Massimino Daia

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Massimino Daia
Copia di un busto di Massimino Daia.
Copia di un busto di Massimino Daia.
Imperatore romano
In carica 308 - 313
Predecessore Galerio
Successore Licinio
Altri titoli Persicus maximus[1]
Sarmaticus maximus[1]
Germanicus[1]
Nascita 270 circa
Morte 313

Gaio Galerio Valerio Massimino Daia (20 novembre 270 circa[1]agosto 313[1]) fu un imperatore romano dal 308 fino alla sua morte, durante la tetrarchia.

Moneta di Massimino.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato probabilmente in Dacia intorno al 275 era figlio di una sorella di Galerio. Nel 305, in seguito all'abdicazione degli augusti Diocleziano e Massimiano in favore di Galerio e Costanzo Cloro, fu nominato cesare e suo successore al titolo di augusto da Galerio, insieme all'altro cesare Flavio Severo scelto da Costanzo Cloro. Gli fu assegnato il governo delle province balcaniche. Nel 308 costrinse suo zio Galerio a conferirgli la nomina ad augusto insieme a Costantino. Sappiamo che condusse una campagna militare vittoriosa in Armenia, contro un popolo che in passato si era dimostrato alleato dei Romani, ma che ora abbracciava la religione cristiana, nemica dell'imperatore poiché "estremamente rispettosa della pietà verso Dio". Secondo Giovanni Malalas (che confonde Massimino Daia con Massenzio, figlio di Massimiano), Massimino condusse in modo vittorioso le operazioni militari, sia contro gli Armeni, sia contro i Persiani di Sapore II, che ai primi si erano alleati e avevano invaso l'Osroene. In seguito a questi successi sembra che abbia distribuito i prigionieri nelle province di Armenia I e Armenia II, ed abbia ottenuto il titolo vittorioso di Persicus (312/313), insieme agli altri Augusti, Costantino I e Licinio (questi ultimi non avendovi però partecipato direttamente).[1]

In seguito alla sconfitta di Massenzio da parte di Costantino I, si scontrò nel 313 con Licinio, ma, sconfitto da quest'ultimo nella battaglia di Tzirallum, si ritirò a Tarso dandosi la morte strangolandosi con le sue stesse mani.

Uomo ambizioso e ostile ai cristiani,[2] è descritto da Lattanzio come un creatore di scandali e autore di condanne ingiuste. Anche Eusebio di Cesarea ne traccia una pessima descrizione, ma gli studi più recenti tendono a considerare queste opinioni come propaganda diretta a colpire un nemico di Costantino e a ritenere che Massimino non sia stato un sovrano incapace.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Eusebio di Cesarea, Historia ecclesiastica, IX, 8, 2-4. Giovanni Malalas, Cronografia, XII, p.311, 2-14 e p.312-313, 10-25.
    IL Alg-1, 3956 (Africa proconsularis, Tenoukla): Dddominis nnnostris Flavio Valerio Constantino Germanico Sarmatico Persico et Galerio Maximino Sarmatico Germanico Persico et Galerio Valerio Invicto (?) Pio Felici Augusto XI.
  2. ^ Sembra fosse favorevole ai culti orientali come quello di Serapide, come riportato su una sua moneta: RIC VI 78.

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Galerio 308 - 311 (con Costantino I) Licinio (con Costantino I)

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