Erennio Etrusco

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Erennio Etrusco
Moneta di Erennio Etrusco da cesare
Moneta di Erennio Etrusco da cesare
Imperatore romano
In carica 251 (con Decio)
Predecessore Decio
Successore Decio
oppure Treboniano Gallo e Ostiliano
Nome completo Quintus Herennius Etruscus Messius Decius
Altri titoli princeps iuventutis
Nascita anni 220
Morte Abrittus, 1º luglio 251
Padre Decio
Madre Erennia Cupressenia Etruscilla

Quinto Erennio Etrusco Messio Decio (latino: Quintus Herennius Etruscus Messius Decius; anni 220Abrittus, 1º luglio 251) fu imperatore romano nel 251 assieme al padre Decio[1].

Il Sarcofago Ludovisi con scena di battaglia tra Romani e Germani. Il personaggio principale potrebbe essere Erennio Etrusco oppure il fratello minore Ostiliano. Fu trovato nel 1621 vicino Porta Tiburtina
Cippo conservato nel Wetterau-Museum; l'iscrizione (CIL XIII, 9123) attesta la nomina di Erennio e di suo fratello Ostiliano al rango di cesari,[2] avvenuta nel maggio/giugno o nel settembre 250.[3]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Erennio era originario di Sirmio, in Pannonia inferiore:[1] suo padre era il generale Decio, poi imperatore romano, sua madre Erennia Cupressenia Etruscilla, una matrona romana appartenente ad un'importante famiglia senatoriale; ebbe anche un fratello minore, Ostiliano.

Erennio accompagnò il padre, come tribuno militare, nel 248, quando Decio, per ordine di Filippo l'Arabo, andò nei pressi del Danubio per domare la rivolta di Pacaziano. L'anno successivo fu Decio a ribellarsi e a scatenare una rivolta che culminò con la sconfitta di Filippo l'Arabo nei pressi di Verona.

Decio portò Erennio assieme a sé nelle campagne militari alla frontiera, mentre Ostiliano ed Erennia rimanevano a Roma; poco dopo essere salito al trono, Decio inviò Erennio in Illirico, a controllare la frontiera.[4]

Nel 250 entrambi i fratelli furono nominati cesari;[2][5] Erennio ricevette anche il titolo di princeps iuventutis ("principe dei giovani"), che Ostiliano forse ricevette solo nel 251, anno in cui Erennio fu associato al trono dal padre, ricevendo il titolo di augusto.

Nello stesso anno entrambi tornarono nelle province danubiane, dove, dall'anno precedente, era in atto un'invasione di Goti guidati dal loro re Cniva. I Goti si stavano ritirando carichi di bottino e Decio decise di intercettarli prima che passassero il confine: lo scontro decisivo avvenne nella battaglia di Abrittus, nella quale i Romani furono sconfitti e Decio perse la vita. Erennio morì colpito da una freccia, prima che morisse il padre; a seconda delle fonti la sua morte sarebbe avvenuta in uno scontro precedente alla battaglia di Abrittus o nelle fasi iniziali di questa.[1] Alla notizia della morte del figlio, Decio avrebbe affermato che la morte di un solo soldato non era una grande preoccupazione per lui.[6] Ecco come venne tramandato da Zosimo:

« Insediato Treboniano Gallo sulle rive del Tanai[7], egli stesso marciò contro i sopravvissuti dei Goti. Le cose procedevano secondo i piani di Gallo, il quale inviò messaggeri ai barbari, con l'invito a partecipare al complotto contro Decio. Accolta la cosa con grande soddisfazione [...] i barbari si divisero in tre schiere e disposero la prima di fronte ad una palude. Dopo che Decio aveva ucciso molti di loro, subentrò la seconda schiera e quando anche questa fu messa in fuga, apparvero pochi soldati della terza. Gallo allora suggerì a Decio di attraversare la palude ed attaccare i barbari. L'imperatore che non conosceva il terreno si lanciò in modo incosciente contro i barbari. Bloccato nel fango con tutto l'esercito e colpito da tutte le parti da frecce e dardi dei barbari fu ucciso insieme ai suoi soldati, pon potendò più fuggire. Questa fu la fine di Decio. »
(Zosimo, Storia nuova, I, 23.2-3)

Questa la tragica narrazione degli eventi di Giordane:

« E subito il figlio di Decio cadde mortalmente trafitto da una freccia. Alla notizia il padre, sicuramente per rianimare i soldati, avrebbe detto "Nessuno sia triste, la perdita di un solo uomo non deve intaccare le forze della Repubblica". Ma poco dopo, non resistendo al dolore di padre, si lanciò contro il nemico cercandovi o la morte o la vendetta per il figlio. [...] Perse pertanto impero e vita. »
(Giordane, De origine actibusque Getarum, XVIII, 3.)

Titolatura imperiale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Monetazione da Massimino il Trace a Emiliano.
Titolatura imperiale Numero di volte Datazione evento
Tribunicia potestas 2 volte:[8] la prima attorno alla metà del 250, poi rinnovata ogni anno al 10 dicembre.
Consolato 1 volta: nel 251.[9]
Titoli vittoriosi nessuno
Salutatio imperatoria nessuna
Altri titoli Nobilissimus Caesar[10] e princeps iuventutis[11] dal 250.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, IX, 4.
  2. ^ a b Aurelio Vittore, De Caesaribus, XXIX, 1.
  3. ^ Pat Southern, Roman Empire from Severus to Constantine, Routledge, 2001, ISBN 0203451597, p. 308.
  4. ^ Aurelio Vittore, De Caesaribus, XXIX, 2.
  5. ^ CIL II, 4958, AE 1942, 55, CIL III, 5988, CIL III, 3746, CIL II, 4957, CIL XIII, 9123.
  6. ^ Aurelio Vittore, De Caesaribus, XXIX, 4-5.
  7. ^ Qui Zosimo confonde il Don con il Danubio, fiume di riferimento.
  8. ^ CIL II, 6229; AE 1942/43, 55.
  9. ^ CIL VI, 31129; CIL II, 4957 (p 998, 1057).
  10. ^ CIL XIII, 9110; CIL XIII, 9102; AE 1999, 295.
  11. ^ CIL VI, 40697.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie
Fonti secondarie

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Imperatore romano Successore Project Rome logo Clear.png
Decio 250 - 251
con il padre Decio
Treboniano Gallo,
Ostiliano
Predecessore Console romano Successore Consul et lictores.png
Imperatore Gaio Messio Quinto Traiano Decio Augusto II,
Vettio Grato
(251)
con Imperatore Gaio Messio Quinto Traiano Decio Augusto III
Imperatore Gaio Vibio Treboniano Gallo Augusto II,
Imperatore Cesare Gaio Vibio Volusiano Augusto