Perpetua e Felicita

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Sante Perpetua e Felicita
Martirio di santa Perpetua e dei suoi compagni nell'Anfiteatro, vetrata della chiesa di Notre-Dame di Vierzon, XIX secolo
Martirio di santa Perpetua e dei suoi compagni nell'Anfiteatro, vetrata della chiesa di Notre-Dame di Vierzon, XIX secolo

Martiri

Nascita II secolo
Morte Cartagine, 7 marzo 203
Venerato da Tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Canonizzazione Pre-canonizzazione
Santuario principale Chiesa di Notre Dame di Vierzon
Ricorrenza cattolici di Rito romano, protestanti evangelici e anglicani 7 marzo;
cattolici di Rito ambrosiano 7 febbraio
ortodossi il 1º febbraio
Attributi Palma
Patrono di Madri, Donne in gravidanza

Perpetua (... – Cartagine, 7 marzo 203) e Felicita (... – Cartagine, 7 marzo 203) erano due giovani cristiane che subirono il martirio sotto l'imperatore Settimio Severo (193 - 211) insieme a Saturo, Revocato, Saturnino e Secondino. Sono venerate come sante.

Documenti[modifica | modifica sorgente]

Il resoconto del loro martirio scritto in latino, gli Atti di Perpetua e Felicita, fu scoperto da Luca Olstenio e pubblicato da Pierre Poussines.

I capitoli III–X contengono i racconti e le visioni di Perpetua, i capitoli XI-XIII quelle di Saturo. I capitoli I-II XIV-XXI sono attribuiti ad un testimone oculare poco dopo la morte dei martiri.

Nel 1890 Rendel Harris scoprì un altro resoconto scritto in greco, che ha pubblicato in collaborazione con Seth K. Gifford (Londra, 1890). Molti storici ritengono che questo testo in greco sia l'originale, altri postulano la contemporaneità di entrambi i testi, tuttavia l'ipotesi più accreditata è che il testo in latino sia l'originale e quello in greco una mera traduzione.

Il fatto che Tertulliano sia l'autore di questi Atti non è dimostrato, così come non lo è il fatto che tutti questi martiri o alcuni di essi fossero montanisti. Negli atti non ci sono indicazioni al riguardo.

Vita secondo la fonte agiografica pervenuta[modifica | modifica sorgente]

Secondo la tradizione, la loro passio fu redatta da Perpetua e Felicita stesse e la sua compilazione definitiva fu opera dell'apologista Tertulliano.

In base a questo racconto, Vibia Perpetua, una nobile e colta matrona di Cartagine di ventidue anni, madre di un bambino che ancora allattava, fu arrestata insieme ai suoi servi Revocato, Saturnino, Secondino e Felicita, incinta e in procinto di partorire: erano tutti catecumeni ed erano stati convertiti al Cristianesimo da Saturo.

Nel 202, un decreto dell'imperatore Settimio Severo (193-211) aveva proibito a tutti i cittadini dell'impero di diventare cristiani, chiunque avesse disobbedito sarebbe stato soggetto a pene severe.

Il padre di Perpetua era pagano, mentre sua madre e due suoi fratelli erano cristiani, uno di loro era anche catecumeno. Il terzo fratello, il giovane Dinocrate, morì ancora bambino.

Dopo il loro arresto, e prima di essere condotti in prigione, i cinque catecumeni furono battezzati. Perpetua e Saturo lasciarono dei fedeli e puntuali resoconti delle sofferenze e dei patimenti durante la prigionia, il tentativo del padre di Perpetua di indurla all'apostasia, le loro visioni e tutte le vicissitudini prima della loro esecuzione.

Poco dopo la morte dei cinque martiri, un cristiano zelante ha aggiunto a questi documenti preziosi anche il racconto dell'esecuzione.

Il buio e l'atmosfera oppressiva della prigione spaventarono molto Perpetua, che era anche molto in ansia per la vita del suo bambino. Due diaconi, corrompendo il carceriere, riuscirono a far visita ai prigionieri, alleviandone un po' le sofferenze. Anche la madre ed il fratello catecumeno fecero visita a Perpetua, che poté riabbracciare e nutrire il suo bambino, tenendolo in cella con sé.

Perpetua ebbe anche una visione, in cui saliva su una scala fino a raggiungere un prato verde, in cui pascolava un gregge di pecore. Dopo questa visione, capì di essere prossima al martirio.

Pochi giorni dopo il padre di Perpetua, avendo saputo che il processo stava per avere luogo, si recò in visita alla prigione, supplicando la figlia di non infangare il suo nome, ma Perpetua restò salda nella sua fede. Il giorno seguente i sei catecumeni furono processati dinanzi al procuratore Ilariano. Tutti e sei professarono con forza la loro fede cristiana, il padre di Perpetua, portandole il figlio, tentò nuovamente di indurla all'apostasia, perfino il procuratore fece delle rimostranze verso di lei, ma invano. Perpetua rifiutò di fare sacrifici agli dei per la salute dell'imperatore. Suo padre fu allontanato con la forza dal procuratore e fustigato.

I sei catecumeni furono condannati ad essere sbranati da belve feroci.

Sempre secondo le leggende agiografiche, in una visione Perpetua vide il suo fratellino Dinocrate, morto alla tenera età di 7 anni, dapprima triste e sofferente e subito dopo sano e felice; in un'altra visione vide se stessa impegnata in una lotta vittoriosa contro un etiope selvaggio, le fu subito chiaro che non avrebbe lottato contro belve feroci, bensì contro il diavolo.

Anche Saturo tramandò per iscritto le sue visioni: in una di esse era trasportato insieme con Perpetua da quattro angeli in uno splendido giardino, dove incontrarono altri martiri cristiani, vittime della persecuzione e delle loro stesse sofferenze: Giocondo, Saturnino, Artaio, e Quinto. Nella visione vide anche il vescovo Ottato di Cartagine ed il sacerdote Aspasio che implorarono i martiri per la riconciliazione. Frattanto si stava avvicinando la festa del natale del cesare Geta, in occasione della quale i cristiani condannati dovevano lottare contro bestie feroci, durante i giochi militari, a tal fine vennero trasferiti dalla prigione nell'arena. Il carceriere Pudete che aveva imparato a rispettare i catecumeni, permise ad altri cristiani di far loro visita. Il padre di Perpetua andò a trovarla tentando invano di dissuaderla.

Secundo, uno dei catecumeni, morì in prigione. Felicita, che quando fu arrestata era all'ottavo mese di gravidanza, era persuasa che non l'avrebbero sottoposta al martirio insieme agli altri, dal momento che la legge vietava l'esecuzione di donne incinte. Invece due giorni prima dell'inizio dei giochi diede alla luce una bambina, che venne adottata da una donna cristiana.

Il 7 marzo, durante uno spettacolo castrense per celebrare il compleanno del cesare Geta, figlio di Settimio Severo, i cinque catecumeni furono condotti nell'anfiteatro. In seguito alla richiesta della folla, furono dapprima fustigati, poi un cinghiale, un orso e un leopardo furono aizzati contro gli uomini, ed una mucca selvaggia contro le donne. Feriti dalle bestie feroci si baciarono per l'ultima volta prima di essere uccisi. I loro corpi furono sepolti a Cartagine.

Culto[modifica | modifica sorgente]

Cassa di santa Perpetua nella chiesa di Notre-Dame di Vierzon.

Il culto delle due sante e dei loro compagni martiri ebbe straordinaria e immediata diffusione: sono pervenute anche alcune omelie di Agostino pronunciate proprio in occasione della loro festa. Il loro attributo iconografico è la palma del martirio.

Perpetua e Felicita sono invocate nella litanie dei santi durante la Veglia Pasquale della Chiesa cattolica.

La loro festa venne celebrata, anche al di fuori dei confini dell'Africa, il 7 di marzo: questa data entrò a far parte del calendario filocaliano, cioè quello dei martiri venerati pubblicamente a Roma nel IV secolo. Una meravigliosa Basilica chiamata Basilica Maggiore, fu eretta nel luogo in cui furono sepolti. Pere Delattre proprio in questa Basilica scoprì un'antica iscrizione recante i nomi dei martiri.

Il Rito ambrosiano celebra la il martirio di Perpetua e Felicita il 7 febbraio.

Le reliquie di santa Perpetua, nel 439 all'approssimarsi dell'invasione dei Vandali furono trasferite a Roma, poi da lì, nell'843, dall'arcivescovo di Bourges san Raoul all'abbazia di Dèvres (o Deuvre), a Saint-Georges-sur-la-Prée. Dopo che quest'abbazia fu saccheggiata dai Normanni nel 903, furono trasferite a Vierzon, sul sito dell'attuale municipio. Da lì furono traslate nella chiesa di Notre Dame di Vierzon nel 1807, dove sono state conservate finora. Perpetua è la patrona di Vierzon. Nel 1632 quella città fu gravemente colpita da un'epidemia di peste, gli abitanti allora fecero ricorso a questa santa, portarono in processione le reliquie, e fecero il voto che se la peste fosse cessata, avrebbero incastonato la sua testa in un reliquiario d'argento. La peste effettivamente cessò[1][2].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Fonte: Notizia affissa nella cappella di santa Perpetua a Notre Dame de Vierzon, consultata il 20 agosto 2008.
  2. ^ Paul Guérin, Les Petits Bollandistes - Vie des Saints , Parigi, Bloud et Barral editori, 1876, tome III, p. 230.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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