Gaio Giulio Avito Alessiano

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Gaio Giulio Avito Alessiano
Roman SPQR banner.svg Console dell'Impero romano
Altar Elagabalus Sol Invictus..jpg

Iscrizione dedicatoria di Alessiano al dio Eliogabalo
Nome originale Gaius Iulius Avitus Alexianus
Morte 217
Cipro
Legatus legionis della legio IV Flavia Felix nel 194
Consolato tra il 198 e il 200
Proconsolato d'Asia nel 216/217 circa
Procurator Augusti di Mesopotamia nel 215 (?)

Gaio Giulio Avito Alessiano (latino: Gaius Iulius Avitus Alexianus; ... – Cipro, 217) fu un esponente della dinastia severiana.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Origini famigliari[modifica | modifica sorgente]

Era un esponente dell'aristocrazia siriana, che raggiunse il rango consolare tra il 198 e 200. Sposò Giulia Mesa, da cui ebbe Giulia Soemia Bassiana e Giulia Avita Mamea. Era cognato dell'imperatore Settimio Severo, in quanto questi aveva sposato la sorella di Mesa, Giulia Domna, e due suoi nipoti, Eliogabalo e Alessandro Severo divennero imperatori a propria volta. Era devoto al Dio Sole Elagabalo.

Carriera politica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cursus honorum.

Fu prima un ufficiale di rango equestre, procuratore ad Ostia (forse all'epoca della marcia di Settimio Severo su Roma, nel 193), senatore nel 193, legato della Legio IIII Flavia Felix in Mesia superiore, e infine governatore della Rezia, probabilmente nel 196, quando la guerra contro Clodio Albino era già iniziata. Infine divenne console suffetto, tra il 198 e il 200.

L'opposizione del potente prefetto del pretorio Gaio Fulvio Plauziano, che era in conflitto con Giulia Domna, tenne Avito lontano da posti di potere per qualche anno; solo dopo la morte di Plauziano (205) la carriera di Avito riprese. Fu tra coloro che accompagnarono Settimio Severo in Britannia, poi ricevette la prefettura degli alimenta, fu comes di Caracalla in Germania nel 213, servì un secondo mandato come prefetto degli alimenta, poi governatore della Dalmazia (214-215), proconsole d'Asia (215-216); accompagnò Caracalla in Mesopotamia, ma poi fu inviato a Cipro, dove morì.

Una iscrizione trovata a Salona, da cui è possibile ricavare parte della sua carriera, reca il suo nome abraso: è quindi possibile che sia stato colpito dalla damnatio memoriae, probabilmente dopo l'assassinio del nipote Alessandro Severo (235).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti antiche
Fonti storiografiche moderne
  • Birley, Anthony Richard, The Roman Government of Britain, Oxford University Press, 2005, ISBN 0199252378, pp. 225-226.
  • Hazel, John, Who'sò Who in the Roman World, Routledge, 2002, ISBN 0415291623, p. 153.