Gordiano I

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Gordiano I
Busto di Gordiano ai Musei Capitolini di Roma
Busto di Gordiano ai Musei Capitolini di Roma
Augusto dell'Impero romano
In carica 22 marzo - aprile 238
Predecessore Massimino Trace
Successore Massimino Trace
Pupieno e Balbino
Nome completo Marcus Antonius Gordianus Sempronianus Romanus Africanus[1]
Nascita 159 circa
Morte aprile 238
Figli Gordiano II,
Antonia Gordiana

Marco Antonio Gordiano Semproniano Romano Africano[1], meglio noto come Gordiano I (latino: Marcus Antonius Gordianus Sempronianus Romanus Africanus[1]; 159 circa – 238), fu imperatore romano per poche settimane nel marzo/aprile del 238, assieme al figlio Gordiano II[2].

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Origini[modifica | modifica sorgente]

Poco si conosce delle origini familiari e dei primi anni di vita di Gordiano. Ci sono pochi riferimenti alla sua famiglia, che apparteneva all'ordine equestre ed era molto ricca; pare fosse imparentato con senatori di un certo rilievo.

Secondo la Historia Augusta sua madre era una donna romana di nome Ulpia Gordiana, suo padre un senatore romano di nome Mecio Marullo; gli storici hanno però scartato come fasullo questo nome. I suoi praenomen e nomen, Marcus Antonius, suggeriscono che i suoi antenati ricevettero la cittadinanza romana sotto il triumviro Marco Antonio durante la tarda Repubblica romana; il nome Gordianus suggerisce invece un'origine anatolica, in Frigia, Galazia o Cappadocia, in quanto lì si trovava la città di Gordio. Il nome Sempronianus potrebbe essere il collegamento con la madre o con la nonna; nella città di Ankara (l'antica Ancira) è stata trovata un'iscrizione funebre che nomina una Sempronia Romana.

Sempre secondo la Historia Augusta, la moglie di Gordiano sarebbe stata Fabia Orestilla, che l'autore vorrebbe discendente di Antonino Pio e Marco Aurelio attraverso il padre, Fulvio Antonino. Gli storici ritengono invece che la moglie di Gordiano fosse la nipote di Erode Attico; da lei Gordiano ebbe almeno due figli, Marco Antonio Gordiano (Gordiano II) ed Antonia Gordiana, la madre di Gordiano III.

Carriera[modifica | modifica sorgente]

La carriera politica di Gordiano I iniziò relativamente tardi nella sua vita e con ogni probabilità i suoi anni giovanili furono spesi negli studi di retorica e letteratura. Come militare, Gordiano comandò la Legio IIII Scythica quando questa era di guarnigione nella provincia di Siria. Ricoprì la carica di governatore in Britannia nel 216 e fu console suffetto sotto Eliogabalo.[3] Il fatto che il suo nome sia stato cancellato da alcune iscrizioni in Britannia suggerisce che sia caduto in qualche modo in disgrazia.

Mentre egli guadagnava una grande popolarità con i magnifici giochi e spettacoli che produceva come edile, la sua prudente moglie si preoccupava di placare i sospetti di Caracalla, in cui onore egli stesso scrisse un lungo poema epico intitolato Gli Antoniniani.

Gordiano certamente curò la sua salute e le relazioni politiche durante i caotici tempi della dinastia dei Severi, il che suggerisce il suo poco amore per gli intrighi. Durante il regno di Alessandro Severo a Gordiano (che aveva già circa 80 anni) fu affidato il difficile ruolo di proconsole in Africa.[4] Durante il suo proconsolato Massimino Trace uccise nella Germania meridionale l'imperatore Alessandro Severo e salì al trono.

Ascesa e caduta[modifica | modifica sorgente]

Moneta con effigie di Gordiano I; al dritto è riportata la dicitura AFR, Africanus,[1] al rovescio AVGG, dove la doppia 'G' sta ad indicare il regno di due augusti, Gordiano I e Gordiano II.

Massimino era divenuto impopolare come imperatore, a causa del crescente malcontento generale dovuto ad un governo sempre più oppressivo, che era culminato con la ribellione in Africa del marzo del 238.[5] Gordiano, spinto dal clamore popolare, assunse la porpora controvoglia sotto la minaccia delle armi,[4][6] ed il cognomen Africano,[1] il 22 marzo.[7] In considerazione della sua età avanzata, insistette che gli venisse associato suo figlio, Marco Antonio Gordiano (Gordiano II). Pochi giorni più tardi Gordiano entrò a Cartagine con il preponderante appoggio della popolazione e dei leader politici locali.[8]

« Gordiano entrò [in Cartagine] insieme alla sua scorta, con i soldati che lo accompagnavano (formati da una coorte urbana), compresi i giovani più alti, quasi fossero sue guardie del corpo di Roma. I fasces erano decorati con alloro (il simbolo che differenzia l'Imperatore romano da un comune cittadino romano), oltre a fiaccole in testa alla processione, tanto che la città di Cartagine sembrava una replica di Roma e della sua immagine di prosperità. »
(Erodiano, Storia dell'impero dopo Marco Aurelio, VII, 6.2.)

Poi Gordiano si affrettò ad inviare numerosi messaggi tramite ambasciatori (uno dei quali sembra fosse il futuro imperatore Valeriano[9]), a tutti coloro che egli considerava fra i più facoltosi cittadini di Roma, tra cui alcuni senatori senatori amici o parenti, oltre allo stesso Senato e Popolo di Roma.[10] Promise, quindi, grande clemenza per coloro che avessero collaborato. Ai soldati (guardia pretoriana e legio II Parthica), invece, promise un donativum, come mai prima di allora era stato distribuito, oltre ad una distribuzione di denaro per il popolo di Roma. Prese poi le giuste precauzioni contro il prefetto del pretorio, Vitaliano, poiché sapeva che era fedele a Massimino Trace.[11] Inviò, pertanto, il suo questore, persona fidata, a portare questi importanti messaggi segreti.[12] Giunto a Roma con una delgazione, si presentò allo stesso Vitaliano, il quale, colto alla spovvista, fu ucciso.[13] da uomini legati ai due usurpatori; molti amici di Massimino furono messi a morte, come pure il praefectus urbi Sabino fu ucciso dalla folla in una sommossa;[14][15] e la rivolta sembrò aver successo. Questa fu invece la lettera che Gordiano inviò al Senato di Roma, per ottenerne il favore:

« Contro la mia volontà, o senatori, i giovani a cui fu affidata l'Africa, mi hanno acclamato Imperator. Ma per rispetto a voi, sono disposto ad assumere questo importante compito volentieri. Spetta però a voi prendere una giusta decisione. Io sarò quindi incerto e dubbioso fino a quando il Senato non avrà deliberato in tal senso. »
(Historia Augusta - I due Massimini, 16.2.)

Il Senato confermò Gordiano nuovo imperatore insieme al figlio, ed al nipote Gordiano III fu promessa la pretura, il consolato ed il titolo di Cesare,[16] mentre Massimino ed il figlio furono proclamati "nemici pubblici",[17] e la maggior parte delle province si schierarono con Gordiano I, tranne poche città ancora fedeli a Massimino.[18] Ecco come si espresse il Senato, secondo la Historia Augusta:

« Il Senato ed il Popolo romano, grazie ai principi Gordiani, avendo deciso di liberarsi da quella belva ferocissima [di Massimino], augurano ai proconsoli, governatori, legati, generali tribuni, magistrati, singole città, municipi, fortezze, villaggi, castelli quella prosperità che ora stanno cominciando a godere. Grazie al favore degli dei, abbiamo avuto quale imperatore il proconsolare Gordiano, uomo integerrimo e senatore di grandi principi morali, a cui abbiamo conferito il titolo di Augusto, non solo a lui ma anche al figlio, nobile e giovane Gordiano, ad ulteriore protezione della Repubblica. Ora a voi sta dare il vostro assenso alla lotta per la salvezza della Repubblica, per impedire ogni scelleratezza e difenderla da quella belva e dai suoi amici, ovunque essi siano. Noi abbiamo dichiarato Massimino e suo figlio nemici pubblici (hostis). »
(Historia Augusta - I due Massimini, 15.6-9.)

L'opposizione venne dalla confinante provincia di Numidia e dal suo goverantore, Capeliano, il quale era rimasto fedele a Massimino Trace.[19] Quest'ultimo, infatti, invase poco dopo la provincia di Africa con adeguate e ben addestrate forze militari, tra cui la Legio III Augusta, e si diresse su Cartagine.[20] Gordiano II fu sconfitto e ucciso nella battaglia di Cartagine:[21] in seguito alla morte del figlio, Gordiano I si suicidò, impiccandosi con una cinta.[22] Avevano regnato per soli venti giorni.

Gordiano I deve la sua buona reputazione al suo carattere amichevole.[23] Si dice che sia lui che il figlio avessero raggiunto una buona fama come letterati, pubblicando alcuni voluminosi lavori. Tuttavia essi non furono altrettanto validi come uomini di governo né ebbero la necessaria mano ferma. Avendo sostenuto la causa di Gordiano, il Senato fu costretto a continuare la lotta contro Massimino, e nominò Pupieno e Balbino coimperatori. Tuttavia per la fine del 238, l'unico imperatore riconosciuto fu Gordiano III,[24] figlio di Antonia Gordiana.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e CIL XIII, 592; RRAM-2, 326; AE 1961, 127; AE 1978, 826.
  2. ^ Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, IX, 2.
  3. ^ Essendo proconsole in Africa nel 237-238, Gordiano fu console quindici o sedici anni prima, nel 220-222 (Birley, Anthony Richard, The Roman Government of Britain, Oxford University Press, 2005, ISBN 0-19-925237-8, p. 339).
  4. ^ a b Historia Augusta - I due Massimini, 14.2.
  5. ^ Historia Augusta - I due Massimini, 13.6; Erodiano, Storia dell'impero dopo Marco Aurelio, VII, 4.1-6.
  6. ^ Erodiano, Storia dell'impero dopo Marco Aurelio, VII, 5.1-7.
  7. ^ Erodiano, Storia dell'impero dopo Marco Aurelio, VII, 5.8.
  8. ^ Aurelio Vittore, De Caesaribus, 26.1-2.
  9. ^ Zosimo, Storia nuova, I, 14.1.
  10. ^ Erodiano, Storia dell'impero dopo Marco Aurelio, VII, 6.3.
  11. ^ Erodiano, Storia dell'impero dopo Marco Aurelio, VII, 6.4.
  12. ^ Erodiano, Storia dell'impero dopo Marco Aurelio, VII, 6.5.
  13. ^ Historia Augusta - I due Massimini, 14.4; Erodiano, Storia dell'impero dopo Marco Aurelio, VII, 6.6-8.
  14. ^ Historia Augusta - I due Massimini, 15.1.
  15. ^ Southern, p. 66.
  16. ^ Historia Augusta - I due Massimini, 16.3-7.
  17. ^ Historia Augusta - I due Massimini, 15.2.
  18. ^ Historia Augusta - I due Massimini, 15.3-5.
  19. ^ Erodiano, Storia dell'impero dopo Marco Aurelio, VII, 9.1-2.
  20. ^ Erodiano, Storia dell'impero dopo Marco Aurelio, VII, 9.3.
  21. ^ Erodiano, Storia dell'impero dopo Marco Aurelio, VII, 9.5-7.
  22. ^ Erodiano, Storia dell'impero dopo Marco Aurelio, VII, 9.4.
  23. ^ Aurelio Vittore, De Caesaribus, 26.4.
  24. ^ Aurelio Vittore, De Caesaribus, 27.6.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie
Fonti secondarie

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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