Rito ambrosiano

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Sant'Ambrogio, mosaico nel Sacello di San Vittore (V secolo), Basilica di Sant'Ambrogio

Il rito ambrosiano è il rito liturgico ufficiale adottato nell'arcidiocesi di Milano, che si distingue da quello utilizzato comunemente nel resto dell'Occidente, detto invece rito romano. Il Capo del Rito ambrosiano è l'arcivescovo di Milano.

Origine[modifica | modifica sorgente]

Il rito ambrosiano deriva dalla tradizione che si è stratificata nella liturgia dell'arcidiocesi di Milano e che viene fatta risalire all'opera del vescovo Ambrogio, ma in alcuni tratti è addirittura precedente.

Quando papa Gregorio I, alla fine del VI secolo, modificò, riordinò ed estese a tutta la chiesa latina la liturgia romana, il rito ambrosiano riuscì nuovamente a sopravvivere alla soppressione insieme al rito mozarabico e ad altri riti locali.

La sua sopravvivenza vide molti critici, quando vennero soppressi altri riti locali, dopo il concilio di Trento (come il rito patriarchino, a cui erano legate le città di Monza e Como e i patriarcati di Aquileia e di Venezia).

La sua legittimazione definitiva si ebbe comunque con il Concilio di Trento (occorre tener conto che il papa Pio IV era milanese e che l'anima del Concilio fu l'arcivescovo di Milano san Carlo Borromeo) e ribadita dal Concilio Vaticano II.

Diffusione[modifica | modifica sorgente]

Diffusione del Rito Ambrosiano

In origine il rito ambrosiano aveva una diffusione molto vasta, su tutto il nord d'Italia fino a sud di Bologna. Nel corso della storia molte comunità anticamente di rito ambrosiano sono passate al rito romano.

Il rito ambrosiano è attualmente seguito nella maggior parte dell'arcidiocesi di Milano, tranne le seguenti eccezioni dove viene seguito il rito romano:

Si celebra in rito ambrosiano anche nelle seguenti zone che non appartengono più all'arcidiocesi di Milano, ma un tempo ne facevano parte:

Il Rito Ambrosiano era il rito proprio anche di altre parrocchie che però, in seguito al passaggio ad altra circoscrizione ecclesiastica, hanno mutato anche il rito:

Altri territori invece, anch'essi appartenenti un tempo alla diocesi di Milano (come ad esempio il vicariato di Verdello), non hanno mai conosciuto il Rito Ambrosiano.

Dal punto di vista amministrativo-civile, il rito ambrosiano è diffuso nella maggior parte delle province di Lecco, Milano, Monza - Brianza e Varese, in buona parte della provincia di Como, in alcune zone delle province di Bergamo, Lodi, Pavia e Verbano Cusio Ossola, e in alcune zone del Canton Ticino (CH).

Caratteristiche della liturgia[modifica | modifica sorgente]

Le caratteristiche della liturgia ambrosiana sono un forte cristocentrismo, derivante dalla lotta contro l'eresia ariana al tempo di Ambrogio, e una vicinanza con le liturgie orientali, prese da Ambrogio stesso come modello per la Chiesa milanese, seppur facendo sempre riferimento agli usi della Chiesa di Roma come fonte normativa.

Celebrazione della Messa[modifica | modifica sorgente]

La celebrazione della Messa presenta gli stessi elementi del rito romano, ma alcuni di essi sono disposti diversamente o sono leggermente differenti:

  • Nei riti iniziali, l'atto penitenziale tipico della liturgia ambrosiana è la triplice invocazione Kyrie eleison (Signore pietà) senza il Christe eleison (Cristo pietà) presente nel rito romano. C'è da sottolineare che l'acclamazione Kyrie eleison viene sempre proclamata nell'originale greco.
  • Quando i lettori si accingono a proclamare le letture bibliche (Lettura ed Epistola, non il salmo) durante la liturgia della parola, chiedono e ricevono una benedizione dal sacerdote celebrante. Mentre nel rito romano ciò avviene solo quando un diacono proclama il Vangelo, nel rito ambrosiano chiunque proclami la Parola di Dio durante la liturgia deve ricevere la benedizione da chi presiede la celebrazione.
  • La professione di fede (il Credo) non è recitata subito dopo il Vangelo come nel rito romano, ma è posticipata dopo l'offertorio. Subito dopo il Vangelo (o dopo l'Omelia, se questa ha luogo), si recita invece un'apposita antifona che è chiamata "dopo il Vangelo", durante la quale si prepara la mensa stendendovi il corporale e deponendovi sopra il calice, così da sottolineare, maggiormente che nel rito romano, il legame tra la liturgia della parola e la liturgia eucaristica.
  • Nella messa di rito ambrosiano, sia che venga proclamata la preghiera dei fedeli, sia che venga omessa, la liturgia della Parola termina sempre con un'orazione del celebrante con la quale si conclude la prima parte della messa; nella messa di rito romano invece, se non viene proclamata la preghiera dei fedeli, subito dopo il Vangelo inizia l'offertorio.
  • Lo scambio della pace non è immediatamente prima della Comunione come nel rito romano, ma viene anticipato al termine della Liturgia della Parola, prima della preparazione dei doni. Ciò rispecchia l'antica tradizione (che si è conservata anche nelle liturgie orientali) secondo cui si obbedisce al precetto evangelico (Mt 5,23-24) che impone la riconciliazione fraterna prima di compiere l'offerta rituale sull'altare.
  • A conclusione della presentazione dei doni, manca la monizione con la quale il sacerdote chiede all'assemblea di pregare, che invece è presente nel rito romano («Pregate fratelli perché il mio e vostro sacrificio sia gradito a Dio Padre Onnipotente», a cui l'assemblea risponde «Il Signore riceva dalle tue mani questo sacrificio, a lode e gloria del suo nome, per il bene nostro e di tutta la sua Santa Chiesa»). Inoltre il lavabo è facoltativo: di fatto esso viene compiuto solo nelle solennità.
  • Nella Messa ambrosiana il Prefazio fa parte del proprio. Quindi ogni celebrazione ha un proprio Prefazio. Per talune celebrazioni, ad esempio nelle domeniche di Quaresima, sono addirittura previsti più di un Prefazio tra cui il sacerdote può scegliere.
  • La Preghiera Eucaristica I presenta delle varianti significative rispetto all'analoga del rito romano.
  • Il rito ambrosiano ha due Preghiere Eucaristiche particolari (la V e la VI) che devono obbligatoriamente essere usate rispettivamente per la Messa in Coena Domini e per la Veglia Pasquale. Possono essere anche usate in altre celebrazioni: la V per le celebrazioni che hanno come tema l'Eucarestia, la Passione e gli eventi sacerdotali, la VI nel tempo pasquale e nelle Messe per i battezzati e quelle rituali per l'iniziazione cristiana.
  • Prima del Padre Nostro il sacerdote compie la frazione del pane consacrato, mentre i fedeli recitano o cantano un'apposita antifona che si chiama "allo spezzare del pane"; mentre nel rito romano, al termine della preghiera eucaristica si recita subito il Padre Nostro.
  • Nella messa ambrosiana manca la triplice invocazione Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi (Agnus Dei), durante la quale nel rito romano si compie la frazione del pane, dopo la preghiera per la pace e lo scambio di pace. Nel rito ambrosiano infatti dopo la preghiera per la pace, si passa subito alla comunione, perché lo scambio di pace è già stato fatto prima dell'offertorio e la frazione del pane (con la sua antifona) è stata compiuta prima del Padre Nostro.
  • Il saluto augurale, dopo la preghiera per la pace e prima della comunione, nella messa ambrosiana è diverso dal corrispondente della messa romana, e recita: «La pace e la comunione del Signore nostro Gesù Cristo siano sempre con voi».
  • Al termine della messa in rito ambrosiano, la benedizione finale è preceduta dalla triplice invocazione Kyrie eleison, e successivamente alla monizione del celebrante «andiamo in pace», l'assemblea risponde «nel nome di Cristo», anziché «rendiamo grazie a Dio» come nel rito romano.
Messa di rito romano Messa di rito ambrosiano
Riti iniziali
  • Canto d'ingresso
  • Saluto del celebrante
  • Atto penitenziale
  • Signore, pietà
  • Gloria (omesso in Avvento e Quaresima)

Liturgia della parola

  • Colletta
  • 1ª lettura
  • Salmo responsoriale
  • 2ª lettura
  • Acclamazione al Vangelo
  • Vangelo (Il diacono chiede la benedizione al celebrante)
  • Omelia
  • Professione di fede
  • -
  • Preghiera universale e conclusione del celebrante
  • -

Liturgia eucaristica

  • -
  • Presentazione delle offerte
  • Lavabo
  • -
  • «Pregate fratelli perché il mio e vostro sacrificio...»
  • Orazione sopra le offerte
  • Prefazio e preghiera eucaristica

Riti di comunione

  • -
  • Padre nostro
  • Embolismo
  • Preghiera per la pace
  • Augurio di pace («La pace del Signore sia sempre con voi»)
  • Scambio di pace
  • Frazione del Pane consacrato (Agnello di dio)
  • Comunione
  • Orazione dopo la Comunione

Riti conclusivi

  • Benedizione
  • Congedo («La Messa è finita. Andate in pace» «Rendiamo grazie a Dio»)
Riti iniziali
  • Canto d'ingresso
  • Saluto del celebrante
  • Atto penitenziale (omesso se si è compiuto il canto dei dodici Kyrie)
  • -
  • Gloria (omesso in Avvento e Quaresima)

Liturgia della parola

  • Orazione all'inizio dell'assemblea liturgica
  • Lettura (Il lettore chiede la benedizione al celebrante)
  • Salmo
  • Epistola (Il lettore chiede la benedizione al celebrante)
  • Acclamazione al Vangelo
  • Vangelo (Il diacono chiede la benedizione al celebrante)
  • Omelia
  • -
  • Canto dopo il Vangelo (si dispongono sull'altare: corporale, purificatorio e calice)
  • Preghiera universale
  • Orazione a conclusione della liturgia della parola

Liturgia eucaristica

  • Scambio della pace
  • Presentazione delle offerte
  • Lavabo (facoltativo)
  • Professione di fede
  • -
  • Orazione sui doni
  • Prefazio e preghiera eucaristica

Riti di comunione

  • Frazione del Pane consacrato (Canto allo spezzare del pane)
  • Padre nostro
  • Embolismo
  • Preghiera per la pace
  • Augurio di pace («La pace e la comunione del Signore nostro Gesù Cristo siano sempre con voi»)
  • -
  • -
  • Comunione
  • Orazione dopo la Comunione

Riti conclusivi

  • Benedizione (preceduta da tre Kyrie, eleison)
  • Congedo («Andiamo in pace» «Nel nome di Cristo»)

Suppellettili liturgiche[modifica | modifica sorgente]

Una differenza con il rito romano riguarda la forma dell'ostensorio che ha conservato la più antica conformazione a tempietto, mentre nel rito romano ha assunto una forma di raggiera.

L'ostensorio e la pisside sono ricoperti da conopei di colore rosso e non bianco.

Il turibolo a differenza di quello romano è privo del coperchio e della quarta catena che serve ad aprirlo. Viene usato facendolo girare per aria, in un modo del tutto sconosciuto al rito romano che invece lo usa esclusivamente in senso antero-posteriore, ed è coperto da un coperchio traforato. Il modo di incensare ambrosiano è infatti «per ductum et tractum», cioè facendo prima roteare il turibolo (ductus) e poi spingendolo in avanti (tractus) verso la persona o la realtà sacra da venerare, in modo tale che chi incensa "disegni" per così dire la forma di una croce. Nel ductus il turibolo viene fatto ruotare da sinistra a destra (in senso orario); nel tractus il turibolo viene alzato verticalmente e abbassato.

L'aspersorio è fatto come un piccolo pennello e l'acqua è trattenuta dalle setole.

La croce astile viene sempre rivolta al celebrante, quindi nelle processioni il Crocifisso è volto indietro, mentre nel rito romano è volto in avanti. Sulla stessa croce o sulla croce dell'altare è possibile collocare le candele.

Alcuni sacerdoti (prevosti e vicari episcopali) hanno il diritto di portare durante le processioni la ferula, cioè un bastone sormontato da un globo e una piccola croce.

Paramenti liturgici[modifica | modifica sorgente]

In generale la foggia dei paramenti liturgici è uguale a quella romana, esistono però alcune particolarità, sebbene non sempre presenti o rispettate:

  • i diaconi indossano la stola sopra la dalmatica;
  • l'amitto è indossato sopra e non sotto al camice;
  • il camice può essere ornato con i cosiddetti "aurifregi", cioè due strisce di tessuto, dello stesso colore dei paramenti, applicate alle estremità delle maniche e due quadrati applicati, uno davanti e uno dietro, nella parte inferiore del camice stesso;
  • è possibile che ci sia il Cappino, striscia di tessuto nei vari colori liturgici, applicata intorno al collo della dalmatica e della pianeta o casula. Anticamente il Cappino era unito all'amitto, secondo l'uso tuttora vigente in alcune chiese orientali;
  • chi ha diritto alla croce pettorale (vescovi, canonici, ecc..) la porta sopra la casula o pianeta.

Vi sono anche differenze che riguardano il colore dei paramenti:

  • nel rito ambrosiano il colore per le celebrazioni del SS.mo Sacramento è il rosso, a differenza del rito romano dove il colore liturgico previsto è il bianco. Per questo motivo si utilizza il rosso alla Messa "in cena Domini", al "Corpus Domini" e nella Festa del Sacro Cuore di Gesù;
  • nel tempo dopo Pentecoste e dopo il martirio di San Giovanni Battista si utilizza il rosso, mentre nel corrispondente tempo ordinario romano si usa il verde;
  • al posto del viola si utilizza o si dovrebbe utilizzare una particolare tonalità detta morello;
  • nelle ferie quaresimali, ad eccezione del sabato (non considerato feria), si può usare il nero;
  • non si utilizza il colore rosaceo ne l'azzurro.

Vi sono differenze anche negli abito del clero:

  • la veste talare, abbottonata fino in fondo nel caso del rito romano, è chiusa con soli 5 bottoni nella parte superiore e poi fermata in vita da una fascia nera nel caso dei sacerdoti di rito ambrosiano;
  • la berretta è leggermente più alta di quella del clero romano ed il fiocco è presente solo sulle berrette dei prevosti (vescovi e monsignori usano la berretta romana corrispondete al proprio grado).

Il canto ambrosiano[modifica | modifica sorgente]

Un elemento fondamentale del rito e della liturgia ambrosiana è costituito dal canto "ambrosiano". Fu Sant'Ambrogio stesso che, per la prima volta in assoluto nella liturgia della Chiesa, introdusse nel 386 l'uso di canti non derivanti dai salmi (gli unici fino ad allora cantati durante le messe). Questa sua innovazione si diffuse presto anche nelle Chiese di altro rito.

Ambrogio è stato definito il più musicale dei Padri, in quanto ha personalmente composto testi e musiche dei suoi inni, innovando anche lo stile, grazie all'introduzione della metrica classica al posto di quella libera che era simile alla salmodia ebraica. Scelse per i suoi inni il dimetro giambico e introdusse la antifonia, elemento fondamentale per consentire a tutta la massa di fedeli una maggiore partecipazione al rito, grazie ad un canto collettivo eseguito da un'ala maschile e da un'altra ala composta da donne e bambini. Per agevolare il popolo alla declamazione, Sant'Ambrogio realizzò versetti facili da recitare ed eliminò sia il ruolo del solista sia la presenza dei vocalizzi, rendendo tutto l'insieme più armonico.

Come il canto gregoriano, anche il canto ambrosiano fu naturalmente modificato nel corso dei secoli dalla sua elaborazione da parte di Ambrogio, ma non di meno oggi lo si definisce il più antico corpus musicale occidentale. Per preservare questo patrimonio insostituibile è stato istituito il PIAMS (Pontificio Istituto Ambrosiano di Musica Sacra) consociato con il Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma.

I testi liturgici musicali e canori ambrosiani sono contenuti nei volumi "Antiphonale Missarum iuxta ritum Sanctae Ecclesiae Mediolanensis" (1935) e "Liber Vesperalis" (1939) editi dal musicologo benedettino spagnolo Gregorio Maria Suñol.

Riti specifici[modifica | modifica sorgente]

Vi sono alcuni riti specifici che sono stati aboliti, ma di cui si può trovare traccia nelle descrizioni storiche. Ad esempio, era usanza che durante certe messe solenni (e precisamente all'Offertorio) vi fosse una corsa che partiva dai quartieri fin dentro il Duomo, con un enorme cavallo di legno ornato di salsicce e doni vari. Questa usanza venne abolita da San Carlo Borromeo.

Canto dei 12 kyrie[modifica | modifica sorgente]

Quando la Messa è preceduta da una processione, giunti al limite del presbiterio la processione si arresta, la croce affiancata dai cantari si rivolge al celebrante e il clero si dispone su due file una di fronte all'altra, in fondo il celebrante con i ministri resta rivolto alla croce e all'altare. A questo punto il solista e l'assemblea si alternano cantando 12 volte (6 ciascuno) "kyrie eleison" a cui segue di norma una sallenda. Durante il "Glora al padre" della sallenda ci si inchina prima alla croce e poi al celebrante, quindi la processione entra in presbiterio. Il canto dei 12 kyrie sostituisce l'atto penitenziale. È prescritto dopo la processione con le palme nella domenica delle palme e dopo la processione con le candele nella festa della presentazione del Signore al tempio.

Rito del lucernario[modifica | modifica sorgente]

Caratteristica delle celebrazioni vespertine è il rito della luce o lucernario. La processione con il celebrante entra in chiesa al buio e con i cantari spenti al fianco dell'unica lanterna accesa, che apre la processione. Giunti ai piedi del presbiterio, dopo il saluto all'assemblea, al celebrante vengono presentati i cantari e la lanterna; il celebrante provvede ad accenderli, quindi vengono accesi i ceri dell'altare, sempre dalla stessa fiamma, e secondo l'opportunità infuso l'incenso e incensata la mensa. Il rito si conclude con l'inno, intonato dal celebrante.

Il cardinal Schuster ha limitato questa liturgia alle solenni celebrazioni della vigilia.[1] Vi è un apposito canto per questa liturgia.

Nel rito romano una variante di questa liturgia si svolge solo una volta all'anno, in occasione della benedizione del cero pasquale.

Rito del faro[modifica | modifica sorgente]

Tuttora in uso è il rito del "faro", la cui origine è antichissima (se ne trova traccia nel VII secolo), e celebrato ora in occasione delle feste patronali, ma solo se si tratta di un santo martire. La sua origine e significato sono incerti: un significato puramente allegorico sarebbe l'allusione al sacrificio della vita da parte del martire.

Il rito si svolge in questo modo: all'inizio della messa solenne si svolge una processione che si ferma al limite del presbiterio dove è sospeso in alto un pallone, di stoppa o bambagia o di altro materiale combustibile, solitamente ornato con una croce, una corona e delle palme (simbolo del martirio). Dopo il canto dei 12 kyrie e della sallenda propria con il Gloria, mentre si ripete la sallenda, il celebrante, senza nulla dire, con un'apposita verga sormontata, solitamente, da 3 candelette incendia il pallone e sale in presbiterio. Un tempo probabilmente veniva incendiato dalla candela che era posta sulla croce astile dallo stesso ostiario che portava la croce.

Il rito del faro è celebrato nel Duomo di Milano in occasione di Santa Tecla, patrona della parrocchia del Duomo e in molte delle parrocchie dedicate a santi martiri nel giorno della loro festa.

Processione dell'Idea[modifica | modifica sorgente]

Un'altra cerimonia particolare e di origine antichissima quanto incerta, è la processione dell'Idea. Si svolge il 2 febbraio festa della presentazione del Signore al tempio e consiste nel portare in processione prima della messa un'icona mariana sormontata da una candela.

Non si sa da che cosa derivi questa denominazione: secondo alcuni da una celebrazione della dea pagana Cibele (il cui attributo era Magna Mater Idea), secondo altri dal nome generico di "immagine". L'immagine in questione è quella di una Madonna con bambino, una volta trasportata da due presbiteri su una lettiga con manici in forma di scala, portandola con stanghe e stando uno davanti e l'altro dietro, come si vede da un bassorilievo medievale conservato al Museo del Castello. un tempo si svolgeva tra le cheise di (Santa Maria Beltrade e Santa Maria Maggiore). Oggi si svolge solo nel Duomo di Milano e nella Basilica di S. Ambrogio: la lettiga non viene più portata da presbiteri, ma da diaconi.

Le celebrazioni del Santo Chiodo[modifica | modifica sorgente]

La "nivola" sullo sfondo della vetrata absidale del Duomo di Milano, mentre trasporta a terra il "santo chiodo", conservato nell'apposito reliquiario presente nel catino absidale.

Nel catino absidale del Duomo di Milano è conservato un morso di cavallo che la tradizione dice essere uno dei chiodi della Passione (vedi la voce reliquie). In occasione della festa dell'Esaltazione della Santa Croce, l'arcivescovo sale su un carro seicentesco che viene issato fino al reliquiario (ad oltre 40 m di altezza rispetto al pavimento), lo porta a terra e lo espone alla venerazione dei fedeli. Alla fine, con lo stesso carro lo riporta al suo posto. Il carro è ornato con angeli e nuvole dipinte, e per questo viene chiamato nivola (cioè nuvola), da cui deriva il nome di rito della Nivola.

La cerimonia relativa prende il nome da questo carro, che per secoli è stato issato da 24 uomini (12 a destra e 12 a sinistra), e solo negli ultimi anni è stato motorizzato. La nivola fa parte delle "macchine", o apparati presenti in modo più o meno residuale in celebrazioni in vari riti (come le macchine processionali per le statue di santi o il grande turibolo di Santiago di Compostela).

Il suono delle campane nel rito ambrosiano[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Campane dell'arcidiocesi di Milano.

Un tipico suono delle campane (peraltro non esclusivo del rito ambrosiano, ma diffuso anche in molte parti del Nord Italia a causa del forte influsso esercitato dalla tradizione dell'arcidiocesi di Milano) dipende dal tipo di struttura su cui sono montate le campane e dalla cosiddetta "inceppatura". Questo genere di inceppatura è tipico della Lombardia, della Liguria, della maggior parte del Piemonte, di parte del Veneto e di parte dell'Emilia-Romagna.

Una volta messe in movimento, le campane possono suonare "a distesa" (senza sequenza) per semplice oscillazione di pochi gradi rispetto al loro asse, oppure "a concerto" (seguendo una serie precisa di "sganci").

Su appositi supporti dell'"incastellatura", su cui è collocata ogni singola campana, si trova una balestra che ha la funzione di far arrestare la campana stessa una volta che questa ha compiuto la sua rotazione; detta balestra serve anche a favorire (col suo molleggio) lo sgancio successivo. L'arresto e sosta "in piedi" della campana sono possibili grazie a una piccola staffa posta sulla ruota, la quale staffa va appunto a scontrarsi con la balestra. Per eseguire il concerto solenne occorre portare le campane in posizione ribaltata di 180° rispetto alla posizione di fermo. Una volta raggiunta tale posizione di stallo, detta "a bicchiere" o "in piedi" (bocca in alto e contrappeso in basso), le campane, sganciate una alla volta o a coppie (eseguendo in questo secondo caso un accordo), si ribaltano (a questo punto di circa 360°) emettendo un rintocco ogni volta in cui il battacchio cade su uno dei due bordi della campana, mentre la campana gira: ad ogni giro vi sono quindi due rintocchi, uno allo sgancio e uno al ritorno verso la posizione di stallo.

Calcolando il tempo che ogni campana impiega per compiere detta rotazione, è possibile comporre determinate successioni di suoni, con la possibilità di ottenere particolari concerti.

Caratteristiche del calendario[modifica | modifica sorgente]

Il Rito Ambrosiano ha un suo calendario e un suo complesso di norme che regolano le precedenze liturgiche. L'anno liturgico inizia con l'Avvento, prosegue con il "tempo di Natale" e quello "dopo l'Epifania", seguono la Quaresima, il "tempo Pasquale", il "Tempo dopo Pentecoste", quello dopo il Martirio di san Giovanni e quello dopo la dedicazione del Duomo.

Tempo di Avvento[modifica | modifica sorgente]

Particolarità del tempo di Avvento, dedicato alla preparazione del Natale, è la sua lunghezza: sei anziché quattro settimane come nel rito romano. Inizia la prima domenica dopo il giorno di San Martino (11 novembre) e prevede sempre 6 domeniche (quando il 24 dicembre cade di domenica, è prevista la celebrazione di una Domenica Prenatalizia). Gli ultimi giorni dell'Avvento sono le feriae de Exceptato (ferie dell'Accolto) e costituiscono in sostanza la novena di Natale.

Nel rito ambrosiano è previsto il colore morello, tranne che nell'ultima domenica (detta "dell'Incarnazione") nella quale si usa il bianco.

  1. domenica della venuta del Signore
  2. domenica dei figli del regno
  3. domenica delle profezie adempiute
  4. domenica dell'ingresso del Messia
  5. domenica del precursore
  6. domenica dell'Incarnazione

Tempo di Quaresima[modifica | modifica sorgente]

Una delle peculiarità di questo rito, con profili non soltanto strettamente religiosi, è l'inizio della Quaresima, che non parte dal Mercoledì delle Ceneri, ma dalla domenica immediatamente successiva. Ciò dà luogo (ad esempio in Canton Ticino, a Tesserete e Biasca) alla distinzione tra carnevale "nuovo" (quello romano) che termina con il martedì grasso e carnevale "vecchio" (quello ambrosiano) che si conclude, invece, il sabato seguente.

La differenza tra il carnevale ambrosiano e quello del resto del mondo è dovuto proprio al diverso modo di calcolare le date di inizio e fine della Quaresima:

  • il rito ambrosiano intende la Quaresima come un periodo di penitenza, ma non di stretto digiuno, in preparazione al Triduo Pasquale. Pertanto contando a ritroso dal giovedì Santo 40 giorni, si arriva alla prima domenica di Quaresima: dunque i quaranta giorni di penitenza iniziano alla sesta domenica prima di Pasqua. Questo era il computo originale della Quaresima in tutti i riti.
  • il rito romano invece, all'idea di quaranta giorni di penitenza, sostituì nel Medioevo quella dei quaranta giorni effettivi di digiuno in preparazione alla domenica di Pasqua. Partendo quindi dal sabato Santo e contando quaranta giorni a ritroso, saltando però le domeniche, in cui non si digiunava, si giunge esattamente al mercoledì precedente la prima domenica di Quaresima, che divenne il "Mercoledì delle ceneri".

Vi sono differenze anche nella concezione dei venerdì di Quaresima: per il rito ambrosiano, infatti, il venerdì è feria aneucaristica, durante la quale non possono essere celebrate messe, per vivere in modo radicale la privazione da Cristo, come avviene nel sabato Autentico, per accoglierLo pienamente con la Pasqua. Nelle altre feriae di Quaresima, quindi tutti i giorni tranne la domenica e il sabato (considerato semi-festivo in rispetto della prescrizione mosaica e come preparazione alla domenica), l'aspetto penitenziale è espresso dalla colorazione (facoltativa) nera dei paramenti anziché viola-morello. Nelle domeniche invece, come da tradizione ambrosiana, è sottolineato il percorso battesimale, che portava un tempo e può tuttora portare i catecumeni a prepararsi al battesimo nel giorno di Pasqua, e che guida i fedeli battezzati a riscoprire il significato di questo sacramento.

La Settimana Santa è chiamata Hebdomada Authentica (Settimana Autentica), in quanto vi si celebrano gli eventi centrali della storia. I riti del triduo Pasquale sono completamente diversi da quelli del rito romano.

Messa vigiliare[modifica | modifica sorgente]

Caratteristica tipica del rito ambrosiano è l'assoluta centralità della domenica con il suo inizio dal tramonto del sole del giorno precedente. La messa vespertina del sabato, impropriamente talvolta detta prefestiva, ha il suo valore proprio e originario di messa vigiliare, ben evidenziato da un particolare rito, in forma solenne o comune, che prevede la lettura di un brano di Vangelo che parla della Resurrezione di Gesù, tranne che in Quaresima dove vengono letti brani evangelici che sono un chiaro preannuncio del mistero pasquale (come ad esempio la Trasfigurazione).

Ciclo delle letture[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elenco delle letture festive dell'anno liturgico A (rito ambrosiano), Elenco delle letture festive dell'anno liturgico B (rito ambrosiano), Elenco delle letture festive dell'anno liturgico C (rito ambrosiano), Elenco delle letture feriali dell'anno liturgico (rito ambrosiano) e Elenco delle letture liturgiche proprie dei santi (rito ambrosiano).

L'anno liturgico scandisce anche la sequenza delle letture bibliche nelle celebrazioni eucaristiche.

Anche il rito ambrosiano, come quello romano è strutturato, per le messe festive, su un ciclo triennale (anni A, B e C).

Per le celebrazioni feriali il ciclo è invece biennale (I per gli anni dispari, II per i pari).

Libri liturgici[modifica | modifica sorgente]

Messale[modifica | modifica sorgente]

Il Messale attualmente in vigore è l'edizione del 1990. Come il messale romano contiene tutte le parti fisse e variabili della Santa Messa eccettuate le letture.

Lezionario[modifica | modifica sorgente]

Dopo un periodo transitorio, durato dalla riforma liturgica postconciliare, caratterizzato dall'utilizzo del lezionario romano ed integrato da un volume ambrosiano utilizzato in alcuni periodi dell'anno liturgico, dal 16 novembre 2008 (I domenica di Avvento) è entrato in vigore il nuovo lezionario. Nel nuovo lezionario sono state mantenute le letture proprie dei tempi forti (Avvento, Natale, Quaresima, Settimana Santa, Pasqua) e state recuperate altre letture tradizionalmente proclamate nel resto dell'anno. Accanto a questo recupero, secondo le indicazioni conciliari, sono state affiancate altre letture creando così, come nel rito romano, un ciclo triennale nelle domeniche e biennale nelle ferie.

È organizzato in 3 libri:

  • Libro I - Mistero dell'Incarnazione; comprende le letture dell'Avvento, del periodo natalizio e del tempo dopo l'Epifania.
  • Libro II - Mistero della Pasqua; contiene le letture della Quaresima, della Settimana Santa e del tempo pasquale fino a Pentecoste.
  • Libro III - Mistero della Pentecoste; usato dal lunedì dopo la Pentecoste fino al sabato precedente alla 1ª domenica di Avvento, è diviso a sua volta in 3 sezioni:

Ciascun "Libro" è suddiviso in un volume festivo articolato in un ciclo triennale (A-B-C) e uno feriale che segue un ciclo biennale (I-II).

Dal 14 novembre 2010 (I domenica di Avvento) entra in vigore anche il volume per le celebrazioni dei Santi. Inoltre da tale data hanno adottato il nuovo lezionario anche le parrocchie di rito ambrosiano appartenenti alla diocesi di Bergamo.

Tale ultima versione del lezionario ha incontrato alcune perplessità, in particolare di tipo teologico-liturgico, da parte di alcuni prelati[2], il più autorevole dei quali è stato il Cardinal Giacomo Biffi, già Arcivescovo di Bologna, profondo conoscitore della liturgia ambrosiana in quanto proveniente dal clero di Milano[3]. Le perplessità del Cardinal Biffi sono state prontamente confutate dalla Congregazione del rito ambrosiano, per voce autorevole del professor Cesare Alzati[4].

Liturgia delle ore[modifica | modifica sorgente]

La liturgia delle ore è pubblicata secondo il rito ambrosiano in 5 volumi distribuiti luno l'anno liturgico. Esistono anche edizioni ridotte in un solo volume.

Rituali[modifica | modifica sorgente]

Nel rito ambrosiano sono stati pubblicati i seguenti rituali:

  • Comunione e culto eucaristico fuori dalla Messa
  • Sacramenti per gli infermi
  • Rito del Matrimonio
  • Rito delle Esequie

Per le altre celebrazioni si usano i rituali romani fino alla pubblicazione dei rituali ambrosiani.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ A. I. Schuster, "Eucharistia Lucernaris" in Liber sacramentorum IV, 1ss, III, 24
  2. ^ Al cardinale Biffi quel libro proprio non piace
  3. ^ Rito ambrosiano. La scure del cardinale Biffi sul nuovo lezionario
  4. ^ Conflitti ambrosiani. Biffi batte, da Milano ribattono

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Cattaneo, Note storiche sul canto ambrosiano, Milano, 1950
  • Luca Ricossa (http://lrs.club.fr), "Antiphonale Ambrosianum" (edizione completa dell'antifonale ambrosiano medievale, con notazione originale a colori e contesto liturgico completo). Voll. I - II - III - IV - (V in preparazione)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri riti occidentali[modifica | modifica sorgente]

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