Firmano

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.

Il firmano è un decreto reale o una disposizione emanata dal sovrano in alcuni stati islamici storici, come l'Impero Ottomano, l'Impero Moghul e l'Iran sotto lo scià Mohammad Reza Pahlavi. La parola deriva dal persiano farmân (فرمان) che significa appunto "decreto" o "ordine". In turco è chiamato ferman[1].

I firmani nell'Impero Ottomano[modifica | modifica wikitesto]

Firmani di Maometto II e Bayezid II, conservati nella chiesa della Panaghìa Mouchliotissa ad Istanbul, che concedono la proprietà dell'edificio alla comunità greco-ortodossa.

Nell'Impero Ottomano, il Sultano deriva la sua autorità dal suo ruolo di esecutore della Shari'a, ma la Shari'a non copre tutti gli aspetti della vita sociale e politica ottomana. Pertanto, al fine di disciplinare i rapporti, lo status, i compiti e l'abbigliamento dell'aristocrazia e dei sottoposti, il Sultano ebbe il potere di emanare i firmani[2].

I firmani furono raccolti in codici detti kanun[3], che erano una forma di legislazione laica ed amministrativa, considerata una valida estensione della legge religiosa risultante dal diritto del sovrano di amministrare la giustizia per la comunità[2].

Altri firmani[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei più importanti firmani che regolano i rapporti tra cristiani e musulmani è un documento conservato presso il Monastero di Santa Caterina sulla penisola del Sinai in Egitto. Questo è un monastero greco-ortodosso e costituisce l'autonoma Chiesa ortodossa del Monte Sinai. Il firmano, scritto di pugno dallo stesso profeta Maometto, chiede ai musulmani di non distruggere il monastero perché abitato da uomini timorati di Dio. Ai nostri giorni vi è un'area protetta attorno al monastero amministrata dal governo egiziano, i circa venti monaci, per la maggior parte greci, hanno rapporti molto buoni con la comunità locale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dizionario turco-inglese Sozluk. URL consultato il 27 ottobre 2010.
  2. ^ a b Lapidus,  pp. 260-261.
  3. ^ Dal greco antico kanon (Κανών): regola o regole.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]