal museo principale, richiede il biglietto d'ingresso. Nel corso del 2002 ha sopportato serie difficoltà finanziarie ed è stato persino chiuso per sciopero contro la proposta di riduzione del personale. Poche settimane dopo avvenne il furto di una piccola statua greca, imputato alla carenza di personale di sorveglianza.

Opere principali[modifica | modifica sorgente]

Informazioni[modifica | modifica sorgente]

Interno del museo, sezione egizia

L'ingresso al museo è libero per tutti i visitatori. La visita a mostre temporanee potrebbe essere a pagamento. L'entrata del museo è dalle 10 alle 17.30 dal sabato al giovedì, mentre la chiusura è posticipata fino alle 20.30 il venerdì. La Great Court è invece aperta tutti i giorni dalle 9, con la chiusura prevista alle 18 dalla domenica al mercoledì, mentre è dal giovedì al sabato che si può accedere fino alle 23.

Il museo è facilmente raggiungibile a piedi dalle fermate della metropolitana di Holborn, Tottenham Court Road, Russell Square e Goodge Street e dalle fermate di numerosi autobus (New Oxford Street: 7, 8, 19, 22b, 25, 38, 55, 98; Tottenham Court Road, direzione nord, e Gower Street, direzione sud: 10, 24, 29, 73, 134; Southampton Row: 68, 91, 188).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Wilson, David, M. (2002). The British Museum: A History. London: The British Museum Press, pg 270
  2. ^ Wilson, David, M. (2002). The British Museum: A History. London: The British Museum Press, pg 327
  3. ^ Paul Hamlyn Lybrary. URL consultato il 14 luglio 2012.
  4. ^ Room 25: Africa, British Museum, 14 giugno 2010. URL consultato il 4 luglio 2010.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]