Terracina

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« Ci riuscì tanto gradita la visita a Terracina sulla rupe. Avevamo appena ammirato questo quadro, quando scorgemmo il mare davanti alle mura. Subito dopo, l’altro lato della montagna-città, ci offrì lo spettacolo di una nuova vegetazione. I fichi d’India tendevano le loro foglie grasse e corpulente, fra gli umili mirti del fogliame verde grigiastro, sotto i granati d’un verde dorato e il verde cenere degli ulivi. Lungo la via ci apparvero fiori e cespugli che mai avevamo veduti. Narcisi ed anemoni tappezzavano i prati. Per un po’ di tempo si vede il mare a destra, ma le rocce calcaree restano in vicinanza a sinistra»
(Johann Wolfgang Goethe)
Terracina
comune
Terracina – Stemma Terracina – Bandiera
Terracina – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Lazio Coat of Arms.svg Lazio
Provincia Provincia di Latina-Stemma.png Latina
Amministrazione
Sindaco Nicola Procaccini (Fratelli d'Italia - Alleanza Nazionale) dal 30/05/2011
Territorio
Coordinate 41°17′00″N 13°15′00″E / 41.283333°N 13.25°E41.283333; 13.25 (Terracina)Coordinate: 41°17′00″N 13°15′00″E / 41.283333°N 13.25°E41.283333; 13.25 (Terracina)
Altitudine 22 m s.l.m.
Superficie 136,40 km²
Abitanti 44 657[1] (31-12-2011)
Densità 327,4 ab./km²
Frazioni Borgo Hermada, Frasso (in parte condivisa col comune di Sonnino), La Fiora, San Vito
Comuni confinanti Fondi, Monte San Biagio, Pontinia, Sabaudia, San Felice Circeo, Sonnino
Altre informazioni
Cod. postale 04019
Prefisso 0773
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 059032
Cod. catastale L120
Targa LT
Cl. sismica zona 3B (sismicità bassa)
Cl. climatica zona C, 996 GG[2]
Nome abitanti terracinesi
Patrono san Cesareo
Giorno festivo lunedì successivo alla prima domenica dopo il 5 novembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Terracina
Posizione del comune di Terracina nella provincia di Latina
Posizione del comune di Terracina nella provincia di Latina
Sito istituzionale

Terracina è un comune italiano di 44 657 abitanti della provincia di Latina nel Lazio.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

La città è situata nell'agro pontino al bordo meridionale della pianura stessa, in prossimità della foce del fiume Amaseno, sulla costa tirrenica (golfo di Gaeta); la città si sviluppa da una propaggine del Monte Sant'Angelo (Monti Ausoni), dove giace il centro storico, fino al lungomare Circe. La rupe di Pisco Montano segna nettamente il confine meridionale del centro abitato; a sud si apre la pianura di Fondi, a nord l'urbanizzazione digrada progressivamente verso la campagna aperta e i borghi rurali.

Nel territorio comunale scorre il fiume Portatore.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Terracina.

Particolarmente mite grazie alla protezione dei monti Ausoni, situati a settentrione della città, che la proteggono dalle correnti di aria fredda. Il mese più freddo, gennaio, ha una temperatura min di 5 °C, mentre quello più caldo, luglio, presenta una temperatura max tra i 30 °C e i 35 °C. La temperatura media su base annua è di 17,4 °C. Le precipitazioni sono generalmente comprese fra gli 800 e i 1000 mm annui.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Terracina in una pubblicazione del 1864
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Terracina.

I ritrovamenti più antichi nel territorio si riferiscono a materiali preistorici rinvenuti nella Caverna della Catena al Pisco Montano. La città fu probabilmente in origine un centro ausonio, sorto su due modeste alture sotto il monte Sant'Angelo: su quella più elevata (colle di San Francesco) ebbe sede l'acropoli. La città ebbe il nome di Tarracina, di presumibile origine pre-indoeuropea e secondo alcuni collegato al vocabolo etrusco, Tarchna dal quale deriva anche il nome dei re di Roma Tarquinio Prisco e Tarquinio il Superbo[senza fonte].

Terracina mitologica[modifica | modifica sorgente]

Secondo una leggenda erudita, riportata da Dionigi di Alicarnasso, la città sarebbe stata fondata da profughi di Sparta. Nei racconti mitologici fu identificata con il paese dei Lestrigoni o con la sede della maga Circe (Odissea).

L’Acropoli di Terracina, fu il luogo da cui, come racconta Omero, Ulisse salì per guardarsi intorno, osservando il contorno dell’isola Eea (attuale promontorio del Circeo). Se storia e la leggenda combaciassero, allora sul Pisco Montano avrebbero dovuto esserci le attrezzature della nave di Ulisse, messe in deposito, in attesa della ripartenza dell’eroe per Itaca. L’ipotesi più illustre è quella che identifica in Terracina la città di Lamo, un florido centro abitato dai Lestrigoni, nel cui porto sarebbe approdato Ulisse.

"Bello e ampio n’è il porto; eccelsi scogli Cerchianlo d’ogni parte, e tra due punte, Che sporgon fuori e ad incontrar si vanno, S’apre un’angusta bocca…"

Un porto, quindi, quello di Lamo, che sarebbe stato circondato da alti scogli, delimitato in modo da lasciare solo uno stretto ingresso. La città vera e propria, poi, si trovava più in alto, tanto che, per raggiungerla, una volta sbarcati, si doveva:

"La via diretta seguitar, per dove i carri conducevano alla cittade dagli alti monti la troncata selva."

Il centro abitato era quindi situato in collina, a ridosso dei monti più alti. L’identificazione della città di Lamo con Terracina deriverebbe, secondo Strabone, dal suo stesso nome, che deriva dall’asprezza de’ montuosi scogli, a quale è sovrapposta.

Il 7 aprile del 1848 a Roma su un muro in opera reticolata di un portico all'interno di una domus di via Graziosa sull’Esquilino furono rinvenuti una serie di affreschi con paesaggi dell'Odissea collocati nella parte alta della parete dell'ambiente principale. I soggetti sono i viaggi di Ulisse con sfondo di paesaggi. La rappresentazione è molto minuziosa, col nome di ciascun personaggio scritto vicino in greco, con un accurato filologismo che lascia supporre la presenza di modelli ben precisi, magari forniti dalle illustrazioni dei poemi effettuate nell'ambito della Biblioteca di Alessandria. Gli affreschi vennero distaccati dalle pareti della domus, acquistati dal Comune di Roma e successivamente donati pochi anni dopo al Pontefice Pio IX. Nelle operazioni di distacco il ciclo fu diviso in otto scomparti, con il taglio a destra e sinistra dei pilastri interni; gli otto pezzi furono poi ricongiunti a due a due in modo tale da formare quattro quadri rettangolari. Gli affreschi presentano alcuni aspetti che richiamano fortemente alla mente una Terracina di 2000 anni fa, a cominciare dalla forma rocciosa che richiama il Pisco Montano.[3]

Terracina romana[modifica | modifica sorgente]

La sostruzione del Tempio di Giove Anxur vista da Piazza Garibaldi.

Sembra che la città sia presto entrata nell'orbita romana, forse già nel VI secolo a.C.: viene infatti menzionata nel primo trattato tra Roma e Cartagine, riportato da Polibio. Alla fine dello stesso secolo fu tuttavia occupata dai Volsci, che le diedero il nome di Anxur, come riporta Plinio[4]. Riconquistata dai Romani nel 406 a.C.[5], e poi ancora una seconda volta nel 400 a.C.[6], vi fu dedotta nel 329 a.C. la colonia romana, che inizialmente prese il nome di "Colonia Anxurnas". Ai Volsci o ai Romani potrebbero riferirsi resti di mura di fortificazione in opera poligonale. Secondo alcuni nel 316 a.C. si svolse nei pressi della città la battaglia di Lautulae, nell'ambito della seconda guerra sannitica.

Il lastricato (in parte ricostruito) della via Appia nel centro della città romana (Foro Emiliano)

Nel 312 a.C. vi passò la via Appia, che collegava Roma con Capua e la città crebbe di importanza, cominciando ad espandersi nella pianura, in collegamento con lo sfruttamento agricolo del territorio, mentre la città più antica venne progressivamente trasformandosi in zona monumentale. Importanti trasformazioni urbane avvennero sotto Lucio Cornelio Silla (inizi del I secolo a.C.), al quale si devono la costruzione del teatro e la ricostruzione in forme scenografiche del tempio di Giove Anxur sulla cima del monte Sant'Angelo. A quest'epoca si devono anche altre costruzioni in opera incerta.

Tra la fine del I secolo a.C. e gli inizi del I secolo d.C. si ebbe la ricostruzione del "Foro Emiliano", che fu pavimentato da un magistrato locale della famiglia degli Aemilii e dotato di portici e di nuovi edifici civili e religiosi. All'epoca di Traiano si deve il taglio del Pisco Montano per un'altezza di 128 piedi romani (37,88 m), che permise il nuovo tracciato della via Appia, e la ricostruzione del porto.

Agli inizi del V secolo l'ultimo intervento cittadino riguarda l'erezione di una nuova cinta di mura che racchiuse anche parte della città bassa.

Terracina medioevale[modifica | modifica sorgente]

Il duomo nella città alta

In epoca bizantina fu un'importante piazzaforte militare e lo storico Procopio riferisce la buona conservazione della strada ancora nel VI secolo.

Nell'VIII e IX secolo fece parte del nascente Stato pontificio e fu interessata dalla fondazione di alcune chiese urbane e di monasteri e santuari dei martiri fuori della città. Le milizie di papa Adriano I nel 778 respinsero il tentativo di occupare la città condotto dalla bizantina Gaeta alleata al longobardo ducato di Benevento.

Alla fine del X secolo papa Silvestro II concesse la città in feudo a Dauferio, conte di Traetto. Nel 1074 venne solennemente consacrata la cattedrale dal vescovo Ambrosio e qui ebbe luogo nel 1088 l'elezione di papa Urbano II. La città fu interessata dalle lotte tra le grandi famiglie romane: i Crescenzi eressero un castello nella parte alta, poi conquistato dai Frangipane nel 1153. Questi furono poi cacciati poi a loro volta nel 1202 da un'insurrezione popolare: il castello fu distrutto e fu istituito il comune. Sotto il pontificato di Niccolò III, Terracina fu conquistata dal conte Giovanni Anibaldo de Ceccano. Nel 1295 fu eletto podestà papa Bonifacio VIII, che riportò l'ordine e risanò le finanze cittadine.

La città era cresciuta con borghi murati fuori delle mura più antiche, in corrispondenza delle porte principali e fino alla città bassa. A quest'epoca risale il rifacimento della cattedrale e l'erezione delle case-torri dei privati cittadini. La città fu dotata di edifici pubblici e l'ordinamento cittadino si basò sull'urbanistica romana e non più sulla divisione in parrocchie.

Durante il soggiorno dei papi ad Avignone, nel XIV secolo il Comune si oppose ai Caetani di Fondi, che giunsero ad occupare il monte Sant'Angelo nel 1346. Ne furono cacciati per intervento della flotta genovese dietro compenso di 3500 fiorini da restituire a rate per 20 anni. Questo episodio inaugurò, per un ventennio, il protettorato della repubblica ligure, durante il quale Terracina entrò a far parte dell'impero commerciale genovese, ottenendone stabilità e prosperità economica. Il ritorno dell'autorità papale sotto l'azione del Egidio Albornoz nel 1367, portò anche nuove tassazioni ed un diffuso scontento, così allo scoppio dello Scisma d'Occidente, nel 1378, la città si alleò con il conte Onorato I Caetani (1336-1400). Dopo la morte di questi e la caduta della contea di Fondi nelle mani di Ladislao I di Napoli, nell' aprile del 1400, Terracina continuò a resistere da sola alle truppe congiunte pontificie e napoletane, cedendo solo dopo due mesi di trattative. Nel XV secolo la città fece parte dei domini dei re di Napoli Ladislao I e Giovanna II, ma al ritorno di papa Martino V nella sede papale di Roma fu restituita al pontefice nel 1420.Terracina fu rioccupata dal re di Napoli Alfonso I nel 1435. Le lotte tra le fazioni favorevoli al papa, agli aragonesi e ai francesi provocarono la decadenza della città e la fine dell'autonomia comunale: la città venne pacificata nel 1499 dall'intervento di papa Alessandro VI.

Terracina moderna[modifica | modifica sorgente]

Il porto canale oggi, visto dal tempio di Giove Anxur

Nel XVI secolo la malaria provocò una continua diminuzione della popolazione (nel 1572 si era ridotta a circa 150 abitanti). Il ripopolamento fu favorito nel XVII secolo dai pontefici con la distribuzione gratuita delle terre e le esenzioni fiscali e nuove famiglie abbienti restaurano e ricostruiscono le case signorili; si edificano o si restaurano le chiese.

Con papa Pio VI dal 1785 si intraprese un tentativo, poi fallito, di bonifica delle paludi pontine, e con esso la città si sviluppò nella piana, presso l'antico porto romano con il nuovo Borgo Pio. L'occupazione francese fu ostacolata dalla ribellione della popolazione nel 1798, duramente repressa.

Nel 1818 papa Pio VII firmò con Ferdinando I delle Due Sicilie il concordato che sanciva i rapporti con il Regno delle Due Sicilie e sotto papa Gregorio XVI si ebbero i lavori di costruzione del nuovo porto canale. Il 14 settembre 1870 la città fu annessa al Regno d'Italia.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

La città è tradizionalmente suddivisa in una città alta, l'antico centro cittadino con l'acropoli, sviluppatasi ulteriormente in epoca medioevale, e in una città bassa, frutto di una prima espansione in epoca romana, lungo la strada verso il porto, e di una seconda espansione avvenuta principalmente nel XIX e XX secolo, in seguito alla bonifica delle paludi pontine da parte di papa Pio VI nel XVIII secolo e di Mussolini in seguito.

Fuori dalla città, sulla cima del monte Sant'Angelo, si trova l'antico santuario di Giove Anxur.

Nei dintorni vi è il Parco Nazionale del Circeo, situato a pochi chilometri dalla città.

Terracina alta o antica[modifica | modifica sorgente]

Il Capitolium romano

Complesso monumentale del Foro Emiliano[modifica | modifica sorgente]

La parte alta della città si imposta intorno alla piazza centrale, l'antico Foro Emiliano, centro cittadino dell'epoca romana, conservatosi nei secoli e sede della cattedrale di San Cesareo e del municipio (piazza del Municipio).

L'antico foro romano era attraversato lungo il lato settentrionale dalla via Appia, di cui è stato ripristinato il lastricato e il marciapiede, con canale di scolo: la via era in origine separata dall'area forense per mezzo di una serie di pilastrini. La piazza conserva tuttora l'antica pavimentazione in lastre di calcare (fine del I secolo a.C. - inizi del I d.C.), sulla quale si conserva l'iscrizione in lettere di bronzo del magistrato locale che ne ordinò la realizzazione (Aulus Aemilius).

I resti del teatro romano (parte della cavea con sedili e parte della scena)

Ai lati del foro sorgevano i principali edifici pubblici della città romana. Sul lato orientale sorgeva la basilica, i cui resti furono disegnati da Baldassarre Peruzzi e in seguito ricoperti dal palazzo della Bonificazione Pontina, eretto tra il 1780 e il 1785 e che ha successivamente inglobato anche il palazzo De Vecchis. Sul lato nord i bombardamenti del 1944 hanno permesso di rimettere in luce un porticato affacciato sulla via Appia e sopraelevato di tre gradini, con colonne e pavimentazioni in marmo, alle spalle del quale si sono rinvenuti i resti del teatro romano, in parte ancora ricoperti dalle case medioevali, che hanno assunto una caratteristica pianta curvilinea, poggiandosi sopra le sue strutture.

L'interno della cattedrale, con la nuova volta settecentesca

Sul lato occidentale sorgeva un grande tempio marmoreo di età imperiale, in seguito inglobato nella cattedrale, che conserva parte dell'alto podio, in cui si aprivano locali per il deposito degli oggetti sacri, oggi trasformati in botteghe. A fianco di questo, verso nord, un secondo tempio più piccolo, identificato nel Capitolium della colonia romana. Il tempio in origine con quattro colonne in facciata di stile tuscanico, era infatti dotato di tre celle affiancate, costruite in opera reticolata in cui si alternano tufelli di tufo giallo e di calcare scuro.

La concattedrale di San Cesareo[modifica | modifica sorgente]

La cattedrale che inglobò il tempio maggiore fu costruita e consacrata a San Cesareo (o Cesario) nel 1074, mentre ad un rifacimento del XII-XIII secolo risalgono il campanile e il portico antistante, con fusti di colonna riutilizzati da più antichi edifici romani e capitelli ionici, basi decorate con leoni e trabeazione, in parte scolpita e con fregio a mosaico (prima metà del XIII secolo) in stile cosmatesco. L'interno a tre navate è suddiviso da colonne ugualmente romane riutilizzate, conserva un pavimento cosmatesco. Alla stessa epoca si devono il pulpito e il cero pasquale. Agli inizi del XVIII secolo l'interno ricevette una copertura a volta.

Decorazione cosmatesca (portico della cattedrale)

Dal 1986, nel contesto della ristrutturazione delle diocesi d'Italia, la chiesa di San Cesareo ha assunto il titolo di concattedrale.

Sul fianco destro della cattedrale si affaccia sulla piazza anche il palazzo Venditti, del XIII secolo, originario palazzo civico, che scavalca con un grande arco gotico la via Appia e conserva una delle trifore originarie. Le forme architettoniche sono quelle proprie dell'architettura cistercense, adattate ad usi civili. Sul lato meridionale della piazza si eleva alla stessa altezza del campanile la contemporanea torre Frumentaria o "torre dei Rosa" (XII-XIII secolo), che fu probabilmente in possesso di questa famiglia. Tra la torre e la chiesa è il Palazzo vescovile, risalente in origine all'epoca carolingia e ristrutturato in epoca medioevale, nel XVII secolo dal vescovo Cesare Ventimiglia, e infine nel 1786 da papa Pio VI. L'attuale configurazione nulla conserva di antico, essendo stato quasi completamente ricostruito dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Chiese e palazzi storici[modifica | modifica sorgente]

Nel centro cittadino si trova anche la chiesa di San Giovanni, che ha trasformato nel Seicento la medioevale chiesa dedicata a San Lorenzo, di cui resta solo il campanile. La chiesa si presenta attualmente a navata unica con cappelle laterali, coperta da una volta ribassata e da una cupola a pianta ellittica.

La chiesa del Purgatorio fu costruita entro il 1780 al posto dell'antica chiesa di San Nicola. Presenta pianta centrale ed una facciata con alto ordine unico di lesene, sormontato da un timpano mistilineo

In posizione dominante sull'abitato si erge il castello dei Frangipane, costruito in più fasi successive a partire dalla fine del X secolo e ingrandito fino al XV secolo. Gravemente danneggiato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale conserva solo il maschio centrale, parte più antica, e parte dell'ala sud.

Numerose altre case cittadine risalgono all'epoca medioevale: case-torri fortificate o case gotiche con bifore e a volte scale esterne con ballatoi (profferli), risalenti per la maggior parte al XII-XIII secolo. Altri palazzi sono dovuti alle ristrutturazioni rinscimentali di case medioevali o a nuove costruzioni contemporanee (casa del notaio Nicola Savio del 1536, costruita a ridosso delle mura. La rinascita della città nel corso del XVIII e XIX secolo comportò ristrutturazioni e accorpamenti di gruppi di case medioevali e trasformando gli edifici con un aspetto omogeneo. A questi interventi si accompagnarono nuove edificazioni, sia per case d'affitto destinate ai ceti medi, sia per residenze signorili (palazzo Vitelli, provvisoria residenza papale), sia per strutture pubbliche ("Palazzo della bonificazione pontina" e "Nuova fabbrica dei forni", costruita dal comune nel 1785).

Il monastero di San Francesco in un dipinto tardo-ottocentesco

Un intervento di particolare importanza si ebbe con la costruzione da parte del nipote del papa, di Palazzo Braschi (1787-1795), destinato a sede papale. Il nuovo palazzo inglobò palazzi più antichi e le rovine della chiesa di Santa Maria in Posterula, e venne collegato nel 1792 per mezzo di una rampa (oggi via Posterula) e l'abbattimento di un tratto di mura, sia alla città alta e alla via Appia, sia al nuovo Borgo Pio nella città bassa.

Fuori dall'antico centro abitato si trovavano invece alcune altre chiese:

  • Madonna delle Grazie, rifatta dal vescovo Cesare Ventimiglia (1615-1645) e precedentemente dedicata a Santa Maria della Basilica Nuova nel 1163 da papa Alessandro III al posto di un altro edificio più antico.
  • Chiesa e convento dell'Annunziata, risalente al XIII secolo e danneggiata dai bombardamenti.
  • Chiesa di San Domenico, edificato alla metà del XIII secolo. La facciata conserva un rosone e un portale sormontato da un piccolo protiro.
  • Chiesa di San Francesco, fondato secondo la tradizione dallo stesso santo nel 1222 (si conserva il piccolo campanile) e gravemente danneggiato dalla guerra, fu adibito ad ospedale tra il 1874 e il 1994.

Le mura[modifica | modifica sorgente]

Le antiche mure di cinta di epoca volsca e romana, di cui rimangono visibili solo alcuni tratti, erano state in seguito sormontate dalla nuova fortificazione costruita nel V secolo. Dopo il loro abbandono, una parte del camminamento di ronda fu trasformata in passeggiata pubblica e circondata da abitazioni.

Delle porte cittadine la Porta Albina fu abbattuta nel 1831, mentre della Porta Maggio, distrutta alla fine del Settecento rimangono solo le torri laterali, trasformate in abitazioni. Una nuova porta di accesso all'abitato, Porta Romana, fu realizzata nel 1780 sul lato nord-occidentale, su progetto di Gaetano Rappini, riunendo alla città il borgo esterno di "Cipollata". La nuova costruzione si appoggia ad una torre più antica, con basamento in opera poligonale e sopraelevazione in opera incerta, parte probabilmente della cinta muraria più antica. Nella parte alta della città si conserva anche una torre medioevale, realizzata in blocchetti di calcare inframmezzati da filari con mattoni e datata al X secolo.

Città bassa[modifica | modifica sorgente]

La parte bassa della città ebbe due momenti di espansione: il primo sotto i Romani, lungo la via ad Portum, tra il porto e la fertile valle agricola a nordovest (soprattutto tra I secolo a.C. e I d.C.), e il secondo soprattutto nel XIX e XX secolo.

Alla fase romana appartengono una seconda piazza forense (cosiddetto "Foro Severiano"), un anfiteatro e delle terme ("Terme alla marina"), a cui si aggiungono ville e residenze (la villa detta delle "Terme Nettunie", resti di ville presso i "Granai Antonelli").

Lo sviluppo crebbe con il cambiamento di percorso della via Appia, reso possibile dal taglio del Pisco Montano, e con la ricostruzione del porto (tradizionalmente attribuiti all'epoca traianea, ma secondo un'ipotesi di Filippo Coarelli da retrodatare al I secolo a.C.). Sono tuttora visibili i resti dei due moli antichi e dei magazzini portuali. La collina di sabbia del Montuno, oggi parco pubblico, si formò probabilmente in seguito ai lavori di scavo per la realizzazione dell porto.

Le mura del V secolo racchiusero solo una parte di questo abitato inferiore, che doveva essere già parzialmente abbandonato. In epoca altomedioevale il territorio vide la fondazione di chiese e conventi extra-urbani. La parte bassa era in abbandono: il porto e i canali si andarono insabbiando e divennero inutilizzabili. Il passaggio della via Appia sotto il Pisco Montano venne fortificato (la porta venne ricostruita nel XVII secolo come Porta Napoletana).

Piazza Garibaldi e la chiesa del Santissimo Salvatore nella città bassa viste dal santuario di Giove Anxur

A partire dal 1785 papa Pio VI diede nuovo impulso alla città, avviando la bonifica delle paludi pontine, organizzata intorno al nuovo insediamento di Borgo Pio, sul nuovo canale, scavato nell'antico porto insabbiato. Sorsero diversi edifici pubblici: il palazzo del "Pozzo del Grano" o dei "Granari", oggi palazzo Cardinali, costruito come magazzino e dotato di un piccolo porto circolare (lo "Squero"), poi interrato; "Granai dell'Abbondanza" e "Palazzino Camerale", sorti sul molo settentrionale romano, distrutti dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Vi si ebbero anche costruzioni di edilizia popolare (ad esempio le "Case Pellegrini" per i pescatori, oggi scomparse) e la piccola chiesa di Santa Maria di Porto Salvo, edificata nel 1783 e ridotta in rovina dai bombardamenti, era stata voluta dal papa come parrocchia del nuovo borgo marinaro.

Il futuro sviluppo della città venne impostato secondo un progetto urbanistico coerente, impostato sull'asse del canale e della "strada Pia" (via Roma). Lungo questa via principale Giuseppe Valadier progettò nel 1794 la neoclassica semicircolare piazza Garibaldi, che venne realizzata progressivamente nel secolo seguente dagli architetti Pietro Bracci e Antonio Sarti e dall'ingegnere Luigi Mollari. La chiesa del Santissimo Salvatore, sul lato opposto del semicerchio, venne progettata sempre dal Valadier a pianta centrale, ma fu realizzata da Antonio Sarti tra il 1830 e il 1847 a tre navate. L'altra grande piazza cittadina, "Piazza della Marina", oggi "Piazza della Repubblica", già prevista nel progetto originario, venne realizzata progressivamente con la costruzione dei palazzi che la circondavano.

L'attuale porto-canale, già previsto dal 1777, fu realizzato sotto papa Gregorio XVI e completato dopo il 1843, con lo scavo del canale nell'insabbiamento dell'antico porto romano e la costruzione di un nuovo molo verso est.

Aree naturali[modifica | modifica sorgente]

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[7]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010 i cittadini stranieri residenti erano 2 574. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

  1. India, 936 - 2,10%
  2. Romania, 503 - 1,13%

Lingue e Dialetti[modifica | modifica sorgente]

Terracina è sempre appartenuta allo Stato Pontificio (e dal 1870 è compresa nel Lazio), ma è situata a breve distanza dal confine con l'antico Regno di Napoli. Inoltre, la sua posizione geografica, in zona costiera, ha favorito nel corso dei secoli l'attività peschereccia con contatti prevalentemente con i paesi costieri della Provincia di Napoli, a cui va aggiunta una vera e propria immigrazione organizzata di pescatori da quelle aree nell'800. Il substrato mediano ha potuto parzialmente rafforzarsi, tuttavia, grazie all'immigrazione di genti provenienti dai piccoli comuni dell'entroterra (anche dell'attuale Provincia di Frosinone), il che consente di far osservare una notevole mescolanza lessicale, caratteristica di questa parlata. Non è infrequente, comunque, nelle nuove generazioni, l'utilizzo di vocaboli ed espressioni del dialetto romanesco, data la non lontananza con i centri di Latina e Sabaudia.

Il dialetto di Terracina viene solitamente considerato "mediano", ma lo è sicuramente molto di meno di altri paesi "pontifici" collinari, soprattutto quelli dei vicini Monti Lepini, e non rientra nel gruppo "ciociaro" in senso stretto, ma è da considerare una parlata a sé stante, di transizione tra il gruppo mediano e meridionale, insieme a quella della vicina San Felice Circeo.

Esplorando il lessico troviamo sicuramente termini tipicamente "mediani", affini al dialetto ciociaro o all'abruzzese, come mammòcce (ragazzo), l'articolo (il), il verbo servile dènga (devo), zàmpa (gamba), capòcce (testa), déndo (dentro) ecc. Anche l'utilizzo del verbo ausiliare "essere", per la costruzione verbale è in accordo con le parlate del restante Lazio "pontificio", di una parte di quello "borbonico" e dell'Abruzzo aquilano (es. so vìste = ho visto, mé sì chiamàte = mi hai chiamato ecc.). Tuttavia, vi sono alcune "spie" linguistiche che riconducono ai dialetti meridionali, soprattutto nella fonetica con le vocali atone finali, che sono esattamente le stesse del dialetto napoletano e di alcuni comuni del Lazio appartenuti al Regno delle due Sicilie. Vi è quindi il conguaglio in e, che abbiamo già visto in alcuni esempi di cui sopra, che viene definito "schwa velarizzato". Per le vocali all'interno della parola, alcune volte si assiste al "dileguo" di esse, soprattutto nel discorso veloce (es. v'r'tà per dire "verità", che nel discorso veloce capita anche nei vicini paesi di Fondi e Monte San Biagio).

Possiamo trovare alcuni vocaboli "campani", anche se in forma molto minoritaria come l'avverbio di luogo accà. Per dire "là" è utilizzato allà o anche allàne, mentre "in codesto posto" è detto a ssà, come nei vicini dialetti di Fondi e Monte San Biagio.

La metafonesi riporta sia ai dialetti mediani che ai dialetti meridionali: infatti è di tipo "sabino" in alcuni casi (es. trone per dire "tuono"), mentre è napoletana in altri (es. liètte = letto). In altri casi è comunque napoletana, ma con condizioni diverse da quelle normali (es. buéne = buono).

Tradizioni e folclore[modifica | modifica sorgente]

  • San Giuseppe, 19 marzo (Caratteristici focheracci la sera della vigilia).
  • S.Silviano, 1 maggio, protettore dei raccolti (Processione e festa religiosa e popolare).
  • Madonna del Carmine, domenica successiva al 16 luglio (Processione di barche a mare e festa religiosa e popolare).
  • Madonna dell'Assunta, festa parrocchiale della parrocchia cattedrale|San Cesareo settimana antecedente ferragosto (Processione 14 agosto).
  • Madonna della Delibera, 8 settembre, Processione e festa religiosa e popolare.
  • Sant'Antonio da Padova, presso Borgo Hermada, 1ª domenica di luglio.

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica sorgente]

Strutture ospedaliere
  • Ospedale "Alfredo Fiorini", Presidio Ospedaliero Centro - ASL di Latina
  • Villa Azzurra, RSA-Hospice-Poliambulatorio

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Scuole e Università[modifica | modifica sorgente]

Dal 1999 è sede distaccata della Facoltà di Economia dell'Università degli studi di Cassino con due corsi di laurea di primo livello in: "Economia del sistema agroalimentare e dell'ambiente" ed " Economia e gestione delle imprese turistiche". A partire dall'anno accademico 2008/2009 è stato istituito un nuovo corso di laurea in "Economia e gestione delle piccole e medie imprese" che ha sostituito i due precedenti corsi.

A partire dall'anno accademico 2004-2005 l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" ha istituito preso l'ospedale "Alfredo Fiorini" di Terracina un Corso di Laurea in Infermieristica.

Musei[modifica | modifica sorgente]

Torre Frumentaria sede del museo civico, il duomo di San Cesareo e la torre del castello
  • Museo civico, fondato nel 1894 da Pio Capponi, da cui prende il nome, allorché bisognava sistemare numerosi reperti archeologici raccolti nel territorio comunale e, soprattutto, i rinvenimenti dello scavo condotto nel sito archeologico del santuario romano di Monte Sant'Angelo. Ricche famiglie locali contribuirono con donazioni ad arricchire le collezioni del museo, raccolte nel primo inventario del 1907 redatto dallo stesso Pio Capponi, allora direttore dell'istituto. È localizzato nel primo priano della Torre Frumentaria, una torre del XIII secolo costruita sul Foro Emiliano, vicino l'attuale sede del municipio nel centro storico. Dagli anni trenta al 1999 fu collocato presso l'attuale istituto professionale di stato. La collezione esposta nel museo è una raccolta di reperti archeologici che vanno dalle prime testimonianze di presenza umana a Terracina dal paleolitico superiore (resti di fauna fossile ed industria litica emersi in località Riparo Salvini) all'epoca romana. È proprio lo sviluppo storico della presenza romana che costituisce il nucleo più consistente della raccolta, tipologicamente eterogeneo. Alle varie epigrafi che documentano una sviluppata società civile si sommano una serie di ritratti di età tardo-repubblicana ed imperiale, nonché molte sculture a figura intera.

Fra i reperti di maggior interesse archeologico troviamo:

  • Base onoraria con dedica alla provvidenza di Traiano
  • Statua in nudità eroica identificata con Zeus
  • Ritratto di sovrano ellenistico
  • Testa femminile a grandezza maggiore del vero raffigurante la dea Feronia
  • Busto femminile panneggiato
  • Testa virile proveniente dall'area del teatro nel Foro Emiliano
  • Statua di divinità maschile con consistenti tracce dell'originaria policromia
  • Ritrovamenti sottomarini (anfore, oggetti navali o commerciali)

Eventi[modifica | modifica sorgente]

  • San Cesareo, 5 novembre, patrono di Terracina. Festeggiamenti sabato, domenica e lunedì successivi al 5 novembre (Grande mercato di merci varie).
  • Festa del Vino Moscato e dell'Uva, presso la Fiora, nei mesi di agosto e settembre.
  • Festa della Birra, presso Borgo Hermada, mese di luglio/Agosto.
  • Festa della Fragola di Terracina, organizzata dall'Associazione "Mondofragola", di solito in Piazza Garibaldi, a maggio/giugno.[Enciclopedici? Fonti?]

Persone legate a Terracina[modifica | modifica sorgente]

Economia[modifica | modifica sorgente]

Terracina è un centro turistico-storico, meta di visitatori provenienti soprattutto dall'Europa settentrionale, dalla Russia e dalle regioni limitrofe.[senza fonte]

La città di Terracina è prima nella provincia per numero di alloggi utilizzabili per vacanza[8].

Le attività principali, oltre il turismo, sono la pesca, l'agricoltura (ortaggi e floricoltura), l'allevamento delle bufale per la produzione della mozzarella, e dei servizi.

Il susseguirsi di fertili valli e altopiani carsici fra i Monti Ausoni e il mare permettono la coltivazione di prodotti di nicchia come la fragola Favette di Terracina[9] o il Moscato di Terracina; a queste si è aggiunta l'agricoltura specializzata nei territori acquisiti dopo la bonifica delle paludi pontine.

Mercati e fiere[modifica | modifica sorgente]

Il mercato settimanale si svolge il giovedì. I banchi sono posizionati in viale Europa, nella porzione compresa tra via Friuli Venezia Giulia e l'intersezione con via Badino Vecchia.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Strade[modifica | modifica sorgente]

I collegamenti stradali che interessano il comune sono:

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione di Terracina e Stazione di La Fiora.

La piccola stazione locale di Terracina non si trova sulla tratta principale Roma-Napoli, ma è il terminale di una linea secondaria che parte dalla stazione di Priverno-Fossanova (posta sulla tratta principale Roma-Formia-Napoli.) e giunge a Terracina dopo circa 20 km. Alla fine degli anni settanta la linea fu elettrificata e il traffico passeggeri era abbastanza sostenuto, ma in seguito alla diminuzione dei treni successivamente il traffico passeggeri si ridusse fortemente. Negli anni novanta, in seguito alle richieste il traffico riprese e attualmente vi sono dei collegamenti diretti anche con Roma.

Mobilità urbana[modifica | modifica sorgente]

I trasporti urbani e interurbani di Terracina vengono svolti con autoservizi di linea gestiti da COTRAL.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Nel 1934 passa dalla provincia di Roma, alla nuova provincia di Littoria, costituita dal governo fascista dell'epoca.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
2001 2006 Stefano Nardi Sindaco
2006 2011 Stefano Nardi centrodestra Sindaco
2011 in carica Nicola Procaccini destra Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Terracina è gemellata con le seguenti città:

Nel maggio del 2007 Terracina ha stretto un Patto di Amicizia con la città di Bressanone.

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica sorgente]

Sport[modifica | modifica sorgente]

Beach Soccer[modifica | modifica sorgente]

  • Terranova Terracina Beach Soccer squadra di beach soccer militante in serie A, che nella stagione 2011 ha vinto la Coppa Italia, lo scudetto e la Supercoppa italiana e nel 2012 lo scudetto.

Calcio[modifica | modifica sorgente]

  • La principale squadra di calcio della città è l'U.S. Terracina Calcio A.S.D. che gioca allo stadio "Mario Colavolpe". La società è nata nel 1925. Attualmente milita nel girone G della Serie D. I colori sociali della squadra sono: il bianco e l'azzurro.
  • Vis Juventute Terracina squadra di calcio militante nel girone N laziale di 2ª Categoria.
  • Atletico Terracina 2011 squadra di calcio militante nel girone A latinense di 3ª Categoria.

Pallacanestro[modifica | modifica sorgente]

  • La squadra di pallacanestro è l'A.S.D. Basket Terracina nata nel 1976 e che milita da svariate stagioni nel campionato di C regionale. I colori sociali sono il bianco e l'azzurro.

Pallavolo[modifica | modifica sorgente]

  • Volley Terracina, squadra di pallavolo femminile militante nel campionato di Serie B2, nella stagione 2011/2012 ha vinto la Coppa Lazio di Serie C.

Rugby[modifica | modifica sorgente]

  • Terracina Rugby Club, squadra di rugby maschile militante nel campionato di Serie C, riconosciuta dalla F.I.R.

Personalità sportive legate a Terracina[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2011.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Pietro Matranga, La Città di Lamo stabilita in Terracina secondo la descrizione di Omero e due degli antichi dipinti già ritrovati sull’Esquilino i quali la rappresentano., 1852 Free File Hosting, Online Storage &amp File Upload with FileServe.
  4. ^ Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, III, 59 (testo latino on line sul sito LacusCurtius): "lingua Volscorum Anxur dictum".
  5. ^ Tito Livio, "Ab Urbe Condita", IV, 4, 58.
  6. ^ Tito Livio, "Ab Urbe Condita", V, 2, 13.
  7. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  8. ^ Stando al censimento ISTAT[senza fonte], gli alloggi per vacanza sono 6 835 per un totale di 33 423 posti letto. Il 40º rapporto sul turismo dell'APT di Latina[senza fonte] annovera nel 2005, 188 000 arrivi e 3 145 000 presenze, di gran lunga il più alto numero del territorio pontino.
  9. ^ http://www.laziodoc.it/prodotti/item/fragola-favette-di-terracina.html

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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