Stato di Palestina

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Palestina
Palestina – Bandiera Palestina - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Palestina - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Stato di Palestina
Nome ufficiale دولة فلسطين (Dawlat Filastin)
Lingue ufficiali arabo
Altre lingue aramaico, ebraico, inglese
Capitale Gerusalemme Est (rivendicata)
Ramallah (de facto)
Politica
Forma di governo repubblica semipresidenziale[1]
Presidente Mahmūd Abbās
Capo di Governo Rami Hamdallah
Indipendenza parziale, sulla Striscia di Gaza dal 2005 e su parti della Cisgiordania dal 1994[2]
Proclamazione 15 novembre 1988 (unilaterale)
Ingresso nell'ONU Stato non membro (osservatore permanente dal 29 novembre 2012)
Superficie
Totale 6 220 km²
Popolazione
Totale 4 148 000 ab. (2007)
Densità 666,9 ab./km²
Nome degli abitanti palestinesi
Geografia
Continente Asia
Confini i confini con Israele, Giordania ed Egitto sono contesi
Fuso orario UTC +2
Economia
Valuta sterlina palestinese (moneta dormiente); de facto sterlina egiziana,
nuovo siclo israeliano,
dinaro giordano
PIL (nominale) 6 641 [3] milioni di $ (2011)
PIL (PPA) 8 022 [3] milioni di $ (2008)
PIL pro capite (PPA) 2 900 [3] $ (2008)
ISU (2011) ISU (medio) (114º)
Varie
Codici ISO 3166 PS, PSE, 275
TLD .ps
Prefisso tel. +970
Sigla autom. PS
Inno nazionale Biladi (Patria mia) dal 1996 (in precedenza Mawtiny, dal 1936 al 1995)
Festa nazionale 15 novembre (giorno dell'indipendenza)
Palestina - Mappa
Evoluzione storica
Stato precedente Israele Israele
Egitto Egitto
Giordania Giordania
 

Coordinate: 31°53′N 35°12′E / 31.883333°N 35.2°E31.883333; 35.2

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Mandato britannico della Palestina e Transgiordania
Moneta palestinese durante il mandato britannico

Lo Stato di Palestina (in arabo دولة فلسطين, Dawlat Filastin), chiamato anche semplicemente Palestina, è un'entità statuale situata nel Vicino Oriente, affacciata in parte sul mar Mediterraneo, comprendente i territori palestinesi divisi della Cisgiordania e della Striscia di Gaza ed è parte, assieme allo Stato d'Israele e a parti di Siria, Giordania e Libano, del territorio storico-geografico della Palestina.

Lo Stato di Palestina proclama Gerusalemme Est quale sua capitale - sebbene la città sia sotto il controllo israeliano (si veda la voce Status di Gerusalemme) - mentre i suoi uffici amministrativi si trovano a Ramallah. L'indipendenza dello Stato palestinese fu proclamata prima nel 1988 dall'Organizzazione per la Liberazione della Palestina, poi sancita dall'Organizzazione delle Nazioni Unite con la Risoluzione 67/19 dell'Assemblea generale del 29 novembre 2012 (che le ha consentito l'ingresso in qualità di stato non membro con status di osservatore permanente[4]) e dall'Unione europea con la Risoluzione 2014/2964 del Parlamento europeo del 17 dicembre 2014[5][6], mentre Israele non riconosce lo Stato.

Nonostante il riconoscimento di indipendenza da parte della maggioranza delle nazioni del mondo, lo Stato di Palestina è tuttora privo di un'organizzazione statale tipica, senza un esercito regolare, e rimane parzialmente occupato da Israele su parte della Cisgiordania, mentre la Striscia di Gaza è sotto blocco navale, terrestre e aereo, dichiarati unilateralmente, durante le varie guerre recenti, da parte di Israele (vedi conflitto israele-palestinese), le cui forze armate sono le uniche forze militari autorizzate a violare tali restrizioni. L'attuale capo dello Stato è Mahmoud Abbas, mentre il governo è guidato da Rami Hamdallah.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Lo Stato palestinese non ha confini ufficialmente definiti[7]: i territori su cui dovrebbe esercitare sovranità, detti territori palestinesi (la Cisgiordania, Gerusalemme est e la Striscia di Gaza), confinano con la Giordania, con Israele e con l'Egitto. Dalla nascita dello Stato ebraico (1948) fino alla guerra dei sei giorni nel 1967, i territori dello Stato di Palestina sono appartenuti all'Egitto (Gaza) e alla Giordania (Cisgiordania), mentre dal 1967 al 1993 sono stati parte integrante, anche se come territorio occupato in guerra, di Israele.

La sovranità del popolo palestinese su Cisgiordania, Striscia di Gaza e Gerusalemme est è pienamente riconosciuta dall'ONU, mentre gli Accordi di Oslo tra Israele e OLP escludono Gerusalemme est dal processo di autonomia dei territori palestinesi occupati gestito dall'Autorità palestinese. Di fatto Gerusalemme Est è controllata da Israele, così come gli insediamenti israeliani in Cisgiordania, mentre ampie zone della stessa e, dal 2005, l'intera Striscia di Gaza sono sotto il controllo dell'Autorità Nazionale Palestinese. Per questo le sedi governative palestinesi sono situate a Ramallah. Il governo di Gaza è costituito da esponenti di Hamas, un partito politico di ispirazione islamica che solo nel 2011 ha accettato di rientrare nell'ANP, pur mantenendo un proprio profilo autonomo.

Lo Stato di Palestina è riconosciuto ufficialmente come "Stato osservatore" alle Nazioni Unite da 138 Stati, tra cui molti degli stati più industrializzati e sviluppati del mondo, (come Italia, Francia, Spagna, Brasile, Russia, Giappone, India e Cina) e dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite entro i confini dei territori palestinesi occupati da Israele nel 1967 (Cisgiordania, Striscia di Gaza, Gerusalemme Est)[8].

Questo dato rappresenta un numero maggiore di quello degli Stati che nel mondo riconoscono o hanno rapporti diplomatici normali, attualmente, con lo Stato di Israele (minori di quelli che votarono a favore nel 1948). Non riconoscono - tra gli stati più importanti - lo Stato di Palestina, ma solo un'entità politica non statuale palestinese, Stati Uniti, Germania, Australia, Canada e Regno Unito. Sono 136 (escluso Israele, ma anche altri stati non ostili ma diplomaticamente isolati, come Taiwan e il Kosovo) gli Stati che riconoscono una rappresentanza diplomatica palestinese. Israele ha riconosciuto una rappresentanza dell'OLP solo dal 1993 al 2001. L'ultimo contatto diplomatico ufficiale con Israele è avvenuto nel 2003. L'Italia mantiene una rappresentanza consolare situata a Gerusalemme Est, ma non ha effettuato scambi ufficiali di ambasciatori con la Palestina, mantenendo tuttavia il rappresentante diplomatico palestinese in Italia.

Storia della Palestina[modifica | modifica wikitesto]

Palestina storica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Palestina, Storia degli ebrei e Regno di Gerusalemme.

Il termine "Palestina" ("terra dei filistei", antico popolo che abitò la regione litorale della terra di Canaan, in epoca biblica) fu coniato nella forma attuale latina dai romani - per contrapposizione al nome Giudea o, precedentemente, Regno d'Israele (zona anticamente nota come terra di Canaan) usato dai nazionalisti ebrei messianisti - allo scopo di contrastare il sentimento di ribellione e il risorgere del nazionalismo israelita. Ciò avvenne specialmente dopo la guerra giudaica del 70 d.C., al termine della quale gli eserciti dell'imperatore Vespasiano e del figlio Tito distrussero quasi totalmente Gerusalemme. La ribellione al governo provinciale di Roma e alla dinastia vassalla degli erodiani venne sedata dando inizio alla diaspora ebraica. Il cambio di nome da Iudaea a Syria Palaestina, e il cambio del nome di Gerusalemme che venne rifondata come città romanizzata, col nome di Aelia Capitolina, fu deciso dall'imperatore Publio Elio Adriano nel 135, alla fine dell'ultima guerra giudaica.

La Palestina fu dominio romano, persiano, bizantino, arabo, turcomanno, fu soggetta al potente sultano Saladino e al dominio europeo per un periodo di due secoli, durante le Crociate. In seguito all'invasione araba la popolazione venne islamizzata forzatamente e nel tempo divenne in maggioranza di etnia araba musulmana.

Palestina ottomana[modifica | modifica wikitesto]

La Palestina è stata parte dell'Impero ottomano dal 1517 al 1918, salvo una parentesi dal 1832 al 1840 quando fu conquistata da Mehmet Alì, governatore ottomano dell'Egitto, ribellatosi al Sultano di Costantinopoli. Amministrativamente, la Palestina faceva parte del vilayet di Shām (nome preislamico della Siria), ed era stata divisa nel Sangiaccato di Acri, con cinque kaza[9] (Acri, Haifa, Safed, Nazareth, Tiberiade); nel Sangiaccato di Nablus - fino al 1888 chiamato Belqa - con tre kaza (Nablus, Jenin, Tulkarem); e nel Sangiaccato di Gerusalemme, con cinque kaza (Gerusalemme, Giaffa, Gaza, Hebron, Beersheba). Nel 1887 il Sangiaccato di Gerusalemme, in quanto sede dei Luoghi Santi, divenne un Mutasarriflik (Mutasarrifato) indipendente il cui mutasarrif era responsabile direttamente nei confronti del governo centrale di Costantinopoli, dei suoi ministeri e dipartimenti di Stato.
Nel 1888, quando venne creato il vilayet di Beirut, gli altri due sangiaccati palestinesi vennero compresi nel suo territorio.

Palestina mandataria[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mandato britannico della Palestina.

Nel pieno della Grande Guerra, il 16 maggio 1916, con la firma dell'Accordo Sykes-Picot, Francia e Gran Bretagna decidono che la Palestina ottomana venga assegnata alla fine della guerra al Regno Unito.

Zone di influenza francese e britannica stabilite dall'accordo Sykes-Picot

Il 9 dicembre 1917, Gerusalemme è occupata dall'esercito britannico, il quale occupa l'intera Palestina. Il Mandato britannico della Palestina, mandato di tipo A, sotto controllo della Società delle Nazioni, comincia formalmente nel 1920. Il mandato terminerà formalmente nel 1947.

Mandato britannico della Palestina, con le zone ebraiche nel 1947

Durante il mandato vi furono varie rivolte da parte dei palestinesi contro la politica britannica nei confronti dell'autorizzazione del Regno Unito all'immigrazione ebraica (Dichiarazione Balfour (1917)) e delle vendite di terre da parte dei latifondisti arabi agli immigrati: i moti dell'aprile 1920 e del maggio 1921; i moti dell'agosto 1929; la Grande rivolta araba (1936-1939).

Palestina odierna[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Nascita dello Stato d'Israele, Nakba e Organizzazione per la Liberazione della Palestina.

Le varie tappe della Palestina dopo il mandato furono, in conseguenza dell'immigrazione di ebrei sionisti che scappavano dalle persecuzioni, soprattutto dall'Europa (i futuri israeliani) e delle lotte per il territorio ingaggiate con gli arabi presenti:

Piano di partizione del 1947
  • 1947-1948, 1ª guerra arabo-israeliana, gli stati confinanti non accettano che gli abitanti arabi abbiano la minoranza del territorio; su gran parte della Palestina mandataria si costituisce lo Stato di Israele; Israele vince la guerra e molti palestinesi se ne vanno dalla loro terra natia
  • 1969, nascita dell'OLP
Mappa dei territori sotto il controllo dell'autorità palestinese al 2007 (aree verdi) e degli insediamenti israeliani; la linea tratteggiata si riferisce alla situazione successiva all'armistizio del 1949

Proposte per l'assetto delle aree della Palestina di etnia araba[modifica | modifica wikitesto]

La maggioranza di queste proposte hanno come obiettivo la creazione di uno Stato indipendente per il popolo palestinese, che sono gli arabi di Palestina, e che erano la maggioranza nella zona prima della nascita dello Stato d'Israele, nella Striscia di Gaza, che è controllata da Hamas, e in parti della Cisgiordania, che invece è gestita dalla Autorità Nazionale Palestinese. Il diritto a esistere dello Stato di Palestina è riconosciuto da 136 paesi[10][11], anche se a vario titolo, dalle Nazioni Unite (secondo la risoluzione del 1948) e dall'Unesco[12].

Dichiarazione di Stato del 1988[modifica | modifica wikitesto]

Una dichiarazione di uno Stato di Palestina (in arabo: دولة فلسطين) si è svolta ad Algeri il 15 novembre 1988, da parte del Consiglio nazionale palestinese, l'organo legislativo della Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), il cui leader era Yasser Arafat. Il proclamato "Stato di Palestina" non è e non è mai stato effettivamente uno stato indipendente, in quanto non ha mai avuto alcuna sovranità sul suo territorio nella storia.

Attualmente, l'Autorità nazionale palestinese (Anp), insieme con gli Stati Uniti, l'Unione europea, e la Lega araba, prevedono la creazione di uno Stato di Palestina a comprendere in tutto o parte della Cisgiordania, la striscia di Gaza e Gerusalemme Est, in modo da vivere in pace con Israele nel quadro di un governo democraticamente eletto e trasparente. L'ANP, tuttavia, non rivendica la sovranità su qualsiasi territorio e, pertanto, non vi è governo dello "Stato di Palestina" proclamato nel 1988.

La dichiarazione del 1988 è stata approvata nel corso di una riunione ad Algeri, con un voto favorevole di 253 membri del Consiglio nazionale palestine, 46 i voti contrari e 10 le astensioni. La dichiarazione cita il trattato di Losanna (1923) e la risoluzione 181 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, in sostegno della sua domanda di uno "Stato di Palestina sul nostro territorio palestinese con capitale Gerusalemme".

Il proclamato "Stato di Palestina" è stato immediatamente riconosciuto dalla Lega araba, e circa la metà di tutti i governi del mondo oggi lo riconoscono. Esso mantiene ambasciate (che sono generalmente le delegazioni OLP) in questi paesi. Lo Stato di Palestina non è stato riconosciuto dalle Nazioni Unite fino al 2012, quando vi è stato ammesso come "Stato osservatore". L'Unione europea, così come la maggior parte degli Stati membri, mantiene rapporti diplomatici con l'Autorità nazionale palestinese, istituita nell'ambito degli accordi di Oslo. Leila Shahid, rappresentante del ANP in Francia dal 1984, è stato nominato nel novembre 2005 il rappresentante del ANP per l'Europa.

Proposte[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Piani di pace per il conflitto arabo-israeliano.

Ci sono differenti progetti riguardanti un possibile stato palestinese. Ognuno presenta le proprie specifiche varianti. Alcuni dei più prominenti dispongono:

  • Soluzione dei due stati:
    • Una prima proposta, i due stati per i due popoli, prevede la creazione di uno Stato di Palestina con territori ulteriori o uguali, rispetto alla Striscia di Gaza e la Cisgiordania, con capitale Gerusalemme est. Ciò nel rispetto degli accordi presi durante l'armistizio del 1949, con piccoli cambiamenti, nei confini permanenti già stabiliti de jure. Questa idea lungimirante è alla base della soluzione di pace araba proposta dell'Arabia Saudita nel marzo del 2002, che fu accettata dallo Autorità Nazionale Palestinese e da tutti i paesi membri della Lega Araba. Questo piano promise in cambio della tregua il ristabilirsi delle relazioni diplomatiche tra i paesi arabi e Israele. Israele richiede la sua sicurezza come parte integrante ed essenziale del trattato, e perciò il ritorno ai confini precedenti il 1967 con le 10 miglia strategiche. Questa soluzione è quella ufficialmente sostenuta dal governo dell'Autorità Nazionale Palestinese. Molti sostengono che i palestinesi abbiano rifiutato offerte simili fatte durante e dopo gli accordi del summit di Camp David del 2000. Il piano parla solo di una soluzione del problema dei rifugiati palestinesi, ma l'insistenza dei palestinesi sul diritto di ritornare ai confini pre-1967 porterebbe alla creazione di 2 stati arabi, uno di essi con significanti minoranze ebraiche al suo interno, e un altro, composto da West Bank e Gaza, senza minoranze ebraiche. La soluzione dei confini del 1967 è in genere la posizione ufficiale attuale dell'Autorità Nazionale Palestinese. Con il vincolo dei negoziati tra le parti, è una posizione molto diffusa anche in Israele, soprattutto a sinistra nel movimento del sionismo socialista, e appoggiata dagli Stati Uniti, dai paesi dell'Unione Europea e da quasi tutte le nazioni che riconoscono lo Stato di Palestina e lo sostengono attivamente, come il Venezuela, la Bolivia e Cuba[13], ma anche molti paesi arabi e musulmani come Egitto, Giordania, Marocco, Iraq, Turchia, Algeria, Libia e Tunisia. Questa opzione ha avuto il riconoscimento dell'ONU tramite la risoluzione che ha accolto la Palestina come stato osservatore nel 2012.
    • Lo scambio di territori o piano Lieberman, è un altro, più limitato piano (per quanto riguarda i consensi) per uno Stato Palestinese che propone di unire parti della Striscia di Gaza e della Cisgiordania che sono occupate da israeliani o sono di notevole rilevanza strategica nelle mani degli stessi israeliani. Aree attualmente facenti parte di Israele potrebbe essere così cedute allo stato palestinese come sorta di compenso. La questione principale riguarda però lo status di Gerusalemme, oltre al fatto che numerosi palestinesi dovrebbero abbandonare ampie zone della Cisgiordania. È una delle soluzioni sostenute da Avigdor Lieberman, leader dell'estrema destra laica israeliana, il partito Israel Beytenu, che ha una proposto una soluzione simile attraverso lo scambio di territori, per mantenere gli insediamenti.
    • Un piano per un "Regno Unito Arabo" con la Giordania (che ha molte somiglianze con l'opzione giordana, anche se in questo caso il territorio annesso al regno è maggiore) secondo il quale la Palestina araba ritornerebbe sotto il controllo della Giordania, sotto la supervisione del monarca hascemita. Questa idea fu proposta per la prima volta da Re Hussein e il ruolo della Palestina sarebbe stato simile a quello ricoperto all'interno del Regno Unito dal Galles e dalla Scozia. Nell'ottobre 2007, Re Abd Allah fece notare come l'indipendenza palestinese dovrebbe essere raggiunta prima che la Giordania cominciasse a espandere la sua influenza in Palestina al di fuori dei luoghi santi. Questo piano potrebbe essere sostenuto dalle infrastrutture giordane che sono molto superiori a quelle del 1948-1967, soprattutto per quanto riguarda turismo, assistenza medica e istruzione. Uno stato palestinese sarebbe scarsamente sviluppato nel settore turistico, che la Giordania potrebbe sostenere grazie alla propria considerevole esperienza e ad appositi ministeri. Lo stesso Abd Allah ha però molte riserve sulle capacità della Giordania di accogliere i profughi palestinesi dei paesi limitrofi, e i loro parenti e discendenti, inoltre l'ANP non vuole riconoscere la sovranità giordana. Recentemente non è stata più proposta.
    • La RAND Corporation ha proposto una ulteriore modifica della prima soluzione denominata The Arc secondo la quale Giudea e Samaria verrebbero unite a Gaza con ampie infrastrutture di collegamento. Lo sviluppo del piano includeva anche indicazioni circa il livello di pianificazione civica, le riforme bancarie e monetarie necessarie a riformare lo stato così unificato.
  • Soluzione a stato unico uninazionale:
    • La Giordania come stato di tutti i palestinesi detto anche l'opzione giordana, il piano di pace Elon, l'iniziativa israeliana e la strada giusta per la pace è un piano proposto dall'ex ministro israeliano per il turismo rabbino Binyamin Elon, ma proposto la prima volta nel 1977 da Yigal Allon e popolare in patria in quanto dà il diritto a Israele di espandersi fino al fiume Giordano e riconosce la Giordania come stato palestinese, onde costituire i due stati sulle opposte rive del fiume. Il presupposto di questo piano sta nel fatto che gran parte dei giordani ha origini palestinesi, inclusa la Regina Rania di Giordania. Questa posizione è sostenuta dai sionisti di destra (come Ze'ev Jabotinsky, da alcuni membri del Likud e di Israel Beytenu, da molti sionisti religiosi, e in passato, dall'Etzel e Ariel Sharon) come parte della "casa nazionale ebraica" dalla Dichiarazione Balfour. È stata anche riproposta da Benjamin Netanyahu e da Avigdor Lieberman come alternativa allo scambio di territori. I Palestinesi residenti nella Striscia di Gaza (che però è ora controllata solo da autorità palestinesi) e nella Sponda Occidentale dovrebbero però divenire cittadini della Giordania e molti trasferirsi in altri paesi. Elon chiese questo come parte di uno scambio di popolazione iniziatosi già negli anni '50 con l'esodo di massa[14] di ebrei dagli stati arabi, come l'espulsione degli ebrei sefarditi seguita alla prima guerra arabo-israeliana del 1948. A settembre 2004 le votazioni condotte dal Jaffee Center for Strategic Studies riportano che il 46% degli Israeliani sarebbero favorevoli a questa soluzione e che 60% degli intervistati dissero che avrebbero incoraggiato anche gli Arabi Israeliani, con aiuti economici, a lasciare il paese. Inizialmente, il piano causò severa opposizione e fu pressoché universalmente condannato dalle altre nazioni, rifiutato anche dai giordani stessi, e considerato un progetto di pulizia etnica. L'unico sostegno deciso ed esplicito è arrivato dal leader della destra liberale e antislamista olandese, Geert Wilders che ha proposto anche alla Giordania di cambiare nome da "Regno Hashemita di Giordania" a "Regno Hascemita di Palestina". Il 16 luglio 2008, una commissione bi-partisan del parlamento israeliano propose di adottare l'iniziativa, inclusa l'ala destra MK di Yossi Beilin che chiese all'UE di ospitare i rifugiati palestinesi come parte del processo di sistemazione dei rifugiati[15]. La Giordania però non gradisce altri palestinesi e potrebbe avere in cambio una parte dei territori cisgiordani persi nel 1967 (anche se meno che nella proposta del Regno Unito Arabo) e sovvenzioni economiche da parte di Israele (se accettasse di occuparsi anche della questione del ritorno dei profughi palestinesi all'estero), mentre la Cisgiordania in cui si trovano gli insediamenti israeliani (Giudea e Samaria), diventerebbe parte legale di Israele[16]. La Striscia di Gaza potrebbe divenire stato indipendente o restituita all'Egitto (dato che non potrebbe più tornare a Israele dopo il disimpegno del 2005, anche se Hamas non avrebbe questo piano[17][18]. Secondo la visione Elon infatti, essendo quasi la metà dei giordani palestinese, essi sarebbero nel loro stato sovrano, posto anche che il futuro re di Giordania, presumibilmente il principe Hussein, figlio di Abd Allah e della palestinese Rania, sarà quindi un palestinese a metà. Inoltre, dopo la fine del mandato britannico, dal 1948 al 1967 i palestinesi di Cisgiordania erano giordani, solo dopo la guerra dei sei giorni cominciarono a richiedere l'indipendenza dei Territori[senza fonte]. Poiché il mandato britannico di Palestina comprendeva anche la Transgiordania, la Giordania, anche dal punto di vista delle antiche province romane, viene chiamata anche da molti israeliani "Palestina Orientale" mentre la Palestina classica occidentale è, in maggioranza, il territorio di Eretz Yisrael[19].
    • Un stato secolare arabo (come descritto nella Convenzione Nazionale Palestinese prima della cancellazione delle cause rilevanti nel 1998), sostenuto da molti nazionalisti palestinesi laici e antisionisti (come il gruppo marxista del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina), oltre che da alcuni paesi arabi secolari, come la Siria, e in passato da Giordania (fino al 1994), Iraq (fino al 2003), Egitto (fino al 1979), Libia (fino al 2011). Secondo la Convenzione, solo quegli "Ebrei che hanno risieduto normalmente in Palestina prima dell'inizio dell'invasione Sionista saranno considerati palestinesi", ciò esclude fino al 50% della popolazione ebraica di Israele.
    • Uno stato arabo solamente islamico (incoraggiato da Hamas, dai movimenti islamici fondamentalisti come Jihad islamico palestinese, oltre che da molti paesi apertamente nemici di Israele, come l'Iran, o che non hanno rapporti con lo Stato ebraico (pur non essendone nemici dichiarati), come l'Arabia Saudita e i paesi della penisola araba. Questa soluzione è osteggiata dalla popolazione ebraica così come dai palestinesi non-musulmani, oltre che dai musulmani moderati e dai laici. Secondo Hamas, riprendendo la Convenzione Nazionale Palestinese in maniera restrittiva, gli ebrei residenti prima del 1948 e i loro discendenti potrebbero avere il permesso di rimanere sul suolo palestinese, ma come minoranza e rispettando le leggi islamiche. Anche i fondamentalisti del vicino Stato Islamico dell'Iraq e del Levante (ISIS), non riconosciuti legalmente da nessuna nazione, vorrebbero una Palestina islamica, ma unita al "califfato" e con l'esclusione di tutti i non-musulmani.
  • Soluzione binazionale a stato unico, ovvero uno stato per due etnie completamente alla pari legalmente, ottenuto modificando la caratteristica di Israele come "Stato Ebraico" e integrando tutti i palestinesi e gli arabo-israeliani come cittadini a pieno titolo, come fu fatto negli Stati Uniti nei confronti delle etnie minoritarie (come afroamericani e nativi americani), in seguito al movimento per i diritti civili (come quello dei neri di Martin Luther King e di Malcolm X), o come accadde in Sudafrica dopo la fine dell'apartheid; a livello di istituzioni internazionali non ha al giorno d'oggi molti sostenitori, tra i governi, mentre agli albori dello stato d'Israele si erano espressi a favore India, Iran e Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia; due sono le possibilità:
    • Una federazione, sul modello della Svizzera, degli USA, della Spagna o del Regno Unito dopo le devolution in Catalogna e Scozia, di stati ebraici e arabi con ampia autonomia, per tutti gli israeliani e palestinesi. Non è chiaro come questa soluzione preveda di distribuire le risorse naturali tra gli stati a maggioranza araba e quelli a maggioranza ebrea e mantenere la sicurezza interna allo stato così costituito.
    • Uno stato unitario (sostenuto da vari gruppi israeliani e palestinesi, in particolare dai pacifisti e dagli antisionisti laici non nazionalisti, come i comunisti). Le critiche palestinesi e israeliane temono che il nuovo stato abbia uno status asimmetrico (ma non necessariamente non equo) e serva soprattutto a preparare la strada dello Stato solo arabo, mettendo gli ebrei in minoranza. Altri dicono che una tipologia del genere sia destinata a fallire e a finire in una guerra civile o una secessione sicura, come successe in passato a stati simili dove si provò a var convivere differenti popoli in conflitto tra loro, quali la Iugoslavia (che in realtà era però uno stato federale), la Cecoslovacchia, l'Unione Sovietica (anch'essa federale anche se a prominenza russa), il Ruanda e il Libano. I sentimenti nazionalisti di molti israeliani e palestinesi ostacolerebbero infatti questo tipo di soluzione. Dopo il fallimento del processo di pace di Oslo e le difficoltà sorte alla soluzione dei due stati, il docente universitario palestinese-statunitense Edward Said diventò un sostenitore di questo piano. Questo piano ebbe anche, nel 1948, l'appoggio di personalità come Albert Einstein e, successivamente, è stato sostenuto da numerose personalità laiche filo-palestinesi ma non anti-ebraiche come Noam Chomsky, Vittorio Arrigoni, Rachel Corrie, giudicando uno stato palestinese troppo debole e poco esteso rispetto a Israele nella regione, e quindi in condizione di sudditanza di fatto, anche se riconosciuto ufficialmente come indipendente e sovrano.

Processo di pace con lo Stato di Israele[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Autorità Nazionale Palestinese, Soluzione dei due stati e Accordo di Ginevra.

Il processo di pace con lo Stato di Israele è condotto dall'OLP, per conto del popolo palestinese. I territori trasferiti da Israele al controllo palestinese sono stati gestiti dall'Autorità Nazionale Palestinese.

Cronologia:

Politica[modifica | modifica wikitesto]

Governo palestinese[modifica | modifica wikitesto]

Il governo del proclamato Stato di Palestina viene assicurato dall'OLP, quale legittimo rappresentante di tutti i palestinesi che vivono nei Territori occupati, nei campi profughi nei paesi arabi e nella diaspora. L'Autorità Nazionale Palestinese governa i territori trasferiti da Israele ai palestinesi nell'ambito del processo di pace.

Le cariche di Presidente della Palestina, di Capo del Comitato esecutivo dell'OLP e di Presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese generalmente sono ricoperte dalla stessa persona, attualmente Mahmoud Abbas, noto anche col soprannome arabo Abu Mazen, del partito socialista e nazionalista al-Fatah.

Allo stato attuale è il partito islamico di Hamas, legato ai Fratelli Musulmani, a governare la porzione di territorio della Striscia di Gaza mentre l'ANP controlla l'area ricadente nella Cisgiordania.

Il 4 maggio 2011 è stato concluso un accordo politico di riconciliazione nazionale tra Fatah e Hamas che prevede la formazione di un governo congiunto e la preparazione di elezioni parlamentari e presidenziali in 8 mesi[20], che tuttavia non si sono ancora svolte, a causa di disaccordi sulla forte leadership di Abbas, ritenuta fonte di stabilità e sicurezza dall'Islam più radicale da alcuni, e come mancanza di democrazia da altri.

Giustizia[modifica | modifica wikitesto]

La pena di morte è ufficialmente in vigore per omicidio, stupro e collaborazione con le FF. AA. di Israele per l'assassinio di palestinesi. Vi è stata una moratoria ufficiosa dal 2002 al 2010 da quando il presidente Yasser Arafat e il successore Mahmud Abbas non hanno più autorizzato esecuzioni. I tribunali di Gaza tuttavia applicano spesso anche la legge islamica, che punisce con la morte l'adulterio e l'apostasia. Alcuni applicano la pena capitale anche al reato di prostituzione e a quello di omosessualità, nonostante queste fattispecie non facciano parte dei crimini per cui il Corano prevede direttamente o indirettamente la pena di morte; essi non sono invece considerati reati capitali nel più laico governo ANP a guida Fath, anche se alcuni di questi atti sono comunque illegali o disapprovati dalle consuetudini.[21] L'ANP consente la vendita di alcolici, proibiti dalla religione musulmana, in alcune zone dei territori[22][23][24]

Popolazione e religioni[modifica | modifica wikitesto]

Moschea della Cupola della Roccia

I palestinesi di Cisgiordania e Gaza hanno il passaporto verde e la cittadinanza palestinese, rilasciati dall'ANP. I palestinesi di Gerusalemme est (da non confondere con gli arabo-israeliani, ovvero palestinesi che sono rimasti a vivere nel territorio originario divenendo cittadini israeliani non ebrei) hanno la residenza permanente di Israele, indicata da un passaporto blu (sono chiamati infatti anche "arabi blu"), ma non hanno nessuna cittadinanza. La popolazione della Palestina è in maggioranza araba di religione islamica sunnita. L'Islam è riconosciuto come religione di Stato.

Esistono consistenti minoranze arabe e immigrate cristiane, di origine europea, oltre ai molti ebrei negli insediamenti israeliani in Cisgiordania e a Gerusalemme est, che sono però cittadini d'Israele. C'è poi una minoranza di samaritani, popolazione di origine ebraica-mesopotamica, di religione ebraica ma un tempo considerati eretici, che risiede nei pressi di Nablus, e che abita nella zona da circa 2700 anni ininterrottamente (anche se la parte più consistente dell'esigua etnia è cittadina israeliana e non palestinese), e una comunità di drusi, popolo che segue una religione di origine islamica non ortodossa.

La più alta autorità religiosa musulmana sunnita è il Gran Mufti di Gerusalemme, nominato dal Governo palestinese. Gerusalemme è il terzo luogo santo dell'Islam, dopo La Mecca e Medina in Arabia Saudita.

La minoranza di religione cristiana, è appartenente a diverse confessioni: Patriarcato latino di Gerusalemme (cattolici); Patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme; Patriarcato armeno di Gerusalemme (di cui fanno parte la maggioranza dei palestinesi cristiani); Chiesa luterana di Palestina; Diocesi episcopale di Gerusalemme e del Medio oriente (anglicani). La situazione dei cristiani, tollerati e accettati dall'ANP, è diventata difficile a Gaza sotto il governo di Hamas.

Divisioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Gaza City
Nablus
Ramallah

Il territorio palestinese è diviso in 16 Governatorati:

Maggiori città[modifica | modifica wikitesto]

Città della Cisgiordania Abitanti
1 Nablus 336.380
2 Gerusalemme Est 208.000
3 Hebron 167.000
4 Ramallah 118.400
5 Tulkarm 58.950
Città della Striscia di Gaza Abitanti
1 Gaza City 449 221
2 Khan Yunis 179.900
3 Jabalya 82.877
4 Rafah 71.000
5 Dayr al-Balah 62.150

La questione della capitale[modifica | modifica wikitesto]

La Dichiarazione di indipendenza palestinese proclama la "fondazione dello Stato di Palestina sul nostro Territorio Palestinese con capitale Gerusalemme (Al-Quds Ash-Sharif)."[25] La stessa decisione fu presa dal Consiglio Legislativo Palestinese a maggio 2002 quando approvò la "Legge fondamentale", che afferma senza ambiguità "Gerusalemme è la capitale della Palestina".[26] Nel 2011 l'Autorità Nazionale Palestinese iniziò il suo tentativo di ottenere il riconoscimento dello Stato di Palestina come membro dell'ONU con Gerusalemme Est quale sua capitale.[27] Lo status finale di Gerusalemme deve essere deciso da negoziati tra Israele e lo Stato di Palestina.[28] Israele controlla tutta la città, ma le Nazioni Unite e tutti gli Stati del mondo non riconoscono l'annessione di Gerusalemme Est a Israele proclamata con la legge israeliana del 1980.[29][30]

Di fatto, il governo dell'Autorità Nazionale Palestinese e gli uffici di rappresentanza diplomatica stranieri hanno sede a Ramallah, mentre il governo di Hamas ha sede a Gaza.

L'OLP ha avuto una sede ufficiale nella Orient House a Gerusalemme, chiusa il 10 agosto 2001 dall'esercito israeliano durante la seconda intifada.

Nel 2009, Gerusalemme Est è stata capitale della cultura araba. La città è gemellata dal 1982 con la città di Fez in Marocco.

Relazioni internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Riconoscimenti unilaterali[modifica | modifica wikitesto]

  • Stati che hanno riconosciuto unilateralmente lo Stato di Palestina nei confini del 1967 (Cisgiordania, Striscia di Gaza e Gerusalemme Est)[31], elenco per regione, in ordine alfabetico:

1. Algeria - 2. Bahrain - 3. Comore - 4. Gibuti - 5. Egitto - 6. Iraq - 7. Giordania - 8. Kuwait - 9. Libano - 10. Libia - 11. Mauritania - 12. Marocco - 13. Oman - 14. Qatar - 15. Arabia Saudita - 16. Somalia - 17. Sudan - 18. Tunisia - 19. Emirati Arabi Uniti - 20. Yemen

21. Angola - 22. Benin - 23. Botswana - 24. Burkina Faso - 25. Burundi - 26. Camerun - 27. Capo Verde - 28. Repubblica Centrafricana - 29. Ciad - 30. Repubblica del Congo - 31. Repubblica Democratica del Congo - 32. Guinea Equatoriale - 33. Etiopia - 34. Gabon - 35. Gambia - 36. Ghana - 37. Guinea - 38. Guinea-Bissau - 39. Madagascar - 40. Mali - 41. Mauritius - 42. Mozambico - 43. Namibia - 44. Niger - 45. Nigeria - 46. Ruanda - 47. São Tomé e Príncipe - 48. Senegal - 49. Seychelles - 50. Sierra Leone - 51. Swaziland - 52. Tanzania - 53. Togo - 54. Uganda - 55. Zambia - 56. Zimbabwe

  • Altri stati dell'Asia

57. Afghanistan - 58. Bangladesh - 59. Bhutan - 60. Brunei - 61. Cambogia - 62. Repubblica Popolare Cinese - 63. India - 64. Indonesia - 65. Iran - 66. Laos - 67. Malaysia - 68. Maldive - 69. Mongolia - 70. Nepal - 71. Corea del Nord - 72. Pakistan - 73. Filippine - 74. Sri Lanka - 75. Vietnam - 76. Thailandia - 77. Birmania (Myanmar) 78. Kazakistan 79. Uzbekistan 80. Kirghisistan 81. Turkmenistan 82. Tagikistan

83. Turchia - 84. Albania - 85. Repubblica Ceca - 86. Bielorussia - 87. Bosnia ed Erzegovina - 88. Bulgaria - 89. Cipro - 90. Slovacchia - 91. Ungheria - 92. Malta - 93. Montenegro- 94. Polonia - 95. Romania - 96. Russia - 97. Serbia - 98. Ucraina - 99. Georgia - 100. Islanda - 101. Svezia - 102. Norvegia

103. Cile - 104. Costa Rica - 105. Cuba - 106. Ecuador - 107. Guyana - 108. Nicaragua - 109. Brasile - 110. Argentina - 111. Bolivia - 112. Uruguay - 113. Perù - 114. Paraguay - 115. Salvador - 116. Venezuela - 117. Saint Vincent e Grenadine - 118. Repubblica Domenicana - 119. Honduras

120. Papua Nuova Guinea 121. Vanuatu

Passaporto palestinese rilasciato dall'Autorità Nazionale Palestinese

Organizzazioni internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Riconoscimento come Stato osservatore non membro[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Risoluzione 67/19 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Dal 2012 la Palestina è ufficialmente annoverata dalle Nazioni Unite come Stato osservatore; il voto favorevole all'assemblea generale ha riguardato anche molti paesi che non riconoscono ancora formalmente lo Stato di Palestina.

Date delle membership alle Nazioni Unite e ai suoi Istituti specializzati[modifica | modifica wikitesto]

  • 1974: l'OLP ottiene lo status di osservatore all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite
  • 26 aprile 1977: la Palestina diventa paese membro della Commissione economica e sociale delle Nazioni Unite per l'Asia occidentale
  • settembre 1988: l'Assemblea generale riconosce lo status di Osservatore, come entità non statuale, con il nome di Palestina, status ostacolato dal Consiglio di Sicurezza.
  • 23 settembre 2011: il Presidente palestinese Abbas presenta la domanda ufficiale di adesione come Stato membro dell'ONU[37]
  • 6 ottobre 2011: il Comitato esecutivo dell'UNESCO raccomanda alla Conferenza generale dell'UNESCO l'ammissione della Palestina come Stato membro[38]; il 31 ottobre la Conferenza generale ammette ufficialmente la Palestina come stato membro[39]
  • 13 novembre 2011: la Palestina è rifiutata dal Consiglio di Sicurezza, che non raggiunge per un voto il quorum; anche se fosse stato però raggiunto, gli Stati Uniti avrebbero posto il veto di membro permanente[40]. Abu Mazen decide di presentare quindi la domanda all'Assemblea Generale, dove ci sono buone possibilità che la Palestina venga accettata e riconosciuta, anche se solo come Stato osservatore non membro (come è oggi, ad esempio, lo Stato della Città del Vaticano).
  • 29 novembre 2012: la Palestina è riconosciuta come Stato non membro Osservatore Permanente presso l'Assemblea delle Nazioni Unite con 138 voti favorevoli, 9 contrari e 41 astensioni[41].

Altre organizzazioni internazionali[modifica | modifica wikitesto]

  • Appartenenza a organizzazioni e forum internazionali come Autorità Nazionale Palestinese:

Relazioni economiche[modifica | modifica wikitesto]

  • 1994, Protocollo di Parigi sulle relazioni economiche tra Israele e OLP
  • 1994, Accordo di cooperazione tecnica ed economica tra Autorità palestinese ed Egitto
  • 1995, Accordo di commercio preferenziale tra Autorità palestinese e la Giordania
  • 1996, Accordi sull'esenzione di dazi tra Autorità palestinese e USA
  • 24 febbraio 1997, Accordo interinale di associazione tra Comunità europea e Autorità palestinese[45]
  • 30 novembre 1998, Accordo intrinale di libero scambio tra Stati EFTA e OLP a beneficio dell'Autorità palestinese[46]
  • 2000, Accordo sui trasporti tra Autorità palestinese e Giordania
  • 2000, Accordo di cooperazione commerciale tra Autorità palestinese e Russia
  • 2001, la Palestina aderisce al progetto di Area araba allargata di libero scambio, promosso dalla Lega araba
  • 20 luglio 2004, Accordo intrinale di libero scambio tra Turchia e OLP a beneficio dell'Autorità palestinese[47]
  • 2011, Accordo di libero scambio con il MERCOSUR[48]

Feste nazionali[modifica | modifica wikitesto]

  • 15 novembre, Giorno dell'Indipendenza
  • 15 maggio, Giorno della Nakba
  • 30 marzo, Yom al-Ard o Giorno della Terra

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Principali scrittori palestinesi:

Principali poeti palestinesi:

Principali pittori palestinesi:

Siti inseriti nella lista del patrimonio dell'umanità dell'UNESCO:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Osservatorio Iraq e medio oriente
  2. ^ autonomia dei territori palestinesi esercitata de iure dall'ANP dal 4 maggio 1994
  3. ^ a b c The World Factbook Stime della CIA.
  4. ^ Non-member States, Organizzazione delle Nazioni Unite.
  5. ^ Risoluzione del Parlamento europeo sul riconoscimento dello Stato di Palestina, Parlamento europeo, 17 dicembre 2014.
  6. ^ Risoluzione del Parlamento europeo del 17 dicembre 2014 sul riconoscimento dello Stato di Palestina (2014/2964(RSP)), Parlamento europeo, 17 dicembre 2014.
  7. ^ L'ANP ha proclamato i confini dello Stato su quelli antecedenti al 1967 (guerra dei sei giorni), ma di fatto non ha avuto controllo su di essi se non in poche zone, poiché esercitava sovranità relativa solo su alcune aree interne. Tutti i confini, compreso quello terrestre fra Gaza ed Egitto, sono sotto controllo israeliano. Alcuni Stati riconoscono ufficialmente i confini del 1967, mentre altri non si pronunciano. Altri ancora ritengono accettabili solo i confini del 1947 (guerra arabo-israeliana), mai attuati, o - non riconoscendo Israele - considerano i confini della Palestina mandataria come gli unici legittimi. La situazione è complicata dall'annessione unilaterale di Gerusalemme Est da parte di Israele e la colonizzazione ebraica delle aree di "terra di nessuno" che si estendevano lungo la "linea verde".
  8. ^ Testo ufficiale delle Nazioni Unite del 28 novembre 2012
  9. ^ Termine turco dell'originale arabo qaḍāʾ.
  10. ^ (EN) How many countries recognize Palestine as a state?, imeu.net. URL consultato il 17 ottobre 2009.
  11. ^ (EN) International Recognition of the State of Palestine, web.archive.org. URL consultato il 17 ottobre 2009.
  12. ^ Unesco, sì all’adesione della Palestina. Gli Usa minacciano la sospensione dei finanziamenti, ilfattoquotidiano. URL consultato il 31 ottobre 2011.
  13. ^ Fidel Castro, Chávez, Evo e Obama, articolo su Granma del 27 settembre 2011
  14. ^ Why Jews Fled the Arab Countries :: Middle East Quarterly
  15. ^ (EN) More Israeli Jews favor transfer of Palestinians, Israeli Arabs - poll finds, haaretz.co.il. URL consultato il 17 ottobre 2009.
  16. ^ La Giordania e la questione palestinese
  17. ^ Hamas vuole uno stato indipendente a Gaza
  18. ^ Nessuna verità sull'annuncio di indipendenza di Gaza
  19. ^ La Giordania non è la Palestina
  20. ^ Fatah-Hamas: accordo fatto, ma il cammino è in salita | euronews, mondo
  21. ^ (EN) Jonathan Schanzer, The Talibanization of Gaza: A Liability for the Muslim Brotherhood, "Current Trends in Islamist Ideology" vol. 9, 19 agosto 2009. (archiviato dall'url originale il 24 febbraio 2014).
  22. ^ Territori palestinesi - Viaggiare sicuri
  23. ^ Ramallah, Palestina
  24. ^ A Ramallah aspettando la sharia Birre e minigonne, finché si può
  25. ^ (EN) Declaration of Independence (1988) (UN Doc) in State of Palestine Permanent Observer Mission to the United Nations, ONU, 18 novembre 1988. URL consultato l'8 giugno 2014 (archiviato l'8 giugno 2014).
  26. ^ (EN) 2002 Basic Law, The Palestinian Basic Law. URL consultato il 2 agosto 2010.
  27. ^ (EN) Ethan Bronner, In Israel, Time for Peace Offer May Run Out, The New York Times, 2 aprile 2011. URL consultato il 2 aprile 2011 (archiviato il 5 aprile 2011).
  28. ^ (EN) Negotiating Jerusalem, University of Maryland, College Park. (archiviato dall'url originale il 20 giugno 2007).
  29. ^ (EN) Tobias Kelly, Laws of Suspicion:Legal Status, Space and the Impossibility of Separation in the Israeli-occupied West Bank in Franz Von Benda-Beckmann, Keebet Von Benda-Beckmann e Julia M. Eckert (a cura di), Rules of Law and Laws of Ruling: On the Governance of Law, Ashgate Publishing, maggio 2009, p. 91, ISBN 978-0-7546-7239-5.
  30. ^ Aharo Kellerman, http://books.google.it/books?id=XI6uIZJQnU8C&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false in Society and Settlement: Jewish Land of Israel in the Twentieth Century, Albany, State University of New York Press, 1993, p. 140, ISBN 978-0-7914-1295-4.
  31. ^ http://english.pnn.ps/templates/madeyourweb/images/worldmap02.jpg
  32. ^ Spain Affirms Intentions to Recognize the Palestinian State Before September |http://english.pnn.ps/index.php?option=com_content&task=view&id=10129
  33. ^ Italian President Announces Upgrading of Representative Office in Rome to Delegation |Palestine News & Info Agency - WAFA - Italian President Announces Upgrading of Representative Office in Rome to Delegation
  34. ^ Articolo che riferisce la dichiarazione del presidente Giorgio Napolitano sulla propria volontà di elevare la delegazione al rango di ambasciata, il che comporterebbe un parziale riconoscimento di fatto alla Palestina, proposito attuato con il voto alle Nazioni Unite il 29 novembre 2012; la delegazione non è stata tuttora trasformata in ambasciata, mentre l'Italia ha tuttora solo un Consolato per la Palestina, situato a Gerusalemme est.
  35. ^ Austria Upgrades Palestinian Delegation to Mission |Palestine News & Info Agency - WAFA - Austria Upgrades Palestinian Delegation to Mission
  36. ^ U.S. upgrades status of Palestinian mission in Washington - Haaretz Daily Newspaper | Israel News
  37. ^ http://www.un.int/wcm/webdav/site/palestine/users/YousefZ/public/(23%20September%202011)%20Application%20of%20the%20State%20of%20Palestine%20for%20UN%20Membership.pdf |Testo (in inglese) della domanda di ammissione all'OUN
  38. ^ L’Unesco raccomanda l’adesione della Palestina | euronews, mondo
  39. ^ Palestinians get Unesco seat as 107 vote in favour| BBC News - Palestinians get Unesco seat as 107 vote in favour
  40. ^ Palestina respinta all'ONU. Ritenterà
  41. ^ Storico voto sulla Palestina all'Onu
  42. ^ Name change for State of Palestine and other minor corrections, ISO 3166-1 Newsletter VI-14 dell'International Organization for Standardization
  43. ^ Palestine sees joining the International Council of Tourism Partners as a new spirit for their tourism industry |International Coalition of Tourism Partners - ICTP News Releases
  44. ^ Il Consiglio d'Europa riconosce la Palestina, che godrà dello statuto di osservatore - Il Sole 24 ORE
  45. ^ Treaties Office Database
  46. ^ Palestinian Authority - EFTA
  47. ^ Republic of Turkey Ministry of Economy
  48. ^ PA, Mercosur Sign Free Trade Agreement |Palestine News & Info Agency - WAFA - PA, Mercosur Sign Free Trade Agreement

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