Valentiniano III
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| Valentiniano III | ||
|---|---|---|
| Imperatore romano | ||
| Solido coniato da Valentiniano per celebrare il proprio matrimonio con Licinia Eudossia, figlia di Teodosio II. Sul retro, lo sposo, la sposa, e il padre della sposa. | ||
| Regno | 23 ottobre 425 – 16 marzo 455 | |
| 2 luglio 419 | ||
| Morte | Roma | |
| 16 marzo 455 | ||
| Predecessore | Giovanni Primicerio (usurpatore) Onorio (legittimo) |
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| Successore | Petronio Massimo | |
| Consorte | Licinia Eudossia | |
| Figli | Eudocia Placidia |
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| Dinastia | teodosiana | |
| Padre | Costanzo III | |
| Madre | Galla Placidia | |
Flavio Placido Valentiniano, meglio noto come Valentiniano III (latino: Flavius Placidus Valentinianus; 2 luglio 419 – Roma, 16 marzo 455), fu imperatore romano d'Occidente dal 425 alla sua morte.
Come imperatore appartenente alla dinastia teodosiana e a quella valentiniana, Valentiniano III fu il simbolo dell'unità dell'impero, la figura attorno alla quale si coagula la lealtà dei sudditi; in realtà, però, il potere fu esercitato da Flavio Ezio, il magister militum (comandante in capo dell'esercito), al quale va ascritta la politica che tenne unito l'impero malgrado le forze centrifughe che lo sconquassavano.
Indice |
[modifica] Biografia
[modifica] Giovinezza
Il padre di Valentiniano era Costanzo III, un patricius e generale romano, poi salito al trono dell'impero romano d'Occidente nel 421, quando Valentiniano aveva due anni, e morto dopo pochi mesi di regno. La madre di Valentiniano era Galla Placidia, sorella dell'imperatore Onorio (393-423), figlia dell'imperatore Teodosio I e nipote dell'imperatore Valentiniano I. Placido Valentiniano era il secondo figlio della coppia, essendo Giusta Grata Onoria sua sorella maggiore.
Lo zio Onorio non aveva figli e dunque aveva il problema della successione, che aveva cercato di risolvere associando al trono Costanzo III. Quando Valentiniano nacque, fu immediatamente un forte candidato alla successione, come indicato dall'attenta scelta dei nomi, che lo legavano sia alla casata di Teodosio che alla dinastia valentiniana. Dietro insistenza della sorella Placidia, Onorio stesso rafforzò la posizione di possibile successore di Valentiniano nominandolo, tra il 421 e il 423, nobilissimus puer, titolo che non fu riconosciuto dalla corte orientale.[1] Placidia, però, entrò in contrasto con Onorio e, insieme ai figli, si trasferì a Costantinopoli presso il nipote Teodosio II (422/423).
[modifica] Ascesa al trono
Il 15 agosto 423 Onorio morì; Teodosio II ritardò la scelta del successore. Nel frattempo, uno dei patricii di Onorio, Castino, ottenne dal Senato romano la proclamazione del primicerius notariorum (decano dei funzionari civili) Giovanni. Il nuovo imperatore cercò il riconoscimento della corte orientale, ma il tentativo fallì quando Teodosio, dietro pressione della zia Galla Placidia, decise di porre Valentiniano sul trono d'Occidente.
Dopo essere stato fidanzato alla figlia di Teodosio, Licinia Eudossia, Valentiniano fu inviato in Occidente con un forte esercito, al comando del magister militum Ardaburio e di suo figlio Aspare, e sotto la tutela della madre Placidia, che agiva da reggente per il figlio di cinque anni;[2] mentre era in viaggio, a Tessalonica, fu nominato cesare da Elione,[3] il 23 ottobre 424.[4] Dopo aver svernato acquartierandosi ad Aquileia, l'esercito romano d'Oriente si mosse verso Ravenna, dove si trovava Giovanni; la città cadde dopo quattro mesi di assedio, per il tradimento della guarnigione, e Giovanni fu catturato, deposto e ucciso (giugno o luglio 425).
Tre giorni dopo la morte di Giovanni, il suo generale Flavio Ezio, allontanatosi a cercare rinforzi, arrivò con un grosso contingente di 60.000 Unni. Dopo alcune schermaglie, Galla Placidia ed Ezio giunsero a un accordo: gli Unni avrebbero ricevuto la propria paga e sarebbero tornati ai propri territori, e in cambio Ezio avrebbe ricevuto il titolo di magister militum per Gallias ("comandante dell'esercito delle Gallie"). Questo accordo segnò l'intero regno di Valentiniano, influenzando la scena politica dell'impero d'Occidente per i successivi trenta anni.
Il 23 ottobre 425, a Roma, Valentiniano fu proclamato augusto da Elione, all'età di sei anni.
[modifica] Regno
| Solido | |
|---|---|
| AV, 4,47 g, zecca di Costantinopoli, coniata nel periodo 450-455. |
I primi anni di regno di Valentiniano si svolsero sotto la tutela della madre, a causa della giovane età; lo stesso Teodosio mantenne una posizione di dominio sul giovanissimo collega, sebbene formalmente i due augusti erano di pari dignità e potere, e le leggi erano promulgate a nome di entrambi in entrambe le parti dell'impero. Nel 426, ad esempio, Teodosio e Valentiniano promulgarono la cosiddetta "Legge delle citazioni", con la quale regolamentarono le fonti giuridiche del tempo: la legge infatti sanciva che il giudice era vincolato dal parere dei giuristi se riguardo al caso e alla materia vi era una communis opinio, cioè la convergenza del maggior numero di giuristi su un'unica interpretazione (la constitutio è anche celebre per aver concesso alle Istituzioni di Gaio il valore di fonte normativa).
[modifica] Lotta intestina per il potere
Tra il 427 e il 433 i tre maggiori esponenti dell'esercito romano – Costanzo Felice, magister militum praesentialis senior e comandante delle truppe italiane, Bonifacio, comes Africae, e Ezio, magister militum per Gallias, poi elevato al rango di magister militum praesentialis iunior in Italia – si scontrarono per determinare chi dovesse detenere il potere in Occidente: alla fine prevalse Ezio, che eliminò i propri avversari, si fece nominare magister militum praesentialis senior (il massimo grado dell'esercito) e, nel 435, assunse il rango di patricius. In tutto questo periodo Valentiniano rimase equidistante dalle parti, sebbene la madre, Galla Placidia, sostenesse prima Ezio, per poi avversarlo.[5]
Valentiniano rimase sotto la reggenza della madre fino al 437; il 29 ottobre di quell'anno, sposò a Costantinopoli la figlia di Teodosio II, Licinia Eudossia, da cui ebbe due figlie, Eudocia e Placidia.[6] Il potere effettivo rimase, però, nelle mani di Ezio, che si destreggiò abilmente con le varie popolazioni germaniche e con gli Unni, riuscendo così a salvare quanto ancora rimaneva dell'Impero romano d'Occidente, dopo che anche l'Africa fu conquistata dai Vandali.
[modifica] Invasioni barbariche e declino dell'Impero
All'inizio del regno di Valentiniano, l'Impero romano d'Occidente era sottoposto a forze che ne minavano l'unità: dall'esterno, alcune popolazioni barbare premevano sulla frontiera (gli Unni in Pannonia, i Burgundi e gli Alamanni sull'alto corso del Reno, i Franchi e i Sassoni sul basso corso del Reno); altre popolazioni si erano insediate, più o meno col consenso dei Romani, in Aquitania (i Visigoti), Gallaecia (i Suebi) e in Hispania Carthaginensis e Baetica (i Vandali e gli Alani); alcune popolazioni locali si erano poi separate dall'Impero, come quelle della Britannia romana (separatasi intorno al 410) e l'Armorica (nello stesso periodo), mentre la Gallia nord-occidentale era sede di movimenti separatisti.[7]
Il regno di Valentiniano è segnato dallo smembramento dell'Impero d'Occidente: nel 439 i Vandali conquistarono l'Africa, da cui partirono incursioni navali che saccheggiavano la Sicilia e il Mediterraneo occidentale; nel 446 i Romani lasciarono definitivamente la Britannia; gran parte della Penisola iberica e parte della Gallia furono perse a favore di popolazioni barbare.
Di contro, i Romani di Ezio e i loro alleati barbari riportarono una grande vittoria sugli Unni di Attila nella battaglia dei Campi Catalaunici (451) e fermarono l'espansione dei Visigoti in Gallia meridionale (campagne del 426, 429, 436) e diverse incursioni sulla frontiera renano-danubiana (428-431).
Un problema fondamentale che si acuì in questo periodo fu quello fiscale. Le finanze dell'Impero si basavano sulle rendite delle grandi proprietà terriere, cui era fornita, in cambio la protezione garantita dall'esercito. La perdita di grosse porzioni di territorio, prima fra tutte la fertile provincia d'Africa, riduceva la base imponibile, obbligando lo stato ad aumentare la pressione fiscale: il risultato era che la lealtà delle province al governo centrale era messa a dura prova.
[modifica] Morte di Ezio e Valentiniano
Con la fine della minaccia degli Unni, la posizione di Ezio si indebolì, in quanto l'Impero, e soprattutto Valentiniano, non aveva più bisogno di un uomo forte. Probabilmente il magister militum si rese conto della situazione e, nel 454, convinse Valentiniano a concedere la mano di Placidia a Gaudenzio, figlio di Ezio: considerato il fatto che Valentiniano non aveva figli maschi che gli potessero succedere, Gaudenzio sarebbe divenuto, con le nozze, il più forte candidato alla successione imperiale, rafforzando la posizione di Ezio. Il lungo e totale predominio poltico di Ezio, però, gli aveva procurato molti nemici a corte, oltre a Valentiniano; fondamentali per la sua caduta furono il senatore Petronio Massimo e il primicerius sacri cubiculi Eraclio.[8]
Secondo lo storico Giovanni di Antiochia,[9] Valentiniano vinse al gioco una somma che Massimo non aveva, e ottenne come pegno l'anello di questi, che l'imperatore utilizzò per convocare a corte la moglie di Massimo; la donna si recò a corte credendo di essere stata chiamata dal marito, in quanto un inserviente dell'imperatore le aveva mostrato l'anello di Massimo, ma si ritrovò a cena con Valentiniano, che la sedusse. Tornata a casa e incontrando Massimo, lo accusò di averla tradita e consegnata all'imperatore, e così Massimo venne a sapere dell'inganno, decidendo di vendicarsi contro Valentiniano: secondo Giovanni, però, Massimo era cosciente che non avrebbe potuto nuocere all'imperatore se prima non si fosse sbarazzato di Ezio. Si accordò allora con un eunuco di Valentiniano, il primicerius sacri cubiculi Eraclio, che osteggiava il generale sperando di poterne ottenere il potere: i due convinsero Valentiniano che Ezio lo voleva uccidere, così l'imperatore decise di uccidere il proprio magister militum.[10]
Il 21 settembre 454, Ezio stava facendo rapporto a Valentiniano nel palazzo imperiale riguardo l'esazione delle tasse, quando l'imperatore si alzò improvvisamente dal trono accusando il generale di tradimento (forse di progettare l'elevazione al trono del figlio Gaudenzio); prima che Ezio potesse difendersi dalle accuse, Valentiniano sguainò la propria spada e si gettò sul generale, che nel frattempo era stato attaccato anche da Eraclio, uccidendolo. Secondo una tradizione, qualcuno disse nell'occasione all'imperatore «hai tagliato la tua mano destra con la sinistra».[11]
A seguito della caduta di Ezio, Valentiniano fece uccidere anche il suo amico Manlio Boezio e, secondo Idazio, anche altri notabili; fece poi esporre i cadaveri nel foro, e accusò i senatori di tramare un tradimento: tutto ciò lo fece per scongiurare una rivolta dopo la morte di Ezio. Petronio Massimo chiese a Valentiniano di prenderne il posto come magister militum, forse la vera molla che lo aveva spinto a complottare per la caduta di Ezio, ma l'imperatore rifiutò: Eraclio, infatti, consigliò all'imperatore di non rimettere nuovamente nelle mani di un sol uomo il potere che era riuscito a recuperare uccidendo Ezio.[12] Sempre secondo Giovanni di Antiochia, Massimo fu così irritato dal rifiuto di Valentiniano da decidere di farlo assassinare. Come complici scelse Optila e Thraustila, due coraggiosi sciti che avevano combattuto sotto il comando Ezio e che erano stati successivamente assegnati alla scorta di Valentiniano: Massimo li convinse che Valentiniano era il solo responsabile della morte di Ezio, e che i due soldati avrebbero dovuto e potuto vendicare il loro antico comandante; promise loro, inoltre, una ricompensa per il tradimento dell'imperatore.
Il 16 marzo 455, Valentiniano, che si trovava a Roma,[13] si recò al Campo Marzio con alcune guardie del corpo, accompagnato anche da Optila e Thraustila e dagli uomini di questi. Appena l'imperatore scese da cavallo per esercitarsi con l'arco, Optilia gli si avvicinò con i propri uomini e lo colpì alla tempia, mentre l'esercito rimase schierato, immobile ad assistere: Valentiniano, sorpreso, si volse a guardare il proprio aggressore, e Optila gli inferse il colpo mortale; contemporaneamente, Thraustila uccise Eraclio. I due sciti presero poi il diadema e la veste imperiale e li portarono a Massimo.[10][14]
Valentiniano morì a quasi trentasei anni, dopo ventinove anni e mezzo di regno: con lui si estinse la dinastia imperiale di Valentiniano in Occidente. La morte di Ezio aveva eliminato l'uomo forte che avrebbe potuto difendere l'impero dai pericoli esterni (i Vandali avrebbero messo a sacco Roma di lì a pochi mesi); quella di Valentiniano eliminò il simbolo attorno al quale si coagulava la lealtà delle province romane, che si sfaldò in breve tempo.[14]
[modifica] Nella cultura
Il drammaturgo inglese John Fletcher (1579–1625) compose nel 1610-1614 la tragedia Valentinian, che rende in forma teatrale il racconto della vita di Valentiniano fatto da Procopio di Cesarea: Valentiniano è un tiranno alle prese con un impero decadente e delle guardie ribelli; stupra Lucina, che si suicida e il cui marito, Massimo, decide di uccidere Valentiniano, malgrado l'opposizione di Ezio; Valentiniano muore avvelenato da Massimo, proclamato imperatore dal Senato, che però muore a sua volta poco dopo.
[modifica] Note
- ^ Jones; O'Flynn, p. 67.
- ^ Durante il viaggio, la nave che portava Galla Placidia, Valentiniano e Onoria fu colta da una tempesta: la principessa fece voto a san Giovanni Evangelista di costruire una chiesa se avessero avuto salva la vita e, giunta poi a Ravenna, sciolse questo voto costruendo la chiesa di San Giovanni Evangelista, dove una iscrizione raccontava l'accaduto (Liz James, Women, Men and Eunuchs: Gender in Byzantium, Routledge, 1997, ISBN 0415146852, pp. 53-54).
- ^ Teodosio era ammalato e non poté viaggiare col nipote (Tony Honoré, Law in the Crisis of Empire, 379-455, Oxford University Press, 1998, ISBN 0198260784, p. 248).
- ^ Jones.
- ^ Bury, pp. 5-6.
- ^ La prima andò in sposa a Unerico, figlio di Genserico, re dei Vandali, nel 455. La seconda sposò nel 461 il patrizio Anicio Olibrio, che fu in seguito proclamato Augusto di Occidente nel 472.
- ^ Bury, John Bagnell, et al., The Cambridge Ancient History - XIV Late Antiquity - Empire and Successors, Cambridge University Press, 1925, ISBN 0521325919, pp. 3-4.
- ^ Bury, p. 18.
- ^ Giovanni di Antiochia, frammenti 200-201.
- ^ a b Ralph Mathisen. Petronius Maximus (17 March 455 - 22 May 455) in De Imperatoribus Romanis. 2 agosto 1997. URL consultato il 4 aprile 2008.
- ^ Bury, p. 181.
- ^ Jones, Arnold Hugh Martin, John Robert Martindale, John Morris, "Petronius Maximus", The Prosopography of the Later Roman Empire, volume 2, Cambridge University Press, 1992, ISBN ISBN 0521201594, pp. 749-751.
- ^ La corte di Valentiniano risiedeva normalmente a Ravenna, che l'imperatore abbandonò in occasione dell'invasione dell'Italia da parte di Attila, per recarsi poi a Roma.
- ^ a b Bury, p. 182.
[modifica] Bibliografia
- Fonti primarie
- Giordane, Getica
- Prospero d'Aquitania, Cronaca
- Fonti secondarie
- Bury, John Bagnell, A History of the Later Roman Empire from Arcadius to Irene, Adamant Media Corporation, 2005, ISBN 1402183690.
- Jones, Arnold Hugh Martin, John Robert Martindale, John Morris, "Placidus Valentinianus 4", The Prosopography of the Later Roman Empire, volume 1, Cambridge University Press, 1992, ISBN 0521072336, pp. 1138-1139.
- Mathisen, Ralph, "Valentinian III (425-455 A.D)", De Imperatoribus Romanis
- O'Flynn, John Michael, Generalissimos of the Western Roman Empire, University of Alberta, 1983, ISBN 0888640315
- Elia, Fibronia, Valentiniano III, CULC, Catania, 1999.
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[modifica] Collegamenti esterni
- Monetazione di Valentiniano
| Predecessore Onorio, Giovanni Primicerio |
Imperatore romano d'Occidente 23 ottobre 425 – 16 marzo 455 |
Successore Petronio Massimo |
| Imperatori romani | ||
|---|---|---|
| Dinastia giulio-claudia | Augusto (27 a.C.-14 d.C.) · Tiberio (14-37) · Caligola (37-41) · Claudio (41-54) · Nerone (54-68) |
Legenda: * associati |
| Anno dei quattro imperatori | Galba (68-69) · Otone (69) · Vitellio (69) | |
| Dinastia flavia | Vespasiano (69-79) · Tito (79-81) · Domiziano (81-96) | |
| Principato adottivo | Nerva (96-98) · Traiano (98-117) · Adriano (117-138) · Antonino Pio (138-161) · Marco Aurelio (161-180)* · Lucio Vero (161-169)* · Commodo (180-192) | |
| 192-193 | Pertinace (192-193) · Didio Giuliano (193) | |
| Dinastia dei Severi | Settimio Severo (193-211) · Caracalla (211-217)* · Geta (211)* · Macrino (217-218) · Eliogabalo (218-222) · Alessandro Severo (222-235) | |
| Anarchia militare | Massimino Trace (235-238) · Gordiano I (238)* · Gordiano II (238)* · Pupieno (238)* · Balbino (238)* · Gordiano III (238-244) · Filippo l'Arabo (244-249) · Decio (249-251)* · Erennio Etrusco (251)* · Treboniano Gallo (251-253)* · Volusiano (251-253)* · Ostiliano (251) · Emiliano (253) · Valeriano (253-260)* · Gallieno (253-268) · Claudio il Gotico (268-270) · Quintillo (270) · Aureliano (270-275) · Tacito (275-276) · Marco Annio Floriano (276) · Probo (276-282) · Caro (282-283) · Marco Aurelio Carino (283-285)* · Numeriano (283-284) | |
| Tetrarchia e dinastia costantiniana |
Diocleziano (284-305)* · Massimiano (286-305)* · Costanzo Cloro (305-306)* · Galerio (305-311)* · Massimino Daia (308-311)* · Licinio (308-324)* · Costantino I (306-337)* · Valerio Valente (316-317)* · Sesto Martiniano (324)* · Costantino II (337-340)* · Costante I (337-350)* · Costanzo II (337-361)* · Giuliano (360-363) | |
| Gioviano e dinastia di Valentiniano |
Gioviano (363-364) · Valentiniano I (364-375)* · Valente (364-378)* · Graziano (375-383)* · Valentiniano II (375-392)* · Teodosio I (379-395)* | |
| Impero d'Occidente | Onorio (393-423)* · Costanzo III (421)* · Valentiniano III (425-455) · Petronio Massimo (455) · Avito (455-456) · Maggioriano (457-461) · Libio Severo (461-465) · Antemio (467-472) · Anicio Olibrio (472) · Glicerio (473-474) · Giulio Nepote (474-475) · Romolo Augusto (475-476) | |

