Califfato

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Abdülmecid II, l'ultimo Califfo della dinastia ottomana

Il califfato è una forma di governo, a capo della quale si trova il califfo. Il termine proviene dall'in arabo: خلافة (khilāfa), che significa "successione", "luogotenenza" e si riferisce al sistema di governo adottato dal primissimo Islam, il giorno stesso della morte di Maometto e intende rappresentare l'unità politica dei musulmani, ovvero la Umma.

Un sinonimo di califfo è l'espressione "Comandante di credenti" (Amīr al-muʾminīn), successore politico più che spirituale di Maometto nella sua funzione di capo della Umma. In tale veste il califfo costituisce la rappresentanza pro tempore di Allah sulla terra.

La sua istituzione non è prevista nel Corano e neppure nella Sunna del profeta e lo stesso termine "costituzione" - o "Rescritto", o "Accordo" (in arabo: صحيفة, ṣaḥīfa, lett. "Foglio") di Medina dell'anno 1 dell'Egira - è una traduzione abbastanza impropria di quello che era un accordo firmato tra le varie componenti di Yathrib per regolamentare la convivenza fra musulmani, ebrei e pagani.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il califfato arabo[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso di questi secoli, oltre i primi quattro califfi "ortodossi" (definiti, secondo una traduzione impropria, "ben guidati") e quelli omayyadi di Siria e abbasidi di Baghdad e Sāmarrāʾ, altri due califfati ebbero modo di sorgere e di affermarsi: dapprima quello sciita-ismailita fatimide (formalmente un Imamato), che agì fra il 909 d.C. e la riconquista ayyubide dell'Egitto, della Siria e dell'Arabia nel 1171, e poi quello omayyade andaluso, attivo tra il 929 e il 1031, anno in cui a Cordova il potere fu avocato da un consiglio cittadino.

Il califfato abbaside si concluse nel 1258, anno in cui la capitale abbaside di Baghdad fu conquistata e devastata dai Mongoli di Hulagu che, facendo uccidere l'ultimo abbaside al-Mustaʿṣim, estinse per sempre il califfato.

Il califfato-fantoccio del Cairo e il Califfato ottomano[modifica | modifica wikitesto]

Un ramo secondario abbaside in realtà sopravvisse e, dopo una breve apparizione ad Aleppo, trovò rifugio al Cairo, sotto la stretta dorata tutela dei Mamelucchi. La conquista del Sultanato da parte del Sultano ottomano Selim II nel 1517 concluse quella funzione di pura e semplice rappresentanza formale. I vincitori trasferirono tutti gli emblemi del potere califfale abbaside - mantello e spada del Profeta (burda) e altri oggetti ancora - a Istanbul, nella residenza sultanale del Topkapı, il cui titolare agì come califfo dei musulmani sunniti senza incontrare alcuna contestazione tra i suoi correligionari.

A livello internazionale il titolo califfale fu usato ufficialmente (e di fatto accettato anche dalle cancellerie europee) solo a partire dalla firma del Trattato di Küçük Kaynarca del 1774. Il califfato ottomano fu abolito nel 1924 nell'ambito delle riforme promosse da Mustafa Kemal ed i suoi poteri furono trasferiti alla Grande Assemblea Nazionale della Turchia, il parlamento della neonata Repubblica Turca. Il titolo fu poi rivendicato dal re Hussein bin Ali dell'Hejaz, leader della rivolta araba, ma il suo regno fu sconfitto e annesso da Ibn Saud nel 1925. Il titolo è stato da allora vacante.

Il califfato dell'ISIS[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stato Islamico dell'Iraq e del Levante.

Il 29 giugno 2014 l'ISIS, nell'ambito della guerra civile siriana e dell'insurrezione irachena, annuncia di istituire nei territori in suo possesso un califfato con a capo Abu Bakr al-Baghdadi: a partire da questo momento, il gruppo terrorista adotta il nome di Stato Islamico[2][3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Michael Lecker, The ‘Constitution of Medina’: Muhammad's First Legal Document in Journal of Islamic Studies, vol. 19, nº 2, 2008, pp. 251–253, DOI:10.1093/jis/etn021.
  2. ^ (EN) Iraq crisis: Isis changes name and declares its territories a new Islamic state with 'restoration of caliphate' in Middle East, independent.co.uk, 29 giugno 2014. URL consultato il 17 agosto 2014.
  3. ^ (EN) This Is What The World's Newest Islamic Caliphate Might Look Like, businessinsider.com, 30 giugno 2014. URL consultato il 17 agosto 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sir T.W. Arnold, The Caliphate, Routledge, Londra, 1965 (I ed. 1924).
  • C. A. Nallino, “Appunti sulla natura del «Califfato» in genere e sul presunto «Califfato ottomano»", in: (a cura di M. Nallino), Scritti editi e inediti, 6 volumi, Roma, Istituto per l'Oriente, III, pp. 234–569.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]