Chiesa cattolica caldea

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Chiesa cattolica caldea
Chaldean Catholic COA.svg
Classificazione Chiesa sui iuris
della Chiesa cattolica
Fondatore Yukhannan Sulaqa
Fondata 1553
Separata da Chiesa assira
Diffusione Iraq, Iran, Turchia, Libano, Egitto, Siria, Stati Uniti d'America, Australia, Nuova Zelanda
Primate papa Francesco,
Louis Raphaël I Sako
Forma di governo episcopale
Struttura organizzativa 16 diocesi[senza fonte]
Fedeli 1 milione

La Chiesa cattolica caldea è una chiesa cattolica patriarcale sui iuris con comunità in Medio Oriente, Europa, Oceania ed America settentrionale.

Il primate della chiesa cattolica caldea è il patriarca di Babilonia che ha sede a Baghdad; l'attuale patriarca è Louis Raphaël I Sako.

I fedeli sono circa un milione, di cui 250.000 vivono in Iraq[1], dove rappresentano la maggioranza dei fedeli cristiani.

Aspetti generali[modifica | modifica sorgente]

Liturgia caldea

La liturgia caldea prevede che la Messa sia quasi tutta cantata, compresa la lettura del Vangelo. Il canto è tipicamente cantilenante e ripetitivo, ma di forte carattere sacrale. La celebrazione può svolgersi, a seconda delle circostanze, sia in arabo che in aramaico.
In chiesa, uomini e donne sono separati. Al momento di ricevere l'eucaristia, le donne che si avvicinano all'altare coprono la testa con un velo.
Le Messe domenicali sono per i sacerdoti un impegno severo: dalla mezzanotte del sabato sono tenuti al digiuno, sia del cibo che delle bevande.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Antichità[modifica | modifica sorgente]

La Chiesa di Babilonia, fondata secondo la tradizione dall'apostolo San Tommaso, non riconobbe alcune importanti decisioni dei Concili di Efeso (431) e di Calcedonia (451). Manifestò divergenze teologiche sulla natura di Gesù e sulla natura divina di Maria. Si costituì in Chiesa assira, "ortodossa" e autocefala.

I nestoriani di Cipro e l'unione del 1455[modifica | modifica sorgente]

Grazie alla sua posizione isolata, dovuta al mare che la separava dalla terraferma dove si combattevano tre popoli senza tradizioni marinare (arabi, tuchi e mongoli), Cipro godette di un periodo di tranquillità sotto la dinastia francese dei Lusignano (1192-1489). Qui si rifugiarono gruppi di cristiani di riti diversi, tra cui nestoriani e maroniti. Nei primi anni del XIII secolo alcuni membri del clero nestoriano e maronita manifestarono il desiderio di unirsi con Roma. Un secolo dopo, una professione di fede cattolica fu sottoscritta dai capi delle chiese acattoliche dell'isola (1340), nelle mani del vescovo latino di Nicosia, Elia. Ma per una unione vera e propria con la sede di Roma bisogna aspettare il 1455. Durante il concilio di Roma il 7 agosto fu promulgata da papa Eugenio IV la bolla Benedictus sit Deus di unione con i nestoriani ed i maroniti di Cipro. Nella bolla per la prima volta si fa menzione del termine "caldeo" per distinguere i neoconvertiti dalla chiesa d'origine nestoriana.[2] L'unione durò ben poco. Già nel 1450 una parte dei caldei ciprioti ritornò al nestorianesimo. Nel 1472, a causa di conflitti territoriali con le diocesi latine, la giurisdizione dei vescovi delle chiese uniate fu ridotta da papa Sisto IV alle sole città sedi vescovili. Nel 1489 Cipro passò nelle mani della repubblica di Venezia, che attuò una rigida politica di latinizzazione delle chiese uniate. Ciò determinò la fine delle comunità caldeo-cattoliche cipriote.

Età moderna[modifica | modifica sorgente]

Alla fine del XV secolo la Chiesa assira modificò il meccanismo di trasmissione del titolo patriarcale: il patriarca Mar Shimun IV Bassidi (c. 1437-1497) annullò la tradizionale elezione e la sostituì con la successione ereditaria nell'ambito della propria famiglia (quindi il titolo doveva andare a un nipote o ad un cugino, dato che il sacerdozio comporta il celibato). Ciò provocò numerose controversie all'interno della Chiesa.
Nel 1551, in dissidenza verso tale norma, alcuni vescovi e fedeli, favorevoli ad una unione con Roma, si riunirono a Mossul ed elessero patriarca Yochanan (Giovanni) Sulaqa, abate del monastero di Rabban Ormisda, presso Alqosh[3]. Successivamente inviarono Sulaqa a Roma, dove l'abate venne ascoltato da papa Giulio III. Il 20 febbraio 1553 Sulaqa emise una professione di fede cattolica, riconosciuta come ortodossa dai cardinali riuniti in concistoro. Il 28 aprile successivo egli ricevette dal papa il pallio: inizia da questo giorno la prima serie di patriarchi cattolici caldei. Ritornato in patria, Sulaqa fissò la sua residenza a Diyarbakır (nell'attuale Turchia), ma trovò la morte per mano dei turchi agli inizi del 1555. A Sulaqa succedettero altri 6 patriarchi cattolici, che spostarono la loro sede dapprima a Seert, poi a Salmas ed infine a Urmia in Persia. Alla morte di Shimun IX Denha (1600) fu introdotto anche tra i cattolici il principio della successione ereditaria. Questa linea patriarcale cattolica si interruppe nel 1662, quando Shimun XII Denha ruppe la comunione con Roma e ritornò alla fede nestoriana.[4]

Nel frattempo i patriarchi nestoriani di Alqosh non furono insensibili ad una possibile unione con Roma, spinti soprattutto dal gran numero di fedeli che aderivano alla fede cattolica. Tentativi di unione furono fatti con Elia VII Bar Mama (1576-1591), la cui professione di fede cattolica però fu rifiutata da papa Sisto V, perché ancora troppo intrisa di nestorianesimo; e con alcuni suoi successori, tra cui Elia VIII (1591-1617) ed Elia X (1660-1700). Tutti questi tentativi fallirono soprattutto a causa delle distanze e della difficoltà a rinunciare alla fede trasmessa e ricevuta dai patriarchi precedenti.

Vero centro propulsore dell'unione con Roma fu la comunità di Diyarbakır, dove operavano i missionari Cappuccini. Qui, tra il 1660 ed il 1670 il vescovo Yousef aderì alla fede cattolica assieme a molti suoi fedeli. Dopo un periodo di prigionia e la scomunica inflittagli dal patriarca nestoriano Elia X, anche Yousef, come un secolo prima Sulaqa, si recò in pellegrinaggio a Roma, ma non ottenne niente se non un breve di felicitazioni di papa Clemente X. Del tutto insperato fu invece il firmano che ottenne dal governo turco nel 1677, che lo riconosceva patriarca di Diyarbakır e Mardin, indipendente dal patriarca di Alqosh. Questo decreto non aveva alcun valore dal punto di vista ecclesiastico, ma fu il punto di partenza affinché Roma prendesse la decisione definitiva di riconoscerlo come patriarca dei caldei cattolici (8 gennaio 1681), benché non ci fosse mai stata un'esplicita elezione patriarcale. Inizia con Yousef I la seconda serie di patriarchi uniti con Roma, fino a Yousef IV, dimissionario nel 1781.

Prima di dimettersi, Yousef IV, in mancanza di vescovi, aveva affidato l'amministrazione del patriarcato al nipote Augustin Hindi, semplice sacerdote, consacrato poi vescovo di Diyarbakır l'8 settembre 1804. Questi, benché aspirasse a diventare Yousef V, non fu mai riconosciuto patriarca dei cattolici caldei, perché nel frattempo la Santa Sede aveva modificato la sua politica nei confronti della chiesa caldea. Infatti nel 1771 il patriarca nestoriano Elia XII aveva sottoscritto una professione di fede cattolica riconosciuta da Roma, e benché suo nipote Elia XIII (1778-1804) avesse ritrattato, il successore di questi, Giovanni Hormez, aveva manifestato chiaramente la sua adesione al cattolicesimo ed aspirava al titolo di patriarca caldeo. Si creò così una situazione che vide, all'inizio del XIX secolo, due prelati, Augustin Hindi di Diyarbakır e Giovanni Hormez di Mossul, aspirare al titolo patriarcale. La Santa Sede, che si stava riorganizzando dopo le vicende legate alla rivoluzione francese e all'occupazione napoleonica dello Stato pontificio, non poté dare una pronta risposta e questo determinò un clima di conflittualità all'interno della comunità caldea. Il 6 aprile 1828 moriva Augustin Hindi ed il suo successore rinunciò ad ogni pretesa sul titolo patriarcale. Così Giovanni Homez, che finora era stato trattato con diffidenza da Roma, fu riconosicuto, il 5 luglio 1830, come patriarca di tutti i caldei cattolici col titolo di "Patriarca di Babilonia dei Caldei". Inizia in questo modo la terza serie di patriarchi cattolici, tuttora esistente.[5]

Un passo importante per lo sviluppo dell'uniatismo caldeo fu l'adesione dell'intero monastero di Rabban Ormisda alla fede cattolica nel 1828, la cui regola monastica fu approvata da papa Gregorio XVI nel 1845.

Nel corso dell'Ottocento si crearono momenti di forte tensione tra la Santa Sede e la chiesa caldea, al punto da sfiorare lo scisma. Con la bolla Cum ecclesiastica disciplina del 31 agosto 1869 la Santa Sede applicò alla chiesa caldea le misure già prese per la Chiesa armeno-cattolica con la Reversurus del 1867: esse prevedevano che nell'elezione dei vescovi e del patriarca Roma avesse l'ultima parola, minando in tal modo le antiche tradizioni e le prerogative proprie della Chiesa caldea. Inoltre, in due occasioni (1860-1862 e 1874-1879), il patriarca caldeo operò per ristabilire un'antica consuetudine (interrotta però dal XVI secolo), ossia quella di nominare vescovi per la Chiesa cattolica caldea del Malabar in India, cosa mal sopportata a Roma. Entrambe queste situazioni provocarono disagi e tensioni, risolti alla fine con la totale sottomissione dei protagonisti, in particolare del patriarca Yosep VI Audo, alle direttive della Santa Sede.

Dal XX secolo ad oggi[modifica | modifica sorgente]

A causa dell'instabilità della situazione politica in Iraq, decine di migliaia di caldei sono emigrati all'estero. Nel 2002 è nata a San Diego, in California, un'eparchia per i caldei emigrati negli Stati Uniti. Una seconda eparchia è nata nel 2006 per i caldei emigrati in Australia.

A causa di una serie di attentati, nel 2006 il seminario patriarcale è stato trasferito da Baghdad a Arbil nel Kurdistan iracheno. L'antico seminario è stato trasformato in un condominio per famiglie bisognose per volontà espressa del patriarca Louis Raphaël I Sako.[6]

Nel 2008 un vescovo assiro americano, Bawai Soro, ha chiesto di poter entrare in piena comunione con la Chiesa di Roma, assieme al clero e ai fedeli della sua diocesi.[7] L'11 gennaio 2014 papa Francesco ha ufficialmente accolto questa richiesta assegnandogli la sede titolare vescovile di Foraziana.

Nell'ottobre 2009 è stata consacrata la prima chiesa cattolica caldea a Tbilisi in Georgia, dove si stima una presenza caldea di circa 6/7.000 fedeli, immigrati per lo più dalla Turchia alla fine della prima guerra mondiale e che hanno mantenuto la propria fede e la propria identità culturale durante il regime comunista.[8]

Organizzazione[modifica | modifica sorgente]

Iraq Iraq

Iran Iran

Turchia Turchia

Siria Siria

Libano Libano

Egitto Egitto

Stati Uniti Stati Uniti

Canada Canada

Australia Australia e Nuova Zelanda Nuova Zelanda

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Avvenire, 21 febbraio 2010.
  2. ^ Rodolfo Casadei, Il sangue dell'agnello, Guerini, Milano: 2008, pag. 143.
  3. ^ Il monastero trae il nome dal monaco di origine persiana che avviò la sua costruzione.
  4. ^ Shimun XII tuttavia non rinunciò al titolo di patriarca. Così nella Chiesa assira si hanno da questo momento due patriarcati: uno ad Alqosh con il titolo di "Patriarca di Babilonia", e l'altro a Qochanis, dove Shimun XII aveva trasferito la sua sede.
  5. ^ Alla morte dell'Hormez, la Santa Sede nominò di sua iniziativa Nikholas Eshaya, interrompendo così la dinastia patriarcale di Alqosh, che aveva dato alla Chiesa assira 15 patriarchi dal 1437.
  6. ^ Nota dell'Agenzia Fides del 21 ottobre 2013.
  7. ^ notizia e documentazione.
  8. ^ Storia e erezione della chiesa.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

cattolicesimo Portale Cattolicesimo: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cattolicesimo