Settimio Severo

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Settimio Severo
Imperatore romano
Regno 9 aprile 1934 febbraio 211
Nome completo Lucius Septimius Severus
Nascita Leptis Magna
11 aprile 146
Morte Eboracum
4 febbraio 211
Predecessore Didio Giuliano
Successore Caracalla e Geta
Coniuge Paccia Marciana
Giulia Domna
Figli Caracalla
Geta
Dinastia severiana
Padre Publio Settimio Geta
Madre Fulvia Pia

Lucio Settimio Severo (Leptis Magna, 11 aprile 146York, 4 febbraio 211) fu un generale che divenne imperatore romano dal 193 alla sua morte, iniziando la dinastia severiana.

Indice

[modifica] Biografia

[modifica] Origini famigliari e carriera politica

Nato a Leptis Magna (sulla costa libica, a 130 km ad est di Tripoli), la famiglia di Settimio Severo apparteneva all'ordine equestre, e sembra che nel 172 sia stato fatto senatore da Marco Aurelio.

[modifica] Ascesa al trono

Aureo di Settimio Severo, coniato per celebrare la fedeltà dalla legione XIIII Gemina Martia Victrix, che lo elesse imperatore.

Nel 190 ebbe il consolato e negli anni seguenti resse per Commodo il comando delle legioni in Pannonia. Al momento di assassinare Pertinace nel 193, le truppe proclamarono imperatore Settimio Severo a Carnuntum, e questi si affrettò a rientrare in Italia e prendere possesso di Roma senza opposizioni. I legionari di Siria, tuttavia, proclamarono imperatore Pescennio Nigro, mentre quelli della Britannia scelsero Clodio Albino. Venne inoltre nominato un quarto imperatore, Didio Giuliano. Settimio Severo si liberò dei tre rivali nel 197, in seguito ad una sanguinosa guerra.

[modifica] Politica interna

I suoi rapporti con il Senato non furono mai buoni. Egli non fu amato, avendo preso il potere con l'aiuto dei militari, e ricambiò apertamente l'ostilità dopo la vittoria su Clodio Albino. Settimio Severo ordinò l'esecuzione di 29 senatori accusati di corruzione e cospirazione contro di lui, sostituendoli con suoi favoriti, soprattutto africani e siriaci. Inoltre attribuì e ampliò i poteri degli ufficiali dell'esercito investendoli anche di cariche pubbliche che erano solitamente appannaggio del senato. Utilizzò i proventi della vendita delle terre confiscate agli avversari politici per creare una cassa imperiale privata, il fiscus. Il fiscus era distinto dall'aerarius che era la cassa dello Stato. Egli inoltre sciolse la Guardia Pretoriana, fino ad allora reclutata per lo più in Italia e in piccola parte nelle province più romanizzate, e la ricostituì con truppe a lui fedeli, tratte dal contingente danubiano. Da allora in poi l'accesso alla Guardia Pretoriana, che un tempo aveva un prerequisito geografico e culturale, sarebbe stata appannaggio dei soldati più battaglieri, quelli dell'Illirico nel III secolo. Inoltre reclutò per le sue campagne partiche 3 (la I, la II e la III Partica) nuove legioni che per la prima volta ebbero un prefetto di rango equestre, in luogo del solito legato senatorio. La II Partica fu accampati in un castra in muratura ad Albano nei dintorni di Roma.[1]

Settimio Severo, il primo dei cosiddetti imperatori-soldato, fu l'iniziatore di un nuovo culto che si incentrava sulla figura dell'imperatore, una sorta di "monarchia sacra" mutuata dall'Oriente ellenistico. Adottò inoltre il titolo di dominus ac deus che andò a sostituire quello di princeps che sottintendeva una condivisione del potere con il senato[2]

[modifica] Politica estera

[modifica] In Oriente contro i Parti (195-198)

Arco trionfale di Settimio Severo, nella sua città natale, Leptis Magna
Per approfondire, vedi le voci Campagne partiche di Settimio Severo e Arco di Settimio Severo.

Intraprese due brevi campagne contro i Parti, costituendo per l'occasione tre legioni romane con la quale recuperò per l'impero la metà settentrionale della Mesopotamia. Essa divenne nel 198 una provincia romana con a capo un prefetto di rango equestre. Durante questa campagna i suoi soldati saccheggiarono Ctesifonte, capitale dei Parti, e ne vendettero come schiavi i superstiti. Al suo rientro, decise di lasciare nei pressi di Roma e precisamente dove sorgeva Albalonga, Albanum (oggi Albano Laziale), la seconda delle tre legioni partiche, dove tutt'oggi si possono ammirare i resti dell'accampamento (Castra Albana), i cisternoni per il rifornimento di acqua e l'anfiteatro risalente al III secolo. Malgrado la sua azione avesse introdotto a Roma la dittatura militare, egli era popolare presso i cittadini romani, avendo bollato la degenerazione morale del regno di Commodo e la corruzione crescente. Quando ritornò dopo la vittoria sui Parti, eresse un arco di trionfo che ancora oggi è in piedi e porta il suo nome.

[modifica] La Britannia (208-211)

Per approfondire, vedi la voce Campagne in Britannia di Settimio Severo.

Negli ultimi anni del suo regno, appunto dal 208 d.C. Settimio Severo intraprese un buon numero di azioni militari in difesa dei confini della Britannia romana dalle spinta ormai forzata e continua delle tribù caledoni, con la previsione per la ricostruzione del Vallo di Adriano prima di morire il 4 febbraio 211 a York.

Settimio Severo fu nel suo cuore un soldato, e cercò la gloria attraverso le imprese militari. Finanziò l'ingente spesa che serviva a mantenere l'esercito, causa anche l'aumento stesso del soldo, cioè della paga, con l'espediente di dimezzare la quantità di metallo prezioso contenuto nelle monete e differenziando per la prima volta il valore intrinseco da quello nominale (reddito da signoraggio). Cominciò così una crescente inflazione e una tesaurizzazione delle monete di metallo prezioso. Inoltre per l'esercito seguì anche la concessione di privilegi come la possibilità da parte dei legionari di contrarre il matrimonio anche durante il servizio militare. Giunse persino a consigliare ai figli, quando li associò al trono: "Per essere Imperatori, pagate sempre i soldati, e non preoccupatevi del resto", avendo appreso appieno che si può governare anche senza il consenso popolare, ma mai senza il potere militare. Un regime assolutistico confermato dallo sviluppo cui raggiunse la res privata imperiale, ormai di pari peso a quella statale.

[modifica] Morte (211)

Busto in alabastro di Settimio Severo, dai Musei Capitolini
L'impero romano un anno prima della morte di Settimio Severo, avvenuta nel 211.

Dopo la morte nel 211, fu divinizzato dal Senato ed a lui succedettero i due litigiosi figli avuti da Giulia Domna: Caracalla e Geta e la stabilità che Settimio Severo aveva dato all'Impero finì. La sua ultima frase, poco ascoltata in seguito, fu: Laboremus ("Lavoriamo").

[modifica] Persecuzioni contro i cristiani

Il regno di Settimio Severo fornisce un interessante esempio dei metodi di persecuzione dei cristiani. Settimio Severo non promulgò nuove leggi contro i cristiani, ma consentì l'applicazione di vecchie leggi. Non sono dimostrate persecuzioni sistematiche, ma anzi, ci sono prove che l'imperatore in molte occasioni protesse i cristiani dall'accanimento popolare.

D'altro lato, singoli funzionari si sentivano autorizzati dalla legge a procedere con rigore verso i Cristiani. Naturalmente l'imperatore, a stretto rigore di legge, non ostacolava qualche persecuzione limitata, che avesse luogo in Egitto, in Tebaide o nei proconsolati di Africa e Oriente. I martiri cristiani furono numerosi ad Alessandria (cfr. Clemente di Alessandria, Stromata, ii. 20; Eusebio, Storia della Chiesa, V., xxvi., VI., i.).

Non meno dure furono le persecuzioni in Africa, che sembra avessero inizio nel 197 o 198 (cfr. Tertulliano Ad martires), alle cui vittime ci si riferisce nel martirologio cristiano come ai martiri di Madaura. Probabilmente nel 202 o 203 caddero Felicita e Perpetua. La persecuzione infuriò ancora, per breve tempo, sotto il proconsole Scapula nel 211, specialmente in Numidia e Mauritania. Nei tempi successivi sono leggendarie le persecuzioni in Gallia, specialmente a Lione. In generale, si può dire che la posizione dei cristiani sotto Settimio Severo fu la stessa che sotto gli Antonini; ma la disposizione di questo imperatore almeno mostra chiaramente che Traiano aveva mancato i suoi obiettivi.

Il Tondo severiano raffigura la famiglia di Settimio Severo.

[modifica] Note

  1. ^ Franco Cardini e Marina Montesano Storia medievale Edizioni Le Monnier Università 2006 pag.24 "Settimio Severo fu il primo rappresentante di una serie di "imperatori-soldati", che governarono l'impero fra III e inizio del V secolo. Egli ampliò difatti i poteri e le prerogative degli ufficiali dell'armata legionaria - provenienti in genere dal ceto medio degli equites e talvolta dallo stesso proletariato-, li investì di cariche pubbliche a spese dell'aristocrazia senatoria, insediò una legione ad Albano presso Roma violando la tradizione secondo la quale la penisola italica doveva esser libera da eserciti e con i proventi delle confische di terra e di ricchezze dei suoi avversari mise insieme un'enorme cassa imperiale, il fiscus."
  2. ^ Franco Cardini e Marina Montesano Storia medievale Edizioni Le Monnier Università 2006 pag.24 "Sostenitore convinto d'una visione religiosa del potere imperiale, Settimio Severo è anche il vero iniziatore a Roma d'un culto imperiale incentrato sull'idea di "monarchia sacra" ereditata dall'Egitto e dalla Grecia attraverso Alessandro Magno: adottò il titolo di dominus ac Deus sostituendolo a quello di princeps che sottintendeva una condivisione del potere con il senato."

[modifica] Bibliografia

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

Predecessore: Imperatore romano Successore:
Didio Giuliano 193 - 211 Caracalla, Geta I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Didio Giuliano {{{data}}} Caracalla, Geta

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